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5ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 6 feb
  • Tempo di lettura: 13 min

Dal vangelo secondo Matteo (5, 13 – 16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.

 

Gesù non si è limitato a presentare a parole questa immagine di uomo, Lui l’ha incarnata con la sua persona. Lui è il povero, non ha trattenuto nulla per sé neanche un attimo del tempo della sua vita, Lui è il mite, Lui è il costruttore di pace… e praticare queste beatitudini, incarnare questa immagine di uomo è molto impegnativo perché è l’opposto dell’uomo ammirato da tutti in questo mondo. Le persone apprezzano il ricco, il potente, chi ha tutto nella vita, chi può permettersi tutti i piaceri… Chi incarna l’uomo che ci è presentato da Gesù però, al termine della vita potrà dire “l’ho indovinata”, ma è sufficiente che il discepolo pratichi queste beatitudini o il Maestro chiede qualche altro impegno? La tentazione potrebbe essere quella di cercare la propria realizzazione personale e limitarsi a questo. Chi ha ascoltato le beatitudini di Gesù, deve rimanere sempre sul monte per paura di essere contaminato dalla mondanità, cioè dal modo di pensare, di agire di tutti? Ecco, le beatitudini presentate da Gesù, non sono il modello di vita per un individuo solitario che vuole inseguire una meta morale, una perfezione personale, sono la proposta di una società alternativa, di un mondo nuovo il cui disegno il discepolo è chiamato a costruire e si impegna a realizzare. Oggi Gesù mette i discepoli di fronte a una grande missione, portare al mondo con la Parola e con la vita, le sue beatitudini e affida questo compito ai suoi discepoli servendosi di due immagini, sentiamo la prima: «In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente”. Voi chi? A chi affida questa missione Gesù? A un gruppo di discepoli che sta muovendo i primi passi al seguito del Maestro, uno per tutti di questi discepoli, Pietro! Pietro non ha assolutamente dato un taglio al modo di ragionare degli uomini di questo mondo, segue ancora i criteri e i valori seguiti da tutti. Lui vuole essere una persona grande, ricco, potente, è esattamente l’opposto della proposta di uomo che Gesù ha fatto con le sue beatitudini. È a questa persona, insieme con gli altri, che Gesù affida la missione di portare questo “sale del Vangelonel mondo.

Ci chiediamo, ma come possiamo noi essere sale della terra quando siamo piuttosto insipidi? Un sapore scipito del Vangelo! Gesù ha affidato proprio noi, già il primo gruppo – abbiamo visto Pietro – non era certamente l’incarnazione perfetta delle beatitudini. È a questa comunità di discepoli che Gesù affida questa missione! Abbiamo la difficoltà ad annunciare le beatitudini quando noi stessi ci rendiamo conto di non aver incarnato questa immagine di uomo ma, anche quando siamo convinti della proposta di uomo che Gesù ha fatto e cerchiamo anche di incarnarla, abbiamo paura di scendere dal monte, di confrontarsi con la mentalità del mondo. Per mondo si intende la logica comune, il modo di pensare ritenuto giusto da tutti. Abbiamo paura del confronto, non perché non siamo convinti della verità del Vangelo, ma per il fatto che la proposta del monte è così contraria al pensare comune che abbiamo paura di essere derisi. È ciò che è successo a Paolo ad Atene quando ha annunciato la risurrezione, è stato deriso da molti e anche se siamo convinti, noi abbiamo paura di provocare questa reazione perché il modo di pensare di tutti va in senso opposto all’umanesimo evangelico. Per questo preferiamo rimanere isolati, ci arrocchiamo un po’ come gli 11 nel cenacolo nel giorno di Pasqua: si trovavano dentro il cenacolo e avevano sbarrato le porte perché avevano paura dei giudei. È un po’ l’immagine della paura che abbiamo noi di entrare nel mondo, di rapportarci con gli uomini.

Gesù dice: voi dovete andare in mezzo alla gente! Il sale non esiste per sé stesso, è fatto per salare, se rimane nella saliera non serve a niente, è come se non esistesse! Se il cristiano si arrocca, se non va nel mondo, se non si mette in mezzo alla gente… non serve a niente. Il primo messaggio quindi, di questa immagine, è un no alla fuga dal mondo, alla separazione. In tutti i contesti della vita sociale il cristiano è presente con una vita diversa da chi è guidato dalla mondanità. È bella la “Lettera a Diogneto” del II secolo che ci presenta la vita dei nostri fratelli di fede delle prime generazioni, che erano immersi nella società in cui vivevano: Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, i cristiani testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. …Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini, ma da tutto sono distaccati come stranieri. – sono di passaggio in questo mondo –.  Ogni patria straniera è patria loro, ma ogni patria è per loro straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi… Teniamo presente che è una separazione, da parte del cristiano, anche vedere tutto e solo in negativo! Vediamo adesso quali sono i significati della metafora del sale impiegata da Gesù. Le funzioni del sale sono molteplici e Gesù si riferiva proprio a tutte queste utilizzazioni del sale, impiegate però come metafore di ciò che deve fare il cristiano che incarna il Vangelo nella società in cui vive.

