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2ª DOMENICA DI AVVENTO E IMMACOLATA CONCEZIONE

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 5 dic 2025
  • Tempo di lettura: 11 min

8 dicembre 2025 – 2° domenica di Avvento – anno A e Immacolata Concezione della B. V. Maria

Lc (1,26–38), Lettera agli Efesini (1,3- 6.11-12)

 

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,

che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo

per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,

predestinandoci a essere per lui figli adottivi

mediante Gesù Cristo,

secondo il disegno d’amore della sua volontà,

a lode dello splendore della sua grazia,

di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

In lui siamo stati fatti anche eredi,

predestinati – secondo il progetto di colui

che tutto opera secondo la sua volontà –

a essere lode della sua gloria,

noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

 

Come mai è stato scelto questo brano come seconda lettura per questa festa? Certamente per la profondità del messaggio teologico in esso contenuto, ma credo anche per due richiami significativi di questo inno alla festa dell’Immacolata. Quali sono questi due richiami?

Il primo è al testo evangelico cui fa riferimento la tradizione cattolica per motivare il dogma dell’Immacolata Concezione, cioè le parole che l’angelo rivolge a Maria nel suo saluto: rallegrati o piena di grazia”. Il testo greco dice “Chaîre kecharitoméne” che non è facile da tradurre, si potrebbe dire “rallegrati o colmata di ogni bene dall’amore del Signore”. È una parafrasi un po’ lunga per rendere un verbo molto denso di significato. Il verbo è “charitou”, amore di Dio che colma di ogni bene con i suoi doni e di questi doni, Maria è stata certamente colmata.

Qual è il richiamo al nostro testo? È che questo verbo difficile da tradurre, ricorre sulla bocca dell’angelo, rivolto quindi a Maria, le dice: “tu sei una persona amata e colmata di beni dal Signore”, ma nel Nuovo Testamento ricorre oltre che nell’Annunciazione a Maria, un’altra sola volta nel nostro brano. Nel nostro brano, non è rivolto solo a Maria… “colmati di ogni bene dall’amore del Signore” sono tutti gli uomini, quindi siamo associati a Maria e coinvolti, insieme con lei, in questo amore totale e incondizionato di Dio.

Il secondo richiamo è che nel nostro inno, si dice che tutti i discepoli di Cristo sono chiamati ad essere immacolati quindi, noi celebriamo la festa di Maria Immacolata, ma che cosa significa che anche noi siamo chiamati ad essere immacolati? Cercheremo di capire, di cogliere il messaggio di questo stupendo inno che era cantato in tutta l’Asia minore, soprattutto in occasione della celebrazione dei battesimi e che poi è stato inserito da Paolo nella sua lettera agli Efesini. Ascoltiamo questo inno: Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono a Efeso, credenti in Cristo Gesù: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo. Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo…

Paolo inizia sempre così le sue lettere, ai santi che sono in Efeso, ai santi che sono in Corinto, ai santi che sono nella città di Filippi. Parla a credenti che hanno fatto una scelta convinta e cosciente, hanno accolto il messaggio del Vangelo e hanno cercato di incarnarlo nella loro vita, è a queste persone che Paolo si rivolge. Proviamo quindi a collocarci anche noi fra questi fratelli di fede della prima comunità cristiana e di cantare, con loro, questo inno di grazie al Signore. È una preghiera e la preghiera ha questo di caratteristico, non è un parlare di Dio, perché se io parlo di Dio, posso dire anche delle cose giuste, belle, ma potrei farlo anche se lui non mi riguardasse, parlo di Dio, ma non tocca la mia vita, come un qualcosa di distaccato, di distante da me, come se fosse una materia di studio, posso parlare di Dio così… ma quando mi rivolgo a Dio, io parlo a qualcuno che è coinvolto nella mia vita, uno al quale è legata la mia vita, come quella della sposa con lo sposo, uno può parlare di un altro, una ragazza può parlare di un ragazzo, ma altra cosa è quando lei parla al suo ragazzo del quale innamorata.

Ecco, questa è la preghiera e dobbiamo quindi leggere questo inno con la gioia di chi sta parlando con un qualcuno al quale la propria vita è legata. Siamo quindi di fronte a credenti che si rivolgono al loro Padre del cielo e cosa dicono? Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro, Gesù Cristo. La benedizione a Dio è una tipica forma di preghiera ebraica, quando gli ebrei si rivolgono al Signore, è sempre per benedirlo. Cosa significa questo verbo? “Benedire” ricorre addirittura tre volte in questo primo versetto. Maledire significa volere la morte, desiderare che l’altro non esista, perché il mondo sarebbe migliore se lui non ci fosse, questo significa maledirlo, escluderlo dalla vita. Benedire significa volere la vita.

