19ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
- don Luigi

- 7 ago
- Tempo di lettura: 12 min
Dal vangelo secondo Matteo (14, 22 – 33)
Dopo il segno della condivisione dei pani, Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “È un fantasma!” e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Pietro allora gli disse: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”.
Ricordiamo che la scorsa domenica, Gesù ci ha fatto la sua proposta per creare un mondo nuovo, e questa proposta è stata presentata dall’evangelista Matteo non con ragionamenti, ma con il racconto della condivisione dei pani. La folla aveva messo a disposizione di Gesù, tutto ciò che aveva, e quel cibo, distribuito secondo i criteri della condivisione, che sono i criteri di Dio, si era rivelato non solo sufficiente, ma sovrabbondante. Avete anche notato, che alla fine erano scomparsi i pesci non se n’è più parlato per quale ragione? L’evangelista si era forse dimenticato? … No, è che lui voleva che concentrassimo la nostra attenzione su quel pane perché, il racconto voleva portare alla comprensione del significato della celebrazione eucaristica.
Lo ricordiamo che tutti i gesti, le parole con cui Gesù aveva fatto la sua proposta erano poi ripresi nella sera dell’ultima Cena. La celebrazione eucaristica infatti celebra questa condivisione, ci presenta la proposta della vita che Gesù fa… della sua vita che .si è fatta pane e chiede ai suoi discepoli di assimilare questa sua storia di vita donata. Questa è la celebrazione autentica. Gesù è rimasto, come pane, con noi e nel giorno del Signore, siamo invitati a unire la nostra vita alla sua c’è il pericolo che, queste eucarestie rimangano un rito e addirittura, si trasformino in una menzogna, come nel caso di Corinto. Paolo scrivendo ai Corinzi dice che celebrazione è quella del vostro spezzare il pane? … Quando ognuno si tiene per sé il cibo per cui, qualcuno è sazio e ubriaco e gli altri hanno fame…. e poi celebrate l’eucarestia, questa vostra eucarestia è una menzogna!”
Bene quel pane che era avanzato 12 ceste, il numero 12, chiaramente è un cesto per ogni discepolo, che cosa ne hanno fatto i discepoli di quel pane? Lo hanno chiaramente portato con loro e oggi noi dobbiamo accompagnare quei 12, per vedere dove portano quel pane, … dove portano questa proposta di mondo nuovo, che è quello che nasce dalla condivisione dei primi.
Vediamo ora che ordine dà Gesù a questi discepoli: “Dopo il segno della condivisione dei pani, Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo”.
Per cogliere il messaggio di questo brano, dobbiamo tenere presente la situazione in cui è stato scritto. Siamo verso la fine del I secolo, sono trascorsi 55 anni dalla morte di Gesù, e le comunità cristiane stanno soffrendo si dibattono in mezzo a tante difficoltà, il mondo pagano, in mezzo al quale vivono, è ostile, La perseguita, hanno l’opposizione del mondo giudaico, ma… soprattutto ci sono divisioni interne. Come mai? Ci dicono gli Atti degli apostoli, che molti farisei si erano convertiti a Cristo, ma erano rimasti Farisei, fermi sulle loro posizioni tradizionaliste, è difficile convertire un Fariseo erano restii ad accogliere la grande novità del Vangelo, cioè l’annuncio incondizionato di Dio per ogni uomo. Loro continuavano caparbiamente a ritenere che le Benedizioni promesse da Dio ad Abramo erano riservate ad Israele, i pagani non c’entravano, se volevano le benedizioni di Dio, dovevano farsi ebrei.
Bene è in questo contesto, per illuminare questa difficile situazione ecclesiale, che Vangelo introduce questo racconto, che non è cronaca, ma è una parabola della vita ecclesiale del suo tempo, e come vedremo, questo brano offrirà una luce preziosa, anche per la vita delle comunità d’oggi. Il brano comincia dicendo che Gesù, … ha costretto i suoi discepoli a partire sulla barca, il verbo presuppone che ci sia stata una resistenza, ad eseguire l’ordine che Lui aveva dato loro. Come mai erano così restii a salire sulla barca, e partire per andare all’altra riva? Quale era la meta? Qual è l’altra riva?
