5ª DOMENICA DI PASQUA
- don Luigi

- 1 mag
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Dal vangelo secondo Giovanni (14, 1-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
L’Evangelista Giovanni dedica ben 5 capitoli all’Ultima Cena ed è in questi capitoli che noi troviamo il testamento che Gesù ci ha lasciato; sono le sue ultime parole, le più sacre e il brano di oggi è parte di questo testamento. Noi ci accosteremo a questo testo con trepidazione e cercheremo di cogliere il messaggio di ogni parola pronunciata dal Maestro.
Siamo nel cenacolo, Giuda è appena uscito e Gesù, che non aveva mai nascosto ai discepoli quale sarebbe stato il suo destino, adesso dice loro chiaramente: “Io sto per lasciarvi!” Sono trascorsi tre anni da quando i discepoli si erano uniti a Lui lungo le rive del lago di Galilea e si erano lasciati coinvolgere dal suo messaggio, al punto che avevano lasciato tutto per unire la loro vita alla sua. Adesso, in quella notte nel Cenacolo, sono posti di fronte a questo annuncio drammatico… Gesù li sta per lasciare! Quale è la loro reazione? Turbamento, hanno paura, sono smarriti, si rendono conto che i loro sogni di gloria che avevano coltivato per ben tre anni, adesso si vanno dissolvendo. La realtà è ben diversa da quella che si sarebbero aspettati… hanno di fronte il fallimento!
Sentiamo cosa dice loro Gesù: «Non sia turbato il vostro cuore. Continuate a credere in Dio e continuate a credere pure in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
A questi discepoli smarriti e sconcertati, Gesù dice: “Non sia turbato il vostro cuore”. Il verbo che viene impiegato è “tarassein”, un verbo molto forte, indica l’agitazione delle onde del mare in burrasca; sono così i cuori dei discepoli. Gesù non si meraviglia che siano turbati e spaventati e pronuncia parole che vogliono rassicurare, tranquillizzare, fa quello che anche Mosè aveva fatto prima di morire, aveva radunato il popolo e aveva detto agli israeliti: “Non temete, non perdetevi d’animo! Il Signore camminerà davanti a voi, continuerà a guidarvi, io non ci sarò, ma Dio si servirà di qualcuno per accompagnarvi nella terra della libertà. Non temete, non perdetevi d’animo!” Sono le parole che anche Gesù impiega con i suoi discepoli ma non sono rivolte soltanto agli 11, sono attuali anche per noi! Anche noi oggi siamo agitati da tanti timori e da tante paure.
Gesù non è presente visibilmente come lo era stato con i 12 che l’avevano accompagnato per tre anni, è sempre presente, non visibilmente, e allora abbiamo l’impressione di essere soli a portare avanti il suo progetto di mondo nuovo e, come Chiesa, sperimentiamo l’ostilità del mondo e spesso il male sembra trionfare; qualcuno addirittura afferma che la Chiesa è in declino e deve rassegnarsi a scomparire. Anche parecchi cristiani giungono a porre in dubbio la verità delle parole di Gesù che aveva assicurato: “Le porte degli inferi non potranno resistere alla forza del regno di Dio”. Siamo agitati non solo per l’ostilità del mondo, ma anche a causa delle nostre fragilità, delle nostre debolezze, dell’infedeltà… insomma, ci sentiamo poco adeguati a svolgere la missione che Gesù ci ha affidato. Abbiamo anche noi, la sensazione di essere un po’ in balia delle onde di un mare agitato.
Gesù mette in conto queste nostre paure, poco prima del resto, quando ha detto ai discepoli che uno di loro lo avrebbe consegnato, l’evangelista annota che era interiormente turbato e applica a Gesù lo stesso verbo che applica all’agitazione dei discepoli… anche Gesù era profondamente turbato. È bello sentire quanto Gesù ci è vicino, quanto ci capisce, perché anche Lui ha provato ciò che noi proviamo.
Quale rimedio ci offre per placare le nostre ansie, il nostro smarrimento?
