top of page

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 3 lug
  • Tempo di lettura: 12 min

Dal vangelo secondo Matteo (11, 25 – 30)

In quel tempo, Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

 

Per comprendere il brano evangelico di oggi, lo dobbiamo collocare nel momento difficile che Gesù sta vivendo. Lui aveva lasciato Nazareth e si era trasferito a Cafarnao. All’inizio aveva ricevuto un’accoglienza entusiasta da parte della gente, anche perché era stato preceduto dalla testimonianza che gli aveva dato il Battista che era stimatissimo dal popolo. Gli scribi e i farisei lo avevano sempre guardato piuttosto circospetti, ma la gente semplice era favorevole a Lui.

Adesso cosa notiamo? Che nei capitoli 11 e 12 del suo Vangelo, Matteo ci dice che il clima attorno a Gesù è cambiato; molti non capiscono ciò che Lui sta proponendo, non capiscono la sua scelta di schierarsi dalla parte dei poveri, dei peccatori, degli esclusi, di andare a far festa con i pubblicani… e il primo a scandalizzarsi è proprio il Battista, il quale aveva detto: “Quando arriverà il Messia, la scure è già alla radice degli alberi e gli alberi che non producono frutto saranno tagliati e buttati nel fuoco; lo stesso destino avrà la pula che sarà separata dal buon grano e sarà buttata nel fuoco”. Cioè, il Messia che è Gesù lo ha indicato, è arrivato per porre fine a tutti i malvagi che ci sono nel mondo.

Il Battista comincia ad entrare in crisi perché, non solo Gesù non se la prende contro i peccatori, ma fa festa con loro. Gesù gli manderà a dire: “Stai attento a non scandalizzarti di me perché io sono venuto proprio per capovolgere tutte le convinzioni che anche tu Battista hai interiorizzato”. Ma non solo il Battista, anche il popolo che si era accostato a Gesù con favore, per quale motivo? Perché si aspettava guarigioni, si aspettava prodigi, voleva avere dei favori e lo cercava per il proprio interesse, per far andar meglio le situazioni della vita, non per grandi ideali. Quando Gesù ha cominciato a parlare di conversione del cuore, quando ha proposto le sue beatitudini che erano ben lontane da quelle beatitudini cui loro aspiravano, cioè star bene, arricchire, imporsi, farsi servire… questo Gesù ha cominciato a interessare sempre meno anche alla gente.

È un po’ quello che accade anche a tanti cristiani che erano credenti in un Dio che li favoriva perché lo pregavano e quindi gli faceva andar bene le cose della vita, ma quando poi hanno aperto il Vangelo e si sono resi conto di che proposta di uomo Gesù ti fa, l’uomo che si mette a servizio del fratello, che dimentica sé stesso per amore degli altri, allora questo Gesù come a Cafarnao, interessa meno, quando lo si conosce tanti entusiasmi si raffreddano.

“I saggi e i dotti”, quelli erano già convinti di saperne abbastanza, semmai si aspettavano che Gesù li benedicesse, li approvasse perché loro erano le guide del popolo e si sentivano sicuri con la loro scienza… invece adesso si sentono in pericolo e cominciano a diffamare Gesù davanti alla gente, dicono: “State attenti perché Lui è in combutta con Belzebul”. Pensano addirittura come fare a toglierlo di mezzo, lo vedono pericoloso per la loro posizione.

È il momento in cui Gesù pronuncia quella espressione così dura nei confronti di Corazin e di Cafarnao, queste due città dove si è svolta già metà della vita pubblica e quindi hanno ascoltato la sua predicazione, hanno visto i segni ma non si sono convertite e Gesù dice: Guai a te Corazin, guai a te Betsaida

Attenti a quel guai, non è la minaccia di mandare all’inferno, no! “Guai” è un’espressione ebraica “hoi” che è il lamento funebre; di fronte a un lutto ci si mette le mani nei capelli per gridare il proprio dolore. Cosa non è mai successo?

Gesù dice: “hoi Corazim, hoi Cafarnao, cosa non hai combinato? Hai perso l’opportunità della tua storia!” Siamo nel contesto in cui nemmeno i suoi parenti credono in Lui, tant’è vero che ci viene riferito che sono venuti da Nazareth per riportarlo a casa ed è il momento in cui Gesù dirà: “io ho dato inizio a una nuova famiglia; è questa la ragione per cui ho lasciato Nazareth”. È in questo contesto, in questo clima di sfiducia, di contestazione, di insuccesso, che Gesù eleva al Padre una commovente preghiera.

