13ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
- don Luigi

- 3 giorni fa
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(Matteo 10, 37 – 42)
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me. Chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trattenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
Oggi la liturgia ci propone l’ultima parte del discorso che Gesù ha rivolto ai suoi discepoli, quando li ha inviati ad annunciare che, nel mondo, era giunto il regno di Dio e aveva detto loro: non aspettatevi accoglienze trionfali perché, il messaggio che inquieterà coloro che detengono il potere nel mondo, potere sia politico che religioso), perché il messaggio che aggiungerete…. butterà all’aria tutto ciò che avevano detto. State attenti e non meravigliatevi che questi poteri del mondo reagiscano anche con la violenza.
Aveva concluso con una profezia: “…. non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra, non sono venuto a portare pace, ma spada, sono venuto a separare l’uomo da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora da sua suocera e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua stessa casa”.
Sono parole un po’ misteriose, cosa intendeva dire Gesù lui non è certo venuto a scatenare guerre e crociate conosciamo molto bene il suo messaggio, ha sempre ripudiato la violenza. Ricordiamo cosa detto a Pietro quando lui ha pensato di ricorrere alla spada: metti via la spada, non è con la spada che si costruisce il mondo nuovo.
Aveva proclamato: Beati i costruttori di pace, aveva detto e ai discepoli: “amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia, per essere simile al padre vostro, che sta nei cieli”.
Cos’è questa spada è chiaramente un’immagine e l’aveva già impiegata Simeone quando rivolgendosi alla madre di Gesù le aveva detto: anche a te, una spada, trafiggerà l’anima, in quel momento, la madre di Gesù, rappresentava Israele, che sarebbe stato diviso da una spada.
Con il messaggio che Gesù ha introdotto nel mondo si creerà una divisione in Israele. Questo l’aveva predetto già Simeone. Gesù infatti si riferiva alle divisioni, ai conflitti, che il suo messaggio avrebbe inevitabilmente, provocato anche all’interno delle famiglie. Quando Matteo scrive il suo Vangelo, queste divisioni si erano drammaticamente manifestate in Israele. Proprio in quegli anni si era consumata la frattura fra la comunità cristiana e la comunità farisaica, una frattura che non si è ricomposta ancora, neanche oggi.
I rabbini farisei, proprio in quegli anni, avevano pronunciato la scomunica contro i “Miniim”, gli eretici erano questi eretici, coloro che avevano dato la loro adesione a Cristo. I discepoli di Gesù erano chiamati “nozrim”, e anche oggi, sono, nella dottrina i “nazareni” i cristiani. I cristiani quindi vennero scomunicati, cacciati dalle sinagoghe, non si poteva essere un giudeo e un cristiano. Dovevi fare la scelta, sono incompatibili, avevano detto i rabbini, è il tempo in cui nelle 18 benedizioni era stata introdotta una benedizione, “la bircat aminin”, che è una maledizione contro i “Miniim” contro gli eretici, è la 12ª delle benedizioni. (Beracat). Chi aderiva a Cristo andava incontro a conseguenze molto dolorose, era ritenuto un rinnegato, e come tale era rigettato dai suoi familiari.
Per avere un’idea potremmo immaginare, oggi cosa accadrebbe al musulmano che intendesse cambiare religione, chiaramente avrebbe delle conseguenze, perché la famiglia lo considererebbe uno che ha abbandonato la tradizione. In quel tempo, chi si faceva cristiano, da un giorno all’altro veniva a trovarsi in una condizione molto dolorosa, non solo dal punto di vista affettivo ma anche sociale, economico, perdeva tutte le sicurezze che gli erano assicurate dalla famiglia. la figlia non aveva più diritti, nemmeno all’eredità. È in questo contesto drammatico che, Matteo richiama ai cristiani delle sue comunità le parole del Maestro. Ascoltiamo: “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me. Chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me”.
Queste persone che sono state emarginate dei loro familiari, stanno soffrendo. Che cosa, noi avremmo fatto? Credo che ci saremmo accostati a loro con parole dolci, avremmo minimizzato, avremmo detto, vedrai che la cosa si ricompone, si troverà un compromesso. No! Gesù come sempre è molto radicale.
Qui introduce richieste molto dure e le accompagna con una dichiarazione severa: “Se non accetti la mia proposta di vita non sei degno di me!” Nessun rabbino ha mai parlato in questo modo, tanto che i giudei, un giorno gli hanno detto: ma tu chi pretendi di essere?
