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18ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 31 lug
  • Tempo di lettura: 12 min

Dal Vangelo secondo Matteo (14, 13 – 21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.

Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».

E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa 5000 uomini, senza contare le donne e i bambini”.

 

Il brano su cui siamo chiamati a riflettere oggi è molto noto, il racconto della moltiplicazione dei pani. È molto noto anche perché ricorre ben sei volte nei Vangeli, è riportato da tutti e quattro gli evangelisti, non solo, ma Matteo e Marco lo raccontano due volte, cambiando qualche particolare perché vogliono introdurre dei nuovi messaggi. Qual è il titolo che troviamo nelle nostre Bibbie? “Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci”. La prima cosa da fare è cancellare questo titolo perché è fuorviante, se noi seguiamo questa indicazione andiamo fuori strada e non cogliamo il messaggio che l’evangelista ci vuole dare.

In nessuno dei sei racconti che troviamo nei Vangeli si dice, che per dar da mangiare a molta gente, Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci. Si dice semplicemente che ha chiesto che gli fosse consegnato tutto ciò che avevano a disposizione. Lui ha preso in mano quell’alimento, ha benedetto il Signore, poi ha consegnato ai discepoli tutto quel cibo affinché lo distribuissero. La sorpresa è stata che non solo era sufficiente, ma era sovrabbondante! Oggi noi ascolteremo il primo dei due racconti che si trovano nel Vangelo secondo Matteo. È una parabola attraverso la quale l’evangelista vuole presentarci il mondo nuovo nel quale Gesù vuole introdurre l’intera umanità, è il mondo alternativo a quello vecchio che è guidato dalla logica della competizione, l’arrivismo, l’interesse, l’antagonismo e crea quel mondo che tutti noi conosciamo: il mondo delle guerre, delle violenze.

Il mondo che Gesù propone, lo ascolteremo, è un mondo bello, un mondo dove tutti i bisogni dell’uomo sono saziati, dove c’è alimento sovrabbondante per tutti. È questo il mondo che la comunità cristiana è chiamata a costruire e quand’è che lo porterà a compimento? Quando le sue celebrazioni eucaristiche saranno autentiche, non dei riti slegati dalla vita. Nel commento oggi, noi metteremo in risalto i continui richiami che l’evangelista fa a ciò che è accaduto durante l’ultima cena, direi che tutto il racconto vuole portarci a comprendere il significato dell’Eucaristia. Ascoltiamo come inizia: Avendo udito della morte del Battista, Gesù partì di là su una barca ...”. Prima del nostro racconto, l’evangelista Matteo presenta un banchetto al quale partecipano i grandi dominatori di questo mondo. È la festa di compleanno del re Erode Antipa, attorno a lui ci sono i ricchi e i potenti. Che cosa stanno facendo? Danzano, fanno festa, gozzovigliano… ma – notiamo – l’unica portata che compare su un vassoio è la testa di un morto, del Battista. I regni di questo mondo che nascono dalla competizione, si reggono sulla forza, ricorrono alla violenza e generano morte.

L’evangelista, prima di presentarci il mondo nuovo, ci mostra com’è il mondo antico, quello dei dominatori. Gesù è venuto a porre fine a questo regno di morte e a creare un mondo nuovo! Notiamo adesso i dettagli del racconto: “Gesù parte su una barca e si ritira in un luogo deserto”. Gesù parte e quindi attraversa il mare. È un laghetto, ma nei Vangeli diventa mare e quando Gesù lo attraversa, vuol dire che lascia una terra di schiavitù e attraversa il mare per andare verso la terra della libertà.

“Le folle, avendolo saputo, lo seguono a piedi”. Questo dettaglio, a piedi, è un pleonasmo ma è un altro richiamo all’Esodo. Difatti nel Libro dell’Esodo 12, si dice che gli israeliti sono partiti da Ramses alla volta di Succot a piedi. È un chiaro richiamo dell’evangelista che ci dice: “Stai attento che io ti sto raccontando un esodo da una terra di schiavitù, da un regno vecchio per andare verso un mondo completamente nuovo”.

“E Gesù uscito”. La nostra traduzione dice “essendo sceso dalla barca” … Non dice che è sceso e non c’è nessuna barca, dice che Lui è uscito, è uscito dal regno antico, dal regno di morte e introduce adesso tutto il popolo che lo segue, nel regno di Dio, di cui l’evangelista Matteo ha già parlato una trentina di volte, quindi è estremamente importante questo mondo nuovo che è il regno di Dio, nel quale Gesù vuole introdurre tutti coloro che lo seguono. A che cosa si trova di fronte Gesù adesso? A una “grande folla e sente compassione”. Verbo che caratterizza l’amore passionale di Dio per l’umanità. Dio sente compassione perché l’umanità si trova in un regno che non è quello che Lui vuole, Lui la vuole felice, vuole che i suoi figli gioiscano e nella condizione in cui si trovano sono schiavi, non sono liberi, non sono felici. L’umanità che Gesù incontra e della quale sente compassione è un’umanità malata, ferita, inferma, fa fatica a camminare, non è quell’umanità di figli di Dio che il Signore vuole.

