3ª DOMENICA DI QUARESIMA
- don Luigi

- 6 mar
- Tempo di lettura: 17 min
Dal vangelo secondo Giovanni (4, 5-42)
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
In questa terza domenica di Quaresima, la liturgia ci presenta il celebre incontro di Gesù con la donna di Samaria. È un brano che può essere letto da diverse prospettive, noi cercheremo di cogliere immediatamente il messaggio dell’evangelista, senza addentrarci nella ricerca di ciò che storicamente può essere accaduto, perché il testo presenta parecchie incongruenze se viene preso come un semplice resoconto di un fatto della vita di Gesù; accenneremo ad alcune di queste incongruenze. È utile però premettere un’ambientazione geografica dell’episodio che ci viene narrato soltanto dall’evangelista Giovanni.
In primo piano vedete il basamento di una chiesa bizantina, un duplice ottagono tipico delle chiese bizantine del quinto/sesto secolo, si trova sulla cima del Monte Garizim, ma questa chiesa, non è stata fatta sul luogo dove sorgeva il tempio a cui accenna la donna samaritana, che invece si trovava in un altro luogo ben visibile dalla pianura. Questo tempio è stato costruito al tempo di Alessandro Magno – 330 a.C. – e al tempo di Gesù non c’era già più, era stato distrutto da un sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme, Giovanni Ircano che apparteneva alla famiglia dei maccabei, 160 anni prima, ma il monte Garizim rimaneva un luogo sacro per i Samaritani.
Sullo sfondo vedete un altro monte che è famoso nella Bibbia, il monte Ebal – il monte maledetto – e fra questi due monti passa ancora, come al tempo di Gesù, una strada molto importante, quella che congiungeva il sud con il nord, per poter andare dalla Samaria verso la Galilea bisognava attraversare questa gola fra queste due montagne. Vedete quella città che viene indicata è Nablus, l’attuale citta di Nablus o Neapolis, del primo secolo d.C.
Vogliamo indicare anche alcuni luoghi molto importanti per ambientare l’episodio sul quale tra poco riflettiamo. Anzitutto la città di Sicar dalla quale veniva la donna della Samaria che andava al pozzo ad attingere acqua, era una città importante per la posizione strategica perché si trovava esattamente all’ingresso di quella gola fra le due montagne, quindi era un punto di passaggio obbligatorio. Sicar, nome “aramaicizzato” di Sichem, era un luogo celebre perché da questa città erano passati Abramo, Giacobbe, quindi era famosa al tempo dei patriarchi. In questa città sono accaduti molti episodi, ne ricordo uno molto importante che è quello dell’assemblea di Sichem.
Quando gli israeliti sono arrivati dall’Egitto, Giosuè li ha convocati in questa grande pianura, la più grande che c’è in Samaria, ed ha chiesto al popolo quale Dio voi volevano adorare: “Volete continuare ad adorare il Signore, il Dio d’Israele, quello che vi ha liberato dalla schiavitù dell’Egitto, oppure volete adorare gli Dei di questa regione nella quale il Signore vi ha introdotto?” Il popolo, qui a Sichem, dirà: “noi vogliamo continuare ad adorare il nostro Dio”. Questo celebre episodio è ambientato proprio qui, in questo luogo, in questa pianura di Sichem. Adesso viene mostrata questa pianura e notate sullo sfondo le due montagne, il monte Ebal – quello più alto -, e il monte Garizim; fra le due montagne c’è la gola attraverso la quale passava questa strada.
Voglio ricordare un altro episodio importante della Bibbia, così ci collochiamo bene in questo luogo, è la storia di Giuseppe – che tutti noi conosciamo -, uno dei dodici figli di Giacobbe. Tutti avete letto la storia di Giuseppe in Egitto, ricorderete che questa storia si concludeva con la richiesta di Giuseppe che dice: “Io sto per morire, ma ricordatevi, il Signore vi introdurrà nella terra dalla quale noi siamo venuti, voi dovete portare le mie ossa là e seppellirle nel luogo dove io andavo a cercare i miei fratelli che stavano pascolando, nella pianura di Dotain”. Ora viene indicato il luogo dove è stato sepolto Giuseppe, uno dei luoghi più sacri del popolo d’Israele.