Vediamo le sue richieste. La prima volta, ai figli: “chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me”. Non dice che, il figlio non deve amare i genitori. Ricordiamo che un giorno, in una discussione, che ha avuto con i farisei, Lui ha detto: siete degli ipocriti, perché annullate il comandamento di Dio che dice: di assistere i genitori, voi con le vostre tradizioni, ma se i due amori entrassero in conflitto, ci fosse un’incomprensione chi si deve scegliere. Gesù è molto radicale. Se tu ami il padre o la madre più di me… non sei degno di me.
La seconda richiesta: è rivolta ai genitori: “chi ama il figlio, la figlia più di me, non è degno di me”, anche qui, non sta dicendo che i genitori non devono amare i figli, la famiglia è sacra, è voluta da Dio e l’amore che unisce i membri della famiglia è naturale ed è meraviglioso, benedetto dal Signore, il resto è un amore che è caratterizzato dalla gratuita.
In famiglia i servizi non vengono quantificati e pagati, si fa tutto per rendere felice l’altro, questa gratuità è un amore stupendo, dove nasce il problema? È che, quando nasce una nuova famiglia, è necessario che ci sia un distacco. Ricordiamo quello che dice il libro della Genesi: l’uomo lascerà suo padre, sua madre e si unirà alla sua donna. Da quel momento, non è che chi si sposa, rinnega la propria famiglia di origine, ma il punto di riferimento di tutte le scelte non sono più, il padre o la madre, ma lo sposo e la sposa, e questo distacco dai genitori è necessario. Se non avviene la vita si blocca, non nasce una nuova famiglia, lo sappiamo quanti guai nascono, quando non si tiene presente questo distacco e quando o lo sposo o la sposa, continuano a fare riferimento ai propri genitori.
Nella mia terra si dice che quando due si sposano, devono andare a vivere in una casa dalla quale, non si veda il fumo del cammino, della casa dei genitori. Gesù non invita il discepolo a dimenticare o a trascurare la famiglia naturale, tutt’altro, ma propone l’ingresso, adesso, in un’altra famiglia. Nasce un’altra famiglia. Lo ricordiamo che, anche Gesù, ha operato questo distacco dalla sua famiglia di Nazareth quando ha lasciato Nazareth è andato a Cafarnao e la sua famiglia ha cercato di andarlo a riprendere e che cosa detto Gesù? ha detto “chi è mio padre, chi sono i miei fratelli” e, volgendo lo sguardo su coloro che stavano attorno a lui, disse: “ecco mia madre ed ecco i miei fratelli, sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.
È questa la nuova famiglia. L’amore per la famiglia naturale, non può essere un impedimento, all’ingresso in questa nuova famiglia, quella dove non ci sono più distinzioni di razze, di culture, dove non ci sono più padri, ma angeli, dove sono tutti fratelli, dove ogni uomo è figlio di Dio. Questa è la nuova famiglia che Gesù propone e…. se entra in conflitto l’antica famiglia, quella naturale, con questa nuova famiglia. Gesù dice: devi di fare una scelta, noi capiamo allora, che cosa significa, anche quel: “non è degno di me”, è l’espressione dell’innamorato che vuole coinvolgere l’amata, in un rapporto esclusivo. Se l’amata non accetta la sua proposta di vita, perché la ritiene troppo elevata, troppo impegnativa, allora, il giovane le dice: “non sei degno di me”, ognuno per la sua strada.
Gesù è un innamorato geloso non ammette compromessi non accetta che, ci siano amanti che distolgono dal suo amore il cuore, lui lo vuole puro e indiviso. Anche il Dio dell’Antico Testamento si presenta allo stesso modo, un Dio geloso. Gli dei pagani non erano gelosi. Zeus riceveva i sacrifici dei suoi devoti, ma se poi, uno andava a offrire sacrifici ad Apollo a Dioniso, Zeus non se la prendeva. Il Dio di Israele. No, è l’unico Dio che vuole l’amore esclusivo: è lui, il punto di riferimento di tutte le scene.
Il Primo nei comandamenti: “Non avrai altri dei, di fronte a me, perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso”. Quante volte ricorre nell’Antico Testamento, il Dio che dice: “Elì el canà”. Io sono un Dio geloso e Gesù riproduce proprio questo volto di Dio geloso, intende dire che, chi incontra Lui, cambia punto di riferimento di tutte le proprie scelte. Nulla e nessuno gli può essere anteposto, quando lui entra nel cuore di una persona, vuole occupare tutto quel cuore. Ecco, cosa significa per noi oggi, dare l’adesione a Cristo, significa che nulla e nessuno, può impedire questo coinvolgimento d’amore.
