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8ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 28 feb
  • Tempo di lettura: 13 min

Dal Vangelo secondo Luca (6, 39 – 45)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

 

Questa è la 3° domenica in cui la liturgia ci fa ascoltare il discorso inaugurale di Gesù, discorso che è iniziato con un complimento che Gesù ha rivolto ai suoi discepoli che lo avevano seguito e ha detto: “Beati voi perché siete diventati poveri, avete rinunciato a trattenere per voi stessi i beni e li avete consegnati al fratello che è nel bisogno, avete indovinato la vita… beati voi”. Poi ha mostrato dove deve giungere questo amore, questa disponibilità a servire fratello e ha detto: “Fate del bene a coloro che vi odiano, benedice coloro che vi maledicono, se uno ti ruba il mantello e tu un giorno vedi che ha freddo e che ha bisogno, tu ti togli la tua tunica e gliela consegni”. Questo è l’apice dell’amore oltre il quale non è possibile andare, chi arriva ad amare così è un uomo perfetto. Gesù ha chiarito anche quale sarà il premio per coloro che si lasciano coinvolgere in questo amore e dice: “L’Altissimo li riconoscerà come suoi figli. Gli somiglieranno perché il Padre del cielo ama in modo incondizionato, è benevolo verso gli ingrati e versi malvagi”. Quando tu arrivi ad amare il nemico, tu assomigli al Padre del cielo. Eccolo il nuovo volto di Dio!

Basta con questo Dio! Il Dio di cui già parlavano le Scritture è il Dio misericordioso, in ebraico “rahum”, viene da rehem, l’utero, il grembo materno. È l’amore viscerale, meglio sarebbe dire “l’amore uterino” proprio quello di una mamma, è il massimo dell’amore. Questa è l’immagine che è stata presa nelle Scritture da Dio per descrivere, è una povera immagine naturalmente, perché l’amore di Dio va infinitamente oltre l’amore di una mamma. Ecco allora l’invito di Gesù, l’apice di questo discorso: “Diventate anche voi misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro celeste”. Misericordioso vuol dire lasciatevi coinvolgere in questo amore incondizionato. Bene, noi siamo coscienti e anche orgogliosi di essere detentori di questa sublime proposta di vita, però a questo punto, Gesù vuole metterci in guardia da un pericolo che è quello in cui sono caduti i farisei, Lui ha visto questo pericolo e non vuole che ricompaia fra i suoi discepoli.

Questo pericolo ci viene descritto molto bene da Paolo nel capitolo 2° della Lettera ai romani, proprio parlando dei farisei che lui conosce molto bene perché era uno di loro e dice, rivolgendosi al suo correligionario orgoglioso perché conosce la Torah e gli dice: “Tu ti chiami giudeo, – ti vanti cioè di essere un figlio di Abramo, erede delle promesse -, e riposi sicuro perché conosci la Legge, la Torah, conosci la volontà di Dio, sai discernere fra ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, così sei convinto che adesso tu sei la guida dei ciechi, ti senti la luce di coloro che brancolano ancora nelle tenebre, ti presenti come educatore degli oranti, come maestro di coloro che tu consideri dei poveri illetterati… ebbene, come mai tu che insegni agli altri, non insegni a te stesso?”

Ecco tu giudeo, fariseo, pensi di sapere tutto, di essere in piena sintonia con la Torah, in realtà insegni agli altri e ti dimentichi che la Torah continua a insegnare a te prima che agli altri. Tu non puoi essere maestro e guida… infatti continua Paolo dicendo: “Tu predichi di non rubare e poi rubi, predichi, e l’hai imparato dalla Torah, che non bisogna commettere adulterio, ma poi continui a commettere adulterio, tu detesti gli idoli e poi derubi i templi, ti vanti di conoscere la Legge e poi offendi Dio trasgredendo la Legge. La conseguenza – dice Paolo – è che il nome di Dio è bestemmiato fra i pagani per causa tua”. Gesù teme che fra i suoi discepoli compaia questa sicumera farisaica, quella di sentirsi a posto con Dio e quindi di essere dei maestri e delle guide. Gesù spiega con una parabola questo pericolo. “Gesù disse loro questa parabola: Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro”.

Il detto che “un cieco non può guidare un altro cieco” è di una logica elementare, il problema si pone quando questo cieco è convinto di vederci e comincia a fare la guida agli altri e succedono guai. Gesù ha applicato questo detto direttamente agli scribi e ai farisei, ce lo racconta l’evangelista Matteo al capitolo 15. C’era stata un’animata discussione perché gli scribi avevano detto a Gesù: “Come ti permetti, tu e i tuoi discepoli, di non fare le purificazioni rituali”. Gesù aveva risposto: “Voi sostituite l’adesione a Dio e alla sua Parola, con l’adesione alle tradizioni che voi vi siete inventati. Quando sono tornati a casa, i discepoli dicono a Gesù: “Stai più attento quando parli perché li hai scandalizzati”. Gesù risponde ai discepoli: “Lasciateli in pace, sono ciechi e guide di ciechi”.

Ciechi perché avevano un’immagine di Dio che si erano inventati loro, un Dio che era esattamente come loro, giudice e giustiziere e non volevano lasciarsi aprire gli occhi, l’avevano davanti a loro l’immagine perfetta del Dio di Abramo, del Dio di Isacco, del Dio di Giacobbe, ma non volevano lasciarsi aprire gli occhi e per di più si ergevano a guide del popolo, portavano tutti in un burrone. Lo stesso giudizio molto severo, lo ritroviamo sulla bocca di Gesù dopo la guarigione del cieco nato, capitolo 9 del Vangelo secondo Giovanni, Gesù dice: “Io sono venuto in questo mondo perché coloro che non vedono riconoscano di essere ciechi aprano gli occhi, coloro invece che sono convinti di vedere rimangano ciechi”. I farisei presenti hanno capito che si riferiva a loro e gli hanno detto: “Siamo forse ciechi anche noi?” E Gesù risponde loro: “Se foste ciechi non avreste alcuna colpa, vi lascereste aprire gli occhi, invece voi dite “noi ci vediamo” la vostra cecità rimane perché siete convinti già di vederci”.

