DOMENICA DI PENTECOSTE
- don Luigi

- 22 mag
- Tempo di lettura: 12 min
(Giovanni 20, 19–23) – L’abbiamo già ascoltato nella seconda domenica di Pasqua. Oggi noi ci soffermeremo sulla prima lettura. – Dagli Atti degli Apostoli (2, 1–11)
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
Per interpretare in modo corretto questo brano degli Atti degli Apostoli, dobbiamo premettere ciò che viene affermato da due testi evangelici; il primo lo troviamo nel brano evangelico di oggi, ci verrà detto che i discepoli si trovavano insieme, la sera del giorno di Pasqua.
Erano in 10 perché Giuda aveva lasciato il gruppo ed era assente anche Tommaso, avevano sbarrato le porte della casa perché avevano paura dei giudei e l’evangelista Giovanni dice che quella sera “il Risorto venne, stette in mezzo a loro”.
Sentiamo quali sono state le sue parole: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. 21Dicendo questo, alitò dentro di loro e disse: «Ricevete Spirito Santo; 23se eliminerete i peccati di qualcuno, saranno eliminati, se li tratterrete, resteranno trattenuti. “Alitò dentro di loro” non “alitò su di loro”, è un soffio che il Risorto vuole che giunga al cuore dei discepoli…e disse “Ricevete Spirito Santo”.
Siamo nella sera del giorno di Pasqua e il Risorto ha donato il suo Spirito, quindi non 50 giorni dopo, come tra poco sentiremo nel racconto degli Atti degli Apostoli. Come mai – ci chiediamo – Luca colloca questo dono dello Spirito 50 giorni dopo, nella festa di Pentecoste? Sempre nel Vangelo secondo Giovanni, noi troviamo un altro richiamo importante al dono dello Spirito, è nel momento della morte di Gesù sul Calvario; dice l’evangelista Giovanni che Gesù, dopo aver ricevuto l’aceto, disse: “È compiuto! Ho portato a compimento la missione per la quale il padre mi aveva inviato nel mondo!” Poi, chinato il capo, l’evangelista Marco dice: “Spirò”; ’evangelista Giovanni dice “dono lo Spirito” In quel soffio, l’ultimo soffio di Gesù, l’evangelista Giovanni legge il momento in cui Cristo ha effuso sull’umanità, il suo Spirito.
Vediamo di capire perché si tratta del momento decisivo della nostra storia di uomini, cambia tutto dal momento in cui nel nostro mondo è entrata questa forza divina che è quella dello Spirito che ha animato tutta la vita di Gesù di Nazareth. Proviamo a pensare, se Gesù se ne fosse andato da questo mondo, ci avrebbe lasciato un esempio meraviglioso di vita donata per amore, conserveremmo un ricordo stupendo della sua persona, ma il mondo sarebbe continuato come prima. Per vivere come Lui, è necessario essere dotati di una forza straordinaria, occorre la sua stessa forza, la sua stessa capacità di amare, di donare la vita anche per il nemico e questo non ci viene dalla nostra natura umana, non ci viene spontaneo e naturale fare del bene a chi ci ha fatto del male, porgere l’altra guancia, aiutare un nemico che forse continua ad odiarci mentre lo soccorriamo… non viene dalla natura biologica che noi abbiamo, quella natura che noi abbiamo ereditato dai primati dai quali deriviamo.
La nostra natura biologica non ci porta in questa direzione ma in quella opposta. La pulsione che ci viene naturale è quella di pensare a noi stessi, di cercare il nostro tornaconto, di fare ciò che ci piace, non ci porta a pensare che la vita più bella è quella spesa per gli altri. dove attingere questa forza che ha portato Gesù a donare tutta la sua vita? Il buon esempio non basta, è necessario che Lui ci comunichi quella forza che ha animato Lui per tutta la vita e che è la sua stessa vita. È necessario che a quell’uomo che viene dalla terra, venga donata una vita che viene dall’alto, che viene da Dio, la vita stessa divina che si è manifestata proprio in questo amore incondizionato di Gesù. Se Lui si fosse portato con sé questa forza divina che era la sua stessa vita, il mondo sarebbe continuato ancora come prima, ma con un buon esempio che Gesù ci ha dato. È necessaria una nuova nascita, non dalla terra, ma dal cielo!
