4ª DOMENICA DI QUARESIMA
- don Luigi

- 16 ore fa
- Tempo di lettura: 20 min
Dal vangelo secondo Giovanni (9, 1-41)
L’episodio della guarigione del cieco nato che ci è raccontato soltanto dall’evangelista Giovanni, è collocato nel contesto della “festa delle capanne” che era la più solenne delle feste, era addirittura chiamata “la festa” per eccellenza. Era celebrata in autunno e segnava la conclusione della vendemmia e della stagione agricola, si comprende quindi la gioia di tutto un popolo che raccoglieva il frutto delle fatiche di un anno. Durava sette giorni e il centro di questa festa era il tempio di Erode, che vedete sullo sfondo e notate anche la strada che dal tempio scendeva verso la città bassa, dove si trovava la piscina di Siloe. Siloe era una piscina molto grande, ben 4.000 m² di estensione e l’acqua di questa piscina veniva dalla sorgente del Ghihòn, che vi viene indicata, poi l’acqua dalla sorgente veniva incanalata fino alla piscina attraverso un tunnel lungo ben 530 metri che era stato scavato nella roccia al tempo di re “Ezechia”, siamo nel 702 a.C. quindi era un’opera straordinaria e hanno impiegato 2 anni per realizzarla. L’acqua, dalla sorgente del Ghihon, era come se fosse stata inviata alla piscina di Siloe, è da qui che viene il nome di “shilõah”, nome della piscina perché viene dal verbo “shalah” – inviare, ed è proprio su questo verbo che l’evangelista Giovanni ci vorrà fare riflettere… acqua inviata, lui dirà acqua dell’inviato, inviato dal cielo naturalmente, che è Cristo, ma questo lo vediamo dopo.
Che cosa caratterizzava questa festa? 2 elementi.
Il primo, “la liturgia dell’acqua”. Ogni mattina, il sommo sacerdote scendeva dalla strada che vi ho indicato, con una brocca d’oro e andava ad attingere l’acqua alla piscina di Siloe. L’acqua di Siloe era considerata pura perché veniva dalla sorgente. Una moltitudine in festa accompagnava il sommo sacerdote fra canti di gioia… i leviti che suonavano le trombe, i tamburelli, i sistri, le cetre. Dopo aver attinto l’acqua, il sommo sacerdote con tutta la popolazione tornava nel tempio e versava quest’acqua sopra l’altare. Qual era il significato di questo rito? Era un’invocazione al Signore perché inviasse la pioggia autunnale che è molto importante per le semine. Il settimo giorno, questo rito era ancora più solenne perché prima di versare l’acqua, il sommo sacerdote girava intorno all’altare per ben 7 volte. Perché ci interessa questo rito dell’acqua? Perché Gesù ha partecipato a questa festa e proprio in quel contesto, ha alzato la voce e si è presentato come la sorgente d’acqua viva! Ha gridato a gran voce: “Chi ha sete venga a me e beva, non avrà più sete!” Aveva detto alla samaritana. Questa acqua che voi andate ad attingere, è un’acqua materiale, ma c’è un’altra acqua che dona realmente la vita, è lo Spirito che lui ha portato dal cielo, la vita divina. Tutte le altre acque non saziano mai perché sono acque che andiamo ad attingere a dei pozzi che poi seccano, tutti questi pozzi materiali dove noi andiamo ad attingere la realizzazione della nostra vita, a un certo punto seccano. “La vera sorgente di acqua viva”, dice Gesù, “sono io!”, proprio nel contesto di questo rito dell’acqua, della festa delle capanne.