Finalmente il più importante dei luoghi, per quanto riguarda l’episodio di oggi, ci viene indicato dove si trova il pozzo di Giacobbe. Vi invito però ad osservare bene dove si trova la città di Sicar, la distanza tra questa città e il pozzo della samaritana è di circa 800-900 metri, molto lontano; ci chiediamo già da subito, come mai questa donna va ad attingere acqua così lontana quando a Sicar ci sono due sorgenti? Tutta la pianura è molto ricca di sorgenti d’acqua, ma in città ce ne sono due “Endafne” che si trova proprio vicino a Sicar e un’altra sorgente “Anascar”, sempre in città. Ci chiediamo come mai questa donna va al pozzo quando non ne aveva bisogno, poteva fermarsi a una di queste due sorgenti che sono molto buone. Troveremo la ragione per cui l’evangelista fa andare questa donna al pozzo di Giacobbe.
Dopo questa introduzione iniziamo la lettura e il commento di questo racconto del Vangelo secondo Giovanni andando però direttamente al messaggio prezioso che ci viene indicato.
Gesù lasciò la Giudea e si diresse verso la Galilea e bisognava che lui passasse attraverso la Samaria. Questa è la prima incongruenza che troviamo in questo racconto, per quale ragione? Perché Gesù si trova nella valle del Giordano, quindi non si capisce perché doveva andare in Samaria quando, molto più facilmente – ed era anche più prudente – poteva andare direttamente lungo il fiume Giordano – come tutti facevano – e ritornare in Galilea… rapida e più sicura. Come mai dice che doveva passare di là? È un’altra necessità che Gesù aveva, un bisogno che Lui aveva di passare dalla Samaria… doveva incontrare quella donna.
È strano questo viaggio perché gli altri Evangelisti non lo ricordano, Marco addirittura non cita mai la Samaria, non c’è nemmeno il termine Samaritano; in Matteo il termine Samaritano c’è una volta soltanto quando Gesù dice: “non andate dai Samaritani”; In Luca c’è l’episodio al capitolo 9 quando Gesù arriva con i suoi discepoli ma i Samaritani non lo vogliono incontrare e Giacomo e Giovanni diranno: “noi invochiamo il fuoco dal cielo sopra i Samaritani”. Giovanni invece introduce questo episodio dell’incontro di Gesù con una donna di Samaria al pozzo di Giacobbe. Come mai Gesù aveva bisogno di passare di lì e poi va al pozzo? Teniamo presente il contesto in cui viene narrato l’episodio, poco prima, nei capitoli precedenti, al capitolo III, ma prima ancora nel capitolo primo del Vangelo secondo Giovanni viene ricordata più volte la figura del Battista. A un certo punto c’è un gruppo di scribi e di farisei che inviano una commissione dal Battista e gli chiedono: “Ma tu chi sei?” C’è la risposta molto importante del precursore il quale dice: “io non sono lo sposo, sono l’amico dello sposo, sta per arrivare, anzi sto sentendo la sua voce. La mia gioia è arrivata alla pienezza perché ho compiuto la mia missione di amico dello sposo… preparare la sua festa di nozze.
Subito dopo abbiamo il racconto delle nozze di Cana e poi questo incontro con la donna di Samaria. Teniamo presente che c’è lo sposo che sta per arrivare annunciato dal Battista e c’è Gesù che incontra questa donna che, sapremo tra poco, è una che non ha uno sposo, ha avuto tanti amanti ma il suo sposo, non lo ha mai avuto. Gesù dirà a questa donna: “vai alla ricerca del tuo sposo altrimenti avrai sempre sete, non sarai mai felice”. Per capire questo messaggio, noi dobbiamo tenere presente che quando nell’Antico Testamento si parla dello sposo, si intende un’immagine di Dio che ama Israele(femminile in ebraico) come una sposa. È un’immagine che è stata introdotta dal profeta Osea, prima le immagini di Dio dell’Antico Testamento sono tutte molto forti, con il profeta Osea entra la tenerezza nel rapporto con Dio, entra l’immagine dello sposo e l’immagine del Padre.