Il primo impiego del sale, il più immediato, è quello di dare sapore ai cibi. Fin dai tempi antichi, il sale è diventato per questo il simbolo, della sapienza, “sàpere”. Anche oggi si dice che una persona che ha sale in testa, è una persona saggia; oppure una conversazione è insipida, insulsa quando è noiosa, priva di contenuto. Quando c’è nel gruppo una persona saggia, la conversazione si alza subito di livello, diventa piacevole, interessante, arricchente. Paolo nella sua lettera ai Colossesi impiega proprio l’immagine del sale, dice: “la vostra conversazione dev’esser sempre gradevole e condita con sale”. Già una prima applicazione alla nostra vita di cristiani che vivono nella società, vivono a contatto con chi fa altre scelte di umanesimo. Il linguaggio di un cristiano è diverso. Il sale quindi dà sapore, il Vangelo dà sapore alla vita, non è solo questione di linguaggio più o meno fine o educato, ma di qualcosa di ben più importante, decisivo…il Vangelo incarnato dal cristiano porta nel mondo il vero senso della vita. Ecco la necessità che il cristiano entri in questa società e richiami i valori per cui vale la pena vivere, i valori che danno sapore e senso alla vita. Proviamo a pensare, senza la sapienza del Vangelo che senso hanno le gioie, che poi finiscono? I dolori, i sorrisi, le lacrime, le feste, i lutti, ma anche i figli, i nipoti… Se non c’è un senso in questa nostra vita perché li mettiamo al mondo? Quali speranze potrebbe alimentare l’uomo su questa terra se non le gioie a breve termine, quelle che sono suggerite dal Qoèlet, il mangiare, bere, godersi i beni nei pochi giorni di vita che il Signore ci dona? La vita può essere o saporita, o insulsa, sale della speranza, sale delle motivazioni di vivere deve essere il Vangelo, annunciato e incarnato dal cristiano nella società in cui vive. Dare senso al nostro esistere, siamo di passaggio in questo mondo e se non c’è la prospettiva di un destino ultimo, allora ci dobbiamo accontentare delle gioie a breve termine.

Secondo impiego del sale: conservare gli alimenti. In quel tempo non c’erano i frigoriferi e per impedire che venissero avariati i cibi, quindi conservarli più a lungo possibile, pensiamo al formaggio, la carne, il pesce… si impiegava il sale. Pare che gli egiziani siano stati i primi a conservare carne e pesce sotto sale già nel 2000 avanti Cristo. Viene ricordata da Strabone, nella sua geografia, una città sul lago che conosciamo tutti, “Magdala”, la chiamavano “la città del pesce secco”, si pescava poi si salava il pesce che poi veniva distribuito in tutti i mercati della Galilea. Dal Mar Morto si esportava tanto sale in Egitto, al tempo di Gesù, era venduto in blocchi sui mercati ed era molto prezioso, a Seforis per esempio, si vendeva questo sale. Per il fatto che il sale impedisce la corruzione dei cibi, il sale è stato collegato alla corruzione morale e quindi anche alla protezione contro le forze negative, contro gli spiriti maligni; nella preparazione dell’Acquasanta si usava mettere anche un po’ di sale per proteggere contro tutte le forze maligne. Anche oggi lo impieghiamo in questo senso, quando si butta il sale per immunizzare dalle iettature dei malefici. Il cristiano è sale della terra anche in questo senso! Con la sua presenza è chiamato a impedire la corruzione, a non permettere che la società guidata da princìpi malvagi, si decomponga e vada in disfacimento, difatti non è difficile constatare che dove non vengono richiamati in una società questi valori evangelici, si diffondono facilmente concezioni di vita che sono dettate dalla sapienza del mondo che è stoltezza e porta a comportamenti che sono disumanizzanti.

