1ª DOMENICA DI QUARESIMA
- don Luigi
- 7 mar
- Tempo di lettura: 14 min
Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: “Dato che tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo”. Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”. Il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Dato che tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Ogni anno, all’inizio della Quaresima, la liturgia ci propone la riflessione sulle tentazioni di Gesù che anche noi, come Lui, facciamo questa esperienza. Tutti noi sperimentiamo quel conflitto interiore che Paolo presenta in modo drammatico nel Lettera ai romani 7, dove dice: “Io non riesco a capire ciò che faccio, infatti, non faccio ciò che io voglio, ma ciò che detesto. Nel mio intimo io acconsento alla Legge di Dio, riconosco che è giusta, che è bella, saggia, poi nelle mie membra sento che c’è un’altra pulsione che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo del peccato”. Ecco il grido di Paolo: “Sono un infelice, chi mi libererà da questa condizione per cui ci sono dei momenti in cui io faccio scelte che mi disumanizzano?” E risponde: “Siano rese grazie a Dio, perché per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, sono stato liberato da questa legge che mi porta inevitabilmente al peccato”. È il dono che Cristo ci ha fatto della sua stessa vita, del suo Spirito, che è più forte di quella che Paolo chiama la “legge del peccato o la carne”. Nella Lettera ai Galati dice: “Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito, desideri opposti alla carne”. La carne non sono i muscoli, ma è questa pulsione che viene alla nostra natura biologica. Se uno mi fa un torto la mia natura che è la carne, mi dice “restituiscigli il male che ti ha fatto”.
Lo Spirito dà suggerimenti opposti alla carne, se la carne mi dice “trattieni per te i beni di questo mondo”, lo Spirito mi dirà “condividi questi beni perché tu devi donare vita al fratello”. Ecco questo conflitto interiore fra lo Spirito e la carne. Gesù, ha sperimentato anche Lui questo conflitto interiore oppure no? La risposta, molto consolante per noi, la troviamo formulata in modo chiaro nella Lettera agli ebrei dove si dice: “Gesù, è stato reso in tutto simile ai fratelli. Per questo sa comprendere le nostre infermità, essendo stato messo alla prova in tutto, come noi, eccetto il peccato”. C’è un’altra affermazione molto bella: “Lui capisce le nostre fragilità e non si vergogna di chiamarci fratelli, perché sa quanto è difficile essere sempre fedeli alla voce dello Spirito”.
Il primo degli evangelisti, Marco, presenta anche lui questa verità molto consolante per noi, che Gesù è nostro fratello e ha sperimentato la stessa fatica di dire sempre di sì alla sua identità divina, allo Spirito e dice che “Subito dopo il battesimo, lo Spirito ha portato Gesù nel deserto dove è rimasto per 40 giorni, tentato da satana”. Sono immagini bibliche quelle che vengono impiegate dall’evangelista Marco. Il numero 40, nella Bibbia indica tutta una vita, quindi è durante tutta la vita che Gesù è stato tentato da satana. Nel battesimo ricordiamo che mentre Gesù era in preghiera – ci dice l’evangelista Luca – si è udita una voce che ha detto: “Tu sei il mio figlio l’amato”. Figlio è colui che assomiglia al padre. Il Padre si riconosce in Gesù di Nazareth. Nelle tentazioni, Gesù ci mostra come si comporta il figlio di Dio, cioè colui che si lascia sempre muovere dalla sua identità di figlio di Dio, che riproduce il volto del Padre del cielo. Il maligno tenta Gesù deformando l’immagine di Dio … tu devi essere figlio di Dio, sì … ma di quale Dio? Il maligno gli suggerirà il dio di questo mondo e Lui dovrà assomigliare a chi il mondo considera Dio, Gesù darà le sue risposte a tutte le proposte che il maligno gli fa. Il maligno naturalmente, il diavolo com’è chiamato è diaballein, colui che cerca di separare, di dividere.