Se ricordiamo la storia del matrimonio di Osea, comprendiamo bene il significato di questo sposo, annunciato dal Battista, che viene a cercarsi la sposa. Osea ha avuto una disavventura familiare perché si è innamorato di una ierodula, una prostituta sacra, al cuore non si comanda e si era innamorato di Gomer che è stata con Osea e ha fatto anche tre figli con lui ma poi è tornata a fare la sua vita. Lei tirava avanti, chi stava male era il profeta Osea che si è dato da fare, prima l’ha cacciata fuori casa, l’ha minacciata, ma poi non poteva stare senza Gomer ed è andato a cercarla. La conclusione di questa storia è stupenda perché Osea si è ripreso l’amore di Gomer. Il profeta Osea ha riletto la sua storia d’amore personale molto infelice, ma che poi si è conclusa bene, come un’immagine del rapporto del Signore Dio d’Israele, con il suo popolo Israel la sposa.
Veniamo al messaggio continuando la lettura del brano, “Gesù viene in una città della Samaria detta Sicar vicino al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe e lì c’era la fonte di Giacobbe. Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva sulla fonte ed era circa mezzogiorno”. Il pozzo che vi ho indicato prima, esiste ancora, è profondo 32 metri, è stato scavato almeno 1.000 anni prima di Gesù ed è ancora in uso oggi.
Come mai l’evangelista colloca l’incontro di questa donna a un pozzo? È molto strano che la donna si facesse 900 metri per andare ad attingere l’acqua in un pozzo quando aveva due sorgenti a portata di mano vicino alla città di Sicar, le ho già accennate Eindafne e Ainascar… Come mai va al pozzo? Qui dobbiamo richiamare il simbolismo biblico del pozzo. Il pozzo nella Bibbia, è il luogo dove si incontravano i pastori che venivano ad abbeverare i loro greggi, si fermavano i commercianti con le loro mercanzie e aspettavano i clienti, perché al pozzo le persone ci dovevano andare, ci venivano le donne ad attingere acqua perché era il loro compito, si incontravano gli innamorati… la Bibbia riporta vari incontri di innamorati al pozzo, ne accenno tre che sono molto belli. Il primo racconto è quello del servo che è stato inviato da Abramo in Mesopotamia per andare a cercare la sposa per il figlio Isacco. Questo servo si ferma a presso il pozzo dell’acqua all’imbrunire, quando le donne sono solite andare ad attingere… ed ecco che arriva Rebecca che usciva con l’anfora sulla spalla. Il testo della Genesi ricorda che la giovinetta era molto bella d’aspetto ed era vergine; scese alla sorgente, riempì l’anfora e poi risalì, il servo le chiese da bere, lei gli offri l’acqua, cominciarono il dialogo e poi lui accompagnò Rebecca che divenne la sposa di Isacco.
Un altro racconto è quello di Giacobbe, quando andò in Mesopotamia, si ferma al pozzo, giungono dei pastori, chiede delle informazioni: “conoscete Labano, un mio parente? Loro rispondono: si lo conosciamo, guarda c’è sua figlia Rachele che sta venendo ad attingere l’acqua, viene con il suo gregge. Giacobbe si fa avanti e si dà da fare, rotola la pietra dalla bocca del pozzo per far bere le pecore di Rachele. Lui poi sposerà Rachele, anche qui l’incontro è avvenuto al pozzo. Ancora al pozzo l’incontro di Mosè con Zippora figlia di Reuel… arriva lei con le sorelle, ma ci sono dei pastori che le allontanano, fanno i prepotenti, ma è presente Mosè che, sappiamo era uno che menava le mani con molta facilità, litiga con questi pastori, ha la meglio e fa abbeverare le pecore di Zippora. Le figlie di Reuel arrivano a casa molto in anticipo perché le altre volte venivano sempre scacciate, il Padre chiede: “come mai siete tornate presto?” “Un egiziano è intervenuto in nostro favore.” Lo vanno a chiamare, viene introdotto in casa di Reuel e poi sposerà con una di queste figlie, Zippora.
