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20ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 15 ago
  • Tempo di lettura: 12 min

Dal vangelo secondo Matteo (15, 21 – 28)


Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!”. Egli rispose: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”. Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!”. Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. “È vero, Signore – disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Allora Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.


Gesù si trova a Genesaret, vicino a Cafarnao e riceve una vista inattesa e poco gradita. C’è un gruppo di scribi e di farisei che sono partiti da Gerusalemme. Tre giorni di viaggio per arrivare a Genesaret. Sono stati inviati dall’autorità centrale perché c’è un problema serio nei confronti di Gesù. Che cosa ha combinato, qual è il rimprovero che sono venuti a fargli? Lui trascura le purificazioni rituali prima dei pasti. Non si tratta di una questione igienica, le mani vanno lavate bene prima di mangiare, ma non è questo. Bisogna fare le purificazioni e sono ben specificati tutti i gesti che vanno fatti. La ragione è che le mani possono venire contatto con qualche oggetto che è stato toccato da un pagano quindi reso impuro. Per questo prima di mangiare bisogna fare le purificazioni.

Gesù non solo trascura queste purificazioni, ma ha insegnato anche i discepoli a fare altrettanto. È proprio il tipo di discorso che riesce a fare indignare Gesù perché, come i profeti, lui ha sempre predicato l’adesione del cuore al Signore. Non gli interessano le pratiche esteriori inventate dagli uomini. Difatti la disputa si accende subito molto. Gesù dice loro: “siete degli ipocriti, voi date tanta importanza alle tradizioni che vi siete inventati voi, e poi trascurate la parola di Dio. Vi faccio subito un esempio: c’è il comandamento di Dio che ordina di assistere il padre e la madre, ma, se avete degli interessi, voi con le vostre sottili disquisizioni riuscite ad abilmente a eludere il precetto del Signore”.

Poi si volge alla folla per metterla in guardia contro questa falsa religiosità. I discepoli che sono vicini a Gesù quando vedono con che franchezza il maestro sta parlando, si sono sentiti un po’ in imbarazzo e, quando sono da soli, gli dicono: “Maestro, guarda che i farisei che sono venuti fin da Gerusalemme sono rimasti scandalizzati per quello che hai detto”. Gesù, che è già stanco di questa disputa, taglia corto e dice: “Lasciate, sono ciechi e guide di ciechi”.

Pietro ha la cattiva idea di insistere e di chiedere a Gesù di spiegarsi meglio e a questo punto Gesù non può proprio più e risponde stizzito: “ma siete proprio così scemi –senza testa – non capite che non è ciò che entra nell’uomo che lo rende impuro, ma ciò che esce dal cuore è ciò che rende impuro l’uomo”. Ed elenca subito sette comportamenti che escono dal cuore e che disumanizzano la persona, sono progetti malvagi di omicidi, adulteri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. Questo sì che rende impuro l’uomo, non il mangiare senza aver fatto le purificazioni.

Gesù non sopporta più questa ipocrisia dell’istituzione religiosa giudaica che si sta rivelando sempre più refrattaria alla novità del Vangelo. È un otre vecchio e il vino nuovo fa scoppiare gli otri vecchi. In questo mondo chiuso, isolazionista, Gesù si trova a disagio, sente il bisogno di uscire da questo mondo, di respirare un po’ di aria nuova. Ascoltiamo allora cosa decide di fare: Uscito da Genesaret, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”.

È importante il verbo con cui inizia il racconto: uscito di là. Il verbo uscire è un termine tecnico che fa riferimento ciò che è accaduto nell’Esodo quando Dio ha inviato Mosè per liberare il suo popolo. Ha detto a Mosè: “Fa’ uscire il mio popolo da una condizione stretta di schiavitù e portalo negli spazi ampi della libertà”. Viene impiegato lo stesso verbo perché Gesù si sente stretto, schiavo, in quella istituzione religiosa, in quella mentalità e cerca spazi più ampi, è l’uomo libero. Qual era la concezione dei pagani che avevano gli israeliti? Israele si è sempre ritenuto l’unico popolo eletto amato dal Signore e disprezzava i pagani, ai quali riservava l’epiteto di cani. Si diceva “come i cani non sono circoncisi, così anche i pagani non sono circoncisi”. Vivevano separati dal punto di vista religioso perché gli ebrei erano rigorosamente monoteisti. I pagani, notoriamente politeisti, erano separati dal punto di vista morale. L’ israelita è sempre stato molto rigoroso, soprattutto nel campo della sessualità. Dei pagani conosciamo molto bene qual era il loro comportamento: la vita morale dei pagani era piuttosto dissoluta. Poi c’era la separazione sociale: si sposavano tra di loro e seguivano una dieta alimentare loro propria, separata. Se noi leggiamo il capitolo quinto delle Storie di Tacito dove viene vengono descritti i costumi dei giudei, soprattutto la loro separazione dagli altri popoli, ad un certo punto Tacito dice che erano chiamati i nemici del genere umano. Giovenale nelle sue satire dice che se cerchi una indicazione di strada, non chiederla ad un giudeo perché ti fa sbagliare e se hai sete lui non ti porterà alla fonte. Questa era la concezione che i pagani avevano degli ebrei.