Alcuni esempi: quanto vale l’uomo? Forse, come diceva Amos: vale come un paio di sandali o, come dice Gesù vale forse meno di una pecora? Perché è il denaro, è la produzione ciò che conta! Il cristiano, in questa società, impedisce la corruzione, ricorda che l’uomo, la sua pienezza di vita, la sua gioia devono essere il punto di riferimento di ogni scelta! Un secondo esempio: in un mondo dove è messa in dubbio l’intangibilità della vita umana dal suo sorgere al suo spegnersi naturale, il cristiano è sale, ricorda la sacralità della vita; ancora… dove la paternità e la maternità sono predicati come un diritto che può essere raggiunto in tutti i modi, il cristiano richiama in questa società l’accoglienzaincondizionata alla vita che è un dono che Dio fa al mondo! Anche dove si banalizza, si mercifica la sessualità, dove la si riduce a genitalità che si può gestire come, quando e dove si vuole, come piace perché i tempi sono cambiati, non siamo più nel medioevo dove le convivenze, gli adulteri non sono più chiamati con il loro nome, passano per compensazioni affettive… il cristiano impedisce la corruzione di una società che mette in crisi la famiglia, richiama la santità del rapporto uomo-donna, il progetto di Dio sull’amore coniugale, dialogo, incontro, progettualità, scambio di amore come dono per arricchire, per rendere felice l’altro, questa è la proposta di realizzazione della sessualità umana. Il cristiano deve incarnare e richiamare con la vita e anche con la Parola! In una società dove si cerca il proprio tornaconto, il cristiano deve richiamare che la vita ha senso quando si è attenti agli altri e quindi educa i figli a questi valori, li educa al sacrificio, alla rinuncia, a non cercare il proprio interesse. Naturalmente il cristiano non impone questi valori, non aggredisce chi non li condivide, li pratica con gioia perché è convinto che questa è la vera vita.

Terzo impiego del sale: mangiare sale con qualcuno significava condividere la mensa e quindi contrarre amicizia con lui e c’è un’espressione ebraica “berlit melah”, significa “alleanza di sale”. Era l’immagine di un’alleanza che non si rompeva e il cristiano è sale nel mondo anche in questo senso, richiama l’amore incondizionato di Dio, l’alleanza che lui ha fatto con l’uomo che non dipende dalla nostra risposta, il suo amore è incondizionato, ha fatto un’alleanza di sale con l’umanità; penso alle coppie cristiane che sono chiamate a dare proprio questa testimonianza di amore incondizionato, indefettibile. Qui viene impiegato un verbo che significa “impazzire” … il cristiano può impazzire, cioè può perdere completamente il sapore di chi ha fatto una scelta di vita evangelica, non si presenta più come un vero discepolo, ma ragiona anche lui come ragionano tutti e quindi pensa, agisce, parla come parla ogni uomo, è impazzito, cioè è ritornato alla sapienza di questo mondo che per Dio è follia. Il Vangelo ha un suo gusto e bisogna lasciare questo gusto, non va snaturato altrimenti non è più Vangelo e quindi non si possono fare delle aggiunte, delle modifiche, degli adattamenti, non ci sono i se, i ma, i però, cercando di ammorbidire, di rendere meno esigenti e più praticabili le richieste del Vangelo. Se si comporta così, non serve più a nulla la presenza del sale, perché ha perso il sapore evangelico e di questo dobbiamo stare molto attenti perché la società di oggi ci porta davvero ad adattare il Vangelo a ciò che tutti pensano. Il cristiano mantiene il proprio sapore!

La seconda immagine: “Voi siete la luce del mondo …”. Questa per un pio israelita è un’affermazione inaudita, la luce nella Bibbia è sempre un’immagine positiva, la tenebra, lo scuro, è sempre negativo, luce quindi è Dio! Salmo 104: “Dio è avvolto di luce come di un manto” e anche nel Nuovo Testamento, la prima lettera di Giovanni, proprio all’inizio dice: “Dio è luce e in lui non c’è tenebra”. Questa luce di Dio è scesa nel mondo per illuminare le nostre tenebre, è la luce che brilla sul volto di Gesù di Nazareth che ci mostra che Dio è amore e illumina le nostre tenebre! Nel prologo, l’evangelista Giovanni dice: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”. La luce splende nelle tenebre, le tenebre non sono riuscite a sopraffarla, alla fine questa luce finirà per vincere, per dissolvere le tenebre che gravano sul mondo. Gesù infatti, nella sua vita pubblica si presenta come luce: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma ha la luce della vita”. Ma ciò che è scioccante per noi, è che lui dice “voi siete la luce del mondo”. Noi chi? Viene da chiedersi come Gesù abbia avuto il coraggio di chiamare i suoi discepoli e noi con loro, “luce del mondo”. Facciamoli passare uno per uno quei 12… e chi vediamo? Quelli che Gesù chiama “gente di poca fede”, danno un briciolino di adesione alla proposta fatta da Gesù. Ricordiamo a Cafarnao, quando giungono a casa e Gesù chiede loro: “di che cosa discutevate lungo la via”? Loro non rispondono, stanno zitti perché si vergognano, avevano discusso di chi è grande, cioè non avevano recepito l’immagine di uomo nuovo data da Gesù nelle beatitudini, fanno fatica ad accogliere il volto di uomo nuovo presentato da Gesù… addirittura durante l’ultima cena stanno ancora discutendo su chi è grande, chi è il primo tra di loro; poi anche dopo la risurrezione, saranno ancora pieni di dubbi e sorgeranno ancora litigi, incomprensioni tra di loro. Sono queste persone che devono essere luce, cioè portatori della luce che è Cristo.