Sentiamo il primo suggerimento che il maligno dà a Gesù e sentiremo la sua risposta: Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: “Dato che tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo”. Lo Spirito ha guidato Gesù nel deserto. Il deserto è un’immagine biblica, richiama l’esodo, il popolo d’Israele ha passato 40 anni durante l’esodo nel deserto, tutta una generazione. Qui il deserto indica il cammino che Gesù ha fatto in questo mondo, il numero 40 indica tutta la sua vita.
E in questo mondo, come noi, Gesù ha sperimentato i bisogni della vita biologica, ha avuto fame di pane, di acqua, di casa, di vestiti, di rapporti sociali, di conoscere, di sapere, di stare in buona salute… è una fame questa, che l’uomo deve saziare e Dio ha messo a disposizione dei suoi figli ciò di cui hanno bisogno, con le sue capacità, l’uomo si procura col suo lavoro, la risposta a questa fame. È in questo rapporto con i beni materiali, con il cibo materiale, che si presenta la tentazione. Nel proprio intimo l’uomo sperimenta una pulsione, quella che nella parabola è presentata come la voce del diavolo. Ti invita a ripiegarti su queste realtà materiali e di pensare soltanto a quelle, di considerare l’assoluto, impegnati per quelle e nient’altro! Cibo, casa, salute, professione, successo, star bene… questo è ciò che conta – ti dice il maligno – lascia perdere il resto.
La frase del maligno rivolta a Gesù: “Dì a questa pietra che diventi pane”. Significa: “Interessati dei bisogni materiali della gente, dedica tutto il tuo tempo a costruire questo mondo in cui tutti stiano bene e basta; le tue capacità mettile a servizio dei bisogni materiali degli uomini e fatto questo hai realizzato la tua missione. Insegna anche ai tuoi discepoli a impegnarsi per queste cose materiali e basta e ti accorgi che se tu costruisci questo mondo ti vogliono bene tutti, perché la gente vuole questo e null’altro”. Questo è il ragionamento del maligno, la stessa proposta la sperimentiamo noi oggi e dovremo dare la stessa risposta che ha dato il figlio di Dio, non il figlio del dio di questo mondo! Qual è la mentalità che circola nel nostro mondo? Quella che ti dice: “Tu sei un dio, ma per essere un dio ed essere ritenuto da tutti un dio, tu devi produrre beni materiali, se li produci sei un dio”. È così forte questa voce, che si presenta mascherata anche in chi si ritiene credente, anche il credente senza rendersene conto, può dare alla vita biologica il valore assoluto, come se fosse l’unica vita.
La risposta di Gesù a questa voce maligna che anche Lui ha sperimentato come la sperimentiamo noi: “non di solo pane vivrà l’uomo”. Gesù non nega che ci si deve impegnare per il pane che nutre questa vita che perisce, la vita biologica però dura solo un certo numero di anni. È importante il pane, difatti nella Bibbia il verbo mangiare “ahal”, è uno dei più usati e questo dimostra quanto Dio ci tenga che all’uomo non manchi nulla, ma l’uomo non vive solo di pane materiale, ha bisogno di un alimento che nutra la vita del figlio di Dio che è in lui! Non la vita che perisce, che è importante, ma la vita che non perisce, quella che il Padre del cielo ci ha dato e che si deve manifestare, deve crescere e svilupparsi. Noi abbiamo un padre biologico che ci ha dato la vita che perisce, ma abbiamo un Padre che ci ha donato la sua stessa vita e questa va alimentata con la Parola, la Sapienza di Dio che viene dal cielo. Se uno non solleva lo sguardo per scoprire il senso ultimo del suo esistere, sta sempre ripiegato sulle realtà di questo mondo, regredisce al mondo dei primati dai quali deriva la nostra vita biologica.
La Quaresima è un tempo prezioso per riflettere sul modo come noi ci rapportiamo con i beni di questo mondo… da credenti o da pagani che credono solo nella vita materiale? È forte la tentazione che porta ad accumulare. E dopo aver fatto questa proposta scorretta con i beni di questo mondo, sentiamo adesso che cosa suggerisce ancora il maligno a Gesù: Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.