Gesù è cresciuto respirando fin da piccolo questa mentalità isolazionista. Ha quindi ben nitido nelle sue orecchie Il linguaggio impiegato dal suo popolo quando parlavano dei pagani, conosce gli epiteti ma se n’è presto liberato. Ricordiamo che nella sinagoga di Nazareth a un certo punto è stato cacciato proprio perché giustificava la sua scelta di compiere delle opere di salvezza per un popolo semipagano come quello di Cafarnao. Lui cita due profeti. Dice, ma Elia quando c’erano molte vedove da assistere in Israele, è andato ad aiutare una vedova di Zarepta, quindi una vedova pagana. E poi Eliseo, c’erano molti lebbrosi in Israele, ma Eliseo ha curato Naaman, il comandante dell’esercito del re di Damasco.

Gesù è stato cacciato dalla sinagoga perché non condivideva le posizioni isolazionista del suo popolo. Gesù si è allontanato è uscito da Israele. Lui ha un obiettivo: ha 12 discepoli che non sono per niente liberi da questa mentalità, sono ancora imbevuti di quel separatismo che è tipico di Israele nei confronti degli altri popoli e non possono divenire annunciatori del Vangelo, se non si lasciano liberare da queste chiusure mentali e non aprono il loro cuore all’universalismo. Deve essere stata questa una delle ragioni, forse la ragione principale, del viaggio di Gesù nella terra di Tiro e di Sidone.

Gli viene incontro una donna cananea che comincia a gridare: “pietà di me, mia figlia fa l’indemoniata malamente, è mossa da un demonio e si comporta malamente”. Ha addosso un demonio. Non un diavolo, quel diavolo che scacciano gli esorcisti non c’entra. Quando loro vedevano una persona che si comportava in modo strano, quando non sembrava responsabile delle proprie azioni, ma pareva mossa da una forza cattiva che la induceva a compiere delle azioni che erano dannose per sé stessa e per gli altri, dicevano che non era lei che lo faceva, ma che era un demonio che la muoveva.

Si trattava chiaramente di malattie, malattie che Gesù aveva il potere di curare e che spesso ha curato. Tuttavia gli evangelisti quando raccontano le guarigioni operate da Gesù, intendono sempre dare anche un valore simbolico. Vogliono mostrare i prodigi che accadono quando giunge in un certo mondo la parola del Signore. E qui abbiamo l’incontro fra Cristo e il mondo ancora posseduto dal maligno, il mondo pagano. Chi rappresenta questa ragazza mossa dal demonio? Rappresenta la condizione dell’umanità pagana che Gesù incontra per la prima volta. È un’umanità mossa da forze malvagie che la inducono a compiere azioni disumane, un’umanità che commette atrocità, omicidi, adulteri, furti dissolutezze. Ecco l’umanità che Gesù incontra per la prima volta.

Notiamo che non compare il papà ma solo la mamma e anche la mamma rappresenta questa umanità che genera queste figlie che genereranno poi altre figlie, sempre possedute da un demonio, cioè compiono queste azioni che non sono degne di persone umane. E naturalmente potrebbe rappresentare, sia questa ragazza che questa donna, la condizione anche della nostra umanità di oggi. Questa mamma si rende conto della condizione della figlia che lei ha messo al mondo e non si rassegna a vedere che questa situazione continui è la presa di coscienza che anche la nostra umanità di oggi deve fare della propria condizione e il bisogno di presentare queste sue miserie al Signore perché con la sua parola, col suo Vangelo, la curi e chiede a Gesù di intervenire in favore di sua figlia di curarla.