Del resto è l’umanità che abbiamo davanti anche noi oggi, perché il regno di Dio è iniziato, ma non si è realizzato in pienezza, per cui noi ci troviamo di fronte a un’umanità dove regna ancora il maligno. Pensiamo alle guerre, le ingiustizie, le miserie, la fame, le malattie: è l’umanità ferita, è questa umanità che Gesù è venuto a curare. Adesso l’evangelista ci presenta la proposta che Gesù fa della sua umanità nuova.

Ascoltiamo: Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero …”. C’è un’indicazione di tempo: “sul far della sera”. Sta per concludersi la giornata e sta per iniziare il nuovo giorno; in Israele il nuovo giorno inizia la sera. Sarà il giorno in cui Gesù presenterà la sua nuova luce, la sua proposta su come rispondere ai bisogni dell’uomo. Gesù si trova di fronte una folla immensa, si dirà che erano “5000 uomini, senza contare le donne e i bambini”. Il numero 5000 è simbolico, rappresenta il popolo d’Israele, è l’immagine dell’umanità intera che Gesù si trova davanti: un’umanità ferita, ammalata, debole, che è stanca, che ha fame… come rispondere a questi suoi bisogni? Si trovano nel deserto, camminano nel deserto e questo indica il cammino della nostra vita e nella nostra vita noi abbiamo fame… Che risposta ci dà Gesù? Come rispondere a questo bisogno che noi proviamo? Quando diciamo ho fame, non intendiamo solo la fame del pane materiale, noi abbiamo tanti bisogni che se non sono saziati la nostra vita non è piena: noi abbiamo bisogno di affetto, di stima, di amicizia, di comprensione, abbiamo bisogno di sapere, abbiamo bisogno della salute, di una casa dove abitare… come rispondere a questi bisogni? Se non vengono saziati la nostra vita non è piena in questo cammino che noi percorriamo nel mondo.

A questo punto entrano in scena i discepoli che, nella parabola, rappresentano la logica del mondo vecchio al quale Gesù è venuto porre fine. Sono loro che presentano a Gesù il problema e danno già la soluzione dettata dalla logica di tutti, accettata da tutti; dicono a Gesù: “congeda la folla in modo che ognuno se ne vada nei villaggi a comperarsi da mangiare”. Concretamente è venuto il momento in cui ognuno si deve arrangiare per rispondere ai suoi bisogni. Andare a comperare… ma chi non ha i soldi come farà? È la logica del mercato, della società vecchia! Noi siamo fatti bene, Dio non ci ha fatti autosufficienti per cui ognuno potesse bastare a sé stesso, ci saremmo chiusi in noi stessi. No, ci ha fatti bisognosi dall’altro, perché ognuno deve scambiare con l’altro i propri beni, è a questo punto che ci si chiede quale logica deve regolare questo scambio. C’è già la logica del mondo vecchio, quella accettata normalmente dalla folla, rispecchiata dalla soluzione che hanno dato gli apostoli. Qual è la logica? È quella degli uomini che si sentono proprietari di ciò che hanno in mano e cominciano a negoziare questi beni che loro possiedono, quindi è la logica della vendita, dell’acquisto, del commercio… in questo commercio ognuno cerca di lucrare, di arricchire, i bisogni allora in questa logica sono benedetti, perché se aumenta la fame, i beni che io possiedo acquistano valore e io posso alzare il prezzo. Ci chiediamo: la logica del mercato crea il paradiso terrestre o crea una valle di lacrime? La società fondata sul commercio guidato dalla legge del mercato, dà origine alla società dove c’è pianto e stridore di denti, non al banchetto del regno di Dio.

Se noi prendiamo per buono il suggerimento dato dagli apostoli che cosa succede? Chi ha gambe buone può andare a comperare, chi invece è malato non si può muovere; poi chi corre arriva per primo, magari ha delle conoscenze e può comperare e avere anche di più con lo sconto, di ciò di cui ha bisogno e anzi accaparrarsi anche un di più che poi butterà via perché non saprà cosa farsene in cibo, in vestiti… Questa logica Gesù la rifiuta, è la logica del mondo vecchio che crea la società che tutti noi conosciamo. Cosa dice Gesù ai suoi apostoli? “Non occorre che vadano a comperare, voi stessi date loro da mangiare”. Il nostro comprare e vendere non è accettato da Gesù, al comprare Gesù contrappone il dare; date voi da mangiare.