C’era un secondo elemento che è molto importante da tener presente, per capire il messaggio del brano evangelico, era la “festa della luce”. La città di Gerusalemme era tutta illuminata a giorno con fiaccole, quattro di queste fiaccole erano enormi e si trovavano nell’atrio delle donne. Gli uomini danzavano nella spianata del tempio con le fiaccole accese e poi c’era la visita agli ammalati, a chi era in lutto, perché bisognava portare anche a loro la gioia di questa festa. È ancora in questo contesto della “festa delle capanne” che era anche “festa della luce”, che Gesù alza la voce e si presenta come la “luce del mondo”. “Chi segue me non cammina nelle tenebre, ma alla luce della vita. Io sono la luce del mondo”. È in questo contesto che va capito il racconto della guarigione del “cieco nato”. Gesù ha curato tanti ciechi, ma il modo come l’evangelista racconta la guarigione di questo cieco, diventa una parabola del passaggio dalla tenebra alla luce che ogni uomo è chiamato a fare. Credo che non ci sia verbo, come “vedere”, impiegato in senso metaforico. Noi lo usiamo continuamente quando diciamo:
– apri gli occhi, ti stanno imbrogliando, stai comperando una casa che è una catapecchia… apri gli occhi, non vedi che ti imbroglia!
– Oppure di una persona pessimista, diciamo che vede tutto nero … di un avaro che vede solo i soldi… oppure… uno vede lontano.
Ecco, questo verbo vedere, viene impiegato metaforicamente, va tenuto ben presente per comprendere il cammino di questo cieco, che Gesù incontra nella festa delle capanne, che viene condotto alla luce e rappresenta quindi proprio questo passaggio dalla tenebra verso la luce, che è quella di Cristo. La guarigione di questo cieco quindi, che cosa rappresenta? Vediamo di chiarirlo prima di cominciare ad ascoltare il racconto. La cecità è l’immagine della condizione in cui noi nasciamo, la nostra natura biologica quando compare, compare nella tenebra, ci inclina non verso l’alto, ma verso il basso, ci porta a lasciarci guidare dalle nostre passioni, le nostre brame, ripiegarci sui beni di questo mondo convinti che così realizziamo pienamente la nostra esistenza. Brancoliamo nell’oscurità, non viviamo da uomini se seguiamo quelle che sono le nostre pulsioni biologiche, quelle nelle quali noi nasciamo. Ecco la necessità che, nel cammino della nostra vita, ci vengano aperti gli occhi per vedere chi siamo, cosa ci stiamo a fare in questo mondo, dove siamo diretti; se non ci vengono aperti gli occhi, ci limiteremmo come tutte quelle creature dalle quali deriviamo, accontentandoci di quello che la natura ci offre, non alziamo lo sguardo verso il destino che ci caratterizza come uomini. Ecco la necessità di venire illuminati per comprendere qual è il nostro destino! A volte si sente dire che la fede è cieca, Schopenhauer diceva: “o si pensa o si crede” … No, non si può credere senza aver riflettuto, pensato, trovato la ragionevolezza delle scelte. Poi, quando la nostra mente è sazia, allora siamo chiamati a fare una scelta; possiamo giocarci la vita su una proposta che ci viene fatta, ma questa proposta non può mai rinnegare la ragionevolezza, altrimenti non è fede, è irrazionalità, creduloneria, superstizione, ce n’è ancora tanta purtroppo. La fede cristiana è un vedere, un aprire gli occhi per vedere lontano, per non confondere i fantasmi con la realtà, l’effimero su ciò che realmente vale. Gesù è venuto proprio per portare questa luce. Già all’inizio, quando Zaccaria pronuncia quel “Benedetto il Signore Dio di Israele”, dice: “verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre nell’ombra di morte”. L’evangelista Giovanni, all’inizio del suo Vangelo, dice: “veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”. Gesù è presentato proprio come la luce che viene a rischiarare le tenebre del mondo. Noi nasciamo ciechi, ecco il significato metaforico che ha questa guarigione come viene raccontata dall’evangelista Giovanni.
