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SS. TRINITÀ

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 12 min

Dal vangelo secondo Giovanni (3,16-18)

In quel tempo Gesù disse: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.

Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

Il brano di oggi va collocato nel contesto del dialogo fra Gesù e Nicodemo.

Ricordiamo di questo personaggio che è andato da Gesù di notte, un rabbino, uno studioso delle Scritture, e appartiene alla setta dei farisei. È certamente la persona più colta che Gesù ha incontrato, un conoscitore del diritto, della teologia. Ma cosa è andato a fare da Gesù di notte? Siamo forse un po’ condizionati, forse dalle prediche che abbiamo ascoltato, e immaginiamo Nicodemo che striscia lungo i muri, per non farsi vedere dai suoi colleghi.

Ma il Vangelo non ce lo presenta così. Notiamo come lui si rivolge a Gesù, parla al plurale, dice: Rabbì, noi farisei sappiamo che tu sei un uomo venuto da Dio, difatti non si possono compiere i segni che tu compi, senza essere inviati da Dio.

Vediamo quali segni aveva compiuto. Gesù quando è arrivato Gerusalemme ha compiuto un solo segno. Siamo all’inizio del Vangelo secondo Giovanni, il segno è stato quello di scacciare i venditori del tempio, un segno drammatico e l’autorità religiosa, certamente, è rimasta indignata dalla profanazione del tempio, e i farisei, alla cui setta, appartiene anche Nicodemo, sono rimasti sconcertati e si sono chiesti: ma chi è costui che ha il coraggio di compiere un gesto del genere? Soltanto uno che è mosso dallo Spirito profetico e che dà un segno.

Gesù quindi è un personaggio che comincia a inquietare l’autorità religiosa, perché esce dagli schemi. Ecco allora la necessità di conoscerlo e possibilmente controllarlo. Credo che fosse la missione che Nicodemo doveva svolgere quella notte con Gesù, cioè quella di riportarlo sul corretto cammino, nella tradizione che era quella dei farisei.

Questo Nicodemo rappresenta un po’ tutti noi cioè persone legate a tradizioni, a concezioni, persone buone, sincere e oneste, ma che quando si trovano poi di fronte alla novità di Gesù cercano in tutti i modi di metterle d’accordo, cioè di convincersi che in fondo quello che dice Gesù non fa altro che confermare quello che abbiamo sempre pensato. No. Quando arriva, Gesù butta all’aria quelle che sono le tradizioni inventate dagli uomini che non bisogna cercare di proteggere, bisogna entrare nella novità che Gesù propone.

Perché è proprio il vino nuovo che, spezza gli otri.

Chi è e perché è andato di notte. La notte era considerata, dai rabbini, il tempo opportuno per dedicarsi allo studio della Torah, della legge. Ricordiamo il salmo 1 “il giusto trova la sua gioia nella legge del Signore e la sua legge medita giorno e notte.

La notte è il tempo propizio per riflettere, per cercare il senso del nostro esistere, per lasciar parlare quegli interrogativi più profondi, che tante volte noi cerchiamo di tacitare, ma il silenzio della notte, mi fa riemergere, è un tempo per pensare, per riflettere. Infatti i due iniziano il loro dialogo, ma Gesù prende subito la parola e introduce il tema del nascere di nuovo dall’alto. Nicodemo comincia subito a sentirsi spaesato, perché non era venuto per questo motivo, era un altro il suo obiettivo.

Poi Gesù comincia addirittura a parlare di quell’immagine dell’Antico Testamento, Mosè che aveva innalzato il serpente, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo. A questo punto di sicuro Nicodemo ha cominciato a non capire più niente, difatti, da questo punto in avanti non si parla più di lui, esce di scena. Era comparso nella notte e nella notte sparisce.

Gesù continua parlare, in quello che, adesso sembra essere, un monologo in cui ci offre una rivelazione meravigliosa. Vogliamo godercela perché si parla del volto del Padre.

In quel tempo Gesù disse: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché

chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.” Ha parlato a Nicodemo di una nuova nascita, poi ha detto che il figlio dell’uomo doveva essere innalzato. Solo a questo punto Nicodemo non deve aver capito proprio più niente, era venuto per parlare d’altro con Gesù, voleva chiarire la sua posizione riguardo alla Torah, all’osservanza delle tradizioni e alle fine, deve essere andato via e anche parecchio deluso.

