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3ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 23 gen
  • Tempo di lettura: 13 min

Dal vangelo secondo Matteo (4, 12 – 23)

 

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e infermità nel popolo.

 

Quest’anno guidati dall’evangelista Matteo, seguiremo questo Agnello e vedremo la vita che lui conduce, il messaggio che annuncia, quel messaggio che poi lui incarna. Sarà un messaggio di amore, di dono della vita che è rappresentato dalla figura dell’Agnello; sarà l’invito poi a imparare come si diventa agnelli, come si entra in questo mondo, in questo regno di Dio. Il brano evangelico di oggi ci dice che quando Gesù seppe che il Battista era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, si trovava nella Giudea, torna a Nazareth ma non si ferma lì, ma scende a Cafarnao, che si trova lungo il lago di Galilea, il lago di Tiberiade, che ha tanti nomi. Che età ha Gesù? Ha 34 anni quando cambia residenza. L’evangelista dice che andò ad abitare a Cafarnao e ci dà praticamente l’indirizzo, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali. Sappiamo con certezza, dal punto di vista archeologico, qual è la casa dove Gesù ha trascorso i tre anni della vita pubblica, perché l’ha passata, praticamente tutta, lungo le rive di questo lago. La casa in cui ha abitato era quella di Pietro, è stato ospitato da Pietro e da Andrea ed infatti la casa dove Gesù ha trascorso la vita pubblica si trova proprio lungo il mare, è l’ultima casa dei quartieri della città di Cafarnao.

Vogliamo presentare alcuni di questi luoghi, perché quando ascolteremo il Vangelo secondo Matteo, si farà spesso riferimento a questi luoghi. Anzitutto Cafarnao, è certamente la città più importante nella vita pubblica perché Gesù ha dimorato lì e poi sopra Cafarnao, il Monte delle beatitudini e la città di Betsaida all’estremo nord del lago di Tiberiade. Da questa città vengono ben cinque apostoli, nel brano evangelico di oggi ne troveremo quattro, Pietro e Andrea, che avevano anche cambiato residenza, non dimoravano più nella città dalla quale provenivano, cioè Betsaida, si erano trasferiti a Cafarnao e lì avevano messo su famiglia, probabilmente si erano comperati la loro casa perché non erano così poveri, come tante volte noi immaginiamo, avevano una barca quindi erano persone direi benestanti nella società del tempo.  

Un’altra città è Qorazin, se ne parla nei Vangeli, ricordate “guai a te Qorazin” perché Gesù ha frequentato tutte le sinagoghe di questa Galilea, annunciando la luce nuova, il Vangelo. Vi presento il luogo dove sorgeva la città di Cafarnao; era un villaggio di pescatori e di agricoltori, si estendeva per 300 m lungo il mare e verso l’interno per 200 m. Come si fa a definire l’area di questa città? È molto semplice, perché poi iniziano le sepolture, i cimiteri che erano luoghi impuri, quindi non c’erano abitazioni, è ben delimitata la città di Cafarnao, quindi si può anche stabilire facilmente quanti potevano essere gli abitanti: un migliaio. C’erano parecchie città lungo il lago di Tiberiade, Cafarnao non era la più importante e certamente più importante era Magdala che era famosa per le sue fiorenti industrie di pesce salato e della tintoria; ancora più importante era Tiberiade, la nuova capitale che Erode Antipa si era costruito sul lago, prima, la capitale era Sefforis. L’evangelista dice che è andato ad abitare Cafarnao, era importante questa città anche per il fatto che passava per Cafarnao la famosa via del mare che partiva dall’Egitto e arrivava fino in Mesopotamia. Proprio a Cafarnao c’era la frontiera fra la Galilea, il Golan che apparteneva ad un altro dei figli di Erode, Filippo e siccome c’era la frontiera, si pagavano i dazi e noi conosciamo il nome di uno che riscuoteva le tasse e i dazi: Matteo Levì.

Ci chiediamo a questo punto, perché Gesù ha cambiato residenza e non si è fermato a Nazareth? Gli poteva tornare comoda la vita a Nazareth perché aveva sempre come punto di riferimento, la casa dove abitava sua madre Maria, invece Gesù lascia Nazareth e va a Cafarnao. Se fosse rimasto a Nazareth non avrebbe ottenuto alcun risultato con la sua predicazione. Gli abitanti del villaggio di Nazareth erano molto chiusi nella loro mentalità non avrebbero accettato un cambiamento della prospettiva religiosa che Gesù presentava, la novità di Gesù, il nuovo volto di Dio. Il volto di Dio predicato dei rabbini nelle sinagoghe era quello dei farisei, quindi il Dio legislatore, giustiziere, il Dio che preferisce il popolo d’Israele, che rifiuta tutti gli altri, condanna i peccatori, non vuole avere a che fare con chi sbaglia nella vita, severo, naturalmente un Dio grande, potente, dominatore, che si fa servire. Gesù non è venuto a modificare questa immagine di Dio, ma a capovolgerla! Dio non è colui che domina, ma colui che serve! A Nazareth non avrebbero mai accettato una proposta del genere, così pure l’immagine di uomo nuovo che lui presenterà, parlerà dell’uomo che deve essere un agnello, quando invece la mentalità del mondo è quella che l’uomo riuscito è il dominatore, uno che è forte, che si impone.

