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4ª DOMENICA DI PASQUA

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 24 apr
  • Tempo di lettura: 12 min

Dal Vangelo secondo Giovanni (10, 1 – 10)

 

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.

Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

 

La quarta domenica di Pasqua è dedicata al tema di Gesù buon Pastore. Questa è un’immagine che è sempre stata cara ai cristiani che a partire dal III secolo hanno cominciato a rappresentare Gesù giovane, vestito dalla corta tunica, la cintura ai fianchi, i calzari ai piedi come erano soliti vestire i pastori del tempo. Così è rappresentato sui sarcofagi oppure dipinto sulle tombe, volevano dire che si fidano di questo pastore anche nel momento in cui bisogna attraversare la valle oscura della morte, un richiamo al Salmo 23. Questa immagine a noi richiama subito alla mente Gesù con sulle spalle la pecorella che è riuscito a recuperare dal burrone nel quale era caduta, oppure Gesù che conduce il suo gregge all’oasi dove può nutrirsi e dissetarsi. Per cogliere il messaggio del brano evangelico di oggi noi dobbiamo cancellare questa immagine bucolica!

Nel brano di oggi, Gesù non propone una parabola ma un enigma, “paroimia” in greco; un enigma che fa pensare, che va decodificato e che non è neanche facile da capire, infatti alla fine l’evangelista noterà che gli ascoltatori non avevano capito i riferimenti che Gesù stava facendo, quando capiranno a chi alludeva Gesù, cioè proprio a loro, si infurieranno e a un certo punto esclameranno: “Costui è un pazzo, perché state ancora ad ascoltarlo?” Cosa ha detto di così provocatorio? Se si fosse presentato semplicemente come il pastore di una dozzina di discepoli, non avrebbe infastidito nessuno; qui invece, i suoi ascoltatori si indignano, rimangono feriti dall’enigma perché capiscono molto bene che i personaggi ai quali Gesù fa riferimento, cioè i ladri e i briganti, sono proprio loro. Alla fine cercheranno addirittura di catturarlo e prenderanno le pietre per lapidarlo; Gesù dovrà rifugiarsi al di là del Giordano.

Chi sono anzitutto questi ascoltatori che si indignano? Sono i farisei, sono i capi del popolo, i sacerdoti del tempio. Va tenuto presente il luogo e il tempo in cui ciò è accaduto. Tutto si svolge a Gerusalemme nel tempio o nelle vicinanze, Gesù ha già scacciato i venditori dal luogo sacro e va tenuto presente anche il tempo in cui Gesù ha presentato questo enigma: è la “festa delle Capanne”, la “festa della luce”, quella in cui Gesù si è presentato come la “luce del mondo”, quella festa in cui Gesù ha aperto gli occhi al “cieco nato” e alla fine ha detto: “Ci sono alcuni che pensano di vederci ma sono ciechi, sono ripiegati sulle loro convinzioni e sulle loro certezze, non vogliono lasciarsi aprire gli occhi”.

È proprio per aprire gli occhi a queste persone che Gesù presenta il suo enigma: In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. L’inizio del discorso è brusco e provocatorio, Gesù parla di qualcuno che invece di entrare attraverso la porta, si arrampica su per il muro, scavalca, entra nel recinto depreda e uccide le pecore. A quale situazione fa riferimento, a chi allude, di chi sta parlando? Per comprenderlo bisogna stabilire che cosa è il recinto. Il nostro pensiero probabilmente va immediatamente all’ovile nel quale le pecore vivono tranquille fino a quando arriva il ladro che entra, le porta via, le ruba e addirittura le uccide. Il termine che viene impiegato qui è “aulè”, purtroppo molti traduttori lo rendono con “ovile” e questo porta fuoristrada; questo termine ricorre ben 177 volte nell’Antico Testamento e non significa mai “ovile”, sempre atri, cortili, gli “atri del tempio in genere… è questo il recinto a cui fa riferimento Gesù, è lì che vengono mantenute chiuse le pecore per poter essere sfruttate e addirittura uccise.