Sentiamo come inizia questo racconto: “Passando Gesù, vide un uomo cieco dalla nascita …”. Gesù si trova nelle vicinanze del tempio e vede un uomo cieco dalla nascita, non ci viene detto in nome, è un uomo e rappresenta l’umanità che nasce cieca. Non è il cieco che va a chiedere la guarigione, è Gesù che prende l’iniziativa; il cieco non ha mai fatto l’esperienza della luce e non immagina nemmeno che possa esistere un modo di vivere diverso. Quando una mamma a volte si lamenta… come mai mio figlio si interessa soltanto della serata che deve passare con gli amici al sabato sera e non pensa quanto sia bello preparare la liturgia della domenica, prepararsi ad ascoltare il Vangelo? Perché non ha aperto gli occhi, non immagina che ci sia un modo di vivere diverso da quello fanno tutti. Chi non ci vede, si adatta all’andazzo, ciò che fanno anche gli altri, diventiamo dei pecoroni, le pecore non ci vedono e allora vanno le une dietro le altre… il pecorismo. È necessario, per essere coscienti delle scelte che si fanno nella vita, che qualcuno ci apra gli occhi per sapere dove stiamo andando e qual è il nostro destino. La domanda che i discepoli fanno: “Chi ha peccato, perché è nato cieco?” Gesù non vuole sentire parlare di colpa perché uno nasce cieco.
In quel tempo era normale pensare che se uno aveva qualche malattia, era stato castigato dal Signore e qualcuno pensa ancora così. Gesù non vuole sentire parlare di queste cose. La disgrazia è un evento, non è mai un castigo di Dio, il dolore non ha nulla a che vedere con Dio. Ma adesso noi cerchiamo di capire il significato metaforico che dà l’evangelista Giovanni a questa cecità. Non è colpa dell’uomo se nasce cieco, non è né colpa sua né dei genitori, è la condizione nella quale noi nasciamo, non è un peccato nascere in questa realtà; è la condizione dell’uomo in quanto uomo, e quindi molto improprio parlare di peccato originale, non c’è alcuna colpa nel nascere così. Gesù non vuole sentire parlare di peccato, noi nasciamo in questa condizione di cecità, bisognosi che qualcuno, cioè Dio, ci apra gli occhi.
Ed ecco Gesù che dice: “finché sono nel mondo, io sono la luce del mondo” E adesso il fatto: “detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, lo spalmò – questo suo fango… e richiamo suo fango – sugli occhi del cieco” Il gesto di Gesù ci imbarazza un pochettino, che cosa significa? Anzitutto la saliva. In quel tempo la saliva era il concentrato dell’alito, del soffio e che cosa sta facendo Gesù? Noi abbiamo già trovato nella Bibbia questo impastare con la polvere della terra, l’ha fatto Dio quando ha creato l’uomo, il suo soffio che ha donato vita a quell’uomo che è stato impastato col fango della terra. A questo punto il significato del gesto di Gesù diventa molto chiaro, siamo di fronte alla ripetizione del gesto creatore di Dio, cioè Gesù si presenta come nella sua realtà di uomo impastato, anche lui come noi, del fango della terra, perché anche Gesù era composto di idrogeno, ossigeno, carbonio, azoto … esattamente come noi, ma con lo Spirito che è la vita divina che lui ha portato nel mondo.
Cosa fa Gesù adesso? Prende il suo fango, cioè la sua persona, la sua incarnazione di un uomo autentico impastato della polvere della terra e dello Spirito, e lo pone davanti agli occhi del cieco per aprirgli gli occhi. Il significato metaforico è chiarissimo, l’uomo se non ha davanti ai propri occhi l’immagine dell’uomo autentico, riuscito, che è quello impastato della realtà materiale, ma con la pienezza dello Spirito che è la vita divina, non vede, non è un uomo autentico! Ciò che apre gli occhi al cieco, sarà questo fango che Gesù ha posto davanti ai suoi occhi e che noi dobbiamo tenere presente se vogliamo camminare nella nostra vita con gli occhi aperti… è l’uomo nuovo. Dice Gesù a questo cieco: “va e lavati alla piscina di Siloe” L’evangelista richiama che “shilõah” significa inviato; in realtà inviato si dice “shalūa”, però quello che interessa all’evangelista è l’assonanza. Bisogna andare all’acqua dell’inviato se vogliamo aprire gli occhi e quindi viene richiesta al cieco una scelta… deve muoversi per andare all’acqua che gli apre gli occhi. Simbolicamente, questo andare a prendere l’acqua dell’inviato, è l’accoglienza del dono dello Spirito. È necessario quindi fare un’opzione per questa acqua.
