6ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
- don Luigi

- 13 feb
- Tempo di lettura: 16 min
Dal vangelo secondo Matteo (5, 17 – 37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».
Come ogni pio israelita, Gesù ha sempre ritenuto sacra la Toràh, la Legge che Dio aveva dato al suo popolo. In una discussione che Gesù ha avuto con gli scribi e farisei, a un certo punto si è appellato proprio alla Torah e ha aggiunto: siamo tutti d’accordo che la Torah non può essere annullata! Come mai abbiamo sentito, all’inizio del brano evangelico di oggi, sente il bisogno di chiarire la propria posizione nei confronti della Legge che Dio ha dato al popolo d’Israele; dice: non crediate che io sia venuto ad abolire la legge e i profeti. Il verbo impiegato in greco non significa affatto abolire, ma “demolire”, “far crollare”. Che impressione aveva dato Gesù di voler far crollare la Torah? Basta andare indietro di una pagina nel Vangelo secondo Matteo, e noi troviamo la ragione per cui ha dato l’idea di far demolire quelle che erano le attese, le speranze suscitate dalla Torah e dall’Antico Testamento.
Aveva detto: “beati i poveri… le sue beatitudini” … La gente deve essersi chiesta: ma cosa sta dicendo? Nei Libri Santi non c’è forse scritto che Dio benedice i giusti colmandoli di beni? Tutte le sette giudaiche, gli Zeloti, i Farisei, i Sadducei, gli Esseni, avevano la loro immagine di Messia, quel Messia che attendevano però, su uno degli aspetti che doveva avere questo Messia erano tutti d’accordo, cioè che avrebbe avuto successo e che avrebbe dato successo, ricchezza, benessere… a tutti coloro che lo avessero seguito. Su questo punto erano tutti d’accordo ed erano anche le idee che avevano in mente i discepoli di Gesù; ricordiamo Pietro quando Gesù gli dice che è necessario donare la vita, Pietro dice: “no, noi dobbiamo farci servire dagli altri”. Questa era la convinzione che era stata suscitata in tutto il popolo d’Israele, anche nei discepoli che Gesù si era scelto, suscitata dall’Antico Testamento. Ricordiamo il Salmo 72: “Il re di Tarsis e delle isole porteranno tributi, i re degli Arabi e di Saba offriranno le loro offerte, i re stranieri si inchineranno davanti a questo popolo che adesso ha un re davidico che domina su tutti”. Anche Mosè, nel libro del Deuteronomio capitolo 28 dice al popolo d’Israele: “Il Signore ti metterà sempre in testa, mai in coda; tu sarai sempre in alto, mai in basso, in basso ci staranno gli altri popoli”.
Gesù sembrava capovolgere tutto, demoliva tutte le speranze, proclamava grande, non colui che domina ma colui che serve, non colui che sta in alto ma colui che sta in basso… quindi non corrispondeva alle attese. È per questo che Gesù ribadisce: “Non passerà il cielo è la terra senza che tutto avvenga, neanche uno iota, un trattino della Torah cadrà, per cui chi trasgredirà uno solo di questi minimi precetti, sarà considerato un minimo nel regno dei cieli”. Chiama i “precetti minimi”, non li disprezza affatto, ma non sono la meta ultima; per entrare nel regno dei cieli bisogna anzitutto verificare se si è arrivati a interiorizzare la prima parte della rivelazione del Signore che e l’Antico Testamento. Sono precetti minimi rispetto a quelli che lui adesso presenta, e difatti, dopo avere riconosciuto il valore e l’intangibilità della Legge e dei profeti, Gesù continua con un’affermazione che prepara i 6 esempi del balzo in avanti che è necessario fare rispetto alla giustizia dell’Antico Testamento, non la rinnega ma dice che bisogna andare avanti.
Io vi dico: “se la vostra giustizia non andrà al di là di quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete nel regno dei cieli”. Cosa era la Torah? Toràh significa “scagliare una freccia”, “indicare la direzione” e la Torah ha indicato la direzione giusta, ma a un certo punto la Torah si è fermata… bisogna andare oltre, non indicava l’ultimo orizzonte a cui è necessario giungere, è necessario fare un balzo in avanti. Gesù fa 6 esempi proprio partendo da ciò che dice la Torah; dice: “la Torah è arrivata fino qui, adesso vi dico dove è necessario giungere!” La meta ultima oltre la quale, concorderemo anche noi, quando esamineremo questi sei esempi, oltre questo orizzonte è impossibile andare, è il massimo dell’umano che Gesù presenta… più in là è impossibile andare.
