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17ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 13 min

Dal vangelo secondo Matteo (13, 44 – 52)

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi, per la gioia, va, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle belle; trovata una perla di grande valore, andò, vendette tutto quello che aveva e la comperò. Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

 

Un uomo poteva essere ricco, potente e per questo doveva essere temuto, onorato, ma se non aveva la sapienza non era stimato e per sapienza non si intendeva l’erudizione, ma il saper discernere fra ciò che bene e ciò che è male, perché non ci si può sbagliare, ne va della vita e se non si costruisce la vita con la sapienza, ma sulla stoltezza, sono guai seri. Nell’Antico Testamento troviamo tanti testi che fanno l’elogio della sapienza: nel libro di Giobbe si dice che: vale più scoprire la sapienza che le gemme. E specialmente nel libro dei Proverbi e del Siracide ci sono tante pagine che elogiano la sapienza e coloro che la ricercano, la sapienza: “meglio possedere la sapienza che l’oro” dice il libro dei Proverbi al capitolo 16. E al capitolo 8 “la sapienza vale più delle perle”. La sapienza era la ponderatezza delle persone anziane, il libro del Siracide al cap. 25: “quanto si addice agli anziani, il saper dare consigli negli anni della loro vita”. Avevano accumulato esperienza e saggezza ed il loro compito era quello di esortare, di formare i figli e i figli dei figli al saper vivere. Raccomanda il libro del Siracide al capitolo 8:” non trascurare i discorsi dei vecchi, perché anch’essi, hanno imparato dai loro padri”. La domanda che ci poniamo: “Questa sapienza degli uomini è pienamente affidabile?”

Anche oggi ne circola tanta nel mondo di questa sapienza, sono tante le proposte di vita che vengono fatte: chi ti suggerisce una cosa, chi un’altra sapienza, ma qual è la sapienza che ti permette di non sbagliare nella vita? Gesù è venuto a proporre la sua sapienza e oggi te ne presenta l’inestimabile valore con due parabole. Ascoltiamo la prima: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi, per la gioia, va, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. Al tempo di Gesù si favoleggiava molto, su tesori nascosti nel campo, che qualcuno particolarmente fortunato, riusciva a trovare. La ragione per cui nascevano questi racconti era il fatto che, la terra di Israele, lungo i secoli, è sempre stata soggetta a guerre, invasione di tribù, di popoli stranieri e quando arrivavano questi nemici, l’unico modo, per salvarsi, era la fuga. Quindi le persone, prima di scappare, nascondevano le cose che non potevano portare con sé e, se avevano dei tesori, li sotterravano nel loro campo, li nascondevano e speravano poi di poter tornare a riprenderseli.

A Meghiddo c’è il famoso Palazzo degli Avori, chiamato così perché gli archeologi hanno trovato sotto il pavimento un tesoro di avori che era stato nascosto ai nemici. L’hanno scoperto invece gli archeologi. Anche Giuseppe Flavio ci ricorda che era questo il comportamento normale delle persone all’avvicinarsi dei soldati romani durante quella guerra che poi ha portato alla distruzione della città di Gerusalemme.