A questo punto Gesù esce di scena, mentre il cieco nato scende e va alla piscina di Siloe. È durante questa assenza che colui che ha aperto gli occhi comincia a muoversi e deve confrontarsi con chi gli occhi non li ha ancora aperti. Ascoltiamo il primo dialogo di colui che era cieco con coloro che lo avevano conosciuto prima: “Allora i vicini …” La condizione precedente di quest’uomo, era di essere seduto e di chiedere l’elemosina, cioè era immobile, dipendente, andava dove lo portavano gli altri… adesso non più, è lui che fa le scelte, adesso è libero, sa dove vuole andare, sa quello che vuole nella vita, è un uomo nuovo. Prima era mosso dalle passioni sregolate adesso è mosso dallo Spirito e quindi è completamente diverso; se prima offendeva, era scortese, arrogante, pensava solo ai soldi, faceva il furbo… adesso è diventato tenero, servizievole, attento agli altri, onesto. La gente allora non può che chiedere a costui: “come mai la tua vita è completamente diversa da quando eri cieco? E pongono la domanda: “Che cosa ti è successo?” Lui inizia il suo racconto del cammino che ha fatto dalla tenebra alla luce. Ho incontrato quell’uomo che si chiama Gesù, mi ha messo il suo fango davanti agli occhi… ho visto l’uomo riuscito, l’uomo vero… sono andato a lavarmi nell’acqua dell’inviato – l’acqua dell’inviato è lo Spirito nel quale vieni immerso, ti cambia la vita; chi è battezzato dall’acqua del battesimo esce uomo nuovo – e quando sono uscito ho visto, ho aperto gli occhi. Si noti, il cieco non va a tampinare coloro che sono ancora ciechi facendo prediche per convertirli. Sono gli altri che di fronte a una vita completamente diversa si chiedono: “Cosa ti è successo? Come mai tu vedi la vita, la morte, la malattia, la sessualità, le disavventure che possono capitare, vedi la politica in un modo diverso dagli altri? “Cosa ti è successo?” Proviamo a chiederci se non ci hanno mai fatto queste domande… Come mai tu non ragioni come gli altri? Perché sei così diverso? Perché vedi il mondo in un modo diverso? E lui racconta tutta la sua storia.
Adesso entrano in scena coloro che sono preoccupati che lui adesso ci veda, che non sia più quello di prima. Sentiamo che cosa fanno queste persone: “Condussero dai farisei quello che era stato cieco: …”. A questo punto noi continuiamo a leggere il racconto, non più dal punto di vista di una guarigione di una cecità materiale, operata da Gesù, leggiamo il racconto come una parabola del passaggio dalla tenebra alla luce da parte di coloro che si sono lasciati aprire gli occhi dal Vangelo. Per esempio, noi fino a non tantissimi anni fa abbiamo sentito parlare di guerra giusta, qualcuno si è lasciato aprire gli occhi dal Vangelo e si è lasciato interrogare: “ma davvero è compatibile con il messaggio di Cristo, oppure è la giustizia di questo mondo, cioè tu puoi comprare, vendere, accumulare, basta servire le leggi dello Stato, magari fai un po’ di elemosina”. Qualcuno si è lasciato aprire gli occhi dalla Parola di Dio, dal Vangelo e dice no, perché i beni sono tutti di Dio, noi non siamo padroni, noi dobbiamo gestire beni non nostri, consegnandoli a chi è nel bisogno. Qualcuno si è lasciato aprire gli occhi dal Vangelo, qualche altro no.