Ha cambiato residenza proprio per questo, perché Cafarnao aveva delle persone con una mentalità molto aperta, perché lì c’era un contatto fra molte culture, anche con i pagani, erano un po’ semi-pagani quelli di Cafarnao e lì c’era una mentalità più aperta. Questa è una mia supposizione. L’evangelista Matteo ci dà un’altra spiegazione del cambiamento di residenza di Gesù, vede in questa scelta che fa, la realizzazione di una profezia che riguarda la Galilea. E direi che l’evangelista Matteo doveva essere un bravissimo biblista, perché trovare una profezia che riguarda la Galilea è difficilissimo, ce n’è una soltanto in tutto l’Antico Testamento, si trova nel libro di Isaia e dice: Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Galilea, galgal è la ruota difatti, se noi osserviamo questo luogo che è il lago, questa regione del lago di Galilea, pare proprio un nido il mezzo alle montagne, quindi questo anfiteatro, questo cerchio la Galilea, galgal delle genti.

L’immagine che tra poco noi vedremo sarà quella dell’oscurità di questa regione in mezzo alle montagne che viene adesso illuminata da una grande luce. Cosa dice questa profezia? Parlava di una situazione drammatica della Galilea al tempo di Tiglatpileser III il re degli assiri che aveva invaso proprio la regione della Galilea quindi distruzione, violenze, crudeltà, l’immagine era quella della notte che era piombata su questa terra, quindi il buio, la tenebra, tutta la gente era scoraggiata, è finita la vita. Il profeta ha un annuncio di speranza parla di un popolo che abitava nelle tenebre, che vede sorgere una grande luce… per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Isaia, per questa terra occupata dagli assiri, annunciava la liberazione; si riferiva alla nascita di un re della dinastia di Davide, che avrebbe liberato le province occupate dagli assiri. L’evangelista rilegge questa tenebra come l’oscurità che avvolge il mondo e che adesso viene squarciata e dissolta dalla luce che viene dal cielo, quella luce che porta nel mondo Gesù di Nazareth. Questa regione situata ai margini della Terra Santa, questa Galilea dei pagani è la regione in cui Gesù inizia la sua missione, è come se adesso si accendesse davvero una luce che finirà per rischiarare il mondo intero.

Il richiamo al salmo 19 parla del sole, Dio che pose là una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale! È proprio l’immagine che viene impiegata dall’evangelista che riprende la profezia di Isaia, una luce che sorge rischiara questo nido, che è l’anfiteatro del lago di Tiberiade, ma è l’immagine della luce del cielo che rischiara tutto il mondo. La tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale, esulta come prode che percorre la via. Sorge da un estremo del cielo, la sua luce raggiunge l’altro estremo, nulla si sottrae al suo calore. L’immagine è molto bella perché presenta questo sole, questa luce del cielo che lotta contro la tenebra, è l’immagine che noi abbiamo anche oggi, la luce del Vangelo che rischiara la tenebra del mondo e potremmo chiederci, ma chi vincerà alla fine?

Sarà questa luce che viene dal cielo o sarà la tenebra? Fin dall’inizio del suo Vangelo Matteo ci apre il cuore alla speranza perché dice: “si sta realizzando in pienezza quella profezia, sarà la luce che vincerà!”. Difatti il salmo che citavo, il salmo 19, ci presenta questa luce del sole, come un prode che percorre la via, entra con tutta la sua potenza, la sua forza e sconfigge la tenebra del mondo. È un messaggio di speranza anche per tutti noi, perché credo che molte volte ci rassegniamo a questa tenebra e pensiamo che avrà la meglio sulla luce del Vangelo, la luce che Cristo è venuto a portarci.