Da questi racconti è nata la parabola di Gesù. Notiamo i dettagli perché ci aiutano poi a capire il messaggio che Gesù ci vuole dare. Il primo dettaglio: la scoperta del tesoro viene fatta per caso, il bracciante non lo stava cercando, ha avuto la fortuna sfacciata di vedere che sotto c’era un tesoro. Il secondo dettaglio: il tesoro non è appariscente, è nascosto. Se uno gira per il campo con la testa per aria non nota quel luccichio, è interessato ad altro, forse al palazzo, al vigneto, al gregge di pecore, che sono cose belle, ma non sono quelli il tesoro. Il tesoro è sotto, è nascosto. Il terzo dettaglio: quest’uomo è intelligente, capisce che ciò che sta vedendo, ciò che affiora in superficie è solo una piccolissima parte del tesoro e capisce che, lui lo deve prendere tutto. Il quarto dettaglio: ciò che muove quest’uomo è la gioia. Ha capito che quello è l’affare della sua vita ed è colmo di gioia: è la gioia che adesso lo muove a fare tutte le scelte. Il quinto dettaglio: la fretta; non c’è tempo da perdere, se comincia ad essere indeciso, se tentenna, gli anni passano, se perde tempo, perde degli anni in cui potrebbe godersi questo tesoro, deve immediatamente decidersi a comperare tutto quel campo. Difatti lui, mosso dalla gioia, non rimpiange nulla e vende tutto: il suo orticello, il gregge di pecore, la sua casetta non gli interessa più nulla, perché ha la possibilità di realizzare la gioia della sua vita.

Veniamo adesso al messaggio che Gesù ci vuole dare, di che cosa sta parlando? Qual è il tesoro? Chiaramente è il suo Vangelo, la sua sapienza di vita, che ci propone l’uomo nuovo, l’uomo riuscito, il beato secondo i suoi criteri di successo. Il campo è chiaramente la nostra vita, è nascosto in questa nostra storia, il tesoro è in quel campo, molti passano vicino a questo tesoro, ma hanno la testa per aria, sono interessati ad altro, notano qualche luccichio, ma non ci fanno caso, loro sono interessati a ciò che è appariscente, le cose piacevoli che seguono tutti: le feste, le ricchezze, i successi, le vacanze. Il tesoro che dà senso a una vita, che ti riempie di gioia la vita, è un altro. Queste cose ti possono dare una gioia bella, ma ti non soddisferanno mai, perché l’uomo è fatto bene, fino a quando non incontra quel tesoro non è pienamente felice.

Il tesoro del Vangelo è presente nel mondo, è evidente, ci vuole un’attenzione particolare per saperlo cogliere? c’è qualche segno che tutti possono vedere? chi non ha udito qualche parola saggia, che si trova nel Vangelo? qualche frase di Gesù? qualche suo messaggio, qualche sua parabola, qualche detto del Signore? Porgi l’altra guancia, cosa ti interessa guadagnare il mondo intero, se poi non dai un senso alla tua vita… ama il tuo nemico! Tutti hanno orecchiato qualcosa e quindi qualche segno della presenza di questo tesoro del mondo lo hanno visto tutti, ma non ci hanno fatto caso.

Come viene trovato questo tesoro? Qualcuno può trovarlo per caso ed è il messaggio che è presente in questa parabola. Vuol dire che questo tesoro non è meritato, è gratuito. L’hanno guadagnato altri il tesoro, tu devi solo capire che è un tesoro e prendertelo. Facciamo alcuni esempi, di persone che hanno fatto casualmente la scoperta di Cristo e del suo Vangelo e delle persone intelligenti e che hanno detto: Io lo voglio tutto questo tesoro. Per esempio, forse uno prima pensava soltanto alla sua carriera professionale, poi un giorno, ascoltando un collega di lavoro che ragionava in un modo completamente diverso dagli altri, si è chiesto: ma che saggezza è mai quella di questo mio collega, è bella questa sapienza.

Ecco, se le persone non vedono persone con la gioia, non vengono stimolate a cercare anche loro quel tesoro che rende felici coloro che credono in Cristo. Allora ci chiediamo qual è il prezzo di questo tesoro nascosto? È un tesoro che costa caro, non qualcosa, ma tutto. Allora va, vende tutto, mosso dalla gioia, non con rimpianti. Che cosa significa questo? Significa che uno aveva la sua scala di valori, forse in cima a questa scala ci stava il conto in banca, l’idolo che decideva tutte le scelte della vita, decideva l’orario della giornata, decideva la scelta degli amici. Cosa ti ordinava il tuo idolo? Scegli quelli che ti vogliono far aumentare il denaro, il successo nella tua carriera, tutto era guidato da questa scala di valori, poi, ma in fondo, ci stava anche l’aiuto a un vicino che era nel bisogno. Il prezzo per comperare quel campo e per dire che è tuo è il capovolgimento della scala di valori. Cioè: ciò che prima stava in fondo e che era l’amore, l’attenzione all’altro, il dono di tutto ciò che hai per rendere felice, per donare vita al fratello questo passa in cima e questo è il prezzo del campo. E di fronte al prezzo di questo campo mettiamo in conto anche qualche esitazione.

