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11ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  • Immagine del redattore: Parrocchia
    Parrocchia
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 11 min

(Mt 9,36-10,8)

 

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.

Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

 

C'è un desiderio diffuso che è percepito da tutti, ed è l'attesa che nel nostro mondo sorga qualcosa di realmente nuovo, perché siamo stanchi di sentire parlare di guerre, di violenze, di ingiustizie, e siamo stanchi di ascoltare il linguaggiodegli insulti, delle minacce, delle rappresaglie, e ci aspettiamo che tutto ciò che c'è di caotico nel nostro mondo ceda il passo a un mondo ordinato, dove regna la pace, la giustizia, il rispetto della dignità di ogni persona. È un cambiamentoche tutti cercano di realizzare.

Lo cerca la politica, l'economia, la scienza, la tecnica, lo cercano anche coloro che costruiscono armi, pensano che è così che si costruisce questa realtà nuova che tutti ci aspettiamo. Quanti cristiani ci credono realmente che l'unica forza che può far nascere questa realtà nuova è l'annuncio del Vangelo? Fino a quando il mondo non accoglierà la logica del Vangelo, tutti i tentativi di costruire una realtà nuova saranno fallimentari. L'Evangelista Matteo all'inizio del suo Vangelo colloca il discorso della montagna, sono tre capitoli, poi dedica due capitoli per raccontare l'umanità che Gesù incontra quando scende dal monte è un'umanità malata.

È malata dal punto di vista fisico perché incontra lebbrosi, paralitici, ciechi, ed è malata dal punto di vista spirituale perché è peccatrice, è posseduta da tanti demoni, è la nostra umanità che Gesù incontra scendendo dal monte. E in questi due capitoli Matteo racconta che cosa accade a questa umanità quando arriva Gesù, quando giunge la sua parola e il suo Vangelo. Accadono guarigioni e prodigi e ne racconta dieci, uno di seguito all'altro.

Che cosa vuole dirci questo Evangelista? Che dove giunge Gesù con la sua parola sanante cambia tutto, la sua parola fa scomparire dal mondo tutto ciò che è disumano. La prima persona che incontra è un lebbroso, il lebbroso lo sappiamo, era ritenuto l'incarnazione stessa del peccato perché il peccato ci rende brutti come i lebbrosi, scostanti, pensiamo, è violento, è disonesto, è dissoluto, è corrotto. Sono persone brutte dalle quali cerchiamo tutti di stare alla larga e il peccato ci rende proprio così, lebbrosi, deturpa il nostro volto, rende irriconoscibile in noi il volto umano. Cosa fa il Vangelo quando arriva nella nostra vita? Guarisce da questa condizione, ci dona un volto nuovo, bello, quello del figlio di Dio.

Poi scendendo dal monte incontra un paralitico. È l'immagine di chi non sa camminare nella vita, di chi è bloccato, di chi deve essere accompagnato, di chi debe andare dove lo portano. Gesù rimette in piedi chi è paralizzato nella propria vita, chi non costruisce una vita degna di essere vissuta. È il Vangelo che ti cura.

Poi incontra un cieco che rappresenta chi non sa quali strade scegliere nella vita, si muove tante volte in direzioni sbagliate perché non ci vede. La parola di Gesù, il suo Vangelo, apre gli occhi ai ciechi, indica le scelte giuste che devono essere fatte. Ecco l'umanità che è rappresentata da tutte queste malattie, è l'umanità che Gesù incontra ed è la nostra umanità.

E poi l'Evangelista Matteo colloca fra questi prodigi anche un'altra guarigione, la più difficile da curare, che è il curare dall'attaccamento al denaro. È un miracolo come quello di far passare un cammello dalla cruna ad un ago. Ed è proprio il caso del nostro Evangelista Matteo, l'esattore dei tributi e dei dati a Cafarnao. È lui che 50 anni dopo la chiamata che lui ha ricevuto da Gesù scrive questo racconto del prodigio che la parola di Gesù ha operato nella sua vita. Si chiamava Levi e lui dice sono Matteo, Matanah in ebraico significa dono di Dio, ecco colui che era ammalato e questa è una malattia che noi ritroviamo nel nostro mondo che causa tutti i mali, l'attaccamento, il volere accumulare sempre più beni. Ecco, anche questa guarigione viene operata dal Vangelo e a questo punto Gesù dice ai discepoli che lui non può cambiare il mondo da solo, ha bisogno di collaboratori. Sentiamo qual è il contesto in cui questi collaboratori sono chiamati a svolgere la loro missione: “Vedendo le folle Gesù ne sentì compassione, perché erano sfinite allo sbando, come pecore senza pastore”.