Non finirà così il suo rapporto con Gesù, perché più avanti ci ricorda l’evangelista Giovanni che c’è stata una discussione fra Nicodemo e i suoi colleghi farisei e ad un certo punto Nicodemo dice:” ma si può condannare una persona, secondo la nostra legge, senza prima averlo ascoltato?” Gli diranno: “stai zitto, studia e ti renderai conto che il Messia non viene dalla Galilea.” Si prende anche dell’ignorante ed era il capo dei farisei! Poi Nicodemo ricomparirà di nuovo sul Calvario, al momento della sepoltura di Gesù, quando porterà quelle 100 libbre di mirra e di aloe per ungere il corpo di Gesù.

Il monologo che ci viene presentato nel Vangelo di oggi è probabilmente una riflessione della comunità primitiva che, illuminata dallo Spirito, ha capito la rivelazione del volto di Dio che era stata donata da Gesù. Ha capito dopo la Pasqua la verità su Dio, che i primi discepoli hanno appreso da Gesù, per cui giustamente l’evangelista pone sulla bocca di Gesù, questa rivelazione del volto. I pagani immaginavano la loro divinità come capricciose, gelose della loro vita immortale, che avevano dato agli uomini la morte, mentre la vita che non finiva mai era riservata a loro. Poi pretendevano di essere serviti dagli uomini, concedevano i loro favori a chi più offriva loro qualcosa in sacrificio. Questa era la concezione pagana, del volto di dio.

A loro volta credevano soprattutto nel dio legislatore, giudice giusto, che separava i buoni dai malvagi, i giusti dagli ingiusti, amava gli uni e odiava gli altri e credo che questa concezione di Dio un po’ pagana, un po’ farisaica sia ancora presente in buona parte anche nella concezione cristiana del volto di Dio.

I cuori anche dei cristiani non sono stati ancora purificati dalla rivelazione del Dio che ci è stata fatta da Gesù. Basta pensare a quanti cristiani pensano ancora che si debbono offrire sacrifici a Dio e che si possa e si debba dare qualcosa a Lui. No, a Dio, non possiamo dare nulla, almeno al Dio di Gesù di Nazareth. Dal Dio di Gesù di Nazareth, noi riceviamo solo gratuitamente.

È un po’ anche la concezione giudaica, ancora presente, in quel Dio giustiziere che è così amato ancora anche da tanti cristiani… vuoi toccarglielo il Dio giusto? il Dio che punisce coloro che hanno sbagliato nella vita?

Ma non è il Dio di Gesù di Nazareth che fa’ queste cose. Gesù ci presenta così il Padre e ce lo presenta con due verbi, che lo caratterizzano. Il primo è Amare… il Dio che ha tanto amato il mondo… il verbo in greco è “Agapan”, ed è la prima volta che compare nel Vangelo di Giovanni. Ricorrerà poi altre 35 volte.

Amare, “Agapan“, significa amore totalmente gratuito, che nasce da dentro, un bisogno interiore di fare del bene, disposti addirittura a donare tutto, anche la vita, per rendere felice qualcuno, perdonare questo è l’Agapan. Dio ha tanto amato il mondo La parola, il verbo, che lo definisce: amare il mondo!

Il mondo: questo termine ricorre in Giovanni, nel Vangelo secondo Giovanni, ben 78 volte e ha vari significati significa anche il mondo che noi conosciamo, significa l’umanità, ma in questo contesto indica l’umanità, segnata dal peccato, nemica di Dio, ribelle.

Dio ha tanto amato il mondo.

Questo – ricordiamo quello che dice il libro della Genesi, al capitolo sei – anche quando descrive la malvagità degli uomini, che era grande sulla terra e ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male. La terra era corrotta davanti a Dio, piena di violenza e poi c’è anche un antropomorfismo che ci spaventa un po’ dice :..” il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo” un discorso molto audace questo antropomorfismo, però è per rendere l’idea di quanto l’umanità si fosse allontanata dal Signore.

Bene, è questo il mondo, è questa l’umanità, che Dio ama, che Dio ha tanto amato. Questa umanità, questo mondo, quell’umanità che anche oggi rifiuta il disegno di amore del Padre lui l’ha sempre amata, anche quando questa umanità si è impossessata dell’albero della conoscenza del bene e del male.

