2ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
- don Luigi

- 16 gen
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Dal vangelo secondo Giovanni (1, 29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
I Vangeli sinottici, Matteo, Marco e Luca, iniziano il racconto della vita pubblica di Gesù con il battesimo al fiume Giordano. L’evangelista Giovanni ignora questo episodio, tuttavia dedica ampio spazio alla figura del Battista e ce lo presenta in un modo originale. I sinottici parlano del Battista, come del precursore, colui che è andato avanti a preparare la strada, la venuta del Messia, Giovanni non lo presenta come precursore ma come testimone, colui che ha visto qualcosa e può dire a tutti l’esperienza che ha fatto. Il Battista è presentato come il testimone della luce, il primo che ha visto questa luce e l’ha riconosciuta. Il Vangelo di Giovanni, nel prologo inizia dicendo: “Venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni, egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce”. Non era lui la luce vera, ma doveva dare testimonianza alla luce che veniva nel mondo, la luce vera che illumina ogni uomo, questa luce venuta dal cielo che deve rischiarare le tenebre del mondo, ecco l’esperienza che il Battista ha fatto. Gesù si è presentato al Giordano come tutti gli altri giudei che andavano a farsi battezzare, solo il Battista ha visto in quel giovane galileo, una luce che lo ha affascinato e subito ha sentito il bisogno di indicarla e di testimoniarla a tutti.
Sentiamo come l’evangelista Giovanni ci racconta l’incontro del Battista con Gesù: In giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Il giorno dopo… viene spontaneo chiedersi cosa è capitato il giorno prima. Era venuta da Gerusalemme una delegazionedi sacerdoti e di leviti inviata dall’autorità costituita per interrogare il Battista, volevano avere delucidazioni sulla sua identità e su ciò che stava facendo. Il Battista era un personaggio che stava richiamando l’attenzione di tutto il popolo con la sua predicazione, la sua vita suscitava interrogativi, attese, speranze e molti dicevano che fosse lui il Messia.
Il Battista risponde a questi delegati: “non sono io il Cristo, io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo”. È bella questa figura del Battista, il quale dice: non dovete guardare a me, ma a quella luce che adesso io testimonio di aver visto. Il giorno dopo l’incontro con questa commissione, il Battista vede Gesù venire verso di lui. Gesù compare improvvisamente sulla scena, è Dio che adesso comincia a farsi vedere; Gesù girerà città, villaggi, entrerà in case private, con l’obiettivo di mostrare il volto del Padre del cielo.
È Dio che si è fatto uno di noi proprio per farsi vedere e poi per mostrarci l’uomo vero, l’uomo riuscito, il figlio di Dio. Vedendo Gesù che viene verso di lui, il Battista dice… – è il Battista soltanto che parla in questo brano, ma non ci viene detto a chi sta parlando perché non si dice che ci sia qualcuno attorno a lui, quindi, le sue parole sono chiaramente rivolte a noi, oggi -. Cosa ci dice il Battista, uno che ha visto e quindi testimonia ciò che ha visto? Punta il dito e dice a noi: “Ecco l’agnello di Dio”. È bella la figura del Battista, non vuole che guardino a lui, ma vuole che guardino a questa luce che lui sta testimoniando; se volete che la vostra vita sia guidata da una luce autentica, che non brancoliate nelle tenebre, quindi cadete in burroni, vi fate del male a voi stessi e anche agli altri… eccola la luce che io vi indico perché io l’ho vista!
A questa luce il Battista dà un nome, è l’agnello! Deve avere lasciato tutti piuttosto sconcertati, nessuno si aspettava che la luce fosse data da un agnello, si aspettavano ben altro in Israele. Secondo la benedizione pronunciata dal patriarca Giacobbe si aspettavano il leone della tribù di Giuda, quella belva più forte di tutte le altre che avrebbe sbaragliato tutti i nemici e dato inizio al regno di Israele, oppure si aspettavano il re, pastore del suo popolo, quel re a cui tutti avrebbero dovuto sottomettersi e al quale avrebbero pagato tributi.
