16ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
- don Luigi

- 17 lug
- Tempo di lettura: 14 min
Dal vangelo secondo Matteo (13, 24 – 43)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Già al tempo di Matteo, in seno alle prime comunità, sono sorte due tendenze pastorali opposte, c’erano i “rigoristi” intransigenti che volevano subito fare pulizia e chi non era coerente con gli impegni battesimali, doveva essere cacciato fuori dalla Chiesa. Ricordiamo che anche Paolo, quando scrive ai Corinti la sua prima lettera, al capitolo cinque tratta di un cristiano che aveva una vita immorale, ma così immorale che nemmeno i pagani si comportavano così; ad un certo punto dice: “ma come mai sopportate che nella vostra comunità ci sia un tipo del genere?” Un invito a cacciarlo fuori in modo che prenda coscienza del suo comportamento. Nelle comunità c’erano questi rigoristi ma c’erano anche coloro che dicevano che bisognava essere “più comprensivi, più pazienti” con i peccatori. Questi due schieramenti hanno continuato a contrapporsi per secoli nella Chiesa, si sono combattuti con molta durezza arrivando spesso ad accusarsi e anche a offendersi. Ciò che è curioso è che sia gli intolleranti che quelli più magnanimi, più indulgenti, giustificavano le loro posizioni appellandosi alla “parabola delle zizzanie e del grano” che ci viene presentata proprio oggi.
Ascoltiamo la parabola: “Gesù espose loro un’altra parabola, dicendo: … Chi è questo seminatore? Potrebbe essere Dio il quale ha creato un mondo bello, per ben sette volte all’inizio del libro della Genesi si ripete “e Dio vide che era bello ciò che aveva fatto”. La domanda allora: come mai c’è il male? Da dove vengono le sventure, il dolore, la morte? È la domanda che i non credenti pongono a noi cristiani: “Se c’è un Dio che fatto le cose belle, da dove viene il male?” Questo seminatore potrebbe essere Gesù che in un mondo brutto, quello che Lui ha incontrato, quello guidato dall’egoismo da cui possono nascere solo guerre e atrocità, Lui è venuto pure un germe di bellezza, un seme da cui germoglia finalmente un’umanità bella, quella dove regnano la pace, l’armonia, l’amore, dove sono scomparsi dissidi, le guerre, le ingiustizie. Ma anche qui si pone la domanda: “come mai allora, anche dopo che Gesù ha apposto il seme bello del Vangelo i frutti sperati non sono arrivati?
Secondo personaggio: il nemico che di notte, mentre tutti dormono semina zizzanie. Chi è questo nemico? Non è il diavolo immaginato dai cristiani, altrimenti ci si chiede come mai Dio non sia capace di bloccarlo, impedirgli di rovinare la bellezza della sua opera. Qui è per dire che Dio non è autore del male; il male deriva dalla creatura stessa, che non può che essere limitata e non può che essere così.
Terzo personaggio: le zizzanie. Gesù ha scelto una bella immagine per rappresentare la parte negativa presente in ogni uomo. Per quale ragione ha scelto le zizzanie? Perché quando le zizzanie germogliano assomigliano al grano, si confondono con il grano, è quando mettono la spiga che rivelano la loro natura perché fanno un seme nero, non quello dorato del grano. Poi il frutto delle zizzanie non è commestibile, il grano è per la vita, le zizzanie sono per la morte e notiamo anche che Gesù non parla di zizzania, ma di zizzanie perché sono molte, quante sono le forme di male che all’inizio sembrano bene, si confondono con il bene, ma poi i frutti sono velenosi. A volte quello che sembra amore, in realtà è ricerca di sé, del proprio piacere, del proprio egoismo e i frutti non saranno di vita ma di morte. A quali famiglie darà origine questa concezione dell’amore? Quali saranno i frutti? Qualcuno dice che i tempi sono cambiati, sì ma i tempi non trasformano le zizzanie in buon grano, se erano zizzanie nel medioevo rimangono zizzanie oggi; naturalmente se qualcuno vuole coltivare le zizzanie nel proprio cuore lo può fare e va anche rispettato, ma chi si rende conto del pericolo che il fratello sta correndo, ha il dovere di aprirgli gli occhi e mostrargli che i frutti di quello che chiama amore saranno amari.