Si rivolge a noi Gesù, siamo persone coscienti e dobbiamo esserlo, coscienti delle nostre fragilità, debolezze, meschinità, ma questo non ci deve portare allo scoraggiamento, perché è di noi che Gesù si fida, a noi ha affidato la sua luce. Magari è solo un piccolo lumicino ma è sempre la luce di Cristo, e se uno si impegna a incarnare nella propria vita il Vangelo, in lui brilla il volto di Cristo; come dice Paolo nella lettera ai Gàlati: “non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me!” L’immagine della luce completa quella del sale, il sale si mischia con gli alimenti, la luce non si mischia con l’oscurità e con la tenebra, la luce mostra ciò che è buono e ciò che è pericoloso, ciò che è commestibile e ciò che è veleno, ciò che fa bene è ciò che fa male, indica la strada sicura e quella che invece è pericolosa, quella dove è rischioso perché si può cadere in burroni, permette quindi di discernere fra ciò che è bene e ciò che è male. Il discepolo è chiamato a essere luce con la sua parola e con la sua persona, con la sua vita!

E allora riflettiamoci, dobbiamo riflettere la luce di quest’uomo vero che è Cristo, non può il cristiano riflettere nella sua vita, la luce che esce dai talk show televisivi, dai palcoscenici sui quali si esibiscono le star di questo mondo, il cristiano non brilla della vacuità di certe vite, che tutti magari ammirano, non brilla di questa luce il cristiano, è il riflesso di un’altra luce. Gesù continua e introduce un’altra immagine biblica: non può restare nascosta una città collocata sopra un monte. Questa luce quindi deve essere ben visibile, l’immagine impiegata da Gesù della città che è sopra il monte, non è per invitare i discepoli a mettersi in vista, lo ha raccomandato tante volte… non praticate le vostre opere per essere ammirati dagli uomini… non sappia la tua sinistra ciò che fa la destra… fa il bene e basta. Il richiamo di Gesù è un famoso testo del profeta Isaia che presenta la città di Gerusalemme sopra il monte, quindi visibile a tutti, e tutti i popoli si incammineranno per andare a Gerusalemme ad ascoltare la Parola del Signore. Gesù dice: non sarà Gerusalemme la città dove accorreranno tutti i popoli, ma sarà verso la comunità dei miei discepoli che tutti i popoli andranno per ricevere la luce che guida il cammino della loro vita. Poi altro esempio altra immagine, “la lucerna non viene accesa, per essere poi coperta sotto il moggio”. Il moggio era la misura del grano, non andavano a chili, ma a litri. Così significa questa immagine? Bisogna stare attenti a non misurare il Vangelo sui nostri criteri umani, sulle nostre misure. I cristiani – dice Gesù – devono stare attenti a non velare la luce del Vangelo, cioè devono cercare di non nascondere quelle parti che forse danno un po’ fastidio perché sembrano difficili da praticare come la condivisione dei beni, il perdono incondizionato, l’amore gratuito anche a chi ci fa del male e ci perseguita… si tende a nasconderle perché scioccano con i criteri della nostra giustizia. Non va velata, il Vangelo è quella luce anzitutto – dice Gesù – a coloro che sono nella casa, cioè prima di splendere davanti agli altri, dobbiamo aver accolto noi questa luce e poi risplenda davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere belle… Il cristiano deve essere una persona bella, la bellezza, lo sappiamo, è irresistibile quando uno vede una persona bella si interroga subito… come faccio io a essere bello come lui?

Ecco Gesù vuole che i suoi discepoli siano persone belle, che attirano per la loro bellezza. Il cristiano è uno che disturba, ma non è invadente, non manca di rispetto alla libertà dell’altro, non vuole indottrinare ma, vuole affascinare con la bellezza di chi ha accolto questa luce che rende luminosi e splendidi. Se alza il tono della voce non affascina più, dovremmo imparare a parlare con maggiore umiltà, senza esibizione, tenendo presente sempre questa bellezza che deve brillare sul nostro volto; la raccomanda anche Pietro nella sua lettera quando dice ai cristiani amatissimi: Noi siamo stranieri e pellegrini in questo mondo e ci sono coloro che ci disprezzano, noi dobbiamo rispondere in mezzo ai pagani con una vita bella, perché mentre ci denigrano come malfattori siano persuasi dalle nostre opere belle. I cristiani devono compiere una rottura con la mondanità, hanno il dovere però di vivere in un modo bello, devono mostrare ai pagani che l’adesione al Vangelo rende belli, apprezzati, anche da coloro che non seguono il Vangelo.

 
 
 

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