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1ª DOMENICA DI AVVENTO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 28 nov 2025
  • Tempo di lettura: 12 min

Dal vangelo secondo Matteo (24, 37-44)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 

Per comprendere il brano evangelico che ci viene proposto oggi dalla liturgia all’inizio dell’Avvento, noi dobbiamo collocarlo nel contesto dal quale è tolto; è il capitolo 24 del Vangelo secondo Matteo. All’inizio di questo capitolo, Gesù viene presentato mentre esce pensieroso dal tempio, i discepoli gli si avvicinano e lo invitano a dare un ultimo sguardo a questa meravigliosa costruzione, fatta da Erode il Grande, che è il tempio. Gesù invece di condividere la loro gioia e il loro stupore, li sorprende con una profezia: “Vedete tutte queste cose? Vi assicuro non resterà pietra su pietra che non venga diroccata!” Gesù non sa quando questo accadrà, ma è certo che il rifiuto della sua proposta di mondo nuovo, condurrà inevitabilmente Gerusalemme alla rovina. Per i discepoli questo è un annuncio inaudito, il tempio era ritenuto incrollabile perché nel tempio era presente il Signore.

Devono quindi aver guardato a Gesù increduli e sconcertanti, di fronte a loro stupore, Gesù prosegue: “dopo questa tribolazione il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri del cielo cadranno”. Per noi questo linguaggio è misterioso, ma queste erano immagini chiarissime per i suoi ascoltatori; i suoi discepoli capivano benissimo quello che lui stava dicendo e conoscevano bene queste immagini perché erano state impiegate dai profeti per annunciare il giorno del Signore, il giorno benedetto in cui Dio sarebbe intervenuto per ripulire il mondo da ogni malvagità e ingiustizia e per dare inizio al mondo nuovo.

Il profeta Amos aveva detto: “in quel giorno si farà buio su tutta la terra, il sole tramonterà a mezzogiorno...”; il profeta Gioele: “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce…”. Gesù fa riferimento a queste profezie, per dire che sta per arrivare questo giorno benedetto di cui hanno parlato i profeti, quindi capiamo la ragione per cui l’evangelista Matteo, quando racconta la morte di Gesù sul calvario, impiega queste immagini per dirci: quello è stato il giorno del Signore.

Ricordiamo che l’evangelista Matteo dice che “si fece buio a mezzogiorno su tutta la terra, ci fu un terremoto, le rocce si spezzarono…”, non accadde nulla materialmente, ma l’evangelista ci dice: quello è stato il giorno del Signore. La distruzione del tempio, dice Gesù, non sarà la fine di tutto, ma sarà il segno di un cambiamento radicale che avverrà nella storia del mondo, sarà l’inizio di un mondo nuovo, sarà l’inizio di un nuovo tempio, di una nuova religione, di un nuovo rapporto con Dio. È a questo punto del suo discorso, che Gesù parla della venuta del Figlio dell’uomo. Chi è questo personaggio di cui Gesù parla continuamente nel Vangelo? Questa espressione ricorre più di 100 volte, sempre sulla bocca di Gesù che ci parla del figlio dell’uomo, della venuta del figlio dell’uomo.

Ascoltiamo cosa dice: Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Chi è questo “figlio dell’uomo” di cui parla continuamente Gesù? Per capirlo dobbiamo rifarci alla visione del capitolo 7 del libro di Daniele. Il profeta racconta di aver visto uscire dal mare quattro belve, il mare è il simbolo di tutto ciò che è contrario alla vita e queste quattro bestie che lui vede, sono una peggiore dell’altra.

La prima è un leone, si riferisce chiaramente a Babilonia, questo impero che ha dominato il mondo, che ha distrutto Gerusalemme, il tempio… una belva! Ma questa belva non è durata eternamente, ne è venuta una più forte, un orso, i Medi, che hanno dominato fino a quando è arrivato un leopardo, i Persiani, questi hanno davvero conquistato tutti gli imperi precedenti e sono arrivati fino in Egitto. Poi, una bestia più terribile di tutti, Alessandro Magno! A cosa hanno paragonato questi imperi? Non potevano che essere paragonati a belve, hanno devastato e depredato popoli interi; una belva dominava, sbranava, fino a quando non entrava in scena una che era più forte.