Ognuno di noi può andare avanti a fare questo esercizio, identificare bene ciò che è, ciò che sembra e pensare quali saranno i frutti. Notiamo che il male non appare subito, all’inizio sembra bene, sembra bello, sembra desiderabile… altro aspetto della parabola: il nemico attua nel sonno! La zizzania, il male, si radica quando ci si addormenta, quando viene conciliato il sonno della coscienza, il sonno della fede, non ci si deve addormentare nel campo morale, perché le proposte degli uomini all’inizio sembrano sagge, è dopo che rivelano di essere dei veleni. Quante volte sentiamo ripetere: cosa c’è di male in certe mode, in certi comportamenti, in certi linguaggi, incerte volgarità? Stiamo attenti perché all’inizio ti addormenti e non ci si può addormentare nel campo morale!
Adesso la domanda che pongono i servi: Allora i servi andarono dal padrone di casa … A questo punto entra in scena il quarto personaggio: i servi che ci sono simpatici perché ci assomigliano, sono interessati al campo, come noi siamo interessati che l’umanità sia sempre più bella. Siamo noi che vogliamo una Chiesa che splenda della bellezza del Vangelo e che siamo rattristati quando in essa vediamo emergere delle zizzanie. Questi servi si rivolgono al padrone e pongono una prima domanda, il loro dubbio è che il seme non fosse buono e quindi che la colpa sia del padrone. È forse il Creatore il colpevole? È Dio che ha fatto male il mondo se ci sono i dolori, le disgrazie, la morte? Oppure se il seminatore è Cristo e il seme è il Vangelo, dipende da questo seme, se ci sono delle zizzanie nella Chiesa? Risponde il padrone molto calmo: “non c’entra Dio, un uomo nemico ha fatto questo!” Non è Dio che ha fatto le zizzanie, queste sono parte dell’uomo, un uomo amico della vita e un uomo nemico della vita, un uomo nemico sono le zizzanie; appartengono alla condizione umana che è limitata, imperfetta e non può essere diversa.
Quali sono le zizzanie che sono in noi e che ci danno tanto fastidio? Le conosciamo molto bene: l’orgoglio, la volontà di prevalere sugli altri, le passioni sregolate che ci portano a dissolutezze e soprattutto l’attaccamento ai beni, al denaro che ci porta a ignorare il bisogno del povero, addirittura sfruttare il povero. Queste sono le zizzanie che ci disumanizzanti, sono nemiche della vita dell’uomo.
I servi pongono una seconda domanda adesso hanno capito che le zizzanie non vengono da Dio… cosa farne di queste zizzanie? Come comportarsi in questo tempo della crescita? I servi fanno la loro proposta, è quella delle persone intolleranti e fanatiche, quelli che non accettano che ci siano delle zizzanie, noi le strappiamo subito. Le zizzanie vengono identificate con le persone che sono la vergogna, lo schifo dell’umanità, allora andrebbero bruciate subito.