L’obiezione di coscienza per esempio, oppure il volto di Dio che è stato immaginato, fino a non tanti anni fa e qualcuno lo predica ancora, come il giustiziere, come colui che ha dato le norme da osservare e si adonta se qualcuno sfida la sua autorità. Oggi qualcuno si è lasciato aprire gli occhi dal Vangelo, da Cristo e ha visto un volto di Dio completamente diverso, un volto di Dio che è amore solo amore e odia il male, ma ama perdutamente il peccatore… gli altri non hanno ancora visto. Che cosa accade adesso a coloro che non hanno ancora aperto gli occhi? Fanno una cosa che accade ancora oggi, sono andati dai farisei a denunciare: “quest’uomo è diverso dagli altri e per giunta è uno che segue colui che non va con la tradizione, perché non osserva il sabato, quindi non può essere un uomo di Dio colui che si distacca da ciò che si è sempre fatto, dalla tradizione che lui ha violato”. Stiamo attenti, i farisei adesso, quelli di quel tempo sono morti, rappresentano tutti coloro che sono prigionieri dei pregiudizi, delle proprie convinzioni e non vogliono lasciarsi aprire gli occhi dal Vangelo; non che si possono seguire tutte le idee che circolano, ma quando è il Vangelo che ti vuole aprire gli occhi… lasciateli aprire! Qui ci sono i custodi del si è sempre fatto così, le norme sono queste, si è sempre predicato così, ma se il Vangelo ti dice qualcosa di diverso, lasciati aprire gli occhi!
I farisei, allora cominciano a interrogare il cieco e gli dicono: “Ma cosa ti è capitato?” Lui lo racconta e alla fine gli chiedono: “Ma tu cosa pensi di questo tale?” Non lo citano per nome, mai loro citeranno Gesù. Questo risponde: “È un profeta”. Prima, a questa domanda aveva risposto “non lo so”, “quell’uomo”, “era un uomo” … adesso ha fatto un passo in più nella scoperta dell’identità di Gesù di Nazareth… “è un profeta”. È un passo avanti che lui fa, ma le autorità che vogliono proteggere ciò che si è sempre fatto, convocano adesso i genitori di colui che era cieco. Ascoltiamo l’interrogatorio che loro fanno: “Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, …». Questa volta l’interrogatorio è fatto dai giudei al cieco. Chi sono questi Giudei? Nel Vangelo secondo Giovanni non sono il popolo d’Israele, rappresentano gli oppositori a Cristo e al Vangelo, sono i capi religiosi. I genitori, a loro volta rappresentano coloro che hanno inculcato nel figlio i valori tradizionali ed era compito dei genitori educare i figli secondo la tradizione del popolo di Israele. Se il figlio ha incontrato realmente Cristo, ha scoperto valori nuovi e ha rigettato quelli che gli erano stati inculcati dai pensieri e dai criteri di questo mondo. Ripeto… stiamo leggendo questo racconto come parabola del passaggio dalla tenebra alla luce operato dal Vangelo. Interrogano i genitori. “È questo il vostro figlio che voi dite che è nato cieco?” Loro chiedono ai genitori: “siete stati voi, per caso, a metterlo al mondo che ci vedeva?” Loro dicono subito: “Noi non c’entriamo con questa luce nuova, noi l’abbiamo messo al mondo cieco, è un altro che gli ha dato la luce”. Loro non c’entrano con la nuova realtà, chi ha dato questa luce è Cristo che gli ha aperto gli occhi. È ciò che Gesù ha detto a Nicodemo: “Ciò che nasce dalla carne è carne, ciò che nasce dallo Spirito è Spirito”. La parte biologica dell’uomo viene da questo mondo, ma l’uomo è caratterizzato dal dono che Dio gli ha fatto della nuova vita. I genitori sono cresciuti sentendosi responsabili della cecità del figlio, è un po’ quella catechesi che è stata fatta nel passato che parlava di peccato originale.