Noi ci aspetteremo adesso che Gesù si muovesse per andare dalla bambina. Invece, inizia un dialogo con questa donna cananea. Sentiamo come Gesù reagisce alla sua richiesta: Gesù non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: “Mandala via, perché ci viene dietro gridando!”. Egli rispose: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”. Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!”. Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani”. “È vero, Signore – disse la donna -, eppure i cani mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

La prima reazione di Gesù è distaccata; non risponde alla donna e questo è strano, perché Gesù non ha mai reagito in questo modo con le persone che gli chiedevano aiuto. Qui sembra non voler avere a che fare con i problemi dei pagani. I discepoli allora gli dicono: cacciala fuori dei piedi, mandala via, non vedi che continua a urlare? Gesù non dà retta ai discepoli e spiega la ragione del suo silenzio.

Dice: “io non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele”, quindi non ai pagani. La donna continua: Signore, aiutami! E a questo punto viene la risposta più dura rivolta alla donna. Dice Gesù: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani. La nostra traduzione cerca di addolcire ciò che Gesù ha detto e mette cagnolini. No, è il cane di casa, il cane domestico, quello che gira nella cucina, non il cane randagio. Lasciamo le cose come sono! Sta parlando proprio dei cani che non devono mangiare il cibo che è dei figli.

La metafora cani-figli è chiaramente molto pesante, ma è quella che è impiegata nella letteratura rabbinica per marcare la distanza fra i giudei e i pagani ed è un insulto conosciuto nell’ebraismo. I discepoli usavano questo linguaggio perché erano stati educati a mantenere questa separazione dai pagani. Lo abbiamo appena sentito nella reazione che loro hanno avuto. Hanno detto a Gesù cacciala fuori dai piedi! Di fronte a questa risposta imbarazzante di Gesù ci chiediamo, ma perché Gesù parla in questo modo? È stata data un’interpretazione che è molto seguita e che parte da una verità innegabile, cioè che Gesù non ha sempre solo insegnato, ma ha anche imparato e quando lui incontrava delle persone, essendo Dio, ma anche uomo e l’uomo cresce nell’incontro con le persone e viene arricchito da ogni incontro, anche Gesù che è cresciuto. In quella mentalità chiusa, isolazionista del suo popolo, lui non poteva che aver assimilato questa mentalità. Questa interpretazione dice che è stata proprio questa donna a fargli capire che i pagani non erano come gli era stato insegnato.

È una interpretazione che non mi convince fino in fondo, perché è già da molto tempo che Gesù era stato addirittura cacciato dalla sinagoga perché coltivava simpatie per i pagani. Sono i discepoli che sono ancora in questa mentalità chiusa del loro popolo che Gesù vuole liberare. Notiamo infatti che Gesù parla di pane. Oltre quel linguaggio offensivo nei confronti dei pagani, parla di pane, ma la donna non era venuta per chiedere il pane, ma per chiedere la guarigione della figlia e allora mi chiedo: ma Gesù sta parlando alla donna o vuol far capire ai suoi discepoli?

Perché sta usando il loro linguaggio, loro sanno bene chi sono i cani e sanno bene che cos’è il pane, conoscono il libro dei Proverbi, al capitolo nove, quando parla della Sapienza che imbandisce la mensa. La Sapienza, quella che viene da Dio, quella che educa ad essere realmente uomini e Israele ha ricevuto la Torah, questa Sapienza di cui conoscono ciò che ha detto il profeta Isaia al capitolo 55, quando raccomanda non andate a cercare il pane che non sazia, voi ce l’avete già il pane che è la parola di Dio, quel pane disceso dal cielo. Allora Gesù, più che alla donna sta parlando ai suoi discepoli! Sono loro che devono essere educati a quell’universalismo che è una concezione indispensabile per chi vuole annunciare il Vangelo. Erano stati inviati da Gesù che aveva detto: “non andate tra i pagani, ma fra le pecore perdute della casa di Israele”. Non avevano capito la pedagogia di Dio. Israele doveva assimilare bene quel pane, capire che era un pane che sazia, per poter poi portare questo pane anche ai pagani.

La donna rivela nella sua risposta un’intelligenza e un’abilità dialettica straordinaria. Lei non conosce il discorso del pane – che i discepoli conoscono -, quello della sapienza, ma ha capito che c’è una benedizione che hanno i figli e desidera che qualche briciola cada anche sui pagani. Allora lei non risponde come forse avremmo risposto noi, risentiti a causa dell’insulto. Lei accetta l’immagine dei cani e la porta avanti e dice: “è vero che il pane è preparato per i figli, ma cadono pure alcune briciole dalla mensa, e queste briciole a noi cani bastano, però lasciale cadere queste briciole. Non ti chiedo il pane, bastano poche briciole della tua parola, del tuo Vangelo per umanizzare mia figlia”. Non contesta quindi che per primi debbano sfamarsi i figli, ma lo stesso alimento deve finire anche a noi e chiamateci pure cani.