Quando nel Vangelo si usa… l’altra riva, si intende andare verso oriente verso la terra dove vivono i pagani, dove si allevano i porci, dove c’è questa gente che è impura. Ecco, perché sono così riluttanti… perché, sembra che non ne vogliono proprio sapere di andare verso i pagani… Hanno difficoltà ad accettare l’idea che Cristo, il Vangelo la proposta di mondo nuovo, venga fatta anche ai pagani. Ed è strano che Gesù li manda da soli non vada con loro. Gesù va sul monte a pregare e poi viene sera e Lui è ancora là…a pregare. Andare in cima ad un monte a pregare … non ha molto senso. Lo ripeto, siamo di fronte ad una parabola, composta con immagini bibliche che noi cercheremo di decodificare. La barca, sulla quale entrano i discepoli è, chiaramente, l’immagine della comunità, la comunità di questi discepoli, che devono entrare a sfidare le onde del mare, per andare verso questa terra dei pagani e portare il pane che è Cristo.
Ci sono tre immagini: Nella Bibbia oscurità ha un significato preciso. Ricordiamo che nel primo giorno della creazione, Dio ha separato le tenebre dalla luce e ha chiamato la tenebra notte e la luce giorno, da quel momento la luce ha sempre avuto un significato positivo Dio è avvolto di luce, come di un manto. Seconda immagine: L’oscurità è il regno del male, della morte, dello Sheol, il regno dei morti dice Giobbe, è la terra delle tenebre. È questa tenebra che avvolge le comunità cristiane del tempo di Matteo, ed è una tenebra che avvolge anche la Chiesa di oggi. Terza immagine: i discepoli sono soli, Gesù li ha lasciati per salire sul monte… Il monte non è un luogo materiale, è il mondo di Dio, il luogo dove si incontra Dio e Gesù li ha lasciati… perché è giunta la sera, si è conclusa la sua giornata ed è salito sul monte.
Adesso capiamo di che sera si tratta è la fine della vita trascorsa, da Gesù in questo mondo. Dice il testo, che Lui ha salutato la folla, simbolo dell’umanità intera, ha concluso la sua giornata e la sua missione. Lì ha donato tutta la sua vita, si è fatto pane, ha curato tutte le infermità ed è salito sul monte… da solo. Significa che è entrato, definitivamente nel mondo di Dio. Ecco perché i discepoli sono avvolti dall’oscurità e si sentono soli… Il buio è l’immagine del loro disorientamento ed è l’immagine di quei momenti che sperimentiamo anche noi, oggi momenti nei quali, anche chi ha una fede solida, si sente solo, fa l’esperienza del silenzio di Dio così inquietante sono quei momenti in cui, ci si chiede se le scelte fatte, gli sforzi per costruire un mondo nuovo… abbiano ancora un senso.
Soprattutto quei momenti in cui ci si deve confrontare con il regno delle tenebre, della menzogna, delle ingiustizie, della violenza… un mondo di morte, che a volte… ci sembra invincibile, e quindi … che l’impegno di annunciare il Vangelo sia inutile perché quelle porte degli Inferi, che Gesù ha promesso, che non avrebbero resistito alla forza del Vangelo invece, siano invincibili e impenetrabili. A volte viene da pensare che questo impegno per il regno di Dio, sia inutile, tentati… di lasciar cadere le braccia, di scoraggiarsi… ecco le nostre notti, notti di dubbi, di scoraggiamento di incertezza.
Sentiamo adesso, cosa accade all’altra barca che va verso l’altra riva, la meta che Gesù ha indicato ai suoi discepoli: “La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “È un fantasma!” e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”.
La barca dei discepoli si trova sul mare, ma è agitata dalle onde, il testo originale impiega qui il verbo greco che propriamente significa: sottoporre alla prova; sono le prove che deve affrontare questa barca dei discepoli, che è la Chiesa. Il basanizo era la pietra durissima che, era usata in Libia per verificare se un metallo era oro oppure era un metallo vile, le onde tormentano, quasi torturano i discepoli, e non sono altro che le prove inevitabili che la comunità cristiana, dovrà sempre affrontare.