Credo che anche quel contadino che ha intuito il valore di quel campo, abbia avuto un momento in cui ha tentennato, ha esitato perché doveva proprio vendere tutto, poi è stato mosso dalla gioia, e anche noi possiamo avere qualche esitazione a comperare quel tesoro, perché non abbiamo l’evidenza. Anche quel contadino non ha potuto verificare tutto quello che stava sotto, ma ha capito che c’era, così anche noi possiamo avere un momento di esitazione, ma se abbiamo capito il tesoro, che è il Vangelo, che è decisivo per il successo della nostra vita, allora non abbiamo paura. Come l’ha avuta invece quel giovane al quale Gesù aveva detto: “vendi tutto”, che non ha avuto il coraggio di dare tutto per il povero, per il bisognoso e -il Vangelo dice: “si è allontanato avvolto di tristezza”. Ecco, è la gioia che deve muovere colui che davvero ha capito il tesoro che Gesù ti offre.

Vediamo adesso la seconda parabola: “Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle belle; trovata una perla di grande valore, andò, vendette tutto quello che aveva e la comperò”. Per i popoli orientali, le perleerano la cosa più preziosa e più bella; erano addirittura il simbolo della bellezza. A differenza di chi ha trovato per caso il tesoro nel campo in questa seconda parabola siamo di fronte a un intenditore di bellezza, uno che continua a cercare la bellezza e non è mai soddisfatto. Lui sente nel profondo del suo cuore che esiste qualche bellezza, ancora maggiore, di quella che ha trovato fino a quel momento. Questa è la nostra storia. Noi siamo dei ricercatori di bellezza, amiamo ciò che è bello, e notiamolo non siamo mai veramente soddisfatti. Siamo alla ricerca del massimo, della perfezione, della bellezza.

Chi rappresenta questo commerciante? Nel suo racconto Matteo si riferisce chiaramente ai cristiani delle sue comunità di Antiochia: sono dei giudei che hanno fra le mani una bella perla, la sapienza. Lo abbiamo già sentito, nel libro dei Proverbi e in Giobbe, quando si parla della bellezza della sapienza di Israele, la si paragona alle perle. È una sapienza che è più bella delle perle. Questi giudei, che si sono convertiti a Cristo, hanno conosciuto la sapienza dell’Egitto, dei popoli dell’antico Medioriente, e sanno che si tratta di sapienze che possiedono bellezza, ma loro, hanno una perla più bella di tutte le altre, la tradizione del loro popolo, che deriva dalla Torah, chi fa riferimento alla sapienza della Torah costruisce l’uomo bello. Cosa che rende bello l’uomo? Quand’è che noi diciamo che una persona è bella? Non per i vestiti che indossa, per i tatuaggi, ma per i valori che incarna, per la sua generosità, per la sua saggezza, la sua rettitudine, la sua disponibilità ad aiutare chi è nel bisogno e questa sapienza viene insegnata dalla Torah. Quindi chi possiede la Torah possiede la sorgente della bellezza dell’uomo.