“Continuate a credere in Dio e continuate a credere anche in me!” Fidarsi del Vangelo per qualche momento è facile, difficile è mantenersi fermi, non vacillare nemmeno quando la storia sembra smentire ciò che ha detto il Maestro. Gesù dice: “Volete placare le vostre ansie? Affidatevi alla mia Parola!” Spesso le nostre ansie provengono dal fatto che noi guardiamo la storia del mondo con i nostri occhi e non con lo sguardo di Dio; noi siamo concentrati sul momento presente e vorremmo vedere immediatamente la realizzazione piena del regno di Dio. Non assisteremo mai al compimento! Non ha assistito nemmeno Gesù al compimento del regno di Dio. Se prendiamo coscienza della nostra piccolezza, se facciamo pace con il nostro limite, se lasciamo al Signore questo compimento, recuperiamo la serenità, ci affidiamo alla Parola nella quale crediamo, Parola che ci dà la certezza che nessuna goccia di amore andrà mai perduto.
Gesù continua: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore, io vado a prepararvi un luogo”. Cosa significano queste parole? Chiediamoci qual è la casa del Padre suo. Non pensiamo al paradiso… sta parlando d’altro Gesù. Lui ha chiamato casa del Padre mio, il Tempio. “Il Tempio – aveva detto – verrà distrutto, e Dio costruirà un altro Tempio” non fatto di pietre materiali. Era Lui il Tempio dal quale sarebbero saliti al Padre del cielo i sacrifici a Lui graditi, le opere di amore, il dono di sé per amore… è questo l’olocausto, l’incenso gradito al Signore. È Gesù il Tempio, la casa del Padre suo e noi siamo chiamati ad essere pietre vive uniti a Lui, pietra fondamentale, pietre vive di questo tempio. In questa casa del Padre suo, alla quale apparteniamo anche noi, ci sono molte dimore, ce n’è una per ogni fratello, nessuno viene escluso, c’è posto per tutti e c’è un compito che ognuno è chiamato a svolgere; ognuno di noi ha ricevuto dei doni da Dio, doni che devono essere posti a servizio della vita del fratello. Questo è il posto che ognuno ha in questo tempio che è Cristo.
“Quando io sarò andato e vi avrò preparato un luogo, di nuovo vengo perché dove sono io siate anche voi”. Cosa intende dire? Quale posto va a prepararci? Lasciamo stare un posto, una poltrona numerata in paradiso. Lui è andato avanti per preparare il posto per tutti noi. Dove è che è andato? È andato a donare la vita! Questo è il posto, il luogo, dove attende tutti coloro che si fidano di Lui; infatti dice che Lui viene… Lui va per primo a donare la vita, poi viene non alla fine del mondo, viene oggi a prendere anche noi affinché possiamo essere accanto a Lui e come Lui e con Lui, donare la vita per amore del fratello.
Direi anche un accenno, quando noi ci lasciamo introdurre in questo coinvolgimento d’amore con Lui, possiamo realmente celebrare una Eucarestia autentica, perché l’Eucarestia è dire di sì alla proposta sponsale di unione della vita che Gesù ci fa. Noi accogliamo, con il gesto di mangiare quel pane, compiamo il gesto di assimilare Gesù con tutta la sua storia d’amore e uniamo la nostra vita alla sua.
Adesso Gesù introduce il tema della via e qual è il cammino che conduce dove Lui si trova, perché ci vuole al suo fianco. Sentiamo la reazione di Tommaso: Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Tommaso compare tre volte nel Vangelo secondo Giovanni e ci è simpatico perché ci assomiglia, lui ragiona come noi. Quando viene citato nel Vangelo si aggiunge quasi sempre che era chiamato Didimo (gemello – gemello nostro).
Dopo che Gesù ha detto “Voi conoscete la via!”, Tommaso reagisce subito e dice: “Non sappiamo dove vai; Come possiamo conoscere la via?” La risposta di Gesù è data a Tommaso e a tutti i gemelli di Tommaso ed è molto importante perché dobbiamo fissarci bene in mente qual è la via per giungere alla vita. Gli dice Gesù: “Io sono la Via, la Verità e la Vita!” Deve essere suonata molto strana ai discepoli questa affermazione perché, nella catechesi, avevano appreso che la via per giungere alla vita era l’osservanza delle 10 Parole o 10 Comandamenti, adesso non più! I Comandamenti sono buoni, ma se si vuole giungere alla pienezza di vita, la via è un’altra ed è la persona stessa di Gesù. Se si seguono altre strade, anche se conducono ad apparenti successi anche a guadagnare il mondo intero, sono cammini di morte.