Abbiamo sentito come l'Evangelista descrive l'umanità che Gesù ha davanti? È gente stanca, sfinita, allo sbando, come un gregge senza pastore. Un'umanità di cui nessuno si prende cura, non i capi politici, non l'autorità religiosa, perché questi sono tutti mossi dalla ricerca del proprio interesse, pensano solo a migliorare la propria vita e trascurano il popolo che ha fame, è malato, è oppresso, è vittima di abusi. L'immagine che l'Evangelista impiega è presa dall'Antico Testamento.

Al capitolo 27 del Libro dei Numeri si dice che Mosè un giorno si è rivolto a Dio e gli ha chiesto non permettere che questo tuo popolo un giorno sia allo sbando, come un gregge senza pastore. Purtroppo la storia dei re di Israele ci dice che si sono rivelati tutti non dei pastori ma delle guide indegne hanno condotto il popolo alla rovina. Profeta Ezechiele al capitolo 34 del suo libro fa una denuncia dura di questa situazione intollerabile e conclude alla fine non c'è speranza che cambi qualcosa con questa gente corrotta, capace solo di sfruttare le pecore e di terrorizzare un paese disastrato, e alla fine fa una promessa.

Un giorno il Signore si prenderà cura personalmente del suo popolo, diverrà lui il pastore che guida Israele, e in Gesù Dio ha realizzato questa promessa, è venuto personalmente a prendersi cura di un'umanità malata. E quale emozione ha provato? Noi forse immaginiamo Dio lontano, sì che vuol bene all'uomo ma poi che l'uomo stia bene o male lui è perfettamente felice lo stesso. In Gesù Dio si è rivelato uno che è coinvolto emotivamente, che si commuove, che prova compassione di fronte al dolore dell'umanità.

Compassione proprio nel senso di compatire, di patire con, di sentire come proprio il dolore della gente che soffre, questo è il nostro Dio. Il verbo greco che viene impiegato è “splanchnizomai”, che ricorre nei Vangeli dodici volte ed è sempre applicato solo a Dio e a Gesù, come se soltanto Lui fosse capace di provare questa emozione così forte. È la passione viscerale.

La stessa immagine è impiegata nell'Antico Testamento quando Dio si autopresenta, dice “Rechem”, che è l'utero, è l'amore uterino, la passione più forte che una persona possa provare, quella della mamma per il figlio che ha in grembo. Ecco l'immagine che Dio impiega per dire il suo coinvolgimento nei bisogni dell'uomo. Proviamo a chiederci, provi tu questo sentimento di fronte ai bisogni dell'umanità? Se non lo provi scordati di diventare discepolo di Gesù, perché non ti lascerai coinvolgere nella sua opera di salvezza dell'umanità.

Proviamo a chiederci allora cosa provi tu oggi di fronte ai bisogni dell'uomo? Non vediamo forse anche noi tanta gente sfinita, stanca di correre dietro a delle vanità per poi sperimentare sempre delle cocenti delusioni, non vediamo forse gente stanca di coltivare speranze effimere e poi ritrovarsi di fronte una vita priva di senso. Cosa proviamo di fronte a questa umanità? Ci interessa oppure ci basta pensare al nostro piccolo mondo, al nostro orticello? Ci interessa qualcosa. Che tanta gioventù oggi non sappia su quali valori valga la pena puntare la vita? Gioventù che sia allo sbando, che sia immersa in un'immensa tristezza che poi cerca di rivestire con della farsa allegria.