Non si è fidata di lui… l’umanità ha fatto di testa propria, perché era autosufficiente, non aveva bisogno di lui, poteva benissimo a fare a meno di Dio e l’ha amata anche quando questo umanità ha considerato Dio come suo nemico e la Torah che lui le ha dato non l’ha interpretata come il cammino della vita, ma come un impedimento alla realizzazione della propria libertà, della propria gioia. Il Dio di Gesù ha amato da sempre questa umanità e non ha amato null’altro. Tutte le altre cose che hanno voluto far fare a Dio sono fuori da questo amore, che è l’unica sua vita. Dio ama questa umanità!

Poi il secondo verbo: ha donato, ha donato il dono più grande che aveva: il suo unigenito…

Il verbo “didomin” che è impiegato qui indica il dono gratuito che lui ha fatto, è l’obiettivo perché chiunque crede in questo unigenito non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Cerchiamo di capire bene cosa ci sta dicendo Gesù. È necessario credere in questo unigenito, perché è stato mandato apposta per avere la vita eterna, per riceverla in dono.

Credere nel figlio unigenito non significa credere che Gesù è esistito o che sia stato un personaggio straordinario, credere significa accettarlo come modello di uomo, accettare di inserirsi in questo progetto di umanità nuova, che ha come programma l’amore.

Credere in Gesù significa vivere come lui, lasciare che la vita divina che ci è stata donata, si manifesti come si è rivelata in pienezza in Gesù di Nazareth. Gesù era mosso da questa vita divina che è l’amore e ha manifestato totalmente questa vita divina e questa vita divina è stata donata anche a noi. Credere vuol dire accoglierla e lasciare che si manifesti nella concretezza della nostra esistenza.

Questa vita che è chiamata vita eterna, non è Bios, la vita biologica. è un’altra vita, è la vita dell’Eterno, non è eterna nel senso di durata. Noi a volte immaginiamo la vita eterna come questa vita che poi continua. Si muore, ma, poi ci viene ridata… non è così.

Questa vita è la vita dell’Eterno, la vita divina che c’è stata donata da Gesù, e questa non è eterna per durata ma perché indistruttibile perché è di qualità totalmente diversa da quella biologica e forse anche noi immaginiamo la vita eterna come un premio che ci viene dato quando moriamo, se ci siamo comportati bene… non è così.

La vita eterna ci è donata oggi, immediatamente, per cui quando finisce la vita biologica noi siamo immortali perché questa vita non è toccata, è quella di cui Gesù dice: “chi crede in me non muore” quindi è la realizzazione di ciò che Gesù ha appena detto a Nicodemo. Gli ha detto: è necessario nascere di nuovo, non tornare di nuovo nel grembo della propria madre, come pensava Nicodemo. Bisogna nascere dall’alto, cioè, accogliere questa vita divina. Questo significa credere nell’unigenito che è stato mandato dal Padre proprio per questo. Questo quindi è il volto del Padre, colui che ama, colui che dona e non aggiungiamo altro perché ne abbiamo inventate tante di opere che noi abbiamo attribuito al Padre del cielo e che non c’entrano con lui. Questo è l’unico volto di Dio. Tutte le altre immagini – che abbiamo inventato noi – sono quelle pagane.

Ora Gesù continua dicendoci la ragione per cui lui, il figlio unigenito, è stato inviato nel mondo. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma… perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito il Figlio di Dio.

Come mai Padre del cielo ha inviato il figlio unigenito nel mondo?

Anzitutto, teniamo sempre presente che quando nel mondo semitico si dice figlio di una persona, di un padre, più che generato si intende somigliante a. Il padre riconosce le proprie sembianze nel figlio, non solo nelle fattezze esteriori, ma in tutti i valori che sono stati coltivati dal padre e che lui ha inculcato nel figlio. Quando si parla dell’unigenito che il Padre ha inviato in questo mondo, vuole dire ha inviato la sua perfetta immagine.

E come si è rivelato questo Padre nel figlio unigenito? Amore solo amore. Ecco perché dice: non è stato inviato nel mondo per condannare il mondo; è eliminato quindi ogni giudizio di condanna sull’umanità malvagia. Non confondiamo la condanna su ciò che di male viene fatto, con la condanna di persone malvagie; le persone non vengono mai condannate.