Paolo scrivendo ai romani dice: “benedite coloro che vi perseguitano, benedite sempre, non maledite mai”. Dovete sempre desiderare soltanto la vita, perché siete figli di un Dio che vuole soltanto la vita. Molto bella anche la lettera di Pietro quando dice: “non rendete a nessuno male per male né ingiuria per ingiuria, ma rispondete al male sempre benedicendo”, sempre desiderando che l’altro viva. Benedite quindi anche il nemico, dovete essere disposti addirittura a donare la vita per chi vorrebbe togliervela. Ecco la manifestazione di questo amore che non viene da questo mondo e dalla nostra natura, può venire soltanto dal cielo.

I cristiani benedicono Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, per quale ragione benediciamo Dio? Il pio israelita benedice sempre Dio per tutto quello che di bello, di buono, di grande, ha sperimentato nella vita, perché sa di averlo ricevuto dal Signore. La benedizione a Dio caratterizza l’uomo e lo differenzia da tutti gli altri animali, i quali si ripiegano sulle realtà materiali, ne fruiscono e se ne saziano, ma tutto finisce lì; soltanto l’uomo alza lo sguardo, perché si rende conto che tutto ciò che alimenta la sua vita e la sua stessa vita, è dono di Dio! Questo lo capisce soltanto l’uomo che è pienamente uomo quando si rende conto che tutta la vita, tutto ciò che è vita e per la vita, lo ha ricevuto dal Signore.

Ecco, uno diventa uomo, pienamente uomo, quando prende coscienza che deve benedire il Signore. Noi sappiamo che c’è una bella differenza fra il godere, il fruire di una cosa bella e cogliere dentro questa bellezza, il segno di un amore. Una ragazza può comperare un bel mazzo di rose, metterlo in un vaso nel suo salotto, godere della bellezza di questo mazzo di rose e assaporarne il profumo, ma è un’altra cosa se lei riceve anche solo una margherita da un ragazzo del quale lei è innamorata, ma non ha mai sentito una dichiarazione di amore, riceve una semplice margherita… proviamo a chiederci qual è la differenza fra quella margherita il mazzo di rose? Il mazzo di rose ha un valore materiale, apprezzo la bellezza e il profumo, dentro quella margherita c’è il segno di un amore, e soltanto chi capisce la presenza di questo amore è pienamente uomo.

È ciò che l’israelita ha capito guardando a tutte le realtà materiali, lui sa leggere l’amore di chi lo ama, che è Dio. I credenti di Efeso, i cristiani, si rivolgono a Dio, non come all’essere perfettissimo come diceva il nostro catechismo, ma come al Padre del Signore nostro Gesù Cristo e lo ringraziano per il dono che ci ha fatto, non ci ha dato soltanto la creazione per la nostra vita biologica, ma ci ha dato un dono immenso, il suo figlio. Dio ha inviato nel mondo il suo figlio e i cristiani di Efeso, sanno di aver visto il volto del Padre del cielo in Gesù di Nazareth, nel figlio di Maria, ecco la più grande benedizione!

L’uomo diventa uomo quando alza lo sguardo e prende coscienza che tutto viene da Dio, ma diventa cristiano quando capisce che il dono più grande che gli è stato fatto, non è la creazione materiale, ma che il Padre del cielo abbia inviato suo figlio, fattosi uno di noi per mostrarci il volto di amore del Padre celeste. La ragione per cui i cristiani di Efeso cantano la loro gioia, non è soltanto per la meravigliosa casa che il Padre ci ha preparato, ma perché ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale in Cristo. Cos’è questa benedizione spirituale? Non è altro che il dono del suo Spirito, della sua stessa vita! Questo è il grande dono che Dio ci ha fatto in Cristo!