E adesso ascoltiamo la terza richiesta che, Gesù, fa’: “Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trattenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”.
Cosa intende dire Gesù? “… se volete essere degni di me dovete prendere la croce”. Credo che l’interpretazione più comune sia quella che sentiamo spesso ripetere, soprattutto dalle persone un po’ anziane che hanno qualche acciacco, anche Gesù ha portato la sua croce, mi rassegno anch’io a portare con pazienza, le croci che mi sono capitate addosso. Poi, a volte, si arriva anche a dire che è Dio che manda queste croci.
Questa interpretazione è fuorviante, è falsa, di quale croce sta parlando Gesù? perché le tribolazioni, malattie, dispiaceri, disgrazie, presto o tardi affliggono un po’ tutti e non c’era bisogno che venisse il figlio di Dio dal cielo, per dirci: dovete sopportarle con pazienza, bastava un po’ di buon senso, per capire questo. È un’altra, la croce, di cui parla Gesù, è la croce che lui ha preso. Cos’era la croce? la croce era il patibolo, quell’asse orizzontale, che il condannato, al momento della condanna metteva sulle spalle e poi era condotto al luogo dell’esecuzione chi lo portava, passava in mezzo alla gente ed era ritenuto maledetto da Dio e un rifiutato da tutto il popolo era additato da tutti come un fallito.
Come mai, i capi religiosi e i capi politici, hanno voluto condannare Gesù al supplizio della croce, che era il modo più infamante era quello che era riservato ai sovvertitori dell’ordine costituito, l’ordine politico. Anche i capi religiosi, hanno voluto che fosse crocifisso, cioè considerato come un infame, un sovvertitore delle istituzioni religiose e delle istituzioni politiche. La religione giudaica riteneva benedetti da Dio, chi? I ricchi, quelli che stavano bene, le persone di successo erano coloro che avevano ricevuto le benedizioni del Signore i poveri, chi era colpito da disgrazie, era considerato un castigato a un maledetto.
Da quando Gesù ha abbracciato questa croce avrebbe potuto evitarla: Bastava che lui non dicesse, ciò che ha detto, non portasse avanti la proposta di un mondo nuovo, non capovolgesse i valori di questo mondo, non venisse a parlarci di un Dio dal volto, ben diverso, da quello che era predicato dalla religione. Lo avrebbero lasciato tranquillo.
Lui ha abbracciato la croce, ha accettato di essere considerato un maledetto, dai poteri di questo mondo le croci le portavano gli schiavi e notiamo che Gesù non dice che vanno sopportate le croci che ti capitano, dice: che tu devi fare una scelta cosciente di abbracciare questa proposta che lui ti fa la sua proposta di croce, indica la scelta di chi si ritiene schiavo e non padrone di chi fa la scelta di non appartenere a sé stesso.
Lo schiavo dipendeva dalla volontà del padrone. Gesù dice: tu devi fare – se vuoi essere degno di me – la scelta di essere uno schiavo di essere uno che, agli occhi di questo mondo, è considerato un fallito di essere uno che, non è un padrone, ma un servo al quale, tutti possono dare ordini tutti possono essere serviti. Questi padroni chi sono? Sono i tuoi fratelli, in ogni momento in cui loro hanno bisogno di te. Tu ti devi dire loro servo, cosa questo significa, abbracciare la croce, che Gesù ha abbracciato, la scelta di essere schiavo, servo di tutti. Direi allora che al posto della parola croce basta mettere la parola Amore tutto diventa chiaro.
Queste parole, lo sappiamo, suonano male, nella cultura del nostro tempo, dove si ritiene che, la persona si realizzi quando riesce ad affermarsi e, se necessario, per affermarsi può anche sopraffare, anche schiacciare gli altri. Gesù propone la realizzazione opposta. È un uomo riuscito chi impiega tutta la propria vita nel prestare attenzione ai bisogni del fratello.
Nell’ultima parte del discorso, Gesù si rivolge adesso, a coloro che hanno abbracciato la croce e sono parole dolci, consolanti, ascoltiamo: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
Nell’ultima parte del discorso, Gesù parla di persone da accogliere e le prime che devono essere accolte siete voi chi accoglie voi accoglie me e voi, voi siete degni di me, perché avete fatto la scelta di abbracciare la croce, cioè la scelta che io ho fatto, di fare della mia vita. Voi adesso andate nel mondo e incarnate questa proposta di vita chi accoglie voi, accoglie me una grande fiducia quella che Gesù ci ha dato, perché ci considera degni di lui. Naturalmente non se ci presentiamo come i suoi discepoli, perché pratichiamo qualche devozione non sono cose brutte, ma cose marginali, ma se ci presentiamo degni di lui, persone che donano la vita: Chi accoglie noi, accoglie la sua proposta di amore.