Ad Antiochia, i cristiani, prima di essere chiamati cristiani, erano chiamati “Quelli della via” perché seguivano la via che è Gesù. Tommaso sa dove sta andando Gesù! Sta andando a morire, ma vede il dono della vita come la fine di tutto, come il fallimento definitivo; quando Gesù dice ai discepoli, che hanno paura, di andare in Giudea: “Andiamo a Betania, dove c’è Lazzaro che si è addormentato” i discepoli dicono: “Non andarci perché ti vogliono uccidere!” e Tommaso dice: “Andiamo a morire insieme con Lui” Tommaso, che non ha ancora visto la Pasqua, vede questa via che è Gesù che va alla morte, per lui è il destino definitivo. Non ha ancora capito che la via per giungere alla vita, passa attraverso questo dono di vita per amore. In Tommaso noi vediamo rispecchiata la nostra incredulità.
Anche noi, come lui, vediamo spesso la morte come l’orizzonte ultimo e per questo abbiamo paura di donare la vita; abbiamo sempre l’istinto che ci dice: “goditela perché poi finisce!”
È quello che dicevano gli antichi quando suggerivano il “Carpe Diem”, o quello che c’era sui pavimenti dei palazzi pagani, “Memento mori”, cioè “ricordati che devi morire” quindi goditi il momento presente. La tentazione di seguire questa via esiste sempre in noi e quindi quando si vede il destino ultimo, la morte, abbiamo paura di seguire la via che Gesù ci propone, quella di donare la vita per giungere alla pienezza di vita.
Poi “Io sono la Verità”! La verità non è un concetto, è la sua persona, è Lui che incarna il vero Dio e il vero uomo, il Dio che non assomiglia a Lui come quel Dio severo, suscettibile, giustiziere e che molti hanno ancora in mente, lo adorano perché gli va bene, ragiona come loro; questo Dio non è verità, è menzogna, va cancellato e così l’uomo che non assomiglia a Gesù, non è un uomo vero, è un incompiuto, perché un uomo perfettamente vero è Lui, è colui che ama senza risparmiare nulla, dona tutto per la vita del fratello! Quello è l’uomo riuscito, vero!
E poi la vita… la vita è l’amore, è quella pulsione che viene dallo Spirito, dalla vita divina, che ti porta a non risparmiare nulla quando puoi rendere felice qualcuno, fosse anche il tuo nemico. Questa solenne affermazione di Gesù suona strana alla nostra società pluralista di oggi che non capisce questa autopresentazione di Gesù come unico cammino per la salvezza. Non c’è nessun disprezzo per altre proposte di vita, non significa che non ci siano cose belle in altre religioni, gesti di amore straordinario che vengono compiuti da chi appartiene al buddhismo, all’islamismo. Nessuno nega questo, ma se cerchiamo la pienezza della luce su Dio e sull’uomo, questa luce noi la troviamo solo in Gesù di Nazareth.
Dice Gesù adesso: “Se avete conosciuto me, voi conoscerete anche il Padre mio: e fin d’ora lo conoscete e lo avete visto”. Questa affermazione enigmatica di Gesù provoca la richiesta di Filippo, ascoltiamo: Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Filippo chiede a Gesù di poter vedere il Padre. È l’anelito profondo del cuore dell’uomo… vedere Dio. Lo troviamo nei Salmi, questo bisogno di vedere il Signore: «Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”; Il tuo volto Signore, io cerco». È il Salmo 27; oppure il Salmo 42: «Come la cerva anela i corsi d’acqua, così l’anima mia anela te, o Dio… …Quando verrò e vedrò il volto di Dio?». Questo desiderio che si trova nel profondo del cuore dell’uomo ha provocato la richiesta di Filippo “Mostraci il Padre!” Il suo desiderio corrisponde a quello di Mosè che aveva chiesto a Dio “Mostrami la tua Gloria!” Noi siamo fatti bene, siamo fatti per l’infinito; il Qoelet al capitolo terzo, quest’uomo saggio, dice: “Dio ha messo l’infinito nel cuore degli uomini”.
Se non prendiamo atto di questo, se non prendiamo coscienza del bisogno di Dio, noi risponderemo a questo bisogno cercando di riempirci di piaceri, di successi, di beni, di soddisfazioni che non ci basteranno mai. Probabilmente noi daremo la colpa a qualcosa che ci manca o a qualcuno di questa nostra insoddisfazione.