Ascoltiamo: 25Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Abbiamo visto che a Cafarnao, le cose si stanno mettendo male per Gesù, nessuno ascolta più, non interessa quello che Lui sta predicando. Che cosa accade quando noi veniamo a trovarci nella stessa situazione? Ci scoraggiamo, cominciamo a lamentarci… guarda che società, pensano solo star bene, a divertirsi, non interessa la predicazione del Vangelo… e anche nella comunità cristiana siamo in pochi, nessuno si impegna, poi ci sono scandali… ci lamentiamo. Gesù no! Che cosa fa in questa situazione di fallimento della sua predicazione, del suo lavoro apostolico?

Benedice il Padre! Cosa vuol dire benedire? Vuol dire gridare la propria espressione di gioia perché nel dialogo con Dio, con il Padre, Lui ha capito che c’è un disegno su ciò che sta accadendo; è una situazione di fallimento, ma c’è un disegno di Dio che Lui ha scoperto guardando al Padre, vedendo le cose come le vede il Padre.

Gesù riconosce e proclama con gioia che ciò che è accaduto, entra nel disegno del Padre e quindi ha un significato bello, positivo; se nella stessa situazione attraverso la quale inevitabilmente anche noi passiamo, nei momenti difficili, assumessimo questo atteggiamento di lode, se nella preghiera ci staccassimo da noi stessi, dalle nostre ansie, dalle nostre preoccupazioni e ci lasciassimo portare in alto per vedere le cose come le vede Dio, allora tutta la nostra vita cambierebbe, diventerebbe più serena, più allegra, più riposata, più equilibrata. Che bello vedere Gesù sorridente, luminoso, in un momento difficile, momento che avrebbe potuto essere di scoraggiamento!

Chiama Dio Padre. I pagani erano soliti chiamare Dio padre, ma ha un significato diverso questa espressione che noi troviamo sulla bocca di Gesù ben 181 volte nei Vangeli, soltanto una volta compare questo appellativo sulla bocca di Filippo quando durante l’ultima cena dice a Gesù “mostraci il Padre”. I pagani, quando si rivolgevano al loro Dio padre, intendevano rivolgersi al creatore, ma il loro Dio era un padre capriccioso, imprevedibile, esigente, pretendeva di essere servito con olocausti, con sacrifici… il Padre di Gesù è completamente diverso, lo chiama Padre perché è colui che dona e basta, non pretende nulla dall’uomo, non vuole essere servito dall’uomo, vuole solo che si accolgano i suoi doni, perché soltanto accogliendoli l’uomo è felice.

Gesù ha messo sulla nostra bocca l’espressione con cui Lui si rivolgeva al Padre, l’appellativo che è quello del bambino “Abbà”, proprio per introdurci in questa intimità con Dio così che vediamo i momenti difficili in modo sereno, come li ha visti Gesù. Siamo stati noi a complicarci la vita inventandoci gli inferni, i castighi di Dio di cui Gesù non ha mai parlato, no! Lasciamoci coinvolgere in questa intimità che Gesù aveva con Dio, lasciamoci introdurre perché è venuto per questo e quando noi sappiamo di avere un Padre del cielo al quale ci possiamo rivolgere, Lui nella preghiera ci solleva e ci fa vedere le cose come le vede Lui.

E lo chiama “Signore del cielo e della terra”. È il Pantocrator, non il Dio onnipotente, Dio non è onnipotente, mai nella Bibbia è chiamato onnipotente. È Pantocrator, cioè tiene in mano le sorti della storia, anche quando secondo noi va fuori dagli schemi dei nostri criteri, se noi la vediamo con lo sguardo di Dio come la vedeva Gesù, ci rendiamo conto che la storia è condotta da Dio. Come mai Gesù benedice il Padre? Per due ragioni, una negativa e una positiva.

La prima negativa: “perché ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti”. Ci chiediamo cosa sono queste cose che i dotti non hanno recepito? È il Dio che ama tutti i suoi figli, senza distinzione fra cattivi e buoni anzi, che ha attenzioni privilegiate per i malvagi perché sono i più infelici, sono coloro che stanno rovinando la propria vita e quindi Dio è preoccupato per loro perché li ama, odia il male, ma ama perdutamente ogni suo figlio. Questo i saggi e gli intelligenti del tempo di Gesù non lo potevano accettare, erano schermati dalla loro sapienza.

Poi queste cose sono anche tutto il resto, Dio che non si aspetta sacrifici, olocausti, non vuole nulla per sé, si interessa solo di vedere i suoi figli felici, dona loro il suo stesso Spirito, la sua stessa vita, quindi se accolgono il suo Spirito e la sua vita, cambiano i rapporti nei confronti del fratello. Ricordiamo quel che dice la prima lettera di Giovanni: “Se Dio ci ha amato tanto, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri”.