Sentiamo adesso il primo balzo in avanti che, partendo dalla Torah, Gesù chiede di fare a chi vuole essere suo discepolo, o meglio, a chi vuole semplicemente essere un uomo vero, un uomo pienamente realizzato. “Avete inteso che fu dettoagli antichi “non ucciderai”. Quel passivo “fu detto agli antichi” è un passivo divino, va tradotto “avete inteso che Dio ha detto: non uccidere”. È una delle 10 parole che ordina l’intangibilità della vita dell’uomo, ricordiamo ciò che dice al capitolo 9 il Libro della Genesi: “Del sangue vostro, sia della vostra vita, io ne domanderò conto, ne domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello perché a immagine di Dio, egli ha fatto l’uomo”. Cioè, è come un vasaio, Dio si è costruito la propria statua come facevano i faraoni in Egitto, i re della Mesopotamia, costruivano le loro statue e toccare quella statua significava colpire il sovrano. Ecco Dio impiega questa immagine: “ho fatto l’uomo ed è la mia immagine, chi tocca questa immagine tocca Dio”. Continua adesso Gesù: “ora io vi dico” – quello che è stato detto agli antichi, è bellissimo e rimane – ora io vi dico dove bisogna arrivare per rispettare l’immagine di Dio che è l’uomo. Gesù non si mette in contrapposizione all’Antico Testamento, ma dà continuità e mostra dove deve arrivare questa parola di Dio. Ci potrebbe essere una interpretazione riduttiva di questo precetto, cioè non togliere la vita biologica; vivere, per Dio, la vita dell’uomo non significa una vita che vegeta, che sopravvive, lo sappiamo, ci sono delle persone e che sono in salute, eppure arrivano a dire che questa non è vita, manca tutto per essere una vita realmente degna di un uomo! È il primo di questi esempi che Gesù fa, di un omicidio anche se non si tocca la vita biologica. Questo già l’Antico Testamento lo diceva, ma adesso Gesù ci mostra la meta ultima per non toccare la vita dell’uomo.
Primo esempio: non ci si deve adirare, chi si adira toglie vita al fratello. Cerchiamo di capire… L’ira è la reazione di ripulsa di fronte all’ingiustizia, di fronte al male che viene fatto a noi o a qualcun altro, scatta l’ira. È una pulsione che ci ha messo Dio e nasce dall’amore per il bene; chi non si adira di fronte al male vuol dire che non ama… difatti nell’Antico Testamento si parla molto di più dell’ira di Dio che dell’ira dell’uomo. Se Dio non si adirasse sarebbe indifferente, sarebbe impassibile, cioè incapace di amare, infatti il Battista, lo ricordiamo, dice che c’era l’ira imminente di Dio. Come mai questa passione di Dio? È bella l’ira di Dio perché, a differenza della nostra, non si scatena contro chi compie il male, ma si scatena contro il male; l’ira facilmente ci sfugge di controllo, degenera in aggressione, in odio a chi commette il male, in odio al fratello, l’ira si deve scatenare contro il male, non contro la persona che lo commette! Ecco quello che Gesù dice: “anche se tu non togli la vita biologica al fratello, ma perdi il controllo dell’ira e invece di colpire il male colpisci chi compie il male, tu commetti un omicidio. Noi spesso non facciamo questa distinzione e identifichiamo il male con la persona che lo commette, quindi pensiamo di eliminare il male togliendo di mezzo la persona, magari non la uccidiamo, ma se la porta via una malattia non è che ci dispiace troppo, così il male che lei commetteva non esiste più perché non esiste la persona.
Quest’ira è omicidio! La formula dell’omicidio è sempre questa: io non voglio che tu viva, non voglio che tu esista, il mondo sarebbe bello se tu non ci fossi perché compi il male. No! Il male va eliminato, non la persona che lo commette! È bello ciò che dice Paolo nella Lettera agli Efesini al capitolo 4: “nell’ira non peccate”. Cioè controllate questa pulsione, che vi ha messo Dio, che vi segnala il male che esiste, ma non perdete il controllo e che questa ira non si sfoghi contro la persona che commette il male. Non tramonti il sole sopra la vostra ira. Secondo esempio di omicidio: “Chi dice al fratello stupido”. Il termine ebraico è “Reccah”, che significa “testa vuota”, non è una espressione grave, lo si adopera… testa vuota per Gesù è già omicidio, cioè toglie in fondo anche solo una piccola gioia di vivere al fratello, non lo fare. Terzoesempio: chi dice “naval” scemo, sarà destinato al fuoco della Geénna. Sono esempi che Gesù fa per dirci che qualunque parola che possa togliere anche solo il sorriso a qualcuno, è già un piccolo omicidio, pensiamo a pettegolezzi, maldicenze, calunnie… sono forme di omicidio con la lingua e sappiamo che qualche omicidio lo compiamo tutti.