A questo punto del racconto che fa l’evangelista Marco, viene aggiunta un’altra soluzione suggerita dagli apostoli, dicono: vuoi che andiamo noi a comperare con 200 denari? Hanno fatto subito i calcoli giusti, con 200 denari avrebbero comperato pane sufficiente per darne un po’ a ciascuno per sopravvivere… è l’assistenzialismo che non è cattivo, ma non è la soluzione, non crea il regno di Dio, non fa nascere il mondo nuovo, è una toppa necessaria in una società regolata dalla logica del mercato. La risposta che danno i discepoli: “non abbiamo altro che cinque pani e due pesci”. I numeri, lo sappiamo, nella Bibbia e nei Vangeli in genere non hanno valore quantitativo ma figurativo, simbolico. Qui 5 + 2 da 7 e tutti noi sappiamo che il numero 7 indica il tutto, quindi i discepoli dicono: “guarda che è poco quello che noi abbiamo, è tutto però”. Gesù vuole che sia consegnato a Lui tutto ciò che l’umanità possiede.

Ecco il dubbio però… che sia sufficiente.

Da questo dubbio nascono tutti i guai perché se la gente pensa che non basti per tutti, allora istintivamente comincia ad arraffare più che può perché non si sa mai, può capitare di tutto, quindi pensa a sé stessa, accumula e poi magari non saprà più che cosa farne perché marcirà, le tarme consumeranno i vestiti... non interessa, siccome non si sa se non basterà, è poco… allora accumulo! È ciò che accade nel nostro mondo che ancora regalato regolato dalla logica vecchia, non ha ancora accolto la luce di Cristo che adesso verrà presentata. Oggi, nel nostro mondo, 2000 persone straricche possiedono tanto quanto 4.500.000.000 della popolazione mondiale; il 10% della popolazione mondiale consuma il 90% dei beni prodotti, creando poi quel disastro ambientale che oggi preoccupa tutti noi.

I discepoli dicono: “tutto ciò che noi abbiamo non basterà”. Allora l’interrogativo: ma Dio, prima di mandare i suoi figli qui, ha forse preparato una valle di lacrime, una misera valle infelice o l’abbiamo fatta diventare noi così quando abbiamo gestito i suoi doni guidati dall’egoismo? A questo punto Gesù, che non accetta più questa logica del mercato, dice: “portate qui a me, mettete nelle mie mani tutto quello che avete, consegnatemi i vostri beni e lasciate che siano gestiti dal mio Vangelo, dalla logica nuova che deve regolare il mondo!” È un imperativo, quello che Gesù impiega “dateli a me, portateli qui!” Nei Vangeli, poche volte Gesù usa l’imperativo, ma quando ordina o comanda, significa che dall’altra parte sente che c’è una resistenza a consegnare alla logica evangelica i beni che noi abbiamo, le nostre capacità, la nostra intelligenza… tutto, perché nulla è nostro, tutto è di Dio e se noi lo consegniamo alla logica di Gesù, il problema della fame viene risolto. Ma Gesù deve comandare che noi consegniamo questi beni alla sua logica, perché noi vorremmo trattenerli, non si ha voglia di consegnare i beni al suo progetto, al suo modo di gestirli, ripugna al nostro istinto che ci spinge invece a trattenerli per noi e a commerciarli in modo da guadagnarci.

Sentiamo adesso che cosa accade quando i beni di questo mondo che sono nelle nostre mani, sono consegnati a Gesù e vengono gestiti secondo la logica del Vangelo: Dopo aver ordinato alla folla…”.

La folla si è fidata dell’ordine dato da Gesù e ha consegnato nelle sue mani tutto quello che aveva. Adesso Gesù mostra come vanno gestiti questi beni affinché tutti ne abbiano a sazietà e ne avanzino; la nuova logica che Lui propone è quella che darà origine al regno di Dio, non in paradiso, su questa terra. “Da ordine alla folla di sdraiarsi sull’erba”. Sembra un dettaglio del tutto insignificante, ma nella parabola è molto significativo. Notiamo: adesso accadono delle cose strane, eravamo nel deserto e adesso il deserto fiorisce, compare l’erba, c’è un prato verde su cui sdraiarsi, quando entra nel nostro mondo il disegno di Dio, ricompare il paradiso terrestre. Poi non solo compare l’erba verde, ma finisce anche l’oscurità della notte perché adesso avviene una cena che continua, il buio non c’è più, è il giorno, è il giorno nuovo che nasce!