Queste cose i saggi e i sapienti non le capiscono, hanno la mente offuscata dalla loro sapienza, non è che Dio voglia nascondere queste cose ai sapienti, ma il fatto si verifica; chi è schermato dalla propria sapienza, chi è già tranquillo e pensa di sapere già tutto, non ha bisogno d’altro.

Poi c’è il rovescio positivo, chi invece coglie questa rivelazione di Dio? Sono “i piccoli”. Notiamo bene, non gli ignoranti, i piccoli! Perché anche gli ignoranti potrebbero essere saggi e sapienti, cioè non hanno bisogno d’altro, sanno già tutto. Noi abbiamo dei cristiani che pensano di sapere già tutto e non hanno bisogno di catechesi, quello che hanno imparato da piccoli fino alla Prima Comunione è sufficiente, no!

Questi sono i sapienti che sono schermati e non recepiscono, non sono nella condizione di accogliere la rivelazione piena che Gesù vuole comunicarci. Qui non si tratta di una conoscenza che è acquisita con ragionamenti, è una rivelazione che viene da Dio, è quello che dice Gesù a Pietro: “Beato Pietro figlio di Giona, perché non la carne, il sangue te lo ha rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”.

Adesso la gioia di Gesù: “Sì, o Padre, perché questo è piaciuto a te”. Cioè, in quello che sta accadendo, che i saggi di questo mondo hanno rifiutato la rivelazione, ma i piccoli l’hanno accolta, io colgo il tuo disegno, è piaciuto a te così! Nei Vangeli, Gesù si meraviglia due volte, una volta quando a Nazareth non viene accolto… si meraviglia! Si meraviglia una seconda volta, di fronte alla fede del centurione, non si sarebbe aspettato una fede così grande in un pagano.

Io aggiungere una terza meraviglia di Gesù, un qualcosa che non si aspettava: la mancata adesione alla sua proposta del volto di Dio e di uomo nuovo da parte dei saggi del suo popolo, le persone più preparate, coloro che conoscevano le Scritture e le insegnavano… purtroppo senza averle capite. Per Gesù è stata una sorpresa, questi invece di accogliere la sua predicazione, l’avevano osteggiata. La ragione?

Erano chiusi nella loro autosufficienza, nella loro autoreferenzialità, non sentivano il bisogno di cambiare, erano installati, si sentivano a posto davanti a Dio e davanti agli uomini, guai a chi avesse tentato di smuoverli dalle loro posizioni. In ciò che è accaduto, Gesù vede ciò che è piaciuto a Dio, il disegno del Padre si compie anche in mezzo ad esperienze di povertà, di debolezze e di fallimento. Il primo messaggio per noi è proprio questo, riconoscere sempre la bellezza del disegno di Dio, questo è possibile quando noi alziamo lo sguardo come fa Gesù e ci lasciamo illuminare dal suo sguardo sul mondo.

Poi conclude dicendo: “tutto è stato dato a me dal Padre; nessuno conosce il Padre se non il figlio”. Si, l’unico che conosce il Padre è Lui, perché è in piena sintonia di vita con il Padre e poi è venuto nel mondo proprio per rivelarcelo, nessun altro all’infuori di Lui conosce il Padre e lo può rivelare!

Adesso Gesù si rivolge a quei piccoli che sono aperti ad accogliere la rivelazione che viene dal cielo. Ascoltiamo: 28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

I piccoli, la gente semplice, ha il cuore aperto per accogliere la rivelazione che viene dal cielo che Gesù presenta con il suo messaggio, queste persone Gesù le vede stanche e oppresse e dice loro “venite a me”; non dice “venite dietro a me”, questo lo ha detto ai primi discepoli quando li ha chiamati a seguire Lui, no! Qui dice “venite a me”! È l’innamorato che dice: io non voglio vedere la gente infelice, triste e oppressa, venite fra le mie braccia. Voi siete in una situazione di schiavitù e chi è che vi schiavizza?

Sono i grandi, i saggi, gli intelligenti, le guide spirituali che hanno caricato sul popolo semplice dei pesi insopportabili… precetti, disposizioni che con la Parola di Dio non c’entrano, derivano dalla tradizione degli uomini, ma le hanno imposte in nome di Dio e Gesù dice “non li toccano nemmeno con un dito”, Gesù intendeva dire che avrebbero dovuto prenderli e spostarli perché fanno soffrire e basta; invece non li spostavano neanche con il dito mignolo, non tentavano di liberare questo popolo semplice.