Ho accennato a tre incontri di innamorati al pozzo, se l’evangelista Giovanni fa incontrare lo sposo, annunciato dal Battista, al pozzo con una donna che ha una storia di tradimenti alle spalle, che si è allontanata dal suo sposo, lo deve andare a cercare… vuol dire che qui c’è un richiamo a questo simbolismo del pozzo. Quando preparo i fidanzati al matrimonio, una delle domande che io faccio loro è: “A quale pozzo vi siete incontrati?” Che acqua andavate ad attingere?” Se per caso mi rispondono: noi frequentavamo insieme il corso biblico perché cercavamo l’acqua della Parola di Dio… direi che è un bel pozzo quello dove si sono incontrati. Possono essersi incontrati anche ad altri pozzi, l’importante è che poi costruiscano una vita d’amore.
Andiamo avanti, ho cercato di inquadrare il significato simbolico che l’evangelista vuole dare a questo incontro. Il viandante è stanco, è seduto sul pozzo, è l’unica volta, nei Vangeli, che viene ricordata la stanchezza di Gesù ed è interessante anche che i discepoli, in modo molto maldestro direi, l’evangelista dice che erano andati a Sicar a comprare da mangiare. Ma quando noi teniamo presente, la geografia del luogo che ho spiegato prima, non si capisce perché Gesù si ferma al pozzo quando potevano andare tutti insieme a Sicar e lì trovavano anche l’acqua della sorgente. È che l’evangelista vuole che rimangano soli, lo sposo e questa donna di Samaria che rappresenta l’Israel infedele al suo Dio.
Stanco per il viaggio…bellissima questa immagine, lo sposo che viene da lontano a cercarsi la sposa perché non può stare senza di lei. Dio, l’uomo, l’umanità, la sposa Israele, poteva tirare avanti in qualche modo, chi si stava male era Dio che aveva bisogno di andare a riprendersi la sua sposa. Anche l’ora è molto strana mezzogiorno, mai una donna andava a quell’ora ad attingere acqua perché faceva troppo caldo, l’acqua si andava a prendere al mattino o alla sera. Qualcuno dice che era andata fuori orario per non farsi notare, ma questa spiegazione è chiaramente ingenua; nel Vangelo di Giovanni troviamo un’altra volta questa indicazione dell’ora ed è durante la passione di Gesù, quando in pieno giorno, a mezzogiorno, si dice che Pilato ha presentato l’uomo: “Ecco l’uomo, ecco il vostro re”, sempre quando questa luce è in pieno giorno… anche qui viene presentato questo incontro in piena luce.
Entra in scena adesso il secondo personaggio, la donna di Samaria, viene ad attingere acqua e Gesù le dice: “dammi da bere”. Identifichiamo subito la donna di Samaria. Non ha nome, se fosse un episodio così banale noi avremmo messo il nome di questa donna, non è così che si racconta un fatto, troppo generico; questo personaggio ha un’unica indicazione è una “Samaritana”. La Samaria – sappiamo molto bene che cosa significa -, indica una comunità, una parte, quel popolo di Israele che si era imbastardito, non solo dal punto di vista etnico, ma anche religioso. Tutti questi elementi ci portano a leggere il testo in un modo simbolico, è Dio che va a riprendersi la sposa infedele come aveva fatto Osea. “Dammi da bere” è l’innamorato che sperimenta questa sente e chiede, – sta mendicando proprio – ha un bisogno interiore di essere accolto. Chiedere da bere, nella cultura semitica, vuol dire chiedere accoglienza, chiedere ospitalità. L’acqua è il simbolo dell’amore sponsale, la sete che Gesù prova è questo bisogno di amore che Dio prova nei confronti dell’uomo, chiede l’amore della sposa che si è allontanata.
