1ª DOMENICA DI QUARESIMA
- don Luigi

- 20 feb
- Tempo di lettura: 12 min
Dal vangelo secondo Matteo (4, 1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
«In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo». Il diavolo è sempre rappresentato come mostruoso, orrendo, ma se il tentatore è davvero così, come si spiega che tanta gente gli dà retta. Il maligno riesce a sedurre perché si presenta bello, avvenente; osservate il diavolo raffigurato nella scultura che si trova nella parte posteriore del pulpito della cattedrale di San Paolo a Liegi, in Belgio, se non fosse per le ali di pipistrello lo confonderemmo con un angelo del paradiso, ha la bellezza, la perfezione di un Adone, di un Apollo.
Credo che tutti noi vorremmo assomigliargli, saremmo felici di avere le sue fattezze, questo è il pericolo. Il diavolo si presenta proprio così, bello, affascinante, come uno che vuole il tuo bene, che ti propone la gioia, la vita e ti suggerisce quello che devi fare se vuoi incarnare questa sua bellezza… ma ti imbroglia!
Il brano evangelico di oggi vuole metterci in guardia perché, se ascoltiamo il maligno, ne va della nostra vita. Ci imbroglia perché la sua è una bellezza effimera, in realtà è un fallito che porta alla rovina coloro che gli danno retta. Osservate alcuni dettagli di quella scultura: è legato ad una catena, è prigioniero e chi lo ascolta diventa come lui, uno schiavo legato alla catena delle proprie passioni, dei propri vizi, dei propri successi illusori…; e poi la corona, non ce l’ha in testa, ce l’ha in mano, se l’è tolta perché il suo non è un regno che dura, i suoi trionfi sono sempre ingannevoli; osservate poi anche lo scettro, è spezzato, metà in mano e metà è ai suoi piedi; c’è anche una mela morsicata che richiama il suggerimento che lui dà sempre: “fai quello che ti piace… sii il Dio di te stesso…”, ma il sapore del peccato è sempre amaro e alla fine ti lascia disgustato.
Cerchiamo di identificare bene il diavolo, non è un mostriciattolo, un essere spregevole che il Padre del cielo lascerebbe inspiegabilmente libero di fare del male ai suoi figli, se così fosse, noi gli chiederemmo di incatenarlo negli abissi e poi di sbarrare questi abissi con 7 porte e di chiuderle con 7 catenacci… perché non lo fa? Questa era l’obiezione che io facevo alla suora catechista quando ero bambino, lei rispondeva con molta semplicità: “perché il Signore lo lascia sfogare adesso, perché poi dovrà soffrire tanto, per tutta l’eternità”.
Chiaramente questa spiegazione non mi convinceva, Dio non può incatenarlo con 7 catenacci perché il maligno è parte di noi stessi, è presente in tutti noi, è quella voce folle che ci dice: “guarda che bello essere autoreferenziali nelle scelte morali, fai quello che ti piace, che ragione c’è di sapere cosa ne pensa Dio. Dio esiste per i minorenni, per chi vive ancora nel medioevo, quando uno cresce fa di testa propria, non ha bisogno di Dio”. Questo è il maligno, è colui che ci dà questi suggerimenti, ma è parte di noi stessi.
Lui ci dice che Dio è un impedimento alla realizzazione della nostra vita, sono la scienza e la tecnica che devono decidere le scelte da fare, sono il punto di riferimento, il vero Dio… il resto è creduloneria. È così che la parola del Signore non è più recepita come un suggerimento amorevole di un Padre che ci vuole felici, ma come un’imposizione gravosa, arbitraria e immotivata.
Diavolo, “diabolos” in greco, viene dal verbo “diaballo” che significa colui che si mette di traverso, colui che intralciail rapporto d’amore fra l’uomo e Dio, è la forza del male che rovina l’uomo, è forza che poi si incarna anche in strutture, in persone, in cose.
Nel Vangelo c’è una incarnazione di questo maligno… in Pietro, che si mette di traverso, vuole impedire a Gesù di percorrere il cammino che lo porta al dono della vita, vuole sbarrargli la strada; notiamo che Pietro si presenta come amico, gli dice: “Non andare a Gerusalemme perché vai a finir male, tu devi avere successo, essere grande, potente…” Il maligno ti inganna perché pare che stia proprio dalla tua parte, che voglia il tuo bene e tutti gli appartenenti al genere umano, devono mettere in conto il conflitto interiore fra una forza che lo porta lontano da Dio e uno Spirito, che ci viene donato dal Signore, che lotta contro questa forza negativa perché ci vuole unire al Signore.