Come comportarci? Ce lo dice adesso Gesù: “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi …”. Viviamo insieme con i nostri fratelli, ci facciamo del bene ma ci facciamo anche del male, è inevitabile che questo accada. Che cosa fare? Ce lo dice Gesù. È necessario riconciliarsi con il fratello, è una condizione così importante per Lui, che ha una priorità assoluta e per rendere l’idea, Gesù ricorre a un’immagine paradossale per la cultura religiosa del suo popolo.
I rabbini avevano stabilito che quando uno cominciava a pregare, non poteva più interrompere la preghiera – e aggiungevano – “nemmeno se un serpente si attorciglia attorno alla tua gamba”. Bene, per riconciliarsi con il fratello, Gesù dice che si deve interrompere, non solo la preghiera, ma addirittura il sacrificio che si sta offrendo nel tempio. Teniamo presente bene ciò che Gesù dice: se tuo fratello ha qualcosa contro di te… Qualcuno dice: ma io ricevuto un grave torto, io ho qualcosa contro mio fratello, allora non posso accostarmi al banchetto eucaristico. Quello che Gesù dice: se tu sai che tuo fratello ha qualcosa contro di te. Tu naturalmente se hai ricevuto un torto, non puoi conservare rancore contro il fratello, ma quello che viene richiesto da Gesù è che tu, prima di offrire il sacrificio all’altare, devi sempre interrogarti: “C’è qualcuno che ha qualcosa contro di me?” E la ragione: il sacrificio per noi è qualcosa a cui rinunciamo, ma nella religiosità ebraica sacrificio significa “avvicinarsi al Signore”. Il sacrificio avvicina a Dio e ai fratelli; se sei lontano dal fratello, – tu sai che lui ha qualcosa contro di te perché gli hai fatto un torto – se ti avvicini a Dio sei un ipocrita, perché prima devi risolvere la ragione per cui tuo fratello è lontano da te! Non puoi avvicinarti a Dio quando tu hai allontanato da te il fratello! Il Signore non accetta il tuo sacrificio, è un’ipocrisia. E poi … mettiti immediatamente d’accordo con tuo fratello, mentre sei in viaggio. Questo viaggio non è altro che il tragitto della nostra vita prima dell’incontro definitivo con il Padre del cielo, tu non puoi arrivare da lui e aver tolto vita a tuo fratello.
Qualche anno prima del Vangelo secondo Matteo, è stata scritta la “Didachè”, siamo nello stesso contesto della città di Antiochia dove è stato scritto il Vangelo di Matteo; in questo testo c’è una raccomandazione molto bella: “nel giorno del Signore, chi è in discordia con il suo prossimo non si unisca a voi prima di essere riconciliato, affinché il vostro sacrificio non sia contaminato”. 2 secoli dopo un Vescovo delle stesse regioni, esortava i suoi fratelli nell’Episcopato con queste parole (erano i Vescovi che pronunciavano i giudizi fra i membri della comunità, quando c’era qualche dissidio si ricorreva al Vescovo) dice questa didascalia degli Apostoli: “Pronunciate o Vescovi, le vostre sentenze il lunedì affinché, avendo tempo fino al sabato, possiate risolvere il dissenso fra i membri delle vostre comunità e per la domenica rappacificare quanti sono tra loro in discordia”.
Sentiamo adesso il secondo esempio del balzo in avanti che Gesù chiede a coloro che vogliono entrare nel regno dei cieli: “Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio ...”. Gesù parte da lì, da ciò che c’è scritto nella Torah, come mai questo divieto? Perché Dio fatto bene le cose e ha voluto che nel vincolo coniugale, lo sposo e la sposa fossero coinvolti in un rapporto d’amore unico, incondizionato, definitivo, totale, per questo qualunque rapporto sessuale con una persona diversa dal proprio coniuge, nella Torah, è chiamato adulterio. Non si tratta di una disposizione che dà Dio e se la trasgredisci commetti peccato e ti castiga… niente di tutto questo! L’amore di Dio è preoccupato che tu sia felice, che tu ti umanizzi e vieni messo in guardia da un pericolo molto grave perché se tu fai certe scelte, ne vieni fuori disumanizzato. Questo è ciò che c’è scritto nella Torah ed è molto buono, Gesù non lo smentisce, non dice: “ma io vi dico”, dice: “questo è bello, ora io vi dico, chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio nel proprio cuore”.