C’è un salmo molto bello, è il Salmo 63 in cui il salmista dice: “O Dio Tu sei il mio Dio, di te ha sete l’anima, a te anela tutto il mio essere come terra deserta arida senz’acqua”. Nel salmo, il bisogno di amore è presentato con l’immagine della sete. Il bisognoso di amore che si presenta è Dio, noi diremmo il contrario… l’uomo che ha bisogno dell’amore di Dio, ma l’uomo tira avanti con i suoi idoli, in qualche modo riesce a sopravvivere, chi sta male è Dio, questo è il nostro Dio.
Adesso dobbiamo distinguere due dimensioni, due livelli dell’acqua; la donna samaritana dice a Gesù: “come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?”. È interessante, Dio che chiede amore, ma a chi lo chiede questo amore? Fuori dalla metafora, Dio non chiede amore ai santi, di chi si innamora di Dio? Lo vediamo qui, chiede da bere a una scapestrata perché, contrariamente a quello che pensiamo, Dio ha bisogno di queste persone. Questo è il nostro Dio. I gusti sentimentali di Dio non li possiamo discutere, possiamo rifiutarlo questo Dio, ma questo è il Dio così innamorato dell’uomo, da fare un lunghissimo viaggio. Questa stanchezza… aveva camminato tanto per arrivare a prendersi la sposa.
La risposta di Gesù alla donna della Samaria: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice dammi da bere, gli avresti chiesto tu da bere e ti avrebbe dato acqua viva”. E qui viene proposto un dono che non ha più rapporto con l’acqua del pozzo, è un’altra acqua. Apparentemente, ed è vero, chi ha bisogno di amore è Dio, ma anche tu hai sete e l’unico che ti può dare da bere un’acqua che ti sazia, sono io. Che sete è questa? È la sete di Dio, la sete di infinito che presto o tardi riemerge in ogni uomo, possiamo tentare di placarla con acque materiali, con le soddisfazioni della vita, idolatrando qualche realtà bella di questo mondo, pure perfino tentando di placare questa sete con lo sballo, le gozzoviglie, le bisbocce… non si risolve il problema della sete intima dell’uomo, perché questa riemerge e non la si può tacitare senza mentire a sé stessi, perché il nostro cuore è fatto per l’infinito e c’è uno solo che la può placare ed è Dio! Il primo passo per placarla è riconoscere che ci viene offerto un dono!
Nella vita ci sono delle cose che noi possiamo conquistare, una posizione sociale prestigiosa, i favori di qualche persona importante, magari diventando adulatori o cortigiani, una laurea con molta fatica, un conto in banca, con un po’ di furbizia si può anche riuscire a costruirlo, case, macchine, tutte cose che possono essere conquistate, ma non riescono placare la sete più profonda… quindi non la conquista ma il dono! Capire, è l’invito che Gesù fa, se tu riuscissi a capire il dono che Dio ti offre, perché le cose più importanti non sono quelle che noi conquistiamo ma quelle che ci vengono donate. La vita, per esempio, è un dono, l’amore è un dono soprattutto la luce che dà senso al nostro esistere in questo mondo non la possiamo conquistare, ci è donata. Queste cose si ricevono solo in dono e sono le più importanti e Dio è il grande donatore.
La donna non capisce perché è ripiegata soltanto sulle realtà materiali, è sempre soddisfatta solo da quelle e guardate come l’immagine di questa donna riflette esattamente quello che è il comportamento di tantissime persone, che pensano di placare la sete ripiegandosi su queste realtà. Risponde Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo”. Sono le realtà di questo mondo, ognuno di noi ne ha fatto l’esperienza, per quante gioie possiamo cercare, ci rimane sempre una profonda sete, questo perché noi siamo fatti bene, siamo fatti per essere saziati soltanto dal dono di Dio, possiamo tacitare questo bisogno di infinito, nascondere a noi stessi il “non senso” del nostro vivere, ripiegati su queste uniche realtà materiali, ma da questa sete non ci possiamo liberare.