Quando osserviamo i celeberrimi bassorilievi che ornavano le pareti del palazzo dei re assiri a Ninive, ci rendiamo conto di che cosa si gloriavano questi re, quale fosse l’ideale di uomo di questi popoli, sono raffigurate solo scene di guerra e di violenze, di massacri di nemici, di lotta contro Leoni. Dice il profeta Daniele, che dopo queste quattro belve che si sono succedute e che rappresentano la logica che ha guidato la storia del mondo, entri in scena il figlio dell’uomo con le nubi del cielo. Chi è questo figlio dell’uomo? In ebraico “ben adam” significa semplicemente “l’uomo”, finalmente dopo tante bestie arriva nel mondo l’uomo vero, chi è realmente uomo, quelli di prima non erano uomini. Gesù ha sempre applicato a sé stesso questa immagine, si è presentato come l’uomo riuscito, l’uomo vero, il figlio dell’uomo. Pilato, proprio nel momento in cui Gesù donava tutto sé stesso, tutta la sua vita, lo ha presentato dicendo “ecco l’uomo”. Pilato non sapeva qual era il significato delle sue parole, ma noi oggi lo comprendiamo molto bene; e ricordiamo anche la risposta dei sommi sacerdoti e delle guardie, che rappresentano i dominatori del mondo antico, è stata “via, via, crocifiggilo!”.

Le belve non sopportano l’uomo, è troppo diverso da loro, è il loro opposto; la presenza dell’uomo vero, infastidisce le belve che lo attaccano, vogliono perpetuare il loro mondo, quello regolato dalla forza e dal dominio. Gesù è stato rifiutato proprio perché figlio dell’uomo, uomo vero, ma non solo lui! Tutti coloro che gli assomigliano, che incarnano questa immagine di uomo, che vogliono essere uomini come lui lo è, non devono attendersi una sorte diversa dalla sua, difatti Gesù dice: “hanno perseguitato me, è inevitabile, perseguiteranno anche voi! Guai quando tutti fossero d’accordo con voi, perché vuol dire che anche voi vi siete adattati alla logica del mondo antico”. C’è quindi una lotta fra le belve e l’uomo, ci chiediamo come si concluderà questa lotta impari fra questi due mondi?

A questo interrogativo, in questo discorso del quale fa parte il brano del Vangelo di oggi, Gesù risponde con un’immagine apocalittica e dice: “gli astri cadranno dal cielo”. Non sono le stelle e i pianeti, che rimarranno sempre al loro posto, sono le star adorate da tutti, i re, gli imperatori, coloro che detengono il potere, che assoggettano gli altri, pretendono che tutti striscino ai loro piedi per servirli… queste star, queste stelle cadranno quando arriverà il figlio dell’uomo, quando il mondo lascerà entrare l’uomo vero che è rappresentato da Gesù, dalla sua vita. Dove arriva il figlio dell’uomo, dove arriva il Vangelo, queste stelle vengono oscurate, non sono più ammirate perché ci si rende conto che sono stelle cadenti, star ingannevoli. Non è più ritenuto grande chi si fa servire, ma chi si mette a servizio del fratello, questo è l’uomo vero, colui che ama.

A questo punto, Gesù richiama il racconto biblico del diluvio – ed è il brano evangelico di oggi – e lo richiama per indicare con quali disposizioni va attesa la venuta del figlio dell’uomo. Che cosa accadeva al tempo di Noè, mangiavano, bevevano, prendevano moglie e marito, non facevano nulla di male, facevano quello che fanno normalmente tutti. Qual è stato l’errore che è stato fatto? C’erano due tipi di uomini in quel tempo, i più non si resero conto che stava per nascere un’umanità nuova, non erano attenti al cambiamento che stava per attuarsi.

Qual era l’umanità che sarebbe scomparsa? Quella della violenza, difatti al libro della Genesi, 6, nell’introduzione all’intervento di Dio per distruggere il mondo antico, si dice che la terra era corrotta e piena di violenza, questa umanità era destinata a scomparire. Loro invece non erano attenti, pensavano che questo tipo di mondo sarebbe continuato sempre, per tanti anni. Avevano visto Noè costruire l’arca, ma non avevano preso coscienza che il mondo stava cambiando… venne il diluvio e li travolse tutti. È l’intervento di Dio per creare un’umanità nuova! E coloro che vogliono continuare con il mondo antico? La loro storia viene cancellata perché non appartiene alla storia di Dio. Al tempo di Noè, la maggioranza non si è lasciata coinvolgere in questa umanità nuova che è rappresentata da una piccola famiglia, quella di Noè. Che cosa sarà la venuta del figlio dell’uomo oggi?