È ciò che Paolo dice al capitolo 5° della lettera ai Galati, “la carne ha desideri contrari allo Spirito, lo Spirito desideri contrari alla carne”. Queste due realtà si oppongono a vicenda, la carne è proprio la forza del male di cui dobbiamo tener conto.
Gesù che è un uomo come noi, non ha fatto eccezione, anche lui ha sperimentato questo conflitto interiore! Come presentare in una pagina di catechesi questa esperienza della tentazione che per Gesù, come per noi, è durata tutta la vita? Le comunità cristiane delle prime generazioni hanno sintetizzato l’esperienza che anche Gesù ha fatto, questo conflitto tra le forze del bene le forze del male, in 3 parabole, ascoltiamo la prima: “Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Il numero 40 nella Bibbia, indica tutta una generazione, tutta la vita e, anche in questa prima parabola, indica l’esperienza di tutta la nostra esistenza in questo mondo. Che cosa accade in questa vita? Cosa facciamo? Come impieghiamo il nostro tempo, le nostre capacità, le nostre energie? Qual è lo scopo che diamo ai nostri giorni, per che cosa vale la pena vivere? C’è un primo suggerimento ingannevole che l’uomo sente dentro di sé, che ci dice: “pensa alle cose materiali, che sono le uniche che contano, sono queste che ti devono interessare… cibo, casa, la salute, la professione… pensa solo a queste cose e vivrai bene, sarai realizzato, sarai felice”. Sono certamente cose importanti, indispensabili per la vita, stai attento però, perché questa forza diabolica, questa pulsione maligna, ti porta a pensare che solo questo conti nella vita e ti dice: “lascia perdere tutto il resto, tu sei realizzato quando stai bene, quando puoi alimentarti di tutto quello che ti piace”.
La tentazione: se vuoi essere un Dio, usa la scienza e la tecnica per produrre questi beni materiali, non hai bisogno d’altro per essere felice, la tua identità è quella del superuomo, tu sei un Dio se produci questi beni. Il valore, il successo delle persone in questo contesto, in questa mentalità, è misurato da ciò che producono quando non producono più… non significano più nulla, sono emarginate, non contano, non sono persone di successo.
Il pane di cui parla questa parabola, indica tutti questi beni di cui abbiamo bisogno per vivere e non ne possiamo fare a meno; sono certamente importanti, al punto che nella Bibbia il verbo mangiare “ahal” ricorre 910 volte, ogni pagina della Bibbia ha questo verbo, si mangia continuamente. L’uomo ha bisogno di questo necessario per la vita, Dio vuole che l’uomo sia sazio per questo gli ha preparato un banchetto che, se è gestito bene, avrà sempre cibo a sazietà, tutto il necessario per la sua vita biologica, però attenzione… questa forza maligna ti porta anche a non accontentarti di ciò che è necessario, ma ti spinge ad accumulare sempre di più, come se per vincere la morte, per trattenere la vita, bastasse avere questi beni materiali e si finisce poi nell’accumulo.
Per questo c’è chi vive nel lusso, nello sperpero e chi miseria e ha fame.
Ma ci chiediamo, basta il necessario per la vita biologica? Quella vita che noi abbiamo in comune con le piante, con gli animali, basta questo per sentirsi pienamente realizzati come uomini? Ecco la risposta che Gesù dà a questa pericolosa tentazione, perché se tu la segui non diventi pienamente uomo.
La risposta di Gesù: Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Significa che tu non hai solo la vita biologica, ti è stata data un’altra vita che è quella che ti rende realmente, pienamente uomo, il resto è ancora preumano, questa vita divina va alimentata con un altro pane che non è quello materiale, è il pane della Parola di Dio. Se non ti fermi a riflettere alla luce di questa Parola per cercare il senso della tua vita, tu non sarai pienamente uomo. Siccome l’uomo ha bisogno delle cose per vivere, la tentazione è quella di vivere per le cose… il denaro, il pane, la professione, sono cose buone purché non diventino l’assoluto!