Forse ci chiediamo anche noi come quell’ebreo che in nome di tutto il popolo si rivolgeva al profeta Isaia e gli chiedeva: “sentinella quanto resta della notte?” È la domanda che ci poniamo anche noi: quando finalmente la luce del Vangelo, rischiarerà le tenebre, il buio della corruzione, il buio delle ingiustizie, il buio del dolore, delle menzogne, dei soprusi? Anche noi oggi attendiamo questa luce che davvero rischiarerà la tenebra del mondo, ma teniamo presente che questa luce adesso brilla anche attraverso di noi perché ne siamo stati illuminati e diventiamo a nostra volta splendidi per dissolvere tutte le tenebre dell’oscurità del mondo; Gesù lo dirà: “io sono la luce del mondo”.

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire “convertitevi perché il regno dei cieli è vicino!” Convertitevi non vuol dire cambiare qualcosa nella vita, convertirsi vuol dire che dobbiamo lasciare il regno antico, il regno mondano e accogliere la sua proposta di regno completamente nuovo, il regno in cui gli uomini hanno una certa gerarchia di valori: cosa pongono in cima e cosa pongono in fondo … convertirsi vuol dire abbandonare questo regno. La gerarchia di valori del regno mondano la conosciamo molto bene, in cima si mettono le cose che possono essere i soldi, il successo, il potere, l’eros… ecco una scala di valori, poi verranno naturalmente la famiglia, gli amici… in fondo, magari ci sarà anche la religione, Dio, il Vangelo… Anche i credenti forse hanno un po’ questa gerarchia di valori, convinti di appartenere al nuovo regno, in realtà, se hanno questa gerarchia di valori, sono ancora dentro in pieno nel mondo antico. Evidentemente noi ci troviamo di fronte a persone che se osservano questa gerarchia di valori, devono mettere al primo posto le cose che sono riconosciute da coloro che appartengono al mondo, come le cose importanti.

Cosa accade quando viene proposto il regno di Dio? La gerarchia di valori è opposta a quella del mondo, davanti a Dio le grandezze di questo mondo contano zero e altre grandezze che sono trascurate, invece diventano quelle rilevanti. La scala di valori viene capovolta, nel mondo chi è grande è colui che è ricco, potente e forte… nel nuovo mondo, nel regno di Dio, grande sarà colui che si colloca all’ultimo gradino, disposto a servire, non a servirsi degli altri. Cambiare mentalità quindi, modo di pensare; se gli uomini rimangono attaccati al mondo di prima sbagliano vita.

Ecco adesso la chiamata di Gesù a questa conversione! Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Parlando delle reti che stavano impiegando usa il termine “anfiblestron”, che è il giacchio, lo vedete sullo sfondo, è la rete che viene lanciata e che si chiude sul fondo, la più povera, la più laboriosa. Stavano usando il giacchio quindi lungo la riva.

Cosa dice Gesù a questi due fratelli? Venite dietro a me”. È interessante il confronto con la vocazione di Abramo, è importante tener presente che l’evangelista Matteo non sta parlando della vocazione dei preti o delle suore! Qui si tratta della vocazione a seguire Gesù, a essere discepoli. Poi ci saranno molti modi di essere discepoli, ma qui non si parla di gerarchie, si parla di chi accoglie la proposta di entrare nel mondo nuovo, nel regno nuovo. Venite dietro a me, ad Abramo è stato detto un imperativo “vattene/esci” … qui c’è “seguite me”, è diverso; Abramo doveva andare non sapeva esattamente neanche qual era il suo destino, gli sarebbe stato rivelato momento per momento, dove doveva arrivare, qui è diverso l’imperativo, non è andate, è seguite me quindi Gesù si impegna a realizzare per primo l’uomo nuovo. È un impegno grande che Gesù si prende, non potrà più tirarsi indietro perché chi lo segue dovrà rispecchiarsi in lui se vuole essere un uomo riuscito. Gesù quindi si assume una grande responsabilità, deve essere il primo a vivere per amore, a vivere quella proposta di vita che lui fa. Che cosa promette? Nulla! Non dice vi farò ricchi, potenti e nemmeno dice poi vi porterò in paradiso, avrete un luogo speciale! Solo una missione dà loro: vi farò pescatori di uomini. Pescare uomini significa tirare fuori le persone da condizioni disumane, tirarle fuori dal mondo antico per introdurle nel mondo nuovo, questa è la missione che lui affida ai discepoli.

Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Subito, quando si decide, si decide! Poi, dopo, ci possono essere dei ripensamenti, dubbi, interrogativi, ci si chiederà magari: “ho fatto la scelta giusta io a lasciare il mondo antico e a entrare nel mondo che mi propone Gesù?” “È una scelta molto impegnativa, avrò indovinato la vita o avrò dei rimpianti di non essermi goduto la vita come fanno tutti nel mondo vecchio?” Lasciare le reti che ci trattengono nel mondo antico… ma cosa fanno coloro che accolgono la chiamata di Cristo, che accolgono la sua proposta di uomo? Pietro e Andrea che facevano i pescatori, smettono proprio la loro professione? No! Continuerà a fare la sua professione a svolgere il suo lavoro, ma il modo in cui lo svolgerà, l’obiettivo per cui lui lavorerà sarà un altro.