Il Battista invece testimonia di aver visto l’agnello! A quale agnello faceva riferimento? Il richiamo è chiaramente a due testi biblici che tutti noi conosciamo, il primo e forse il più noto, è quello dall’Agnello Pasquale il cui sangue posto sugli stipiti delle case aveva risparmiato, in Egitto, gli israeliti dal passaggio dell’Angelo Sterminatore, lo ricordiamo… il Signore vedrà il sangue dell’agnello sull’architrave e sui due stipiti e questo impedirà l’ingresso del distruttore, “AMashhit” in ebraico. Questo testo si riferiva a un rito arcaico dei pastori, i quali in primavera, per proteggere il loro gregge dagli attacchi di qualche spirito malefico, compivano questo rito cruento, uccidevano un agnello, poi spargevano il sangue sugli stipiti della casa e così quando arrivava lo sterminatore veniva bloccato da quel sangue.
Il Battista fa un riferimento chiaro a questo agnello che dona il proprio sangue per impedire che lo sterminatore faccia del male alle persone. Come mai ci vuole il sangue di un agnello per liberare il mondo da questo spirito cattivo? Perché deve morire un agnello che è l’animale più mite, più dolce e tenero che noi conosciamo, che non fa mai del male a nessuno? Per togliere alle belve la capacità di nuocere, è necessario il sacrificio di un agnello! Solo di fronte a un agnello, le belve possono rendersi conto di essere belve. Se tutti sono belve è normale comportarsi da belve, se tutti sono ladri, tutti disonesti, violenti, mafiosi… è chiaro, il più riuscito, il più apprezzato è chi sa far meglio il mafioso o il violento. Per cambiare queste persone, è necessario che ne arrivi una che sia completamente diversa, uno che è leale, onesto e quando arriva questa persona coloro che sono sleali e disonesti si rendono conto del loro comportamento. È iniziato, ci dice il Battista, con la venuta di questo agnello, un regno completamente diverso da quelli precedenti, non più il regno di coloro che tolgono la vita agli altri, ma il regno di chi dona la vita agli altri.
Secondo richiamo è quello al libro di Isaia dove si parla di un misterioso “servo del Signore”, del quale si dice: “era come un agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, è stato annoverato fra gli empi mentre lui portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori”. Anche qui l’immagine di uno che si comporta da agnello e così toglie il peccato del mondo. Come toglie peccato del mondo questo agnello? Anzitutto questo verbo “togliere” forse non rende bene l’idea, il verbo greco è “airein” e significa “far sparire” il peccato dal mondo.
Il peccato non è la trasgressione di un ordine per cui bisogna essere puniti perché si è disobbedito ad un comando! Il peccato è la perdita di umano, quando uno non si comporta da uomo e quindi intacca la propria identità umana, se è un violento, un corrotto, un dissoluto sta intaccando la propria identità… è questo il peccato! Che cosa è venuto a fare questo agnello? A spazzar via, a eliminare il peccato, a estirpare il peccato. Notiamolo bene…non a espiare il peccato come se questo agnello dovesse pagare per tutti i peccati che sono stati commessi, no, mai più queste assurdità! Non è che il Padre del cielo aveva bisogno di vedere qualcuno soffrire per perdonare il peccato.
Ha inviato questo agnello per spazzar via il peccato del mondo, viene cioè per porre fine a quella mentalità malvagia, a quella forza diabolica che ci induce a comportarci non da figli di Dio, è quell’impulso che ci spinge a comportarci ancora come belve nei confronti dei nostri simili, esattamente come facevano i nostri antenati pre umani. Non viene per cancellare una trasgressione, viene per rimuovere la tenebra che avvolge il mondo e gli impedisce di vedere il vero volto di Dio e il vero uomo. Il Battista intendeva dire che Gesù non eliminerà il male, concedendo una specie di amnistia, un condono, una sanatoria, lo vince introducendo nel mondo un dinamismo nuovo, una forza irresistibile, il suo Spirito, la vita nuova che da dentro porta gli uomini a comportarsi in modo umano.
Egli – dice il Battista – è colui del quale ho detto, dopo di me viene uno che era prima di me. Il Battista si fa da parte, non è a lui che devono guardare, non è lui il salvatore e poi racconta il cammino che ha fatto spiritualmente per arrivare a vedere questa luce, la luce del mondo che ci indica come essere uomini. Il Battista per due volte dice “io non lo conoscevo”, una ignoranza completa sull’identità di questo agnello! Chiunque voglia giungere a conoscere la vera identità di Gesù deve, anzitutto, prendere coscienza della propria ignoranza e quindi essere invogliato ad aprire gli occhi, a cercare davvero questa luce, deve spogliarsi delle proprie idee preconcette su Dio e sull’uomo riuscito.