Il Vangelo ci dice che l’uomo è più grande delle cose, se perdi la testa per le cose materiali, se le consideri l’assoluto, rimarrai deluso perché finiranno poi per non saziarti perché tu sei fatto per l’infinito. Queste cose materiali non sazieranno mai questo bisogno che tu hai di una vita che va al di là di questa vita biologica. Ti renderai conto che sei andato ad attingere acqua a pozzi che un giorno vedrai seccare, seccherà la tua ricerca del piacere, seccheranno i tuoi i tuoi successi professionali. Se tu hai puntato tutto su questo per dare senso alla tua vita, ti renderai conto che tutti questi pozzi seccano e rimarrai con la tua sete di gioia infinita che nessuna realtà materiale riuscirà mai a saziare.
Ci possiamo ingannare quindi, nel modo di rapportarci con le realtà materiali, quelle al di sotto di noi considerandole l’assoluto, ma possiamo sbagliarci anche nel modo di rapportaci con chi sta sopra di noi, con Dio… e allora ecco la seconda parabola: “Il diavolo portò Gesù nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Se sei figlio di Dio… è il tentativo del maligno di insinuare nella mente e nel cuore dell’uomo, il dubbio che Dio ti voglia bene o addirittura che Dio esista, che tu abbia un altro Padre, oltre al padre che ti ha dato la vita biologica. Ecco il dubbio, l’interrogativo, c’è qualcuno al di sopra di me o sono solo in questo mondo? Se penso di avere soltanto un padre biologico, mi ripiegherò sulle realtà materiali di questo mondo come fossero l’assoluto, l’unico pane per l’unica vita. Questo è il dubbio che il maligno tenta di insinuarti: “Sei proprio sicuro che questa vita materiale non sia l’unica tua vita?”
Eccola la tentazione! “Guarda che forse non c’è nessuno a cui tu interessi, allora, se c’è qualcuno al di sopra di te, dia la prova che esiste e che ti ama, che dimostri la sua presenza e il suo amore compiendo miracoli tuo favore”. Dio infatti ha promesso di custodire il suo fedele, come afferma il salmo 91 che viene citato nella tentazione: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Dio quindi, si è impegnato a proteggere la tua vita attraverso i suoi angeli, ed è vero!
Dio ha posto al nostro fianco i suoi angeli che sono i mediatori delle sue tenerezze e dei suoi favori. È qui che entra il rapporto di fede con Dio! La fede è ragionevole, la nostra mente deve essere sazia, ma un certo punto la ragionevolezza si ferma ed entra in gioco la fede, lo slancio di amore fra le braccia di colui, che ho capito, che esiste e che mi ama. Chi sa di essere amato, non chiede prove perché una simile richiesta contraddice l’amore, è una chiara manifestazione di sfiducia nell’altro… io so che ho un Padre al di sopra di me, ho capito che mi ama e non ho bisogno di chiedere alcuna prova, so che Lui con i suoi angeli, sta al mio fianco e vuole che io sia felice. Eccolo il rapporto sbagliato con Dio, la tentazione del miracolismo, il ricorso a Dio affinché faccia ciò che noi siamo chiamati a fare con le immense capacità che Lui ci ha messo a disposizione… quando entra il miracolismo, la religione diventa superstizione, magia.
Questi sono velati tentativi di impadronirsi delle forze sovrumane per metterle a nostro servizio, non è più fede! La fede quindi è ridotta a preghiera ai Santi per ottenere prodigi con il ricorso a reliquie, a oggetti che diventano poco diversi dagli amuleti, talismani, acque miracolose… Non voglio disprezzare la fede semplice, ma vogliamo che la fede diventi sempre più autentica, cioè la certezza di sentirsi amati, senza pretende la prova degli interventi del Signore per dimostrare che ci vuole bene. Se impostiamo il nostro rapporto con Dio nella ricerca di prodigi, la vita poi si incarica di farci sorgere il dubbio che Lui non sia di parola e nasce il bisogno di avere queste prove. Chi di noi non ha sentito di credenti delusi dalle loro preghiere inesaudite che esclamavano “che senso ha credere in Dio, se poi non fa ciò che gli si chiede? Se ci fosse un Dio interverrebbe con un miracolo in certe situazioni, perché non lo compie? È la tentazione che anche Israele ha avuto nel deserto quando, di fronte ai bisogni vitali che sentiva, il bisogno d’acqua, di pane, ha detto: “Ma il Signore è in mezzo a noi oppure no? Dia la prova!” Questo dubbio, questa richiesta, è un’offesa a Dio perché fa dubitare del suo amore.