Gesù non vuole sentire parlare di peccato, è la condizione nella quale noi nasciamo e nasciamo ciechi, è questo che produce la realtà di questo mondo. Adesso c’è una nuova luce che non viene dal mondo, viene dall’alto. Come mai adesso lui ci veda noi non lo sappiamo, non viene da noi questa luce che il figlio ha. Hanno paura della guarigione, della nuova visione della vita e questa li spaventa un po’, perché li costringerebbe a cambiare prospettive, cioè ciò che loro hanno inculcato adesso è lasciato perché c’è una scoperta nuova. Cerchiamo di essere concreti, se si prende coscienza che i figli aprono gli occhi, si lasciano aprire gli occhi dal Vangelo, significa trovarsi di fronte a dei figli che nella vita saranno dei perdenti, non degli incapaci delle persone che non sanno far fruttare tutte le loro capacità… il contrario! Solo che non impiegheranno i doni ricevuti da Dio per arricchire, per dominare, per apparire, ma per inchinarsi a servire gli altri. Questo non viene dalla carne, viene dall’apertura degli occhi che è data dal Vangelo. I genitori hanno paura perché i capi religiosi minacciano di cacciarli dalla sinagoga, cioè di escluderli da quella che è sempre stata la comunità tradizionale. L’espulsione dalla sinagoga comportava parecchi rischi, era l’isolamento sociale, l’insicurezza più completa, perdevano addirittura il diritto all’eredità; è ciò che Gesù dice ai suoi discepoli: “Mettete in conto tutti i rischi che voi correte se vi lasciate aprire gli occhi dal mio Vangelo, vedrete la vita, il mondo in un modo completamente diverso!”.
E adesso l’ultimo tentativo delle autorità religiose di far tornare questo uomo, che era stato cieco, a ragionare secondo i criteri della tradizione e nelle sue risposte, noi coglieremo tutte le caratteristiche della persona illuminata. Ascoltiamo: “Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco …”.
In questo interrogatorio che viene fatto al cieco, troviamo di nuovo i farisei, gli abbiamo già trovati nell’interrogatorio precedente che alla fine erano divisi tra di loro. Adesso li troviamo di nuovo ricompattati, quando si tratta di proteggere i propri interessi, le proprie convinzioni, i propri privilegi, coloro che detengono il potere si ricompattano sempre. In questo gruppo hanno chiaramente prevalso i più fanatici, i difensori delle tradizioni teologiche più retrive, sono coloro che sono più infastiditi della luce del Vangelo e iniziano l’interrogatorio presentandosi come coloro che sanno… “noi sappiamo che quest’uomo è peccatore”, tu ti devi fidare, non devi pensare, devi allinearti con quello che insegniamo noi. Tu adesso devi dare gloria a Dio che vuol dire allinearti sulle nostre posizioni” Dare gloria a Dio invece, vuol dire allinearsi sulle posizioni della luce nuova che tu hai ricevuto! La risposta di quest’uomo che è sempre più libero perché adesso ci vede: “Se è un peccatore io non lo so, quello che so è che io adesso ci vedo e sono felice di vederci”. Allora cercano di incastrarlo in qualche modo e gli dicono: “Che cosa ti ha fatto, come ti ha aperto gli occhi?” Per quale ragione vogliono fargli raccontare di nuovo la storia? Perché vogliono arrivare al punto che Gesù ha violato il sabato e quindi è un peccatore… “ti devi staccare da lui”. A questo punto colui che era cieco, è davvero un uomo pienamente libero, al punto che si mette a fare dell’ironia molto pericolosa, rischiosa, perché quelli tra poco lo minacciano e poi, con la violenza, lo cacceranno fuori. Lui cosa risponde: “Ve l’ho già detto, non insistete a chiedermelo, non ve lo racconterò di nuovo perché so dove voi volete arrivare” … e allora fa dell’ironia “non è che per caso volete diventare suoi discepoli?” A questo punto è chiaro che si arrabbiano e lo insultano: “Tu sei discepolo di quello!” Non dicono di Gesù… di quello… quel tale, “noi siamo discepoli di Mosè, noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio, a costui non sappiamo invece nemmeno di dove è”. Qui c’è la paura che hanno queste persone che detengono l’autorità, di rimettere in causa le loro convinzioni di fronte a una luce nuova che quella di Cristo e del Vangelo. Stiamo attenti perché quei farisei sono già morti, ma i farisei sono una setta che si perpetua nel mondo e Gesù era molto preoccupato che si perpetuasse nella sua comunità, la paura che il Vangelo rimetta in causa ciò che abbiamo sempre fatto, ciò che abbiamo sempre pensato.