Questi giudei che si sono convertiti a Cristo, prima ritenevano di avere la sapienza della Toràh come il massimo della sapienza eppure, quando non si erano ancora convertiti, in fondo al loro cuore sentivano che esisteva una sapienza ancora migliore, anzi immensamente migliore della sapienza della Toràh. È stato quando hanno incontrato Cristo, che hanno scoperto la bellezza assoluta. È la storia di Paolo, lui conosceva la bellezza della religiosità giudaica, ma quando ha trovato Cristo, che cosa scrive ai Filippesi:” Io ho lasciato perdere tutte queste cose, le considero addirittura spazzatura, per poter guadagnare Cristo”. Lo sappiamo che c’è anche chi non cerca la bellezza, chi non ama la bellezza, chi non si preoccupa di essere bello o brutto. A lui non interessa, lui si vuole godere la vita, si preoccupino gli altri che gli stanno vicino, perché hanno a che fare con un tipo antipatico, insopportabile, egoista.

Ma chi vuole essere un uomo vero cerca la bellezza, cerca la sapienza che rende belli. La può cercare nel buddismo, in Confucio, nell’umanesimo e in queste sapienze trova tanta bellezza, eppure continuerà a cercare perché il cuore gli dirà che c’è una perla, una bellezza, una sapienza ancora maggiore. La troverà soltanto quando incontrerà il Vangelo, Cristo e le sue beatitudini. Lì c’è la bellezza che non teme confronti, perché non può esistere una persona più bella di chi incarna il Vangelo, non può esistere un uomo più bello di chi è disposto a donare la vita anche per un suo nemico e, in ambedue le parabole, quella del tesoro nascosto nel campo e quello della perla, viene messa in risalto l’urgenza con cui deve essere fatto l’acquisto.

Sia il campo che la perla, costano tutta la vita. È tutta la vita che va consegnata a questa sapienza, cioè al progetto del Regno di Dio, e non c’è tempo da perdere, perché altrimenti la vita se ne va e poi alla fine i giochi sono fatti e, se non sono stati fatti su questa sapienza del Vangelo, la vita è in gran parte andata persa.

E ora l’ultima parabola che ci presenta la conclusione della nostra storia in cui siamo andati costruendo il Regno di Dio: “Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci …”. Quando Gesù ha chiamato i suoi discepoli, ha affidato loro una grande missione, quella di pescare uomini, non pescare con l’amo, ma con la rete perché il loro compito è quello di tirar fuori dalle acque del mare, che sono il simbolo di tutte le forze di morte, di corruzione morale, di passioni sregolate, di cattive compagnie, di droga e di tutto quello che impedisce all’uomo di vivere. Devono tirar fuori gli uomini da questa condizione per collocarli nelle acque di vita che è lo Spirito di Cristo.

Bene, questo è il loro compito e quando tirano su la rete e cosa trovano dentro? Noi rispondiamo subito: trovano pesci, trovano pesci buoni e pesci cattivi che sono gli uomini: gli uomini cattivi vengono buttati via e si tengono solo quelli buoni. Bene, questa interpretazione l’abbiamo inventata noi: non c’è scritto nella parabola, anzitutto non si parla di pesci, perché l’autore evita di proposito il termine, perché vuole riferirsi agli uomini tirati fuori dal mare e poi, continua il testo dicendo che i pescatori cominciano a distinguere e la traduzione dice: i pesci buoni dai pesci cattivi.

Non è così. Il testo dice: “cominciano a distinguere, a separare le cose belle e le cose marce”. Questo è il significato del termine “sapros” in greco marcio, cioè morto. C’è del vivo e c’è del morto. Non dice che ci sono dei pesci vivi e dei pesci morti, uomini vivi e uomini morti, dice che c’è questa realtà, c’è del bello e c’è del marcio… questo è quanto c’è nella rete. Nella chiesa bisogna fare pace con questa realtà, bisogna vivere serenamente questa realtà ecclesiale, prendere coscienza che, anche tirati fuori dal paganesimo, le persone rimangono sempre con del buono, del bello e del marcio, del morto dentro di loro.