Anche Gesù è passato attraverso questa prova, si è certamente chiesto perché il Padre non interveniva per mostrare che lui aveva ragione? Perché lasciava correre gli eventi come se Lui non esistesse? Perché i malvagi trionfavano sul giusto? Perché Dio non è intervenuto per smascherare la falsità di Anna e Caifa? Queste domande sono uguali a quelle che gli uomini di tutti i tempi si sono sempre posti. Perché gli empi e i malvagi prosperano, mentre la vita è spesso ingiusta e crudele con i deboli… e Dio lascia correre? Ecco la tentazione: non fidarsi più del Dio che non dà prove del suo amore!
La risposta di Gesù: “non metterai alla prova il Signore Dio tuo” È l’invito a coltivare una fede pura che non ha bisogno di prove, di miracoli; Gesù ci ha mostrato come si vivono gli eventi lieti, tristi e anche drammatici della vita, senza lasciarsi sopraffare dal dubbio che Dio non sia fedele al suo amore.
Ora la terza parabola che ci mette in guardia dalla tentazione di rapportarci in modo errato, disumano con chi sta al nostro fianco, ascoltiamo: “Di nuovo il diavolo portò Gesù sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. Nella terza parabola, il maligno si presenta come il principe di questo mondo, come colui che ha in mano tutto, ed è vero. Qual è la logica che regola i rapporti fra le persone, i popoli, le nazioni? Proviamo a riflettere: non è forse la logica del maligno che governa il mondo? Ognuno cerca istintivamente ciò che gli fa comodo, ciò che gli piace, i capi delle nazioni pensano agli interessi del loro popolo e per raggiungere questi obiettivi ascoltano il maligno.
Che cosa suggerisce? Dice: “vedi, il mondo è regolato dalla competizione. Ognuno cerca di sopraffare e di asservire l’altro, questa è la legge! E allora io ti insegno come si vince, non guardare in faccia nessuno, non commuoverti di fronte al bisogno dell’altro, se c’è bisogno devi essere disposto anche a schiacciare colui che vuoi asservire; se gestisci la finanza o l’economia, devi pensare soltanto al guadagno, se necessario sfrutta, inquina, devasta il creato, spreca le risorse… nel mondo le cose vanno così, si vince così, si raggiunge e si realizza il proprio potere seguendo questi criteri”. Anche Gesù ha ricevuto questi suggerimenti, il maligno gli ha detto: “vuoi cambiare il mondo? Ti insegno io come fare… prendi il potere, ascolta me, altrimenti sarai un fallito!” È questo che significa “se tu mi adorerai”, cioè se accetterai la mia logica, il mio modo di ragionare, se accetterai i miei ordini, seguirai le mie indicazioni. È il suggerimento non di servire ma di dominare, competere e non divenire solidali, sopraffare e non considerarsi servi. Ovunque si eserciti questo dominio sull’uomo, ovunque si lotti per prevalere sugli altri, ogni volta che qualcuno è costretto a inginocchiarsi, a inchinarsi davanti un suo simile… lì è all’opera la logica del maligno!
Come ha risposto Gesù a questa proposta che il maligno gli ha fatto e che è la proposta che viene fatta a noi, scegliere fra il servire e asservire l’altro. Gesù ha detto: “Vattene Satana! Il Signore tuo Dio, tu adorerai e soltanto a Lui renderai culto” A Gesù non mancavano le doti per emergere, per raggiungere il potere politico e religioso, era intelligente, lucido, coraggioso, poi sapeva anche incantare le folle, avrebbe certamente avuto successo, ma a una condizione… che adorasse Satana, cioè si adeguasse ai principi di questo mondo, entrasse in competizione. Gesù ha fatto la scelta opposta, si è fatto servo, è l’agnello che ha dato inizio al regno di chi si fa agnello insieme con lui e dona la vita per amore. Questo è il regno destinato a durare! Questa è la corona regale che non verrà mai tolta dalla testa, questa è la vita di chi è realmente libero di amare.



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