Come ha fatto il Battista a cogliere questa identità? Adesso ce lo racconta, ha ascoltato la rivelazione dello Spirito: Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Giovanni testimoniò dicendo: “ho contemplato lo Spirito discendere come colomba dal cielo e rimanere su di lui”. Ecco la testimonianza di ciò che il Battista ha visto e di ciò che lui vuole che vediamo anche noi. Ha visto che su Gesù si posa lo Spirito come colomba e rimane! Il riferimento è chiaramente al battesimo, che non è narrato da Giovanni, lo Spirito si è posato su Gesù non provvisoriamente, come accadeva ai personaggi dell’Antico Testamento che erano chiamati a svolgere una missione e terminata quella missione già non erano più colmi dello Spirito che era stato loro concesso per svolgere un certo servizio, poi tornavano alla condizione di prima, su Gesù invece lo Spirito dimora. Qui l’immagine della colomba è molto significativa, allora come oggi, la colomba era il simbolo dell’attaccamento al proprio nido, la colomba torna sempre al proprio nido; i colombi viaggiatori, lo sappiamo, quando vengono lasciati liberi, girano un po’ per cogliere la direzione verso la quale orientarsi e poi vanno al proprio nido. Il Battista dice: io ho visto dimorare lo Spirito su Gesù come colomba, come colomba cerca il proprio nido, lo Spirito in pienezza, trova la sua dimora in Gesù.
“Lui battezza nello Spirito”. Battezza significa l’immersione, immerge nello Spirito, il battesimo di Gesù non è l’immersione in un liquido esterno all’uomo, il battesimo nello Spirito significa lasciarsi impregnare, inzuppare dalla nuova sapienza, quella che viene dal cielo, lasciarsi impregnare da quella forza divina che porta ad amare lo Spirito. Non è un’acqua che ci lava esteriormente, ma è una linfa come quella della vite che porta poi a dare frutti. Questa linfa che è lo Spirito divino, che è la vita divina che ci è stata donata da Cristo, il battesimo del Battista era esteriore, il battesimo di Gesù nello Spirito è il dono di questa vita nuova ed è questo Spirito che vince e distrugge il peccato, distrugge il disumano che è presente proprio per la nostra costituzione, quella che un giorno chiamavano “il peccato originale”. Lo Spirito ci libera da tutte queste forze che ci disumanizzano! Il Battista continua dicendo: “io ho testimoniato che questi è il figlio di Dio”. Se accogliamo la testimonianza del Battista, durante quest’anno, siamo invitati a tenere sempre gli occhi puntati su Gesù perché guardando lui noi vediamo il volto di Dio e l’uomo riuscito con lui, che è sempre guidato dalla vita divina, dallo Spirito.
Un ultimo richiamo voglio farlo a quell’espressione, quell’immagine che è stata impiegata dal Battista, “Ecco l’agnello di Dio”. È un’espressione che noi sentiamo ripetere proprio durante la celebrazione eucaristica quando il celebrante ci invita alle nozze dell’agnello; alle nozze dell’agnello significa – le nozze lo sappiamo cosa sono – significa unire la propria vita all’altra persona. Noi siamo invitati, al banchetto eucaristico, a unire la nostra vita all’agnello, dobbiamo fare una scelta… deciderci a quale regno vogliamo appartenere: al regno del pre-umano o al regno dell’uomo riuscito, l’uomo che è guidato dallo Spirito. Quando noi ci accostiamo per mangiare quel pane che è Cristo, il quale ha identificato tutta la propria storia nel farsi pane, cioè nel donare tutto se stesso per la vita dell’altro. Ecco la proposta che lui ci fa, attraverso il sacerdote che dice “ecco l’agnello”, ci invita ad assimilare la sua storia e quando si mangia il pane, si assimila il pane, diventa parte di noi stessi. Ecco, la scelta che ci viene proposta è di assimilare la vita dell’agnello che è una vita donata per amore.



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