Noi non ci rapportiamo soltanto con le realtà materiali che stanno al di sotto di noi, ci rapportiamo anche con chi sta al nostro fianco, con i nostri simili e anche qui il maligno dà il suggerimento sbagliato, opposto a quello che è suggerito dalla voce dello Spirito; anche Gesù ha sperimentato in sé questo conflitto fra lo Spirito e la carne. Luca ci presenta questo conflitto con una seconda parabola, dice che il diavolo ha portato Gesù in alto, gli ha fatto vedere tutti i regni di questo mondo e cosa gli ha detto? “Guarda quanti regni, io te li do tutti perché sono tutti nelle mie mani, sono io che gestisco il mondo, è la logica che presento io agli uomini quella che loro accettano”. Cosa ci dice il maligno? Esattamente quello che ha detto Gesù. Nel rapporto con i tuoi simili, tu cerca di emergere, di primeggiare, di dominare, di sottomettere gli altri e di farti servire e ha detto a Gesù: “Tu per ottenere l’obiettivo di costruire il tuo regno devi ascoltare me, le capacità le hai, sei intelligente, sai muovere le masse e puoi diventare una star, tutti si inchineranno ai tuoi piedi, tu lascerai un segno del tuo passaggio in questo mondo, i libri di storia parleranno di te, sarai chiamato “magno”; pensa a quante città avranno il tuo nome!” Il maligno ha detto a Gesù: “Devi obbedire ai miei criteri, ai miei ordini; vedi io ti insegno come vanno le cose nel mondo perché il mondo ce l’ho in mano io e la gente ascolta me, segue quello che suggerisco io. Non vedi che tutti si comportano in competizione gli uni con gli altri?”. Lo ha detto anche il Qoelet al capitolo 4, Gesù se lo leggi, anche il Qoelet dice che tutto ciò che gli uomini fanno è per una competizione gli uni con gli altri. Ascolta me, entra in questa competizione tu riuscirai a dominare, tu vinci e così instauri il tuo regno”. Ecco la proposta ingannevole che ha fatto a Gesù ed è quella che fa anche a noi. Tutti i regni dei dominatori di questo mondo sono nati da un patto con il diavolo, ovunque si eserciti il dominio su un proprio simile, ovunque si lotta per prevalere sugli altri, ovunque qualcuno è costretto a inchinarsi di fronte a un suo simile… lì è adorato il maligno, lì si è venuti a patti con il diavolo.
Qual è stata la risposta di Gesù a questa pulsione? La scelta è fra dominare e servire, fra competere e divenire solidali, fra sopraffare gli altri o mettersi al servizio degli altri. La risposta di Gesù è stata: “Adorerai il Signore tuo Dio, sta scritto così e a Lui solo renderai culto”. Che cosa significa dare culto a Dio? Significa ascoltare la sua Parola, aderire alla sua proposta. Ciò che ti suggerisce lo Spirito che è l’opposto di ciò che suggerisce il maligno, la carne. Ti dice Dio: “Tu fai bene a voler essere grande, adesso io ti insegno come. Se tu vuoi essere grande dominando sugli altri, è una falsa grandezza, è una malattia, è un’idropisia… vuoi essere davvero grande? Mettiti a servire il tuo simile! Tu sei grande, non quando occupi primi posti, quando sali in alto per farti vedere da tutti, farti applaudire… tu sei grande quando scendi in basso e scegli l’ultimo posto; sei davvero grande, non quando ricorri alla violenza per sopraffare gli altri, ma quando fai opera di pace”. A questo mondo nuovo, Gesù ha dato inizio facendosi Lui servo, come dice il testo della Lettera ai Filippesi al cap. 2: “Abbiate gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, il quale, pur essendo nella condizione di Dio, ha svuotato sé stesso e assunto una condizione di servo, divenendo simile agli uomini umiliò se stesso scendendo proprio all’ultimo gradino fino alla morte, alla morte di croce”. Abbiamo visto quindi il pericolo di rapportarci in modo scorretto con i beni di questo mondo e poi, il pericolo di rapportarci in modo sbagliato con i nostri simili, quelli che stanno al nostro fianco. Ci può essere adesso un rapporto errato con chi sta al di sopra di noi, con Dio.