Come la pensa il padrone? Questo è il messaggio centrale della parabola: “no, devono crescere insieme; non potete sradicarle adesso perché cogliendo le zizzanie tocchereste anche il buon grano”. Le zizzanie sono una parte costitutiva della nostra persona come c’è il buon grano, dobbiamo fare pace con questa condizione, altrimenti diventiamo aggressivi con noi stessi e anche con gli altri. Il buon grano e la zizzania devono crescere insieme e questo insieme caratterizza la posizione di Gesù. I farisei erano quelli che erano separati, volevano la separazione del grano e della zizzania, loro dicevano che la comunità messianica doveva essere composta solo da gente pura, non da peccatori. Gli ignoranti, la gente rozza, la gente delle campagne che non conosceva la Torah doveva essere esclusa, volevano una comunità fatta solo di puri. Gesù vuole una comunità dove ci sia l’uomo, questo uomo che ha grano e zizzania. Anche gli Esseni, lo ricordiamo, volevano la comunità di gente pura. Erano scappati da Gerusalemme per non essere contaminati, sdegnavano di gli altri e quindi si sono ritirati a Qumran, si sentivano i figli della luce e odiavano i figli delle tenebre. Ecco il messaggio per la Chiesa di oggi: a questa chiesa appartengono i buoni e i cattivi, i santi e i peccatori, coloro che sbagliano nella vita, che sono i figli che devono essere più amati e tanto più amati quanto più faticano, quanto più soffrono per le loro fragilità.
La conclusione della parabola: “raccogliete prima le zizzanie, … Vuol forse dire che alla fine del mondo, finalmente ci libereremo delle persone cattive che verranno cacciate nell’inferno. Stiamo attenti, sono dei figli di Dio e in tutti costoro ci sono tante zizzanie, certo, ma c’è anche del buon grano, in ogni uomo non ci sono solo zizzanie. Cosa significano queste parole di Gesù? La mietitura non è un momento di tristezza, è un momento di grande gioia. Gesù impiega spesso questo simbolismo della mietitura… quando chiama e i suoi apostoli e li invia dice: “la messe è molta”, tanto il grano da raccogliere; oppure al termine del racconto della samaritana: “già i campi biondeggiano per la mietitura”… è il momento della festa, che cosa accadrà in questa festa? Verranno bruciate le zizzanie, cioè alla fine, rimarrà di ogni uomo la parte bella, perché nel regno che verrà consegnato al Padre del cielo, non ci saranno più zizzanie, adesso, in questo tempo ci sono anche le zizzanie, ma alla fine – e questo è l’annuncio di gioia – l’amore di Dio brucerà tutte le zizzanie. Nel regno del Padre entrerà il bel grano, la bellezza che è presente in ogni figlio di Dio. Dobbiamo tenere presente, e verrà presentato in modo chiaro nell’ultima parte del Vangelo di oggi, la distinzione fra il regno del figlio dell’uomo che è quello in cui viene costruito il regno di Dio, è la nostra storia, il tempo in cui noi viviamo; in questo tempo la Chiesa, non è il regno di Dio, ma è a servizio della costruzione di questo regno, poi verrà il momento in cui le zizzanie verranno bruciate e rimarrà il buon grano che entrerà nel regno del Padre.
A questo punto l’evangelista Matteo inserisce altre due parabole, ascoltiamole: Espose loro un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, … Con un po’ di fatica i servi hanno accettato la logica dell’insieme, grano e zizzania devono crescere insieme e hanno anche capito che il seme è bello. Adesso che cosa si aspettano? Potrebbero coltivare delle attese sbagliate, cioè confondere il regno di Dio con le apparenze esteriori, con i successi, spettacolari gli inchini, come sono apprezzati i regni di questo mondo… si presenterà così il regno di Dio? Il seme è bello e produce frutti belli, straordinari nel cuore di ogni uomo, senza far rumore, senza attirare l’attenzione e poi l’uomo nuovo, l’uomo bello costruirà una società bella, ma mai per mettersi in mostra, sempre nel nascondimento.
Per mettere in luce questo messaggio, Gesù introduce due parabole, quella della senape che è un granello microscopico dal quale poi germoglia un albero – dice la parabola -, ma di albero non si tratta, è un arbusto alto 2 – 3 metri però, il contrasto è fra la piccolezza di quel seme, proverbiale proprio per la sua piccolezza, e questo arbusto. La seconda parabola è quella del lievito. Il seme della senape è nascosto nella terra, non si fa vedere, se vuole mettersi in mostra, rimanere fuori dalla terra… secca non produce nulla; se il lievito è fuori dalla farina per mostrarsi, per farsi vedere, non fa lievitare nulla. Qui Gesù ci presenta anzitutto, il contrasto fra la grandezza che gli uomini si aspettano e la grandezza del regno di Dio che non è apparenza.