Si racconta di rabbini che nella loro vita non avevano mai guardato una donna; Gesù non si comporta in questo modo, è molto sereno, semplice, spontaneo, libero nel rapporto con le donne. Ricordiamo quando entra quella peccatrice in casa del fariseo, lui si lascia abbracciare, baciare… l’amicizia che lui ha coltivato con le donne, con Marta, con Maria di Betania, con la Maddalena… Il problema per lui non è guardare o non guardare una donna, si tratta di sapere che cosa hai nel tuo cuore, dove vuoi arrivare. Ci sono amicizie, sentimenti, relazioni che sono già dei tradimenti, anche se non arrivano all’atto materiale; l’amante rende il tuo cuore impuro, la fedeltà coniugale non è una legge esteriore, è scritta nella natura stessa dell’amore sponsale… il resto è scelta di morte che ti disumanizza. Gesù indica in modo inequivocabile dove comincia l’adulterio: comincia nel cuore. È alla radice che questo peccato va aggredito, se si attende che il desiderio produca i suoi frutti… è tardi.
Per cui adesso Gesù fai riferimento a certi comportamenti che ti portano poi a delle azioni che ti disumanizzano: “se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo” Proprio la concupiscenza, il lasciarsi coinvolgere in certi rapporti di amore, in certe seduzioni, di fronte all’occasione di peccato, di fronte a una seduzione sessuale, la domanda che spontaneamente tutti si pongono è: devo cogliere l’occasione o lasciarla perdere? Se la lascio perdere, non avrò poi dei rimpianti? Queste sono le domande che ci si pongono.
Devo alimentare o devo tagliare certe relazioni? Gesù è molto chiaro, abbi il coraggio di tagliare subito, non aspettare perché potresti perdere il controllo e finiresti per buttare nella Geènna la tua vita. Cosa significa buttare nella Geènna? Non nell’inferno, la Geènna era l’immondezzaio, si trovava nella parte sud-occidentale della città di Gerusalemme; non è che ti manda all’inferno, tu getti nell’immondezzaio la tua vita se non dai subito certi tagli. Poi: se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via. Meglio che tu perda una delle tue membra piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Siamo in un campo in cui con molta facilità si rischia di perdere il controllo degli istinti… e dopo succedono guai, anche grossi che coinvolgono, non soltanto chi compie il male, ma la famiglia, i figli e a volte – come dice anche la Scrittura – le conseguenze del peccato giungono alla terza e alla quarta generazione. Per questo Gesù insiste, di fronte a certe situazioni devi avere il coraggio di fare i tagli necessari, anche se sono dolorosi, prima che i cattivi desideri si trasformino in adulteri di fatto.
Sentiamo adesso il terzo esempio del balzo che deve fare colui che, partendo dalla Torah, vuole giungere al regno di Dio: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio. Ora io vi dico: …”.
Atto di ripudio in ebraico si dice tagliare, recidere quindi un qualcosa di molto doloroso, è il documento della rottura di un rapporto sponsale. Il sefer curitut, il documento di rottura del matrimonio e un modulo legale da riempire, un foglio scritto tutto nero. Divorzio è una parola che è stata adottata dai rabbini ai tempi del Talmud per indicare il divorzio. Concludevano che Dio non ha voluto che questa parola comparisse nella Torah. Ricordiamo ciò che dice il profeta Malachia in nome di Dio: Io detesto il ripudio dice il Signore. E i più saggi dei rabbini dicevano: quando si rompe un matrimonio, anche Dio piange. Questo diceva la Torah: se tu vuoi ripudiare, dà alla moglie il sefer cheritut, il documentoche testimonia che tu l’hai cacciata, che tu hai voluto il divorzio; non è Dio che ha permesso il divorzio ma se tu divorzi, per proteggere la moglie, le consegni il documento della separazione.
Se tu non le consegni il documento e lei si risposa, tu la puoi accusare di adulterio, quindi già che tu vuoi divorziare le consegni questo documento, non è Dio che ha permesso il divorzio nella Torah. Ora io vi dico fin qui è stato molto bello quello che ha detto la Torah, chiunque ripudia la propria moglie la espone all’adulterio e chi sposa una ripudiata commette adulterio.