E allora ecco la 3° parabola che ci racconta Luca: Il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Dato che tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
La 3° tentazione è ambientata sul pinnacolo del tempio. Dove si trovava? Il portico regio, occupava tutto il lato sud della spianata del tempio. Proprio nell’angolo est di questo portico regio, c’era il pinnacolo del tempio; dalla cima di questo pinnacolo, guardando verso il torrente Cedron. Dalla cima del pinnacolo del tempio si contemplava tutta la spianata e si vedeva la pratica religiosa del popolo di Israele, quella della religione giudaica del tempo di Gesù. Lì la gente andava a offrire sacrifici a Dio, olocausti con gli agnelli. Era il modo con cui, attraverso la mediazione di sacerdoti, si potevano ottenere i favori del Signore. Non si riceveva nulla gratuitamente, bisognava meritarsi i suoi favori; tu andavi a implorare grazie, facendo voti, digiuni, conducendo soprattutto una vita conforme ai comandamenti.
Se tu obbedivi a Dio, allora Lui era disposto anche a concederti dei prodigi, dei miracoli, se invece lo facevi arrabbiaretrasgredendo i suoi ordini, allora Lui ti castigava. Eccola la tentazione… accettare questa immagine di Dio adorato nel tempio! Il maligno ha detto a Gesù: “Adeguati a questa religione, perché guarda che al popolo piace tantissimo questo Dio che se lo invochi, gli dai qualcosa, Lui ti concede i suoi favori”. È il Dio con il quale si instaurava un rapporto commerciale, gli si dava qualcosa che gli piaceva e si ricevevano i doni meritati, difatti ecco come è formulata la tentazione: “dato che tu sei figlio di Dio, quindi sei una persona buona a Lui gradita e quindi ti vuole bene, tu puoi gettarti giù di qui, dal pinnacolo perché con la gente buona come te, Lui fa miracoli, manda i suoi angeli a salvarti”. La tentazione nasce anche da una interpretazione deformata dalla Parola di Dio, infatti il Salmo 91 dice: “Darà ordine ai suoi angeli di custodirti affinché il tuo piede non inciampi nella pietra”. Se invece si buttasse giù un malvagio, è chiaro che Dio la lasciava cadere, si sarebbe sfracellato. Questa immagine di Dio, Gesù la rifiuta perché diabolica, deforma l’identità di Dio che è amore incondizionato, che fa del bene e solo del bene a ogni uomo sia buono che cattivo, perché ogni uomo è suo figlio e con Lui non si commercia, non c’è nulla da dargli, c’è solo da ricevere gratuitamente.
Se ci si comporta bene, si aderisce, si seguono le sue indicazioni, allora ci si comporta bene, si vive realmente da uomini, non c’è alcun merito in questo, c’è solo da ringraziarlo per la luce che ci ha dato; ma Lui i suoi favori li distribuisce gratuitamente. Il Dio che viene pagato facendo qualcosa che gli è gradito e ti dà il premio è un idolo. È diabolica questa immagine di Dio e sta qui la tentazione! In questa tentazione sono coinvolti oggi ancora tanti cristiani che credono in Dio, sanno di essere suoi figli, sono convinti anche di comportarsi bene ed è vero, allora pensano che Dio li deve proteggere più degli altri, scamparli con grazie e prodigi da ogni male quando lo invocano; difatti quando sono colpiti anche loro da sventure, da malattie, da disgrazie, come accade a tutti gli altri uomini credenti e non, allora si sentono traditi, abbandonati dal loro Dio, allora che cosa dicono? “A che serve la fede? A che serve comportarsi bene se poi il Signore ci tratta come gli altri, come coloro che si comportano male?” Quel Dio lì non esiste, ecco perché non interviene, è un idolo inventato dal maligno. Difatti, Gesù butterà all’aria tutta quella istituzione religiosa giudaica che adorava questa immagine di Dio. È la tentazione che Israele ha passato nel deserto quando mancava l’acqua che cosa ha gridato? “Ma il Signore è in mezzo a noi, sì o no?” (Esodo 7). Lo ha sfidato, gli ha chiesto la prova del suo amore, ha dubitato dell’amore di Dio, non vedeva miracoli, non credeva che Dio gli voleva bene.