“Gesù ordina di sdraiarsi sull’erba”. È la posizione che assumevano le persone libere quando partecipavano a un banchetto, si sdraiavano, appoggiavano il gomito sinistro su un cuscino e con la mano destra prendevano il cibo. Chi si sdraiava a tavola? Erano i servi o i padroni? Chiaramente erano i padroni che si sdraiavano, i servi dovevano sgambettare per portare da mangiare ai padroni. Gesù qui capovolge tutto: la gente bisognosa, affamata, diventa la padrona, si sdraiano perché saranno serviti. Quelli che nel mondo antico si ritenevano i padroni, adesso diventano i servi. Gesù capovolge tutto: i bisognosi sono i padroni, quegli altri devono stare attenti per vedere ciò di cui hanno bisogno e immediatamente essere disposti a servirli.

L’evangelista Luca, durante l’ultima cena, nota che i discepoli hanno cominciato a litigare per sapere chi era grande tra di loro. Gesù dice: “ma chi è grande in questo mondo, quelli che si sdraiano a tavola o quelli che servono?” Tutti dicono: “grandi sono coloro che si sdraiano a tavola”. Dice Gesù: “adesso è tutto capovolto, grandi nel regno di Dio sono i servi”.

Adesso Gesù compie dei gesti che ci indicano come costruire il regno di Dio. Prende cinque pani e due pesci che indicano tutti i beni dell’umanità, gestiti però non secondo la logica e gli egoismi del mondo, ma secondo il disegno di Dio. Alza gli occhi al cielo e pronuncia la benedizione. Cosa significa questo gesto? Significa riconoscere che quei beni vengono dal cielo, gli uomini non sono padroni, tutti i beni sono di Dio, gli uomini sono degli amministratori e devono gestirli, secondo il disegno del Creatore. La logica di questo mondo, che portava a comprare e a vendere, la logica del mercato è fuori dal disegno di Dio perché parte dal principio che l’uomo sia padrone dei beni… Ma non lo è, deve gestirli e consegnare questi beni ai destinatari perché i beni sono di Dio.

Resta da chiedersi: se noi eliminiamo questo sguardo al cielo, se noi non riconosciamo che non siamo padroni, ma ospiti invitati al banchetto, se io non metto un Padre nel cielo, cosa può impedirmi di accaparrare i beni e gestirli secondo le mie abilità, chi mi può impedire di commerciare ciò che ho, di metterlo in vendita al miglior offerente, di sperare che il bisogno aumenti in modo che io possa aumentare il prezzo, inevitabilmente io sarò coinvolto nella logica che nasce dalla sapienza di questo mondo. Chi appartiene al regno di Dio gestisce i beni che non sono suoi, sono solo beni che devono essere gestiti, ma che appartengono a Dio.

Poi Gesù spezza il pane. Il pane viene spezzato per essere condiviso, chi spezza il pane per condividerlo vuol dire che ha aperto il cuore alla gratuità e diventa un costruttore del regno di Dio. A questo punto escono di scena le leggi feroci del mercato e fa il suo ingresso nella storia del mondo la logica della gratuità… è quando entra questa logica che accade il miracolo! È un miracolo non fatto da Dio direttamente, ma compiuto dagli uomini che accettano con fede, si fidano della proposta che fa Gesù e difatti tutti ne mangiano a sazietà e portano via 12 ceste piene di pani. Avremo notato che l’evangelista, nella presentazione dei gesti che Gesù compie per indicare la logica nuova che deve entrare nel mondo, presenta gli stessi gesti che verranno compiuti da Gesù durante l’istituzione dell’Eucarestia: tutti questi gesti sono ripetuti esattamente.

Che cosa ci vuole dire l’evangelista?

Ci vuole dire che il discepolo di Cristo è chiamato a consegnare non solo i beni che ha in mano, non solo il pane come hanno fatto i discepoli, ma a farsi pane. Durante l’ultima cena Gesù compie tutti quei gesti, prende del pane e dice: questo sono io. È tutta la sua storia che Lui presenta in quel segno. Dice: tutta la mia vita è stata diventare alimento, è stata consegnata come alimento di vita per l’uomo.

E dice ai discepoli: prendete e mangiate, cioè assimilate questa mia storia e fatela diventare vostra, diventate anche voi pane.

La comunità cristiana alla quale l’evangelista rivolge questo suo racconto, è chiamata a costruire il regno di Dio. Quando costruirà il regno di Dio? Quando celebrerà Eucarestie autentiche, cioè Eucarestie che rispecchino la sua vita, quindi discepoli che donano tutti loro stessi per la gioia e la vita dei fratelli.

 
 
 

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