Gesù li vuole prendere fra le braccia, perché la Parola di Dio è per rendere felici le persone, non per opprimerle; quando qualcuno non prova gioia nell’ascoltare la Parola di Dio, nel vivere la Parola di Dio, vuol dire che gli è stato imposto un qualcosa che non viene da Dio. Quando noi vogliamo sapere se un qualcosa viene da Dio, basta che guardiamo in faccia chi lo ascolta: se sorride, se è felice, viene da Dio; se piange non viene Dio ma dagli uomini.

Anche oggi dovremmo verificare se qualche volta non abbiamo la sensazione di qualcosa che stanca, che opprime, che non ci convince, che non deriva dalla parola di Dio ma dagli uomini, se ce ne rendiamo conto facciamo quello che Gesù ci dice, lasciamoci liberare. Ci sono tante tradizioni che non rendono felici coloro che le praticano, le fanno per abitudine perché gli hanno inculcato che bisogna assolutamente fare così, no!

Facciamo riferimento alla Parola del Signore e andiamo fra le braccia di Cristo. “Io vi darò riposo”. Il termine riposo che ricorre qui è proprio quello del riposo dalla terra promessa, di chi si è lasciato tirar fuori dalla schiavitù dell’Egitto; Gesù ci invita a fare questo esodo da certe tradizioni alla Parola liberante che è la sua rivelazione.

Poi dice: “prendete il mio giogo”. Non il giogo della legge, la Torah era chiamata il giogo che l’israelita doveva portare; ricordiamo Pietro, capitolo 15 degli Atti degli Apostoli, quando fa il suo discorso e dice: “Dobbiamo continuare osservare queste tradizioni – e aggiunge subito -, perché tentare Dio imponendo sul collo dei discepoli, un giogo che né i nostri padri né noi siamo mai stati in grado di portare?”. E toglie questo giogo, perché il discepolo di Cristo ha un solo giogo, quello che Gesù ha portato… il mio giogo che è l’amore, non c’è altra norma, altra legge se non questa, l’amore che è la vita dello Spirito che ci è stato donato e quindi, chi ascolta e segue questo Spirito, sta portando il giogo che è quello di Gesù.

Dice: “è un giogo dolce e leggero”. I termini che vengono impiegati è meglio che li chiariamo, dolce è “restos” in greco. Restos non significa dolce, ma significa che si adatta bene a chi lo porta, si adatta per quale ragione? Perché la nostra natura di figli di Dio è fatta per questo! Quando ci viene fatta una richiesta di amore, noi sentiamo dentro di noi che siamo fatti per amare; ecco il giogo che si adatta alla nostra persona.

Poi Gesù conclude dicendo: “imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Che cosa significa mite e umile? Cuore lo sappiamo, è il centro da cui partono tutte le scelte, loro pensavano e decidevano col cuore, noi invece decidiamo e pensiamo con la testa. Il cuore di Gesù, che è il cuore di Dio, è mite! Mite, “praüs” in greco, che cosa significa? Indica certamente l’uomo mansueto, l’uomo che anche se deve sopportare delle sopraffazioni, angherie, non cede mai alla tentazione di reagire con la violenza, di vendicarsi, questo è l’uomo mite, ma non significa uomo rassegnato, no!

Gesù è mite, ma ha vissuto conflitti drammatici, non si è rifiutato di affrontare coloro che volevano perpetuare un mondo vecchio, un mondo oppressivo, un mondo disumano e l’ha pagato con la vita questo suo intervento. Se fosse rimasto in silenzio, fosse tornato a Nazareth, lo avrebbero lasciato tranquillo. Gesù ha vissuto questi conflitti, ma con cuore mite, cioè sempre guidato soltanto dall’amore.

Poi è “umile” “tapeinòs” in greco, cosa vuol dire? Significa colui che va chino, colui che abbassa la testa, che si piega, colui che è sempre pronto a ricevere degli ordini e quando qualcuno lo comanda china la testa. Gesù è umile di cuore, cioè è “colui che ha servito”, questo è il nostro Dio, non quello che ci siamo immaginati noi. Dio è colui che abbiamo visto in Gesù, che va chino perché è servo dell’uomo.

E allora noi comprendiamo che se ci lasciamo guidare dallo Spirito e vogliamo avere un cuore come quello di Gesù che è il cuore di Dio, anche noi dobbiamo chinare il capo di fronte a chiunque ci chiede un aiuto.

 

 
 
 

Commenti


bottom of page