Nei Vangeli vengono notati due momenti in cui Gesù si meraviglia. Rimane stupito la prima volta a Nazareth quando si meraviglia dell’incredulità dei suoi compaesani. Non se l’aspettava che fossero così impenetrabili alla novità del Vangelo! La seconda volta a Cafarnao, quando, di fronte al centurione, lui dice: io non ho mai trovato in Israele nessuno con una fede così grande. Qui non si dice espressamente che lui è rimasto stupito dalla risposta della donna, qui lo stupore di Gesù traspare da quanto le dice ascoltiamo: Allora Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Gesù voleva tirar fuori dalla mente e dal cuore dei suoi discepoli i pregiudizi che avevano nei confronti dei pagani, ma non lo ha fatto con dei ragionamenti, ha messo loro di fronte la grande fede di questa donna. Si rivolge alla donna e dice: “grande è la tua fede”. I discepoli stanno ascoltando e si sono certamente chiesti in che cosa consisteva la grandezza della fede di questa donna. Hanno forse pensato e si sono ricordati di ciò che è accaduto (e che noi abbiamo ascoltato nel Vangelo della scorsa domenica) quando Gesù ha detto a Pietro: “sei un uomo di poca fede!” In che consiste la fede grande di questa donna che non è cristiana, non pratica nemmeno la religione giudaica perché lei va nei templi pagani. In che consiste la grandezza della sua fede?

Anzitutto ha capito prima dei discepoli la verità più importante: nel cuore di Dio, non ci sono figli e cani, tutti sono suoi figli ugualmente amati, indipendentemente dalla religione che possono praticare. Dio offre a tutti lo stesso pane. Ci vorrà molto tempo perché Pietro arrivi a capire questo. Lo capirà a Giaffa, quando avrà quella visione che gli mostrerà che tutte le creature sono pure e capirà che non esistono uomini puri e uomini impuri, sono tutti figli di Dio. E difatti andrà a Cesarea e battezzerà il centurione Cornelio, ma quando arriverà a Gerusalemme sarà rimproverato severamente e gli diranno: “Pietro, che cosa hai fatto? sei entrato in casa di un pagano!” Questa donna ha capito prima dei discepoli l’amore incondizionato di Dio per ogni suo figlio, ha capito le premure di Dio per i suoi figli che sono posseduti da demoni e si comportano anche in modo disumano, ma continua ad amarli. Questo la donna cananea l’ha capito prima degli israeliti. Proviamo a chiederci “siamo arrivati noi a capire realmente ciò che ha capito questa donna pagana o coltiviamo ancora un’immagine di Dio che vuol bene, che riserva il suo amore ai buoni e che odia i cattivi?” Proviamo a chiederci se la nostra fede assomiglia almeno un po’ alla fede grande di questa donna cananea.

La seconda ragione per cui è grande questa fede: questa donna ha capito prima dei discepoli i prodigi che compie la parola di Dio, ha capito che basta assimilare anche solo qualche briciola di Vangelo e i demoni che disumanizzare una società spariscono. E anche qui proviamo chiederci: “abbiamo noi questa stessa fede nella forza della parola del Vangelo che cambia il mondo o forse la nostra religione è ridotta pratiche e devozioni – che non vogliamo condannare – ma ciò che conta è l’annuncio del Vangelo, è distribuire in abbondanza questo pane?” Perché dove arriva questo alimento i demoni di una società scompaiono. A volte ci lamentiamo che la società è corrotta, dove andremo a finire, ma chiediamoci: hai distribuito il pane, che è il Vangelo?

Terza ragione: la donna ha capito, sempre prima dei discepoli, la pedagogia di Dio che ha stabilito di far giungere il pane della vita attraverso Israele. Prima si sono saziati gli israeliti. Loro hanno dovuto assimilare questa Sapienza di Dio, è da loro che è uscita questa luce piena della Sapienza che è Cristo, ma che poi deve essere portata ad ogni uomo. Questa è la pedagogia di Dio, gli israeliti e i discepoli non avevano capito questa pedagogia e pensavano che il pane della parola fosse riservato a loro.

Non è Gesù che caccia il demonio con un miracolo. Lui annuncia la parola ed è la fede in questa parola che scaccia i demoni, ed è ciò che accade in noi. Tante volte forse noi ci aspettiamo che il Signore faccia piovere dal cielo il cambiamento di una società con miracoli. No, lui ci dona il pane di vita, ma solo se noi accogliamo questo suo messaggio con la fede, cioè ci fidiamo di questa parola, possiamo assistere ai prodigi che sono stati promessi.

 
 
 

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