Seconda: accoglienza. Chi accoglie un profeta, perché è un profeta avrà la ricompensa del profeta. Dio parla attraverso i profeti, non puoi udire la sua voce dal cielo, con miracoli. Chiaro? I pensieri di Dio ci vengono riferiti da fratelli che sono, più sensibili di altri, al pensiero del Signore e quando introducono nel mondo il pensiero di Dio, è contrario al buon senso comune al modo di ragionare di tutti. Sono i profeti che ci suggeriscono, le proposte di vita umanizzante, quelli che vengono dal cielo, lo sappiamo bene, ci vuole anche oggi qualcuno che dica agli uomini che, la fiera delle vanità in cui si muovono è fallimentare, che gli idoli, sui quali puntano la vita, stai attento perché alla fine ti tradiscono.
Tu accumuli denaro, ma poi lo lasci qui costruisci la vita su valori autentici, bene, questi richiami vengono fatti dai profeti, da coloro che sono sensibili al pensiero di Dio, coloro dei quali Dio si serve per comunicare al mondo, la sua parola.
Come accogliere questi profeti? Li accoglie chi accoglie il messaggio anzitutto, poi accoglie il profeta chi dà un sostegno morale al profeta. Il profeta, siccome è sempre scomodo, perché non ragiona, come ragionano normalmente gli uomini e spesso questi profeti vengono, emarginati, osteggiati soprattutto di. chi detiene il potere, da coloro che vogliono perpetuare ciò che si è sempre fatto sono sempre degli innovatori, i profeti. Bene, hanno bisogno di essere sostenuti da coloro che capiscono che la loro parola viene dal cielo. I profeti vengono spesso emarginati dicendo: sì, dicono delle cose buone, ma bisogna essere prudenti, bisogna rispettare le tradizioni, le persone semplici che sono affezionate a ciò che si è sempre fatto e così si impedisce di introdurre la novità del Vangelo.
Ecco accogliere i profeti, vuol dire: anche se io non sono un profeta, ma dico è vero viene da Dio ciò che sta dicendo quell’uomo, quel mio fratello e c’è una terza accoglienza del profeta, quella che abbiamo ascoltato, nella prima lettura: è quello di aiutare, anche concretamente, colui che svolge questa missione, ne ha bisogno tante volte, e la ricompensa in che cosa consiste? Avranno la stessa ricompensa del profeta, vuol dire: tu, anche se non sei profeta, ma, dai questo appoggio al profeta tu collabori alla sua missione. Tu sei parte della missione, che lui sta svolgendo, sarai, anche tu. un costruttore di quel mondo nuovo che nasce dal messaggio annunciato dal profeta, poi
Terza accoglienza: chi accoglie un giusto, perché è giusto avrà la ricompensa del giusto. Il profeta è colui che annuncia il messaggio del cielo, con la parola, ed è necessario che ci sia il profeta. Chi è il giusto? Sei giusto, purché con la tua vita, con la sua vita parli del messaggio che viene da Dio, il giusto può anche non essere uno che ti parla con parole, ma ti parla con la sua vita te ne incarna la parola che viene dal cielo. Ricordiamo tutti cosa diceva San Francesco ai suoi frati: “predicate sempre il Vangelo, se necessario anche con la parola”. Si riferiva alla predicazione con la vita. Ecco chi accoglie il giusto, perché è giusto, avrà la ricompensa del giusto. Accoglierlo, significa entrare in sintonia con la sua proposta di vita.
Ultima richiesta che Gesù fa di accoglienza: “chi avrà dato da bere, anche un solo bicchiere d’acqua fresca, a uno di questi piccoli, perché è un discepolo, – il discepolo è sempre uno piccolo, perché a volte è quasi invisibile e dare un bicchiere d’acqua nella cultura semitica, significa accogliere nella propria casa. Un bicchiere d’acqua fresca a un discepolo è l’atto di amore più semplice. – Ecco non rimarrà senza ricompensa”. Che cosa significa? Qualunque appoggio, tu dai a un discepolo, perché è discepolo, questo gesto, che tu fai, avrà un risultato positivo, anche se è piccolo, dando l’appoggio a un discepolo perché è discepolo. Tu sarai, anche in una piccola parte, costruttore del mondo nuovo, ogni gesto di appoggio al discepolo, avrà un significato positivo nella storia di Dio.



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