Una gioventù che confonde la gioia col piacere, la festa con lo sballo, sto forse calcando troppo le tinte, ma non vediamo forse tante volte una gioventù abbindolata da imbonitori, da influencer che spacciano le vanità e le insulsaggini come una nuova visione del mondo e della vita? Cosa proviamo di fronte a questa realtà del mondo? Sentiamo la passione che si è rivelata in Gesù? E poi la realtà ecclesiale di oggi la vediamo oppure no? Cosa proviamo di fronte a tanti abbandoni, al dilagare del secolarismo, agli scandali, al crollo della pratica religiosa in Occidente? Proviamo l'emozione d'amore di Gesù? Sentiamo come nostri i problemi ecclesiali o riteniamo che riguardino solo le gerarchie. Sentiamo adesso cosa dice Gesù a coloro che lui vuole coinvolgere come collaboratori nella sua opera di salvezza.

La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe”. Vediamo di chiarire chi sono i collaboratori che Gesù vuole coinvolgere, perché c'è tutta una tradizione che porta a identificarli con i preti, i religiosi, le suore. La Chiesa ha certamente bisogno di queste persone che consacrano tutta la loro vita a servizio del Vangelo e dei fratelli e rinunciano anche a farsi una propria famiglia, proprio per essere disponibili a tutti. Ma restringere il compito di mietere a questa categoria dei cristiani è scorretto; infatti, questo porterebbe a considerare il popolo di Dio come un gregge di pecore allo sbando o di una messe che va persa perché mancano gli operai, cioè i preti.

Non è così. E a ogni discepolo che Gesù si rivolge, coloro che Lui invita a contemplare la messe da raccogliere, sono coloro che sperimentano la sua stessa passione d'amore per l'umanità. E notiamo, si tratta di mietere, cosa vuole dirci Gesù con questa immagine? Che la messe è matura, cioè l'umanità è pronta ad accogliere il Vangelo. Noi pensiamo che le cose non stiano così, difatti ci scoraggiamo e andiamo ripetendo non vale la pena annunciare il Vangelo perché la gente non si interessa di Dio, pensa solo ai soldi, a star bene, a divertirsi... Forse è anche vero, ma è a questa umanità, con tutte le sue contraddizioni e le sue miserie, che noi ci dobbiamo rivolgere perché Gesù ci dice è pronta, è matura per il Vangelo, questa umanità così com'è. Il problema è che mancano gli operai. E Gesù ha ragione, difatti proviamo a chiederci quanti sono che provano la sua stessa passione d'amore per l'uomo? Sono pochi? E allora che cosa fare? Ce lo suggerisce Gesù?

Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe. E questa preghiera ci fa difficoltà. Perché? Ci chiediamo: ma perché dobbiamo chiedere al padrone che mandi operai, dovrebbe essere lui il primo interessato al problema, perché glielo dobbiamo chiedere noi? Ecco, questo interrogativo se lo pone chi non ha capito cosa vuol dire pregare, non si tratta di ripetere formule, non vuol dire sforzarsi di convincere Dio a fare la sua parte, lui la fa già e molto bene.

La preghiera non è un cercare di convincere Dio a fare ciò che gli chiediamo, la preghiera ci mette in sintonia con i suoi pensieri, la vera preghiera ci fa interiorizzare la sua passione d'amore per l'uomo, è nell'ascolto della sua parola, è nel dialogo con lui che noi giungiamo a capire quanto è giusto, è bello il suo progetto di amore e lo Spirito ci dona la forza di inserirci per compiere quell'opera che Gesù vuole che noi realizziamo. Gli operai sono davvero pochi, lo sappiamo perché si prega poco, non si prega, non che non si ripetano formule, anche troppe ne ripetiamo, ma perché non ci lasciamo interiorizzare il pensiero e l'amore di Cristo.

Sentiamo adesso quale compito Gesù ci affida. “Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità”. Sono due i compiti che Gesù ci chiede di svolgere. Scacciare gli spiriti immondi e curare ogni sorta di malattie e di infermità, notiamolo. È esattamente ciò che lui ha fatto durante tutta la sua vita, ha scacciato demoni e ha curato ammalati. Questo vuol dire che noi siamo chiamati a dare continuità alla sua opera di salvezza, e per svolgere questa missione ci conferisce il potere di compiere prodigi. Scacciare gli spiriti immondi. Immondo nella Bibbia significa tutto ciò che è contrario alla vita.