È una illusione dalla quale dobbiamo liberarci, questo è il bisogno di Dio che noi abbiamo nel profondo del cuore… vedere il volto di Dio! Ecco la domanda di Filippo “Mostraci il Padre e ci basta!”. Tommaso non conosceva la via e l’aveva lì davanti! Filippo non vede il Padre e ce l’ha sotto gli occhi; è Gesù di Nazareth il volto del Padre che si è manifestato, difatti Gesù gli dice: “Da tanto tempo io sono con voi e non hai ancora capito, Filippo! Chi ha visto me ha visto il Padre”. Gesù, il figlio di Dio, si è fatto uomo è venuto nel mondo ed ha attraversato le nostre strade, è passato per le nostre città proprio per mostrare il volto di Dio, quel volto che era stato deturpato; gli uomini avevano posto su quel volto un’infinità di maschere che vanno tolte.
“Chi ha visto me, ha visto il Padre!” Queste parole sono il compendio della rivelazione cristiana. Gesù continua: “Il Padre si mostra in me, dimora in me e attraverso di me, compie le sue opere. Continuate a credere! Se non credete, credetelo almeno a causa delle opere!” A quali opere si riferisce Gesù? Credo che noi istintivamente, penseremmo ancora ai miracoli che lui compie e che provano la verità delle sue affermazioni. Non sono queste le opere alle quali Gesù si riferisce. È come se Gesù dicesse ai suoi discepoli: “Voi avete in mano le Scritture che progressivamente, rivelano questo volto di Dio che voi adesso avete in pienezza sotto i vostri occhi.
Ripensate a questo volto di Dio che comincia a manifestarsi nelle Scritture e vi renderete conto che adesso è giunta la luce piena in continuità con questa luce che già cominciava a splendere nell’Antico Testamento”. Dio è il Padre della vita. L’opera del Padre è sempre stata l’amore e dono della vita; non è forse il Padre dei poveri, il difensore dell’orfano, della vedova, il protettore dello straniero indifeso? Non è forse il Dio che rifiuta il culto ipocrita del tempio e vuole invece la giustizia, la condivisione del pane con l’affamato, del vestito con chi è nudo?
Dio non è forse colui che non rinfaccia agli uomini i loro errori, ma li libera dai loro peccati? Dio non vede il peccato dell’uomo ma vede il bene che c’è nei suoi figli e quando c’è qualcosa che fa del male ai sui figli, Lui lo purifica. Il Libro della Sapienza capitolo 11, bellissimo… Dio chiude gli occhi sui peccati degli uomini e attende che trovino il cammino giusto. Non si scaglia contro di loro ma li vuole liberare… e chiude gli occhi! Bellissima questa immagine! Oppure il Libro del Siracide, dice che Dio scioglie i nostri peccati come il sole scioglie la brina col suo calore; oppure lo stupendo Salmo 103 quando dice: “Il Signore allontana da noi le nostre colpe quanto dista l’Oriente dall’Occidente”; oppure Michea: Dio che getta nel mare i nostri peccati.
Noi che ci soffermiamo tanto sulle nostre debolezze che ci spaventano, ci umiliano… Dio vede il bello che c’è dentro di noi e questo già nell’Antico Testamento! E questa luce sul volto di Dio, bello, buono, che ama soltanto, che è buono e solo buono, brilla in pienezza sul volto di Gesù. Anche Geremia al capitolo 31, quando dice che Dio non ricorderà più il peccato. Ecco, Dio che dimentica, ricorda tutto eccetto i nostri peccati. Non è forse questa la luce dell’Antico Testamento che prepara poi la splendida luce delle opere compiute da Gesù che sono in piena sintonia con quelle del Padre, per cui Gesù dice: “Credetelo almeno a causa delle opere che io compio e che voi vedete che sono quelle del Padre del cielo”. “Chi crede in me compirà le mie stesse opere e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”. Queste opere del Padre che si sono manifestate in Gesù, non sono finite con Lui anzi – dice Gesù – “Ne farete voi di più grandi di quelle che io ho fatto”.
Gesù è vissuto in un certo tempo molto limitato, in un luogo molto piccolo, la Palestina è grande come la nostra Calabria. È finita con la sua vita questa manifestazione delle opere del Padre? Ecco il grande messaggio! Il Padre adesso continua a manifestare le sue opere, come le ha manifestate in me, le manifesta adesso attraverso di voi… non i miracoli! Le opere che voi trovate, che il Padre ha sempre fatto, sono quelle che io stesso ho compiuto per tutta la vita!
Quando noi apriamo il testamento, cerchiamo subito cosa ci è stato lasciato in eredità, Gesù ci ha lasciato in eredità il suo stesso Spirito, quello Spirito che ci porta a comportarci come il Padre e quindi a manifestare le sue stesse opere. Non possiamo desiderare un’eredità migliore!



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