Il profeta Ezechiele al ca. 17, aveva presentato il regno messianico con l’immagine di un enorme, stupendo cedro, cresciuto in cima un monte e piantato da Dio. Il cedro era considerato il re degli alberi, ecco il regno messianico fatto di apparenza esteriore che attira l’attenzione di tutti! Gesù non presenta così il regno di Dio, ma come un piccolo seme di senape che è posto nella terra e produce qualcosa davvero di grande, che cos’è questo seme? È il seme della Parola di Dio, che può sembrare una piccola cosa. Una parola fragile, debole, presentata poi da uomini e che sono poveri. L’altra parabola, quella del lievito, presenta ancora il nascondimento di questo lievito che fa lievitare “tre misure di farina”, una quantità di farina straordinaria, sono ben 40 kg di farina, nessuna massaia lavorava tanta farina; vuole mettere in evidenza come sia capace di trasformare da dentro una persona e poi una società.
Sentiamo adesso, come Matteo riprende il tema della parabola delle zizzanie e la trasforma in una allegoria per dare una scossa pastorale alla sua comunità: Congedata la folla, Gesù entrò in casa …
La parabola, lo ricordiamo, insegnava la tolleranza, la pazienza, il padrone invitava ad accettare serenamente che nel mondo e anche nella chiesa, accanto al bene ci sia anche il male. La seconda parte del brano evangelico di oggi, sembra dare ragione agli intolleranti perché il figlio dell’uomo manda i suoi angeli a spazzar via tutti malvagi. Poi si parla fuoco, fornace ardente… cosa sono queste immagini impressionanti? Chi scrive è un giudeo e parla ai giudei, per farsi capire ricorre al linguaggio comprensibile alla gente del suo popolo e chi ha letto almeno qualcosa della letteratura apocalittica, soprattutto il più famoso dei libri apocalittici del tempo che è il primo libro di Enoch, conosciutissimo da tutti, ha piene le orecchie di queste immagini: fuoco, fornace ardente, pianto, stridore di denti, la mietitura, gli angeli, i diavoli… I rabbini facevano continuamente ricorso a queste immagini e anche Gesù non poteva che impiegare lo stesso linguaggio, ma, se non si tiene presente che si tratta di immagini apocalittiche, si può scadere su interpretazioni fuorvianti, pericolose che di evangelico non hanno nulla, non sono affatto una bella notizia.
La richiesta di spiegazione della parabola è fatta dai discepoli come se non fossero d’accordo che accanto al seme bello ci siano delle zizzanie; sembrano persone che appartengono alla comunità cristiana e sono orgogliose, si sentono degli eletti, dei giusti, sono infastiditi che si parli di zizzanie fra di loro, per cui dicono “spiegaci”, il tono sembra quello di chi non è d’accordo. Ecco il messaggio di questa seconda parte del brano evangelico in cui si mette in guardia sul fatto che esistono delle zizzanie. La risposta del Maestro è allegorica, cioè interpreta i sette personaggi che compaiono nella parabola, lo abbiamo ascoltato chi è il “seminatore”, che cos’è il “campo” che è la storia dell’umanità, Il “seme bello” che sono coloro che incarnano il messaggio evangelico e i nuovi valori, le “zizzanie” sono coloro che incarnano gli istinti malvagi e poi il “nemico”, il diavolo di cui abbiamo già parlato seminatore di zizzanie, la “mietitura” e i “mietitori”… quest’ultima parte la vogliamo capire bene.