Non è il Dio di Gesù di Nazareth quello che condanna, è il dio pagano. Il Dio di Gesù di Nazareth adesso ci dice che cosa fa …innanzitutto ci dice ciò che non fa. Quindi togliamoci dalla testa che lui condanni le persone, perché sono i suoi figli, magari con un’immagine del padre molto deturpata, ma rimangono sempre suoi figli. È il male che compie questa umanità che viene condannato, perché questo male distrugge la vita divina, la fa’ rattrappire nei figli e quindi Dio è il primo che odia questo male. Dio non è un giudice che condanna l’umanità, ma Amore che comunica… vita.

Io spero che Nicodemo non fosse presente quando Gesù ha detto queste cose, perché avrebbe avuto un mancamento! Il Dio che si stava rivelando in Gesù non assomigliava minimamente a quel Dio che la catechesi rabbinica aveva inculcato nella mente e nel cuore di un fariseo.

È stato mandato nel mondo l’unigenito perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui, quindi nessuna condanna, solo salvezza! Cosa si intende con questo verbo salvare che ricorre un’infinità di volte nella Bibbia, nell’Antico Testamento “Aisha “da cui viene anche il nome di Gesù “Joshuà”.

Joshuà”colui che salva – ricorre 241 volte nell’Antico Testamento e nel Nuovo Testamento più di 100 volte. Nella Bibbia salvare significa proteggere, liberare da ciò che impedisce di vivere, essere sottratti all’oppressione, sottratti dalle condizioni che ci rendono schiavi, perché chi è schiavo non riesce a vivere, non può vivere in pienezza la sua esistenza, è coartato.

Israele si trovava in Egitto, aveva le pentole di carne e di cipolle, ma non era libero, quindi non poteva vivere. Dio lo ha liberato, quando era schiavo a Babilonia Dio lo ha liberato. Ecco il verbo liberare significa salvare, è proprio sottrarre a ogni forma di schiavitù. Il figlio unigenito è venuto per questa salvezza. Le schiavitù da cui ci libera le conosciamo molto bene, sono tutte quelle schiavitù che ci impediscono di vivere da figli di Dio, cioè di lasciar esprimere la vita divina che Lui ci ha donato e che è quella dell’amore.

Cos’è che rattrappisce questa vita? Sono l’attaccamento al denaro, se pensiamo solo al denaro, all’accumulo, siamo schiavi del denaro, non riusciamo ad amare, non doniamo tutto a chi è nel bisogno. Se noi pensiamo solo a noi stessi siamo schiavi del nostro egoismo, non riusciamo a vivere e vivere è… amare! Ecco, è venuto per liberarci da tutte queste schiavitù. Se io faccio solo ciò che mi piace sono libero? Noi tante volte pensiamo che la libertà sia poter fare quello che si vuole.

No, se io sono schiavo della mia bramosia, di volermi imporre, di voler dominare, non sono uomo, non esprimo la vita che caratterizza l’uomo che è l’amore. Il figlio unigenito è venuto per salvarci, e non per salvarci alla fine della vita quindi introdurci in paradiso magari dopo che ci siamo pentiti e abbiamo fatto una buona confessione.

No, la salvezza è oggi perché altrimenti se noi non ci lasciamo salvare, non ci lasciamo liberare da tutti i nostri idoli, non viviamo da uomini e chi crede in Lui, non è condannato, chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito figlio di Dio.

Cosa si intende con questa condanna?

Perché ha già detto che lui non condanna, chi non crede in lui non è condannato, cioè, se uno si fida e accoglie questa vita e la lascia esprimere come si è espressa in pienezza in Gesù Lui vive. Se invece non si fida, e non accoglie la proposta di uomo, fatta da Gesù non è che Dio lo condanna, lui è condannato, cioè si condanna alla non vita. Non dice che verrà punito da Dio.

Gesù sta dicendo: “Mi raccomando, prendi coscienza che se tu non accogli la proposta di uomo che lui ti fa, tu ti condanni alla non-vita e quindi – teniamolo bene presente – non sarà condannato, è condannato oggi. Quindi se uno non accoglie la proposta che fa Gesù, nessuna condanna da parte di Dio, c’è una proposta positiva di vita.

Chi l’accoglie è nella pienezza della vita, chi la rifiuta, rifiuta questa pienezza di vita e quindi va contro il suo interesse va contro le sue aspirazioni più profonde, perché soffoca la vita divina che gli è stata donata.

 

 
 
 

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