Noi abbiamo tre vite, quella biologica, quella psichica, che finiscono e quella spirituale, che ha portato il figlio di Dio nel mondo, che è stata donata ad ogni uomo, che è la vita del Padre celeste, la vita dell’Eterno, quella che non può essere toccata dalla morte biologica e pscichica. Se non ci rendiamo conto di questo dono, la conoscenza che abbiamo di Cristo sarebbe soltanto storica, un uomo che ha presentato una vita straordinaria, una conoscenza, bella, importante, ma che alla fine si tocca solo in modo marginale. Questa, forse, potrebbe essere la condizione di tanti cristiani di oggi, che apprezzano Cristo, apprezzano il suo messaggio, le sue beatitudini, ma non hanno capito il dono che lui ha introdotto nel mondo e questo, decide di tutta la nostra esistenza in questo mondo.

Che cosa ha fatto di bello e di grande per noi questo Padre? Ci ha scelti prima della creazione del mondo e la ragione di questa scelta non è motivata. Ricordiamo la prima dichiarazione di amore che il Dio di Israele fa al suo popolo, gli dice: “fra tutti i popoli che sono sulla terra, io ho legato il mio cuore a voi, non perché siete più numerosi di tutti gli altri, popoli, più forti, più bravi, siete infatti il popolo più piccolo fra tutti i popoli, il più insignificante, ma soltanto perché io vi amo!” Questa elezione di Israele ha sempre fatto difficoltà perché è stata interpretata come un privilegio che Israele aveva per gloriarsi di fronte agli altri popoli. Non è questo il senso delle elezioni di Dio. Quando Dio sceglie qualcuno, è sempre per una missione di amore che poi deve raggiungere tutti gli altri suoi figli. Abramo, e poi tutto il popolo di Israele, sono stati eletti per la missione di portare la benedizione di Dio a tutti i popoli.

Con quale obiettivo il Padre del cielo ha scelto noi cristiani? Ce lo dice proprio questo inno, ci ha scelti per essere, con questa missione, santi e immacolati di fronte a tutti gli uomini nella carità, santi e immacolati di fronte al Padre del cielo e a tutti gli altri uomini nella carità. Cosa significa questa missione alla quale noi siamo stati chiamati? Anche noi siamo stati scelti dal suo amore per essere santi, cioè per essere diversi da chi non ha ancora preso coscienza di questo amore del Padre e quindi non ha ancora raggiunto la pienezza di una vita umana. Siamo chiamati quindi a comportarci non più secondo la pulsione dei nostri istinti che ci vengono dalla natura umana, ma dalla nuova vita che ci è stata data, quella vita che ci porta ad amare gratuitamente, in modo incondizionato, di provare gioia quando riusciamo a rendere felice qualcuno, anche il nemico.

Questo amore non viene dalla nostra natura terrena, può venire soltanto dal cielo ed è questo a cui noi siamo stati chiamati, eletti, scelti, per essere una comunità santa, diversa dal mondo pagano. E poi immacolati, ecco il termine che ci richiama la festa di oggi, non solo Maria Immacolata, ma ogni cristiano ha questa vocazione, siamo stati eletti per essere immacolati. Il richiamo qui è certamente alle offerte che erano fatte nel tempio, che dovevano essere immacolate, senza difetti, perfette, se l’agnello era zoppo o cieco o con un qualunque difetto non poteva essere offerto a Dio. Immacolati quindi siamo chiamati ad essere senza macchia nella carità, nell’amore, questa è la nostra vocazione, essere vite offerte al fratello per amore senza alcuna traccia di egoismo. Questa è questa la vocazione, immacolati nell’amore!

Non ci dovrebbe essere traccia di egoismo nella vita di un cristiano, nessun ripiegamento sul nostro tornaconto. Siamo chiamati a questo, il nostro istinto non ci porta in questa direzione, ma in direzione opposta; è la nuova vita che Cristo ha portato nel mondo, è il dono del Padre del cielo, che da dentro ci porta a vivere questa vita. È una vita possibile, perché Gesù che era fatto degli stessi elementi materiali, dei quali siamo costituiti noi, carbonio, idrogeno, ossigeno… c’è riuscito, è stato un dono immacolato, in lui non c’è stata alcuna ombra di egoismo.

Oggi ci viene presentata Maria, nostra sorella, che ha risposto pienamente a questa vocazione di amore, senza traccia di egoismo, questa è la vocazione a cui è chiamato ogni cristiano, ogni discepolo di Gesù di Nazareth, lasciarsi muovere dalla vita divina che gli è stata donata e quindi a testimoniare nel mondo la presenza di un amore immacolato. Poi ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi in Cristo. Di questa predestinazione, in passato si è pensato che Dio aveva diviso gli uomini in due schiere, gli uni predestinati alla salvezza e gli altri predestinati alla dannazione, ma questa interpretazione, giustamente, nessuno più la accetta.