Che cosa rappresenta il recinto? È l’istituzione religiosa praticata dal popolo semplice, nel quale è stata inculcata un’immagine falsa di Dio, un Dio che è buono con chi obbedisce ai suoi precetti ed è severo con chi osa trasgredirli, un Dio che pretende di essere servito e che concede i suoi favori a chi gli offre sacrifici, preghiere, olocausti, solenni liturgie… Da questa concezione nasce la religione gestita dalle guide spirituali, dalla classe sacerdotale la quale ha tutti gli interessi a presentarsi come la mediatrice dei favori del Signore. Come compenso, questa classe sacerdotale, cosa pretende e cosa ottiene? Onori, inchini e anche cospicue offerte dai devoti ingannati dalla loro catechesi. È questa gente semplice, sono costoro le pecore chiuse nel recinto delle loro false convinzioni religiose. Gesù non è il primo che ha fatto questa denuncia, dall’Antico Testamento se la prende con le guide del popolo d’Israele. L’immagine del pastore era applicata normalmente nell’antico Medio – Oriente ai Re mesopotamici oppure al Faraone d’Egitto che era chiamato “il pastore di tutte le genti”, il pastore che veglia sui suoi sudditi e ricordiamo che il suo simbolo era proprio il bastone ricurvo del pastore.

Nell’Antico Testamento invece, nessun Re in carica è mai indicato come un pastore buono, i Re d’Israele sono raffigurati spesso come pastori malvagi che invece di pascere il gregge, pascono se stessi. “Sfruttano, disperdono e uccidono” dice il profeta Ezechiele al capitolo 34 e Geremia al capitolo 23 dice: “Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il mio gregge”. Nell’Antico Testamento il pastore è Dio “il Signore è il mio pastore non manco di nulla”, oppure l’immagine deliziosa del capitolo 40 di Isaia: Dio che porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore e poi “il pastore sarà il Messia”.

Ladri e briganti chi sono? Sono tutti coloro che mantengono in qualche recinto le persone per poterle sfruttare e anche uccidere, togliere loro vita. Noi, un po’ più avanti, cercheremo di identificare, di accennare ad alcuni di questi recinti. Sono non solo gli arrampicatori religiosi, ma tutti gli arrampicatori della nostra società, che scalano tutti i muri per arrivare a raggiungere i loro obiettivi di potere, di dominio e di denaro. Cercheremo di identificare alcuni di questi recinti per lasciarsi tirar fuori dalla voce del pastore che non ci vuole schiavi e sfruttati. Continua Gesù dicendo: “chi invece entra per la porta è pastore delle pecore, a lui il portiere apre”. Chi è questo portiere che riconosce bene la voce del pastore e la distingue da quella dei ladri? Che quando ode la voce del pastore che ama le pecore gli spalanca immediatamente la porta, lo lascia entrare perché lo sa che conduce fuori da tutte le schiavitù e porta verso la libertà? Il portiere è la coscienza dell’uomo!

Noi siamo fatti bene e sappiamo distinguere immediatamente chi si accosta a noi per amore, che ci vuole rendere felici, ci vuole donare vita e chi invece ci vuole sfruttare e togliere la gioia e la vita. Se la coscienza non è stata deformata e corrotta, riconosce subito che Gesù è la persona bella, affidabile, che vuole il nostro bene. La coscienza mette in guardia e denuncia la falsità delle voci diverse da quella di Cristo; quando giunge la voce di Cristo, attraverso il suo Vangelo ne facciamo tutti l’esperienza, noi sentiamo la coscienza che ci dice: “Lui ha ragione, Lui ti vuole bene, Lui ti vuole libero, vuole tirarti fuori dai recinti in cui tu sei stato rinchiuso!” L’obiettivo del pastore è portare alla libertà dove si può realizzare davvero in pienezza la vita, infatti dice Gesù: “il pastore entra e le conduce fuori dai recinti”. Il verbo che viene impiegato è un termine tecnico del vocabolario dell’Esodo, Dio che fa uscire il popolo di Israele dalla schiavitù, “iazsà” in ebraico significa andare verso spazi ampi, “zsahr” è il luogo chiuso, dove non si è liberi; libertà, nella lingua ebraica, significa proprio andare dove c’è ampiezza, c’è libertà, infatti Dio ha fatto uscire da questa strettezza in cui si trovava il popolo di Israele in Egitto, verso gli spazi ampi e liberi.