È quello che Gesù ha detto nel discorso con Nicodemo, lo ricordiamo: “ciò che nasce dalla carne è carne, è necessaria una nuova nascita dall’acqua e dallo Spirito”. È stato sul Calvario il momento in cui Gesù quando ha concluso la sua missione, ha effuso sull’umanità il suo Spirito, la sua forza, la sua capacità di amare. Ricordiamo ciò che è narrato nel libro della Genesi: Dio plasmò l’uomo dal fango della terra, poi soffiò in lui l’alito vitale e l’uomo divenne un essere vivente. È la presentazione della vita che sboccia sulla terra, ma è la vita che viene dalla terra… qui abbiamo un nuovo alito! Su quest’uomo nato dalla terra, adesso entra un alito creatore che non dà più origine a un uomo materiale, ma a un uomo nuovo, un uomo mosso dallo Spirito che viene dall’alto… è la nascita del figlio di Dio, dell’uomo nel quale entra adesso questo Spirito che Gesù ha soffiato sull’umanità e che è la vita stessa divina che è stata donata a noi.
Dopo aver esaminato questi due testi evangelici che ci parlano del dono dello Spirito nel giorno di Pasqua, la sera del giorno di Pasqua e prima ancora sul Calvario – l’evangelista Giovanni ci dice: “lo Spirito, la vita divina è il dono del Cristo della Pasqua” – ci chiediamo adesso: perché Luca, negli Atti degli Apostoli, presenta questo dono nella festa di Pentecoste? Ascoltiamo il racconto:
1 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.
2Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Per cogliere il messaggio di questo racconto, teniamo ben presente che non siamo di fronte al resoconto di un fatto materiale, è una pagina di teologia quella che abbiamo ascoltato; se fosse una pagina di cronaca, noi ci dovremmo confrontare con incongruenze, con dettagli inverosimili che sarebbe un’impresa spiegare. È difficile perfino localizzare l’evento narrato, all’inizio si parla di una casa, poi entra in scena una folla immensa composta da giudei che provengono da tutte le parti del mondo e si radunano nell’unico luogo dove si possono radunare, la spianata del tempio. Ma come hanno fatto darsi appuntamento tutti lì?
Si è udito un rombo come di vento, ma questo non significa essere richiamati a ritrovarsi insieme nella spianata del tempio perché qualcuno ci vuole parlare… no! Come pagina di cronaca ha davvero poco da dirci. Se invece adesso cerchiamo di comprendere le immagini bibliche con cui Luca ci racconta che cosa accade nel mondo quando giunge lo Spirito che viene dall’alto, allora attraverso queste immagini bibliche, riusciamo a prendere coscienza del dono che il Padre del cielo ci ha fatto. Notiamo le due immagini che vengono impiegate per presentare questa discesa dello Spirito sull’umanità “come di vento impetuoso che riempie la casa” … Anche questo, come fa essere un dato di cronaca? Da quando in qua un rombo riempie la casa? Qui c’è un vento anzitutto, in ebraico “ruah” significa proprio “vento impetuoso” non aria stagnante, è un vento travolgente.
Ecco la prima immagine con cui l’autore degli atti ci presenta che cosa accade nel mondo quando giunge questo “ruah” divino, è come un vento impetuoso.
Ricordiamo come nella rivelazione sull’Oreb, a Elia viene presentata questa rivelazione in questo modo: “Vi fu un vento impetuoso, gagliardo, che scuote i monti e spacca le pietre”. Ecco che cosa accade dove arriva questo vento che viene dall’alto, è una forza sovrumana, incredibile, una forza divina; dove arriva lo Spirito, nulla rimane come prima. Se lo Spirito che viene dall’alto entra nel cuore di una persona, viene stravolto tutto, se era una persona corrotta, disonesta, egoista, ripiegata sui beni di questo mondo… tutto questo suo progetto di vita viene buttato all’aria.