Lasciamo rimettere in causa tutto ciò che noi abbiamo ritenuto indiscutibile perché se il fondamento di queste condizioni e di queste scelte è solido, guadagnerà credibilità; se invece non è solido verrà smascherato come una menzogna dalla luce del Vangelo. I fatti vanno presi per quello che sono, non adattare il fatto alle proprie convinzioni. La risposta adesso, di colui che era cieco che continua a fare dell’ironia: “che voi non sappiate di dove costui, intanto lui mi ha aperto gli occhi” e continua impiegando i loro stessi argomenti religiosi, “se costui non fosse un uomo in sintonia con Dio, Dio non l’ascolterebbe, da che mondo è mondo, non si è mai sentito che uno abbia aperto gli occhi un cieco nato”. Gli replicarono e adesso arrivano all’insulto: “tu non sei che peccato dal giorno della tua nascita e vuoi insegnare a noi che sappiamo” … se sei cieco è perché sei un peccatore, noi invece ci vediamo… No! Credono di vederci ma in realtà non ci vedono, sentiremo tra poco il giudizio che pronuncia Gesù, il giudizio che conta. A questo punto lo cacciano fuori, fuori dall’istituzione.
Possiamo vedere quali sono le caratteristiche che ha l’uomo illuminato da Cristo, che è passato dalla tenebra, dal pensiero comune, da ciò che tutti pensano, dicono e fanno… a colui che segue la luce del Vangelo. Prima caratteristica: è uno che è partito dal “non so”, continua a ripetere quest’uomo… “Io non lo so”, gli chiedono i vicini di casa che non lo riconoscevano più: “dov’è costui?” … “non lo so”, poi quando le autorità religiose dicono: “noi sappiamo che è un peccatore” … “Io non lo so”, tra poco, quando Gesù lo incontrerà, andrà a cercarlo e lo troverà e gli chiederà se lui crede nel figlio dell’uomo, dice: “io non lo so chi è, chi è Signore?” È uno che si lascia mettere in causa, non ha delle condizioni da difendere, la verità va sempre accettata, non aver mai paura della verità, perché la verità viene da Dio. È un cammino che parte dal riconoscere che io non so e sono aperto a ricevere la luce. Seconda caratteristica: è cosciente della sua nuova identità. Quando gli chiedono: “ma se tu non sei tu?” “Sono io!” Sono un uomo nuovo e sono felice di esserlo. La terza caratteristica è una persona libera nel presentare la propria convinzione, non vende la propria testa nessuno, non perché uno ha autorità, prestigio, no! Prima viene la verità quindi è libero da quando ha ricevuto una nuova luce. La quarta caratteristica è il rapporto con l’autorità. È una persona che rispetta l’autorità, non la offende, ma non la divinizza; prima viene il Vangelo, prima viene Cristo. Bisogna fare molta attenzione a non idolatrare nessuna autorità, né politica, né religiosa. Quinta caratteristica: è una persona coraggiosa al punto di fare dell’ironia; ci vede bene, quindi non ha paura di un confronto e se viene provocato mostra tutta la sua libertà, non ha nulla da difendere, non ha delle posizioni di prestigio o dei vantaggi, dei privilegi. È una persona libera e non si lascia intimidire da coloro che, abusando del potere insultano, minacciano e alla fine ricorrono alla violenza. Non rinuncia alla verità anche quando questa è scomoda ed è sgradita a chi sta in alto, a chi è abituato a ricevere sempre approvazione, applausi, adulatori, inchini, baciamani, no! Colui che si è lasciato aprire gli occhi del Vangelo ha tutta questa libertà! Infine, è uno che resiste alle pressioni e che non ha paura, accetta anche di subire la violenza piuttosto che rinunciare alla luce che oramai lo rende felice perché sente di essere veramente e pienamente uomo.