Che cosa accade nel regno del figlio dell’uomo? È di questo che ci sta parlando adesso Gesù nella spiegazione della parabola! “Il figlio dell’uomo manda i suoi angeli a raccogliere da questo suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità”. Noi dobbiamo identificare chi sono questi angeli che sono inviati, cosa sono questi scandali e questi operatori di iniquità; non siamo nel regno del Padre, dove le zizzanie non ci saranno più, è nel regno del figlio dell’uomo che le zizzanie ci sono ancora. Cosa devono fare e chi sono questi angeli? Nella Bibbia, gli angeli sono tutti coloro che sono mediatori della salvezza di Dio; i mediatori della Parola di Dio, i profeti sono chiamati angeli, il Battista è chiamato angelo, anche gli apostoli sono chiamati angeli quando Gesù invia i suoi discepoli a preparargli la strada, invia i suoi angeli. Angelo è chiunque si faccia mediatore della Parola del Maestro, della Parola che distrugge le zizzanie presenti nel cuore di ogni uomo. Questi sono gli angeli inviati dal figlio dell’uomo nel suo regno, cioè oggi è il momento in cui siamo chiamati a costruire insieme con Lui il suo regno, quel regno che poi verrà consegnato al Padre. Il compito di questi angeli è far scomparire tutti gli scandali. Cosa sono gli scandali? Pietro è chiamato da Gesù “scandalo”, “tu sei scandalo perché ti frapponi e mi impedisci di percorrere la strada che il Padre ha tracciato per me, tu fai un’opera del maligno perché mi intralci, sei uno scandalo”.
Gli angeli sono tutti coloro che si impegnano per far scomparire tutto ciò che impedisce agli uomini di aderire a Dio e a Cristo… ed è un’opera da svolgere oggi, eliminare tutti gli operatori di iniquità, annunciando la Parola del Signore; eliminano gli operatori di iniquità per costruire un’umanità bella e la Chiesa è a servizio della costruzione del mondo nuovo, dell’umanità bella. Adesso l’immagine della fornace: “gettano nella fornace ardente tutte le zizzanie”. Che cos’è questa fornace ardente? Anche Paolo impiega questa immagine nella prima lettera ai Corinzi, al capitolo terzo, quando dice che “ognuno di noi deve portare avanti una costruzione della propria vita, tenendo presente che a un certo punto questa costruzione verrà messa alla prova dal fuoco. Nel Vangelo, il fuoco di cui si parla è uno solo: il fuoco dello Spirito, il fuoco dell’amore di Dio, non c’è altro fuoco. Allora la costruzione della nostra vita sarà messa alla prova dall’incontro con lo Spirito del Signore che non tollera che ci siano delle zizzanie, queste vengono bruciate.
Che cosa fare? Matteo vuole scuotere la comunità e lo fa con lo stile dei predicatori del suo tempo, dice: “Tenete presente che la vostra costruzione, la costruzione della vostra vita, verrà messa alla prova dal fuoco”. Paolo dice: “Tutti dovremo passare attraverso questo fuoco che brucerà tutte le zizzanie” cioè tutto quello che non è stato fatto dallo Spirito del figlio di Dio che è in voi. Tenere presente questo significa che a un certo punto della tua vita, forse una grande parte verrà bruciata, rimarrà il bene, il buon grano, ma forse saranno tante le opere che tu hai fatto, guidate e suggerite dalle zizzanie, queste verranno distrutte.
La conclusione della parabola è bella. Teniamo presente che c’è questa purificazione, teniamo presente il compito che è chiesto ad ogni vero discepolo di essere un angelo che fa opera di purificazione degli scandali per eliminare gli operatori di iniquità e creare un’umanità bella. Alla fine rimarrà il figlio di Dio, il bello che è presente in ogni uomo e questo regno del figlio dell’uomo sarà consegnato al Padre e allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Il messaggio è di gioia e di speranza per ogni uomo, non è che qualche figlio di Dio verrà gettato nella fornace ardente, saranno le zizzanie presenti in ogni uomo che verranno finalmente bruciate dall’incontro con l’amore del Padre del cielo, ma la salvezza sarà quella di ogni figlio di Dio accolto fra le braccia del Padre.



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