“E la voce del pastore è riconosciuta da questo guardiano!” Quando si ascolta la parola del Vangelo, noi sentiamo una voce nel profondo del nostro cuore che ci dice: “Lui ha ragione, è vero ciò che dice, la sua Parola è vita, Lui vuole la tua vita, non viene per sfruttarti e per opprimerti”. Ascoltiamo adesso cosa fa il pastore dopo aver condotto fuori le sue pecore da questi recinti: E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. E quando ha cacciato fuori le proprie pecore, cammina davanti a loro; il verbo che viene impiegato è “ekballein” che significa “cacciar fuori, espellere”. Gesù non sopporta che l’uomo sia racchiuso dentro recinti, perché lì viene sfruttato, non è libero, vuole che esca e lo porta fuori con il suo Vangelo, con la sua Parola, chiama tutti a uscire da ogni recinto. Il recinto a cui Lui si riferiva era quello del tempio dal quale aveva già cacciato i venditori e poi, come Dio nell’Antico Testamento, aveva camminato davanti al suo popolo per condurlo verso la libertà, anche Gesù cammina davanti alle sue pecore per condurle alla vita.

Proviamo ad elencare alcuni dei recinti dai quali Gesù col suo Vangelo ci vuole tirare fuori. Il primo potrebbe essere proprio una pratica religiosa che non è espressione di fede autentica. Ci sono tante pratiche che abbiamo ereditato dalla tradizione e forse alle quali siamo anche affezionati, ma quando ascoltiamo il Vangelo, quelle pratiche rivelano tutta la loro inconsistenza. Il Vangelo vuole tirarci fuori, cerchiamo di lasciarci liberare per entrare in un mondo che è più bello, dove siamo più felici, dove entriamo in un rapporto, in un dialogo con Dio che ci apre il cuore e ci rende felici.

Altro recinto che molti sperimentano ancora, è quello della falsa immagine di Dio immaginato come padrone, legislatore, che impone un codice e alla fine diventa un giudice rigoroso. La coscienza di aver osservato tutti i suoi precetti dava una certa tranquillità morale, quindi la certezza di una retribuzione da parte del Signore, ma questo modo di rapportarci con Dio, alla fine incute paura, non dona realmente gioia perché è falso.

Io amo in un modo incondizionato e soltanto quando si accoglie questo amore, si sente veramente di essere persone libere di amare; molti purtroppo, sentendosi stretti dentro il recinto di questa falsa immagine di Dio che era stata predicata, sono scappati dal recinto ma per cadere poi in recinti ancora peggiori, quelli del non senso della vita, oppure lo sballo, la dissolutezza e anche da questi recinti poi viene ancora il Vangelo per tirarci fuori. Poi ci sono i recinti degli idoli, quelle realtà che condizionano tutte le nostre scelte di vita, il recinto di chi vive per il denaro, di chi vive per la carriera, per il successo… se tu vivi per queste cose, sei schiavo, non alzi la testa, non vedi l’amico, non vedi il povero, non vedi il bisognoso, non vedi chi è in difficoltà, sei chiuso in questo recinto e non vivi da uomo.

Il pastore a queste persone, fa udire la sua Parola e dice: “ma che ti giova rimanere in questo recinto, se tu guadagni anche il mondo intero e poi hai avuto una vita senza senso?” Poi ci sono i recinti dei vizi, della corruzione morale, i recinti del potere, di chi viene a compromessi su tutto, che giustifica tutto… verità e menzogna, luce e tenebra sono la stessa cosa. Ciò che interessa è raggiungere il potere, il piacere, l’avere… tu sei schiavo, lasciati portar fuori da questi recinti. Poi ci sono i recinti delle ideologie che schiavizzano l’uomo, le persone vengono plagiate, pensano e decidono come l’ideologia che ti è stata inculcata ti impone. Pensiamo come sia difficile far riflettere chi è totalmente plagiato da una certa ideologia politica, per esempio… lasciati tira fuori! I recinti del “così fan tutti”, dei modelli culturali incarnati in persone concrete, anche le varie star, i vari modelli, questi personaggi di successo. Poi pensiamo anche a quei modelli culturali in cui la donna è ancora emarginata e conculcata nella sua dignità, va tirata fuori ed è il Vangelo che non vuole che le persone rimandano lì dentro!

Poi – e questo a livello personale molto comune -, i recinti dei rimorsi che impediscono di gioire di guardare avanti; Gesù, quando incontra le persone non guarda mai al loro passato, il passato ti blocca, ti racchiude, non ti lascia aprire alla vita piena. Tu sei invitato a guardare avanti non passato! Gesù dice: “va in pace, non ripetere lo stesso errore ma adesso fai festa, i rimorsi ti auto-puniscono, non rimanere lì dentro!”.