Attenti bene, non si parla di persone che sono belle, totalmente belle, e di altre che sono totalmente morte, marce! Non è così: il bello e il marcio è presente in ogni uomo. È per questo che la Chiesa è composta di persone e quindi nella Chiesa non possiamo trovare altro che il bello e anche il negativo, la parte morta, quella marcia della nostra vita. È quella che noi costruiamo quando assecondiamo gli impulsi delle zizzanie, che sono presenti in ogni uomo. Anche se sei tirato fuori dalle onde del mare ed entri nella comunità ecclesiale in te saranno sempre presenti le zizzanie che produrranno questi frutti di morte. In ognuno c’è la parte bella che la vita ha costruita quando seguiamo gli impulsi dello spirito, la voce del figlio di Dio che è in noi. Quindi ci sono due gruppi di persone, certo, è vero che la parte bella e la parte marcia si manifestano in proporzioni diverse nelle persone, ma mettiamo in conto che sono presenti in ognuno di noi.

Qual è il messaggio della parabola? L’autore del Vangelo è un pastore d’anime, lui ha a cuore la vita delle sue comunità e si sta rendendo conto che il fervore iniziale che l’aveva caratterizzate nei primi decenni, è andato affievolendosi. Molti cristiani dalle comunità si sentono a posto per il fatto di essere dei battezzati e prendono alla leggera gli impegni battesimali, si adeguano a comportamenti che sono quelli della vita pagana. Insomma, in loro più del buon grano comincia a emergere il frutto delle zizzanie e Matteo si sente in dovere di dare una scossa a queste comunità e per farlo impiega il linguaggio che loro comprendono molto bene e ricorre alle immagini apocalittiche: gli angeli, la fornace ardente, il pianto e lo stridore di denti.

Cosa intende dire questo pastore d’anime? Dice alle sue comunità: Attenzione perché, pur essendo stati tirati fuori dalle acque, pur appartenendo alla comunità cristiana – e siete stati fortunati di essere rimasti dentro questa rete – la vostra vita potrebbe essere ancora marcia, la vostra vita potrebbe concludersi fra il pianto e lo stridore di denti, cioè nel fallimento. Potreste non essere persone belle, modellate dal Vangelo, ma persone morte, “sapros”, marcie. Dentro la comunità cristiana però – dice la parabola – c’è la fortuna, ci sono degli angeli.

Sono coloro che si impegnano a far prendere coscienza a ciascuno della condizione in cui si trova, invitano a riflettere, a valutare la propria vita non secondo i criteri di questo mondo, i criteri degli uomini, ma alla luce del Vangelo. Sono questi gli angeli che richiamano tutti perché esiste il pericolo di verificare, al termine della vita, il proprio fallimento. Ecco l’immagine del pianto e stridore di denti. Ognuno è chiamato ad essere un angelo nella comunità, a svolgere questo servizio alla sapienza del Vangelo e infine, c’è l’immagine della fornace ardente, il fuoco che brucia tutto il marcio, che c’è in tutta la vita costruita secondo le zizzanie. Questa è anzitutto una minaccia dell’evangelista Matteo, che ricorda a tutti che sarebbe molto doloroso vedere bruciata grande parte o addirittura la quasi totalità della nostra vita, perché è stata costruita su altri valori che non sono quelli del Padre. C’è una minaccia, in questa parabola. Ma c’è la grande e lieta notizia per ognuno di noi, che rimarrà accolta nel regno del Padre la parte bella, presente in ogni persona. Tutto il male sarà consumato dal fuoco dell’incontro con l’amore infinito del Padre celeste: questa è l’ultima parte di questo capitolo.

Questa conclusione è molto bella perché è la firma dell’evangelista Matteo, il quale dice: “io sono uno scriba, un rabbino, divenuto discepolo del Regno dei cieli e so cogliere la bellezza della sapienza antica, quella della Torah e sono uno che ha scoperto la bellezza della perla preziosa che è il Regno di Dio”.

 
 
 

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