Noi ci stiamo preparando al Natale, l’Avvento è la venuta del Signore, proviamo a pensare alla nostra società di oggi, non accade forse esattamente ciò che accadeva al tempo di Noè? Facevano le cose normali della vita, pensavano al biologico, a sopravvivere, a riprodursi, a mangiare, bere, che sono cose belle ma non è l’assoluto, bisogna sapere come vivere questa realtà nel mondo, come essere uomini nuovi! Qualcuno è attento, si rende conto che questa umanità nuova è entrata nel mondo con Gesù e con il Vangelo, qualche altro invece continua, come al tempo di Noè, a pensare solo a queste cose materiali.

Dio, la sua Parola, il suo Vangelo, a molte persone non interessano, per loro gli interessi sono altri, il materialismo, l’avere, il potere, il godersi la vita, come norma di tutte le scelte. Per chi è vissuto idolatrando le realtà di questo mondo – non amandole ma idolatrandole – è completamente ripiegato sui propri beni, sui propri interessi, su ciò che gli dà piacere… la sua storia perisce, la vita viene cancellata, non lascia traccia nella storia di Dio. Però, al tempo di Noè come oggi, c’era un gruppo di persone attente, vigilanti, che si rendono conto che il mondo antico sta per finire, che la nuova famiglia umana sta nascendo. Non sono molti quelli che sono vigilanti, sono sempre pochi, una famiglia sparuta al tempo di Noè e anche oggi!

Non meravigliamoci che le persone vigilanti, che pensano alla serietà della vita, si sentano una minoranza, la maggioranza vive senza riflettere su ciò che li attende, Gesù dice: “gli uni si salvano, gli altri periscono”. Non è che vadano all’inferno quelli che periscono, ma è oggi che devono lasciarsi salvare! Alla fine il buon Dio accoglie tutti nella sua casa, ma la vita può essere stata persa, rovinata, cancellata. L’avvento ci richiama proprio a questa venuta, il risveglio dell’interesse, il riflettere, il prendere coscienza su ciò che è importante nella vita, su ciò che è decisivo nella riuscita di una vita. Il Signore viene oggi e c’è il pericolo di ripiegarsi sulle cose che ci interessano per la vita biologica, ma oltre al mangiare, al bere, allo sposarsi, Gesù mette in guardia da un altro pericolo, quello di non pensare ad altro che alla propria professione e di viverla come la si viveva nel mondo antico, prima che entrasse l’uomo nuovo, il Vangelo di Cristo.

Ascoltiamo cosa ci dice: Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà accolto e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà accolta e l’altra lasciata. L’esempio di Gesù è preso dall’attività che svolgevano ogni giorno gli uomini e le donne del suo tempo, il primo esempio, quello maschile, due uomini che lavorano nel campo. A quel tempo era alla professione che svolgevano praticamente tutti, oggi le nostre professioni sono molto diversificate, ma la pulsione a sentirci realizzati come creatori di qualcosa di bello e di utile, ce l’ha messa Dio! Noi sentiamo vivo il bisogno di lasciare un’impronta sul creato che Dio ha posto nelle nostre mani, ci ha consegnato il creato perché lo coltivassimo e lo custodissimo.

Dice Gesù: “due uomini saranno nel campo, uno verrà accolto – cioè uno sarà coinvolto nella proposta di uomo nuovo – “l’altro verrà lasciato indietro, sarà perso”. Due uomini rappresentano due modi di vivere la propria attività professionale, prima che entri il Vangelo nella vita di una persona e dopo, che si è lasciata guidare dalla Parola di Cristo. Quando Cristo, il suo Vangelo, entrano nella vita di una persona, l’attività non è più svolta come era svolta prima. Ricordiamo quando le folle si rivolgono al Battista e gli dicono: “noi cosa dobbiamo fare?” Il Battista dice: “chi ha due tuniche ne dia una chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto!” Ecco la Parola che entra nella vita di una persona e dice: tu continui a vivere, ma non puoi più vivere come prima! Prima trattenevi per te e cercavi di accumulare sempre di più i beni di questo mondo, quando entra la Parola di Dio, tutto cambia, tu vivi in un modo diverso!