Ma allora è vero ciò che dice il Salmo 91, che Dio manda i suoi angeli? Gli angeli nella Bibbia non hanno nulla a che vedere con Hermes, Mercurio con le ali alle caviglie e sul cappello. Angelo nella Bibbia è chiunque diviene mediatore dell’amore di Dio, della sua attenzione al povero, della sua tenerezza con chi ha sbagliato nella vita… Angelo è chiunque è mediatore della bontà di Dio, allora cerchiamo di saper riconoscere questi angeli che Dio pone al nostro fianco, cerchiamo anche noi di essere degli angeli che aiutano i loro fratelli e che quindi rendono presente questa tenerezza di Dio nel mondo. Come risponde Gesù a questa tentazione di adorare quel Dio che era venerato nel tempio? Risponde: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Chi ama si fida della persona amata e non ha bisogno di alcuna prova, quando si chiedono le prove di amore, vuol dire che ci sono dei dubbi. Gesù cancella per sempre il rapporto commerciale con Dio perché offende Dio. Anche Gesù è passato attraverso questa prova, si è chiesto certamente perché il Padre non interviene per mostrare che io ho ragione, in tutte quelle dispute e poi soprattutto al termine della sua vita, quando verrà condannato e giustiziato… perché Dio non interviene? Perché non sta dalla parte del giusto? Perché lascia correre gli eventi come se Lui non esistesse? Perché i malvagi devono trionfare su giusto? Ecco gli interrogativi che sono passati per la mente di Gesù, drammatici e che accompagnano anche gli uomini di tutti i tempi, sono questi. Perché gli empi prosperano? Perché la vita è spesso ingiusta e crudele con i deboli e Dio lascia correre? Eccoli gli interrogativi! Questa è la tentazione… dubitare dell’amore di Dio! Gesù ha detto: “Non mettere alla prova l’amore del Signore, o ti fidi di Lui o non ti fidi”. Anche nei momenti più drammatici della sua vita, Gesù ha rifiutato, si è rifiutato di chiedere al Padre una prova del suo amore, non ha mai dubitato della fedeltà del Padre.
La conclusione:” Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si è allontanato da Lui fino al momento fissato”. Enigmatica questa conclusione. Anzitutto parla di aver esaurito ogni specie di tentazione e le 3 parabole riassumono tutto ciò che è accaduto nella vita di Gesù. È stato tentato in tutto come noi, di rapportarsi in modo scorretto con le realtà materiali al di sotto di noi, in modo scorretto con chi sta nostro fianco, i nostri simili e in un rapporto scorretto con Dio e ha sempre vinto questa tentazione.
Dice che il maligno sarebbe tornato al momento fissato. Se noi andiamo a leggere il Vangelo secondo Luca, satana non compare più, compare al capitolo 22, alla fine, quando si dice che satana è entrato in Giuda che è andato a concordare con i capi dei sacerdoti come consegnare loro Gesù. È l’inizio che porta al momento più drammatico della tentazione di Gesù, quando Gesù è stato tentato di dubitare dell’amore del Padre. Questa tentazione noi la troviamo sulla sua bocca, ci viene riferita dagli evangelisti Matteo e Marco quando ci dicono che Gesù ha detto: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
Quella è la tentazione che Lui ha avuto e l’evangelista Luca dice come Lui ha risposto a questa tentazione: “Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito”. Ecco come Gesù ci presenta la vittoria su questo dubbio che Dio ci ami in modo incondizionato, Si è fidato dell’amore del Padre, non ha avuto bisogno di prove.
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