Proviamo a fare alcuni esempi molto semplici che forse ci aiutano a capire che cosa accade quando uno lascia il mondo antico, la scala dei valori del mondo antico e accoglie la proposta di mondo nuovo fatta da Gesù. Si continua a fare la professione di prima ma in un modo completamente diverso. Il discepolo di Cristo, al mattino quando esce di casa si chiede: come potrò rendere felici le persone oggi? Cosa posso fare perché il mondo sia più felice, le persone siano più serene e vivano più in pace? Ognuno, nella professione che svolge, può dare il suo contributo a questo mondo nuovo, mondo fraterno, mondo di pace. Abbiamo tutti l’esperienza, per esempio, di una visita da un medico specialista bravissimo, ma può svolgere il suo lavoro, così come si ragiona nel mondo antico e quindi forse anche per accumulare più denaro; se è un discepolo di Cristo, quando avrà il necessario per vivere dignitosamente sarà felice, ma lui vorrà rendere felici, dare gioia, tutti coloro che può aiutare in questo momento difficile della loro vita. Pensiamo al fornaio, può fare il pane, farlo bene, ma può anche pensare: “guarda quante persone oggi saranno felici quando mangeranno questo pane che io fatto con estrema cura”. Pensiamo all’architetto, che prepara l’ambiente di una casa e lo prepara bene, ma può anche farlo con i suoi obiettivi, cioè lui vuole che le persone di quella famiglia si incontrino, dialoghino e quindi preparerà gli ambienti in modo che questa pace familiare sia costruita e accada. Quando uno entra nel mondo nuovo, accoglie la proposta di Cristo e mette come obiettivo in cima alla scala dei valori l’amore, rendere felice qualcuno, le persone che incontra.

Gesù chiama quindi i primi due fratelli che lo seguono subito, accolgono subito la proposta di lasciare il mondo antico, avranno continuato a fare i pescatori, ma in un modo completamente diverso. Chiama altri due fratelli, Giacomo e Giovanni, che stavano riparando le loro reti. Qui c’è un altro termine per dire reti, edikturon che è il tramaglio, la rete bella, quella che si lancia in alto mare, chiama anche loro. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Lasciano non soltanto le reti, la barca e il padre, entreranno in una nuova barca. La barca è proprio l’immagine della comunità di coloro che accolgono la proposta del mondo nuovo, del regno di Dio, lasciano la barca del mondo antico, dove si svolge la professione in un certo modo e spalancano il loro cuore al nuovo mondo, alla nuova luce. Lasciano il padre vuol dire lasciare la tradizione, qui erano ancorati a quella tradizione che dava loro sicurezza! Quando si ode la chiamata di Cristo ci si fida di lui!

La conclusione del brano evangelico ci presenta tre verbi che riassumono l’opera di Gesù che percorre tutta la Galilea, insegna nelle sinagoghe, annuncia il Vangelo del regno e guarisce ogni sorta di malattie. Insegna, è la luce nuova per ogni uomo, siamo all’inizio dell’anno, già il Battista ci aveva indicato questa luce, lui è il testimone della luce. La luce esce dall’agnello, l’agnello è bianco, il colore simbolo della luce e da questo agnello che splende la luce, che brilla questa luce che ci deve guidare e che deve splendere a sua volta in noi, deve riflettersi nella nostra vita. Poi annuncia la buona novella, questa parola che infonde speranza, che dà senso anche alle vite più disastrate, che assicura che l’amore di Dio è più forte del male che c’è nell’uomo, sarà questo Vangelo, questa bella, lieta notizia che Dio è buono e soltanto buono, che non punisce nessuno perché questo non è il Dio riflesso sul volto di Gesù di Nazareth. Poi cura i malati, il gesto di guarigione che Gesù farà, sarà il segno di un’altra guarigione che è compiuta dal messaggio che lui annuncia dal Vangelo e dallo Spirito che lui ci dona: la guarigione dal disumano che è presente in noi, dal regno antico al quale noi diamo così spesso ancora la nostra adesione.

Il Vangelo, la Parola del Maestro, la sua luce guarisce da tutte queste nostre malattie, la malattia dei rancori, degli odi, l’invidia, le gelosie, le corruzioni morali… sono tutte malattie che ci disumanizzato, la luce è la Parola di Gesù ci guarisce da tutto questo disumano che forse è presente ancora in grande parte in molti di noi, certamente in ognuno di noi, almeno in piccola parte.

 
 
 

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