Quando i pubblicani vanno dal Battista e chiedono: “noi cosa dobbiamo fare?Continuate a svolgere la vostra professione ma in un modo completamente diverso, prima imbrogliavate, esigevate più del lecito… dopo vi comportate da persone oneste, persone leali, perché volete il bene della società. I soldati che si rivolgono al Battista: “noi cosa dobbiamo fare?” Non commettete violenze, continuate a svolgere il vostro servizio alla società ma non più come prima. Ognuno di noi in questo momento, potrebbe pensare a come cambierebbe il lavoro, l’interesse per la produzione nella nostra società, se questa lasciasse entrare la proposta di mondo nuovo e uomo nuovo fatta da Gesù. Eccolo l’Avvento, la venuta del Signore, la venuta del Vangelo, dipende da noi che questo mondo cambi, lasciando entrare la parola di Cristo. Chi accoglie questo Vangelo è salvato, diventa un uomo, vive da uomo vero. L’arca costruita da Noè non ha accolto tutti, anche nel regno di Dio non entrano tutti, molti preferiscono rimanere fuori nel mondo vecchio, hanno udito le beatitudini di Gesù, ma preferiscono le beatitudini di questo mondo. Questi non vengono accolti, ma devono tenere presente che la loro vita perderà valore, perderà senso e l’alternativa è seria, è fra essere uomini o non esserlo!

Due donne, ecco l’immagine femminile! Le donne che macinano alla mola, una verrà accolta, l’altra verrà lasciata indietro. Sono ancora l’alternativa sul modo di vivere la propria professione; la preparazione della farina per fare il pane era compito delle donne in tutto l’antico Medioriente, oggi la distinzione dei ruoli non è più accettata, ma sia per uomini che per donne, la professione può essere svolta in due modi, uno è quello di chi non ha accolto Cristo nella propria vita e quindi si comporterà da pagano, l’altro sarà un figlio dell’uomo, un uomo vero perché ha capito che svolgere la propria professione, significa fare qualcosa di bello e rendere felice qualcuno.

E ora la raccomandazione di Gesù alla vigilanza e al saper cogliere il momento, quando il figlio dell’uomo viene nella tua vita. Ascoltiamo: Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro viene. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro viene. Di quale venuta sta parlando Gesù? In passato, la venuta del Signore era agitata come uno spauracchio, era presentata come il momento della resa dei conti con Dio al termine della vita. Era molto brutta quest’immagine di Dio che era temuto, perché dal suo incontro ci si doveva premunire, difendere e aveva paura di questo incontro con Dio, allora bisognava confessarsi, la confessione era intesa come un modo di difendersi dai castighi di Dio. Una presentazione davvero pessima dell’incontro con il Signore anche se abbiamo costruito una vita con tanti errori sappiamo che l’incontro con il Padre del cielo che ci aspetta solo per abbracciarci perché siamo tutti suoi figli.

Non è di questa venuta che Gesù sta parlando, ma della venuta oggi del suo Vangelo che viene per indicarci come essere uomini, come entrare nel mondo nuovo al quale Gesù ha dato inizio. La decisione da prendere se accogliere questa venuta oppure rifiutarla è una scelta molto urgente e drammatica perché si tratta di scegliere se essere uomini e non esserlo. Per raccomandare questa vigilanza, Gesù impiega l’immagine del ladro che può essere un’immagine che non ci è molto simpatica ma è significativa, è efficace, per dirci: “stai attento perché l’invito a entrare nel mondo nuovo ti può arrivare nel momento in cui non te lo aspetti e se non sei attento perdi l’opportunità della tua vita”.

Il pericolo è di non accorgersi del momento favorevole, del giorno in cui il Signore viene come sposo per unirci a lui, per formare un corpo solo con lui. Allora ci chiediamo come stare svegli per non perdere queste opportunità? Anzitutto direi coltivando la riflessione, il mondo d’oggi ci presenta un’infinità di distrazioni che ci fanno perdere la testa, tanti rumori; abbiamo bisogno di silenzio, di coltivare la sensibilità a certi valori che ci possono sfuggire perché il mondo d’oggi ci propone valori completamente diversi da quelli evangelici. È importante vigilare per non lasciarsi intontire dalla pubblicità, dalle mode, dalla morale corrente, dal “così fan tutti”, dal “va bene tutto ciò che mi piace”. Se noi non coltiviamo questa sensibilità, non toglieremo il momento in cui Cristo viene nel nostro mondo, nella nostra vita per introdurci nel mondo nuovo, nel regno di Dio.

 
 
 

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