Ricordate Zaccheo, tutto il modo con cui lui aveva gestito la sua vita puntando tutto sul denaro, sui piaceri, sul godersi la vita… bene, questo suo progetto quando arriva lo Spirito di Cristo viene buttato all’aria, è come se nella sua casa fosse entrato questo vento impetuoso. Ricordiamo al tempo del Concilio, quando si sono spalancate le porte al vento dello Spirito… è andato tutto all’aria! Certe tradizioni che non avevano alcun fondamento, non erano sane, non erano evangeliche… sono volate via! Ricordiamo come sono girati gli altari…
Poi la seconda immagine: “lingue come di fuoco”. Non immaginiamo del fuoco materiale che è sceso dal cielo, dice “come di fuoco”, “come di vento”. Il fuoco nell’Antico Testamento è un’immagine di Dio, ricordiamo il Roveto ardente dal quale usciva la voce di Dio che ha sentito Mosè, oppure la colonna di fuoco che guidava il popolo di Israele nel deserto, nel cammino verso la terra promessa e, più significativo ancora, il dono dell’antica legge è stato presentato nel libro dell’Esodo in questo modo: “sul far del mattino, ci furono tuoni, lampi, un suono fortissimo, il Signore era sceso nel fuoco e tutto il monte tremava molto”. Notiamo, sono le stesse immagini che sono state impiegate da Luca negli Atti degli Apostoli, proprio per presentare la venuta della forza divina e dello Spirito, il divino che entra nel mondo è stato presentato con queste immagini.
Che cosa fa questo fuoco? Altra immagine che noi troviamo nella Bibbia, un fuoco che purifica, brucia tutto quello che c’era prima! Ricordiamo cosa ha detto il Battista: “quando giungerà questo Spirito, la pula verrà bruciata!” Non sono gli uomini che vengono buttati all’inferno, ma tutta la malvagità che è stata prodotta dalla nostra cattiveria, gli odi, le violenze, le guerre… se entra lo Spirito che viene dall’alto, tutto questo viene bruciato. Lo spirito è un fuoco purificatore! Questo è l’unico fuoco che Dio conosce, non il fuoco dell’inferno… spegniamolo, buttiamoci su tanta Acquasanta; l’unico fuoco che Dio conosce, è il fuoco del suo amore, del suo Spirito, questo sì che purifica il mondo! Il fuoco, nella Bibbia è il simbolo dell’amore, ricordiamo quel che dice il Cantico dei Cantici: “Più forte della morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione, le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina”.
Questo amore divino porta poi a donare tutto sé stessi proprio per amore, perché questa è la vita divina. Ricordiamo sempre riguardo al fuoco quel che ha detto Gesù: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!” È per questo che Gesù è venuto nel mondo, per portare questo fuoco divino! “E furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”.
Notiamo: il primo segno della presenza di questo Spirito nel mondo, è un linguaggio nuovo, un linguaggio che tutti capiscono. Chi ha ricevuto questo Spirito dall’alto, non parla più come prima; il suo linguaggio non è più quello delle parole arroganti, l’insulto, la menzogna, l’inganno… è un linguaggio nuovo, quello che si rivolge al fratello con solo parole di amore, di incoraggiamento, di speranza, di perdono. Questo è l’unico linguaggio che è capito da tutti!
E ora la manifestazione dello Spirito, non a un solo popolo, ma tutti i popoli del mondo. Sentiamo: Abitavano allora a Gerusalemme … Abbiamo ascoltato un lungo elenco di nomi, come mai Luca lo ha inserito nel suo racconto? Intendeva chiaramente indicare tanti territori dove si parlavano lingue diverse, però se noi scorriamo questi nomi che cosa troviamo? Troviamo, per esempio la Mesopotamia e la Giudea, ma lì la lingua ufficiale era l’aramaico, la lingua che anche Gesù parlava; poi vengono citate delle province dell’Asia minore, il Ponto, la Panfilia e in queste province tutti parlavano greco; ci sono poi anche nomi di popoli come i Medi, gli Elamiti che erano già scomparsi da un bel po’ di tempo; anche nomi di professioni religiose, gli ebrei proseliti e questi non c’entrano con le lingue diverse.
Che cosa ha fatto Luca? Si è probabilmente servito di un elenco di popoli già esistenti e lo ha inserito con questo obiettivo: i popoli parlano tante lingue e per lingue si intende anche la diversità delle culture, del modo di ragionare, di filosofare, mentalità diverse, tradizioni diverse… e tutti questi popoli adesso ascoltano le grandi opere di Dio annunciate da questi discepoli che hanno ricevuto lo Spirito. Quali sono queste grandi opere di Dio? La meraviglia operata da Dio è il dono che ci ha fatto di inviare suo figlio proprio per portarci e donarci la sua stessa vita. Se non ci avesse fatto questo dono il destino di noi uomini venuti dalla terra, sarebbe stato quello di arrivare alla tomba, la nostra vita non avrebbe avuto alcun senso.
Questa è la meraviglia, la bella notizia, il Vangelo, l’amore infinito che Dio ha avuto per noi, che adesso deve essere annunciato a tutti i popoli che lo ascoltano nella loro lingua, cioè nella loro cultura, nel loro modo di ragionare.