Le parole di Gesù, sono molto chiare, lui ha parlato pochissimo della sessualità che ha ossessionato addirittura tutta una certa morale, però le sue parole sono chiarissime e dobbiamo stare attenti perché circola oggi quella mentalità per cui si pensa che i tempi oramai sono cambiati, non siamo più nel Medioevo, bisogna evolvere, bisogna essere moderni, per cui tutto va bene, tutto è lecito. L’interrogativo che dobbiamo porci è diverso: è umanizzante o è disumanizzante la mentalità corrente? Il permissivismo, la banalizzazione della sessualità, la dissolutezza dei costumi, possono facilmente far dimenticare le parole del Maestro e far vacillare anche le convinzioni più solide, persuadere che è normale, umanizzante, apprezzabile, ciò che invece è sono un palliativo, un ripiego, un espediente dettato dalla sapienza di questo mondo… per cui ne esci sconfitto da queste esperienze.
Questo è il progetto di Dio sull’amore, un amore incondizionato, definitivo e per realizzarlo con impegno e anche sacrificio, abnegazione, lo sappiamo che non tutti riescono a incarnarlo nella loro vita… è sotto gli occhi di tutti noi ciò che accade nel nostro mondo. Gesù ci ha offerto i criteri per discernere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che umanizza e ciò che disumanizza, quindi sui principi non ci possono essere cedimenti perché non saremmo leali con le persone se noi indichiamo loro e approviamo scelte che non sono scelte di vita, non sono suggerite dal Maestro. Tuttavia Gesù non dà ad alcuno il diritto di giudicare o di condannare le persone, perché chi arriva a fare certe scelte dolorose, certi tagli, hanno bisogno di essere sempre accompagnati dalla comunità cristiana che deve sempre far sentire la propria comprensione e la propria vicinanza. Si può e si deve disapprovare ogni scelta di morte, ma non si può mai giudicare e condannare la persona che la compie, questa va soltanto aiutata.
Sentiamo adesso il 4° esempio del balzo di qualità che partendo dalla Torah deve fare il discepolo di Cristo: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, …”. Ora io vi dico…». Nella Toràh Dio ha detto: “Non giurerai il falso”. Come mai? Perché c’erano alcuni casi in cui era previsto che si poteva fare il giuramento, per esempio, se a una persona era stata affidata una bestia, un asino, un bue e poi questa bestia si feriva, oppure moriva, o veniva rubata, non c’erano testimoni… e come poteva, lui che l’aveva ricevuta in deposito, mostrare che lui non c’entrava con ciò che era accaduto? Ecco qui interveniva il giuramento davanti al Signore e allora il proprietario doveva accettare la verità testimoniata da colui che aveva in custodia l’animale. Durante l’esilio Babilonese, gli israeliti avevano assimilato, fra le altre cattive abitudini, anche quella di giurare a sproposito; arrivavano al punto che non si faceva più un’affermazione senza aggiungere un giuramento… “che il Signore mi fulmini se non è vero ciò che io sto dicendo!” E poi, per evitare di pronunciare il nome di Dio, ricorrevano a formule meno impegnative, cioè giuravano per il cielo, per il tempio, per la terra, sulla loro testa, per i genitori. “Ora io vi dico non giurare affatto!”.
Per Gesù il giuramento non ha alcun senso per due ragioni, la prima: se uno giura è il sintomo di una società in cui regna la diffidenza, la sfiducia, la slealtà, il sospetto reciproco e i suoi discepoli appartengono a un mondo che non è più guidato da questi interessi per cui si è disposti anche a ingannare il fratello. Il discepolo di Cristo è entrato in un mondo nuovo dove c’è l’amore incondizionato per il fratello, quindi non lo si può imbrogliare e non ha senso il giuramento. In questo Gesù è in sintonia con la spiritualità più sana del suo popolo, degli Esseni di Qumran: tutto ciò che dicono ha più forza di un giuramento, ma si astengono dal giurare perché lo considerano peggio dello spergiuro. E un contemporaneo di Gesù, che viveva ad Alessandria, diceva: se l’uomo ha imparato a essere sincero in ogni sua affermazione, le sue parole valgono come un giuramento.
Quindi Gesù concorda con questo modo di pensare e dice: “il vostro parlare sia sì quando è sì, no quando è no, il di più viene dal maligno”. Ma c’è un’altra ragione molto importante per cui il giuramento non ha senso per Gesù ed è l’immagine di Dio pagana che è presupposta dal giuramento, cioè che Dio intervenga con fulmini e saette per distruggere, per colpire chi mente e chi lo invoca per una menzogna. Dio non è un vendicatore quindi non ha alcun senso fare dei giuramenti.



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