Cos'è che ci impedisce di vivere felici come fratelli in questo mondo? Sono i demoni. Quali sono? Vediamo di identificarli, di chiamarli per nome. Si chiamano invidie, gelosie, odi, rancori, bramosie di possedere sempre più beni, di dominare, di asservire gli altri. Sono questi i demoni che creano il mondo spietato dove l'altro è visto come un rivale, un nemico, non come un fratello da amare. Questi demoni vanno scacciati. E dove si trovano? Nel cuore di ogni uomo.

Siamo tutti indemoniati. E poi, di vincere tutte le malattie e tutte le infermità non si tratta del potere di fare dei miracoli come li pensiamo noi! Devono essere vinte le malattie, e quindi il vero discepolo mette tutte le proprie capacità affinché le persone siano fisicamente sane, non soffrano, deve essere vinto il dolore. Ma non sono soltanto le malattie fisiche quelle che affliggono l'umanità.

E' malata, e va curata la società dove manca la libertà, dove non c'è giustizia, dove la donna non è rispettata nella sua dignità, è malata la società dove si commettono violenze, dove c'è corruzione morale. E' su questi mali che Gesù ci conferisce il potere e l'autorità per vincerli. Chiediamoci, siamo coscienti del potere che Gesù ci ha lasciato? E qual è questo potere? E' la forza della parola del Vangelo che è in sé la forza divina dello Spirito, e contro questa forza il male non può resistere.

E adesso ci viene presentata la lista dei primi operai che hanno dato la loro adesione al Maestro. Sentiamo come si chiamano. “I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo consegnò”.

Cosa possiamo notare di questa lista di nomi che forse noi scorriamo così rapidamente senza darle troppa importanza? Notiamo anzitutto che sono dodici e questo è riferimento chiaro alle dodici tribù di Israele e vuol dire che la comunità cristiana non è chiamata a sostituire Israele ma che è figlia di Israele, è il frutto maturo di questo albero che Dio è venuto coltivandosi lungo i secoli. Poi i nomi sono elencati due a due Pietro Andrea, Giacomo Giovanni, Filippo Bartolomeo, vuol dire che la missione non è opera di singoli ma di una comunità e per essere comunità bisogna essere almeno in due. Anche il singolo annuncia personalmente il Vangelo ma deve sempre sentirsi parte di una comunità, inviato da una comunità.

E poi notiamo la composizione di questo gruppo, sono le persone più normali e più comuni, non ci sono persone di spicco dal punto di vista culturale, non ci sono scrivi, rabbini e anche dal punto di vista morale hanno le loro pecche e i loro limiti, c'è anche un pubblicano, uno che non si lascerà convertire che alla fine consegnerà il maestro. Insomma, sono anche peccatori, Pietro un giorno lo riconoscerà e dirà Gesù allontanati da me perché io sono un peccatore. Insomma, non sono diversi da noi, sono persone normali, molto normali, proprio come noi.

E adesso sentiamo qual è l'ambito in cui dovranno svolgere la loro missione e come la dovranno portare a compimento. Sentiamo. “Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Abbiamo sentito Gesù definire l'ambito in cui questo primo gruppo dei suoi collaboratori, i dodici, sono chiamati a svolgere la loro missione. Sono inviati alle pecore perdute della casa di Israele e questo forse ci stupisce perché noi ci aspetteremo che lui li inviasse a tutti i popoli. Questo accadrà dopo la Pasqua quando il risorto sul monte dirà ai suoi apostoli adesso “andate nel mondo intero, fate miei discepoli tutti i popoli, ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Non si tratta quindi dell'esclusione dei pagani ma della pedagogia di Dio. Dio ha voluto che le benedizioni promesse ad Abramo, la salvezza, giungessero al mondo intero, a tutti i popoli, attraverso Israele. È Israele quindi che per primo deve accogliere il Vangelo.

Poi Gesù, dopo avere di nuovo richiamato i compiti che i discepoli devono svolgere, curare gli ammalati, mondare i lebbrosi, scacciare i demoni, fa una raccomandazione molto importante. Svolgete la vostra missione nel completo distacco da interessi, da vantaggi personali perché altrimenti il vostro messaggio perderebbe subito di credibilità: “Gratuitamente avete ricevuto,

gratuitamente date”.

 
 
 

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