Dice Gesù: “chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà più sete”, l’acqua che io gli darò … diventa in lui sorgente zampillante in vita dell’Eterno. Una sorgente zampillante che dà senso a tutte le altre soddisfazioni che non possiamo avere. La donna chiede di quest’acqua per non dover poi continuamente andare ad attingere al pozzo; questa donna di Samaria è interessata solo ai beni materiali, non vede altra acqua. Dobbiamo stare attenti perché anche il rapporto con Dio potrebbe entrare in questa immagine di un rapporto d’amore che non ci soddisfa, perché è un amore mercenario, cioè quello di colui che va con chi paga… se il denaro paga si va con il denaro, se il potere paga si va con il potere e si può fare lo stesso che con Dio, andare con Dio se paga, se compensa, se mi dà le soddisfazioni di questo mondo. Credo che sia il rapporto con Dio, che hanno molti cristiani.
Gesù le dice: “va e chiama il tuo sposo, poi vieni qui” Di questo sposo poi non se ne parla, perché non è uno sposo concreto, è l’invito che Gesù fa alla “donna Israele”, fa all’umanità e fa a tutti noi: “cerca il tuo sposo”. Anche a coloro che sono credenti vorrei dire: “cerca lo sposo, perché forse stai adorando un idolo”. Risponderà la donna: “io non ho marito”. Gesù dice: “è vero, hai avuto cinque mariti e quello che hai adesso non è il tuo sposo”. Ci chiediamo chi sono questi cinque mariti, non ha senso prendere come un’informazione della vita morale di questa donna, qui il riferimento è chiaramente un racconto che c’è nel II libro dei Re al capitolo 17, dove si parla di cinque popoli che sono entrati in Samaria con tutti i loro dei e i samaritani hanno accolto come loro sposo, questi amanti che erano in competizione con il vero, l’unico Dio, lo sposo di Israel.
Gesù, qui è bello, non fa come i profeti che cominciano a rimproverare, a minacciare a causa di questo abbandono dello sposo. Gesù ha una tecnica di approccio a questa donna, cerca di farle comprendere l’insoddisfazione profonda che lei sta provando e le sta proponendo un dono che potrebbe finalmente saziare la sete, cioè l’incontro finalmente con un Dio sposo che dà senso e diventa l’amore di tutta la vita. Finché non si incontra Dio sposo, non si accoglie l’acqua che Gesù offre, l’amore, si continua a vagabondare, magari con successivi matrimoni, con idoli e non si è mai sazi.
La donna introduce finalmente il tema del tempio, si riferisce a quel tempio che c’era sul Monte Garizim; la risposta di Gesù: “credi a me o donna”. Credi… credere vuol dire innamorarsi, vuol dire affidare la propria vita un’altra persona e Gesù invita qui la sposa Israel a credere, cioè a fidarsi del suo sposo che è Dio e la chiama donna, non viene nominata. Anche a Cana la madre è chiamata donna, il riferimento è sempre alla “donna Israele”, credimi donna, fidati di colui che ti ama realmente e tu sarai felice soltanto rispondendo, credendo in questo amore.
La donna chiede: “tu che sei il profeta, so che deve venire il Messia, detto Cristo, lui ci rivelerà tutte le cose”. La risposta di Gesù: “sono io che parlo con te”. È lo sposo che rivela la sua identità alla sposa e la donna lascia la sua idria (di pietra) e va in città. È molto bello, questa Idria, lo stesso termine che ricorre qui e soltanto a Cana dove si parla di queste idrie; Il significato è sempre lo stesso, anche qui è un’idria che rimane vuota. Questa donna non ha più bisogno di ricorrere a questa acqua materiale che non la sazia mai, perché adesso ha incontrato l’acqua che è l’amore dello sposo.



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