Evidentemente, la lettera agli Efesini conosce un’unica predestinazione per tutti, senza distinzione, ogni uomo è chiamato ad essere figlio adottivo ad accogliere questa figliolanza che è offerta gratuitamente da Dio a ogni uomo e non per meriti, ma per il disegno di amore della volontà di Dio. Questo termine, questo aggettivo, “adottivi”, sembra un po’ sminuire la nostra figliolanza, non è così, è per richiamare la gratuità di questo dono che non viene dalla nostra natura come invece accade per l’unigenito, il figlio di Dio che ha preso forma umana nel grembo di Maria, lui non è adottivo, la figliolanza divina è la sua natura, mentre per noi è ricevuta in dono; è per questo che ho adoperato questo termine “adottivi”. C’è anche un altro richiamo a questa figliolanza adottiva, ricordiamo che tutti gli imperatori non erano figli dell’imperatore precedente, erano adottati, ma non per questo la loro dignità era incrinata, erano imperatori a pieno titolo: Ottaviano Augusto, non era figlio di Giulio Cesare, era adottato da Giulio Cesare, Tiberio era il figlio adottivo di Augusto, così anche gli altri imperatori, Caligola, Claudio Nerone.

Anche se figli adottivi, erano pienamente imperatori, avevano pienamente questa dignità, anche se l’avevano ricevuta come adozione. Il nostro inno dice – e gli Efesini hanno capito – che questo disegno è a lode dello splendore della grazia, è lo scopo di questa benedizione rivolta a Dio. Si è capito che in questa vita che ci è stata donata, splende totalmente l’amore gratuito del Signore, questa vita nuova diventa poi una testimonianza di fronte a coloro che ancora non entrano in questa comunità di santi. Se la comunità cristiana testimonia questa vita nuova, questo amore immacolato, anche coloro che ancora non hanno preso coscienza di questo dono di Dio, anche i pagani, sono costretti a riconoscere che è entrata nel mondo una meraviglia che è un’opera del Signore.

In lui siamo stati scelti per essere predestinati secondo il disegno di Colui che tutto compie, secondo la sua volontà per essere lode della sua gloria. Che cos’è la gloria di Dio? Dio non ha bisogno dei nostri applausi o che gli diamo gloria, no! Nella Bibbia, la gloria di Dio non è altro che la manifestazione del Signore, anche Gesù, nel Vangelo, nella sua preghiera, dice che si attende che “il Signore sia glorificato in lui”. Glorificato vuol dire che adesso finalmente, riesce a mostrare il suo volto, il vero volto, non quello che gli uomini si erano inventati, ma quello che lui manifesta in Gesù di Nazareth, lì si manifesta la gloria di Dio, la gloria di Dio non è altro che il suo amore.

Ecco come conclude questo brano della nostra lettura, quando la comunità cristiana manifesta un amore immacolato senza traccia di egoismo, lì si manifesta quanto è grande l’amore che Dio ha avuto per l’uomo. Proviamo a immaginare la vita della prima comunità dei cristiani di Efeso, vive in un mondo pagano, corrotto, dove ciò che conta sono la ricchezza, il prestigio, il potere, il mettersi in mostra, dove la schiavitù e le pratiche immorali sono approvate… bene, nella città di Efeso esiste una comunità che vive una vita alternativa, una vita di amore immacolato – se è una comunità autentica – è attraverso la vita di questa comunità che Dio rivela la sua gloria.

Nei suoi figli che conducono una vita immacolata è visibile la vita divina che è stata donata dal Padre del cielo. In questo inno della comunità di Efeso, si percepisce la gioia e il giustificato orgoglio che, con tutti i suoi limiti, ha questa comunità, consapevole di essere chiamata a una vocazione molto grande, perché attraverso di lei deve trasparire la gloria e la bellezza dell’amore del Signore. Maria ha realizzato questa testimonianza e certamente è un modello di questa vita di amore immacolato.

Per noi, la devozione a Maria, l’amore a Maria, si manifesta nel contemplare il modo in cui lei ha vissuto questo dono che ha ricevuto dal Signore e come lei, anche noi far sì che dalla nostra vita traspaia un amore come quello del Padre del cielo, come quello che lei ha vissuto.

 
 
 

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