Un errore che è stato fatto in questo annuncio? Pensiamo per esempio, quando nelle foreste africane si celebrava la Messa in latino, si cantava gregoriano e questo non era portare il Vangelo nella loro lingua, farglielo ascoltare nella loro cultura, ma era importare la cultura che era nostra. Oggi abbiamo capito il messaggio che gli Atti degli Apostoli ci stanno dando, annunciamo le meraviglie del Signore, ma tutti le devono capire e accogliere nella loro cultura.
Cerchiamo adesso di capire la ragione per cui Luca ha presentato questo dono dello Spirito nella festa di Pentecoste ebraica, che cosa si celebrava nella festa di Pentecoste? Si celebrava il dono della Torah che Israele aveva ricevuto. Sappiamo come Israele era orgoglioso, e lo è ancora, del dono che aveva ricevuto da Dio. I rabbini dicevano che Dio aveva offerto questa Torah a tutti i popoli ma l’avevano rifiutata, Israele invece, popolo saggio, l’aveva accolta.
Il libro del Deuteronomio diceva: «Quando gli altri popoli ascolteranno le meravigliose leggi che voi avete ricevuto – e quindi sapete come ci si comporta da uomini – i popoli rimarranno tutti ammirati e diranno: “non c’è nazione saggia e intelligente come Israele”». Ma a che cosa serve la Torah? Basta che ci sia questa Torah scritta sulla pietra per convincere l’uomo a seguire l’indicazione del cammino della vita? Noi diciamo no, non basta!
Quelle sono indicazioni esterne, del resto Torah viene dal verbo “yarah” che significa scagliare una freccia, indicare una direzione, ma se io poi non ho la forza di seguire quella strada è perfettamente inutile, serve solo per farmi arrabbiare delle mie debolezze che in fondo, come le radiografie, rivelano le fratture ma non curano; era necessaria una guarigione interiore, il dono di una vita nuova, di una pulsione che venisse da dentro a seguire il cammino che è quello della vita.
Siamo allora arrivati al punto… che cosa ha fatto il Signore donandoci il suo Spirito? Ci ha donato la nuova legge! Non una legge esterna che indica, che è buona, indica il cammino giusto, anche se la Torah non arriva all’orizzonte ultimo dell’umanesimo che è quello dell’amore incondizionato, ma lo Spirito diventa una nuova legge, cioè la nuova legge è quella della vita divina che ci è stata data, la natura nuova che riceve l’uomo. L’uomo diventa figlio di Dio ed ha questa pulsione a vivere secondo la propria identità. Un esempio molto semplice è quello della mamma, una ragazza non è mamma, quando diventa mamma ha una natura nuova, non ha bisogno di leggi esterne, è la sua natura di mamma che la porta a vivere in un certo modo e a rapportarsi in un certo modo con il figlio. Ecco ciò che è stato donato: la nuova Torah!
Noi abbiamo l’indicazione delle 10 Parole dei comandamenti, ma non sono quelli la meta ultima del nostro comportamento, della nostra vita, della pulsione del figlio di Dio che è in noi; nei Comandamenti non c’era che tu devi dare anche la vita per il tuo nemico se lui ha bisogno, ma la tua identità di figlio di Dio, da dentro, ti porta ad amare sino a questa meta ultima. Allora comprendiamo come nella Pentecoste si sono realizzate le profezie, Ezechiele aveva detto: “Noi ebrei non riusciamo a osservare la Torah, ma un giorno il Signore porrà la sua Torah non su delle pietre, ma nel nostro cuore”. Ci darà un cuore nuovo, donerà uno Spirito nuovo e questo cuore nuovo ci darà le indicazioni per la vita.
Questo cuore nuovo non era altro che la vita divina che Gesù ha portato nel mondo e che cosa accadrà poi nel mondo? Ci viene detto al capitolo 32 di Isaia quando Dio ha fatto la promessa: “verrà infuso dall’alto uno Spirito che viene dal cielo e allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva”. Quando lo Spirito, questa vita divina, sarà ciò che muove tutti gli uomini e tutta l’umanità, allora davvero la nostra terra diventerà un giardino e una selva piena di fiori e di frutti. Non ci saranno più guerre, odi, violenze, rancori… quando tutti davvero seguiranno questo Spirito e questa vita che ci è stata donata.



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