Le sperimentiamo anche noi, oggi sono le onde della mondanità che propone dei valori … che sono l’opposto del Vangelo e sono valori dietro i quali corrono tutti, … poi ci sono delle difficoltà che vengono da dentro la Chiesa… sono gli scandali, la durezza di cuore nell’ascolto della parola di Dio, l’attaccamento a tradizioni obsolete, che non hanno nulla a che fare con il Vangelo e queste prove ti sfregano, ti fanno soffrire ma rivelano anche dove c’è l’oro, della vera fede e dove invece la fede non c’è e sono onde, diciamo, che buttano fuori anche qualcuno, che è un po’ indeciso, a rimanere su quella barca, è poco convinto, poi c’è il vento contrario. Nella Bibbia si parla del vento spaventoso, che mette in pericolo le navi, il Salmo 48, parla del vento orientale, che squarcia le navi di Tarsis, e il Salmo 107, che dice: “c’è il vento che provoca burrasche sul mare, burrasche che trascinano negli abissi le navi e fanno barcollare i marinai come ubriachi”.
I discepoli si trovano in questa situazione drammatica, e non sentono la presenza del Maestro con loro, verso la fine della notte, ecco apparire Gesù che cammina sulle onde del mare, si insiste su questo camminare di Gesù sulle onde del mare, è ricordato due volte. Il mare è il simbolo della morte di ciò che si oppone alla vita; nei miti dell’antico medio oriente, viene descritta la lotta del dio supremo del Pantheon mesopotamico, Marduk, che sconfigge gli “Iamm”, il mare che è immaginato come un mostro e questa immagine del mare, come un mostro domato da Dio, lo troviamo anche nella Bibbia. Il Signore però, non lotta come faceva Marduk, ma con la sua parola lo calma e lo quieta, divide le acque… dalle acque, e dice, il libro di Giobbe: “che Dio si rivolge al mare e gli dice: tu giungerai fino qui e non oltre. Il mare, gli obbedisce”.
Se teniamo presente questo simbolismo, comprendiamo lo spavento dei discepoli, non è la paura che loro hanno del lago di Tiberiade, che loro conoscono molto bene ed erano anche degli abili nuotatori, semmai era Gesù… che non sapeva nuotare, perché lui era nato là, sulle montagne della bassa Galilea, ma loro sono gente abituata a nuotare nel lago di Tiberiade. Qui siamo di fronte alla parabola. Gesù è uno che cammina sulle onde del mare, non ha paura di essere inghiottito, e non può più essere inghiottito, perché ha già vinto la morte.
Qual è la paura dell’uomo? … è una sola alla fine, quella di essere inghiottito per sempre dai vortici della morte. Il salmista racconta il dramma che ha passato, quando è stato colpito da una grave malattia, e dice al salmo 18:” mi circondavano i flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali, onde del mare…” … impiega proprio l’immagine delle onde che lo stavano per inghiottire.
Adesso compare Gesù, abbiamo detto, lui è sul monte, è nel mondo di Dio, i discepoli si trovano sulla barca, che deve svolgere il compito, che ha affidato loro Gesù, portare lui e portare il pane che è lui, il Vangelo. Cammina sulle acque, la morte non ha alcun potere su di lui, perché lui possiede la vita divina. Ha attraversato la morte biologica, ma la morte biologica… non ha alcun potere sulla vita di Dio. Ecco il significato di questa immagine del cammino sulle acque. Del resto nel libro di Giobbe si dice: “solo Dio cammina sulle onde del mare, perché la morte, sulla vita di Dio, non ha potere”.
I discepoli non lo riconoscono, credono di avere a che fare con un fantasma. Come mai non lo riconoscono? Non siamo di fronte un brano di cronaca, ma a una pagina di teologia Matteo sta descrivendo, con il linguaggio biblico, la situazione delle comunità cristiane del suo tempo, angosciate e provate, e l’evangelista le vuole illuminare. Gesù è sempre accanto a loro, tutti i giorni fino alla fine del mondo, come ha promesso, non fisicamente, come quando percorreva con loro le strade della Palestina. È presente, in modo diverso, ma loro potrebbero confonderlo con un fantasma e anche nel giorno di Pasqua, viene impiegata la stessa immagine. I discepoli spaventati, e stupiti credevano di vedere un fantasma.