Poi recinti dei rancori, di chi ti vuol far pagare l’errore che hai commesso, ti vuol mantenere lì dentro e continua a farti sentire in colpa per provare la gioia di vederti soffrire e ti ricorda sempre l’errore che hai commesso, ti fa sentire cattivo, sporco, sbagliato, quando ti fa capire: “Ma guarda che cosa hai fatto? Non ti vergogni? Come si fa a perdonarti?”

Chi parla così è un brigante che ti ruba la gioia di costruire il tuo futuro. Ognuno di noi ha i suoi recinti nei quali sostanzialmente si trova e solo la voce del pastore ti può liberare; Gesù non è venuto per toglierci da un recinto e metterci in un recinto più bello, no! Gesù è venuto per tirarci fuori da tutti questi recinti e portarci verso la libertà!

“Quando il portiere, il portinaio, ode la voce, la distingue bene dalla voce dall’estraneo e le pecore non seguono un estraneo, perché anche loro conoscono subito la voce del pastore”. Il giudizio su chi è vero pastore e chi è ladro, è pronunciato dalle pecore stesse, perché noi siamo fatti bene, ogni uomo preferisce la verità alla menzogna, istintivamente vuole la libertà non la schiavitù, la vita non la morte!

Adesso Gesù chiarisce anche l’allusione enigmatica alla porta delle pecore, ascoltiamo: Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Gesù dice: “io sono la porta delle pecore”. Ci aspetteremmo forse che Lui dicesse “io sono la porta del recinto”, no! Lui non ha nulla a che fare con i recinti, è “la porta delle pecore”! Le pecore oramai sono già fuori, le ha cacciate fuori con la sua Parola, adesso sono libere, adesso devono essere orientate e devono passare attraverso di Lui che è la porta. Che cosa significa? Chi passa attraverso Cristo, entra finalmente nel mondo della libertà, negli spazi infiniti di chi può essere realmente uomo, uomo vero, uomo bello somigliante al pastore bello!

Non confondiamo la libertà con il poter fare ciò che si vuole, chi fa quello che vuole, quello che gli piace, il corrotto, il dissoluto… non è una persona libera, è schiavo dei propri istinti, non è un uomo vero; soltanto chi passa attraverso la porta che è Cristo, ha accesso al mondo della libertà, al regno di Dio.

Anche i sinottici parlano di questa porta quando dicono che è la porta stretta e Gesù invita: “Entrate per la porta stretta”. È Lui questa porta stretta che chiede la rinuncia a sé stessi, l’amore disinteressato agli altri e persino il dono della vita per il nemico… ma è l’unica porta che introduce nel mondo realmente umano, il mondo di chi ama e ama soltanto! Tutte le altre proposte di vita sono tranelli e trabocchetti che fanno precipitare in baratri di morte.

Poi un’affermazione che ci stupisce in Gesù: “Tutti quelli che sono venuti prima di me erano ladri e briganti”. C’erano i patriarchi, i profeti… e anche a costoro che Gesù si riferisce? No! Cosa intende dire? “Tutte le proposte di vita, prima di quella che io sto facendo, erano dei brigantaggi!”. Proviamo a pensare a tutta la storia passata, era un racconto di violenze, di brigantaggi perché era regolata dal principio della competizione, dalla legge del più forte.

Il Vangelo ci fa vedere anche oggi, come il nostro stare insieme, anche quella che chiamiamo democrazia che non è peggiore delle democrazie del passato, ma spesso è ancora una negazione della fraternità e quindi è ancora latrocinio e brigantaggio. Tutte le proposte diverse da quella del Vangelo sono brigantaggi! “Io sono la porta” – dice Gesù -, “chi entra attraverso di me sarà salvo; entrerà, uscirà e troverà pascolo”.

Cosa intende dire? Che entra nell’ovile e poi esce, entra ed esce…no! Non si entra e non si esce, si esce per sempre da tutti i recinti… entra nel mondo nuovo, il mondo della libertà e uscirà, esce definitivamente, da tutte quelle proposte di vita che sono disumane.

Infine, la differenza fra la sua e la proposta dei briganti e dei ladri. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in pienezza”. Il ladro viene soltanto per rubare, immolare e distruggere… è l’invito per noi a saper distinguere, a lasciare che la nostra coscienza sappia riconoscere la voce che è la sua, che ci vuole portare alla vita.

 

 
 
 

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