Adesso ricompare in scena Gesù che, dopo aver inviato questo cieco alla piscina di Siloe, è scomparso; ha accompagnato tutto il cammino verso la luce di quest’uomo, ma lui non era presente, ha lasciato che si confrontasse con tutti gli interrogativi, con tutte le difficoltà e adesso Gesù lo va a cercare e lo trova. Ascoltiamo: “Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; …». Abbiamo accompagnato il cammino spirituale di quest’uomo che si è lasciato aprire gli occhi dall’inviato, Gesù inviato del Padre del cielo, e ci saremmo forse chiesti per quale motivo quest’uomo che adesso ha scoperto la luce, è libero e felice, invece di incontrare persone che si complimentano con lui, gli si oppongono? La risposta viene presentata dall’evangelista Giovanni fin dall’inizio del suo Vangelo, quando ci riferisce le parole di Gesù a Nicodemo, Gesù dice: “La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie”. È strano, ma è ciò che accade. L’uomo nuovo, l’uomo vero infastidisce, non è accettato da coloro che vogliono perpetuare il regno dell’uomo vecchio, quello guidato dalle passioni, dal proprio interesse, dalla logica del proprio tornaconto, di ciò che piace… dà fastidio l’uomo nuovo. Ricordiamo quando Pilato in pieno giorno, a mezzogiorno, presenta Gesù al popolo e dice: “Ecco l’uomo” Non lo sopportano, gli dicono: “via via, toglilo di mezzo” Non vogliono vedere l’uomo, perché l’uomo nuovo mette in crisi coloro che vogliono perpetuare l’uomo vecchio.
Che cosa accade adesso? È stato scacciato dall’istituzione, lo cacciano fuori. Il Vangelo continua dicendo: “Gesù venne a sapere che l’avevano cacciato fuori e andò a cercarlo”. Gesù era comparso all’inizio del racconto, poi non è più presente e compare adesso, alla fine; non è intervenuto prima, ha lasciato che il cieco si destreggiarsi da solo in mezzo alle difficoltà e ai conflitti. La persona illuminata non ha bisogno della presenza fisica del Maestro, la forza per continuare a vivere da uomo nuovo, gli viene dalla luce che ha ricevuto. Gesù lo incontra, riesce a trovarlo e gli dice: “Tu credi nel figlio dell’uomo?” “Figlio dell’uomo” è un’espressione ebraica che significa semplicemente “l’uomo” … “credi tu nell’uomo che ti ho fatto vedere quando ti ho messo il mio fango davanti agli occhi?” Lui risponde; “chi è?” Gesù dice; “Tu lo stai vedendo e colui che parla con te”. Questo è l’uomo riuscito, tu ci credi! Credere vuol dire lo accetto nella mia vita, credere è una scelta d’amore; unisco la mia vita alla proposta che tu mi fai. La professione di fede di quest’uomo nella Parola che sta vedendo, la rivelazione del figlio di Dio che adesso è invitato ad accogliere nella propria vita, tenendo conto quello che dice Gesù: l’uomo, quando si presenta di fronte all’uomo vecchio avrà lo stesso destino che è toccato al figlio dell’uomo riuscito, che è Gesù di Nazareth… se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, quando produrrete questo uomo riuscito, anche voi sarete perseguitati. La risposta di colui che era cieco è “Io credo Signore”.
E adesso c’è il giudizio che pronuncia Gesù, un giudizio che non è condanna, ma un giudizio di salvezza, cioè ti fa capire: stai attento alle scelte che fai. Alcuni dei farisei gli dicono: “ma siamo forse ciechi anche noi”. È molto inverosimile che compaiano di nuovo i farisei, mentre Gesù sta parlando con quest’uomo guarito, illuminato. I farisei ai quali Gesù si sta rivolgendo siamo noi ed è a noi che dà la risposta. Dobbiamo chiedergli: “siamo forse ciechi anche noi?” Poniamoci questo interrogativo perché i farisei di quel tempo erano convinti di vederci, in realtà erano ciechi; “essere ciechi non è una colpa”, ma dire che noi ci vediamo, allora questo diventa peccato. Nascere ciechi non è affatto una colpa, non è un peccato, ma quando arriva la luce, rifiutare la luce… questo è il peccato! Peccato, significa rinunciare a incarnare in noi l’uomo vero, essere autentici, essere dei figli di Dio.



Commenti