Non è facile rendersi conto della presenza del Risorto nella comunità cristiana… solo agli occhi della fede, lui è riconoscibile anche oggi proviamo a chiederci: se, il Cristo, in cui noi crediamo, non è forse un po’ solo un fantasma? … non lo sentiamo davvero presente al nostro fianco nei momenti di gioia, di dolore e quante volte ci confrontiamo con lui, quando dobbiamo fare delle scelte impegnative, nella nostra vita, spesso… è un po’… soltanto un fantasma?
Ci crediamo davvero che è Risorto, che cammina sulle acque della morte e se è Sì allora sorge spontanea la domanda: non potrà comunicare anche a noi la sua forza divina, che permette di camminare sulle acque della morte? Cioè non potrà comunicare anche a noi quella vita divina che lui possiede, in modo che anche noi, non veniamo inghiottiti dal vortice della morte?
Matteo risponde a questo interrogativo, introducendo, unico fra gli evangelisti, un dialogo fra Gesù e Pietro, ascoltiamolo: “Pietro allora gli disse: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”.
È un po’ strana la domanda di Pietro, vero? Eppure è inverosimile, che Pietro abbia paura di affrontare il lago di Tiberiade. Lui è un provetto nuotatore, e queste domande, se le pongono solo coloro che non comprendono, il significato simbolico, di tutto il racconto. Siamo di fronte una parabola: Pietro non ha paura delle acque del lago di Tiberiade, ma… delle onde del mare della morte… ha paura eccome, ha paura di affondare e lui vorrebbe trovarsi nella stessa condizione di Gesù, che cammina sulle onde di questo mare… senza essere inghiottito.
Il Maestro lo invita ad andare verso di lui, gli chiede cioè di arrivare dove lui si trova… e di camminare sulle onde del mare, senza essere travolto, facendo ciò, che lui ha fatto, cioè la scelta del dono della vita, e Pietro accetta, va verso il Maestro, ma poi comincia ad avere paura della scelta che ha fatto andare verso il Maestro. Donare la vita, lo spaventa e, a un certo punto, pensa di non farcela e chiede al Signore di comunicargli la sua stessa forza e, finché tiene gli occhi fissi sul Maestro, su ciò che lui fa, allora riesce ad andare verso di lui, ma quando la sua fede viene meno, quando comincia a dubitare della scelta che ha fatto, affonda, ha paura di essere sommerso, cioè ricomincia a pensare che donare la vita significhi perderla … e allora, ritorna anche a lui, il pensiero che forse, è meglio vivere come fanno tutti trattenere per sé la propria vita… godersela un po’ e basta.
Ma è proprio questa scelta che ci fa affondare. Se tratteniamo per noi stessi la vita, noi la perdiamo; per conservarla, per sfidare le onde della morte, bisogna donarla. Pietro è l’immagine della nostra condizione di… discepoli incerti, esitanti, crediamo un po’… in Cristo, ci vediamo un po’… di Lui, ma poi torniamo indietro e affondiamo. Il dubbio che ci assale, non è quello, che Gesù non sia l’uomo riuscito, è che il dono della vita, per amore, non sia la scelta bella che vale la pena fare, il dubbio riguarda… se ce la faccio, oppure no, ad andare verso Gesù e questo dubbio, dice Gesù, è il segno della tua poca fede, tu ti fidi di me, ma solo un po’.
Poi ha paura, risalgono sulla barca con Gesù. Pietro era sceso dalla barca, una cosa che non si deve fare, perché se tu scendi dalla barca della Chiesa, rimani solo… vai a fondo, ma quando si accoglie Gesù sulla barca tutti i venti si calmano, la Chiesa di oggi, ma anche la nostra vita personale è sempre agitata dalle onde. Come si fa a calmare queste onde? Lascia entrare il Vangelo nella tua vita, nella vita della Chiesa e le onde si calmano, lascia entrare il pane Eucaristico nella tua vita, nella vita della Chiesa, una Eucarestia autentica, non ipocrita, una Eucarestia che significhi davvero il legame… con una vita donata e allora le onde si calmano!



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