Può accadere la stessa cosa ai discepoli ed è questo che a Gesù preme mettere in chiaro perché gli scribi e i farisei di quel tempo sono già morti e sono fra le braccia del Padre misericordioso, ma Gesù non vuole che accadano le stesse cose nella sua comunità. I discepoli, già nella chiesa primitiva, si chiamavano tra di loro “gli illuminati”, nel battesimo venivano loro aperti gli occhi, il Vangelo, Cristo li illuminava “oifotistentes” si chiamavano, e il battistero, la vasca battesimale era chiamato “fotisterio” per indicare il luogo dove si veniva illuminati.

Dopo il battesimo, il cristiano non adorava più un’immagine di Dio pagana, un idolo inventato dagli uomini, ma adorava il vero Dio che lui aveva visto nella persona di Gesù di Nazareth attraverso il Vangelo, ancora oggi noi vediamo Gesù di Nazareth. Poi ancora, prima di lasciarsi aprire gli occhi, erano ripiegati sulle realtà di questo mondo, le realtà materiali, per loro contavano solo i beni di questo mondo, i piaceri… adesso invece vedono le cose nel modo corretto, nel modo giusto, sanno dare il giusto valore alle realtà di questo mondo.

Nella “Lettera agli Efesini” al capitolo 5, si dice: “Un tempo voi eravate tenebra, adesso siete luce, siete stati illuminati, comportatevi come figli della luce. Quindi le conseguenze fra di voi nemmeno si deve parlare di fornicazione, di ogni specie di impurità, di cupidigia, volgarità, insulsaggini, trivialità… nemmeno si devono sentire sulla bocca dei battezzati perché adesso voi siete luce e la luce è bontà, giustizia, verità”.

I cristiani però, i discepoli, devono sempre tenere presente che, pur essendo stati illuminati, non possono mai divenire le guide, l’unica guida è Cristo e il suo Vangelo, ed è a questa guida che tutti devono guardare continuamente, a questo Vangelo devono sempre fare riferimento. Anche nel migliore dei discepoli può facilmente appannarsi la vista e quindi può tornare a ragionare secondo i criteri di questo mondo, a giustificare ciò che prima condannava, a vantarsi di ciò di cui prima si vergognava, perché dice bene il “Libro della sapienza”: “I ragionamenti dei mortali sono fragili, le nostre riflessioni sono incerte”. Per quale ragione? Perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima, cioè dentro di noi c’è sempre la pulsione di quella che Paolo chiama “la carne”, che è contraria alla pulsione dello Spirito. Ecco allora che anche colui che è stato illuminato, non può mai fare la guida agli altri perché è debole e fragile, l’unica guida è sempre Cristo e la sua Parola.

Il secondo pericolo che corre il discepolo è quello di sentirsi un maestro, il discepolo non è né guida né maestro, infatti Gesù ha proibito tutti questi titoli non si deve, non si può chiamare uno né padre, né maestro, né guida, perché se si danno questi titoli poi uno comincia a crederci e diventa come i farisei e gli scribi. Il Maestro è uno solo, la guida è Cristo, è Lui che va davanti e noi dobbiamo seguire i suoi passi; con i fratelli ci incoraggiamo reciprocamente, ma tutti contemplando Cristo, non uno di noi che si mette a fare la guida, anche il Maestro è uno solo, lo Spirito.

Gesù durante l’ultima cena ha detto – ce lo riferisce l’evangelista Giovanni al capitolo 15 e 16: “Quando verrà Lui, lo Spirito della verità, Lui vi condurrà dentro tutta la verità e vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che io vi ho detto e testimonierà per me”. Cosa intendeva dire Gesù? C’è un maestro dentro di noi, il maestro è lo Spirito che ci è stato donato, in ogni momento tutto ci ammaestra sulle scelte che dobbiamo fare, scelte conformi alla nostra identità di figli di Dio. Ascoltare questa voce è un’esperienza dolcissima che ognuno di noi può e deve fare.

Per esempio, ho ricordato poco fa ciò che Gesù ha detto in questo discorso inaugurale della sua vita pubblica, ha detto che va amato il nemico, che bisogna far del bene a coloro che ci fanno del male, dare la tunica a colui che ci ha rubato il mantello… è contro la logica di questo mondo, ma se noi ci riflettiamo un momento, sentiamo dentro il nostro cuore, una voce che ci dice: “Lui ha ragione, fai ciò che Lui ti dice e sarai un uomo vero”.

Quando sentiamo questa voce, è la voce dello Spirito, è la voce del Maestro, dell’unico Maestro. Noi non possiamo essere né maestri né guide, perché siamo ciechi, fragili, si offusca facilmente la vista… nella Lettera agli Efesini si dice al capitolo 4: “Noi abbiamo un grande tesoro che è il Vangelo, questo tesoro che abbiamo scoperto, che abbiamo avuto questa fortuna di avere nelle nostre mani, ma questo tesoro lo conserviamo in vasi di creta”. Noi siamo fatti di creta, fragili, la creta è impura. Teniamo sempre presente questo, in modo che nessuno di noi si erge a guida e a maestro. Come comportarsi quando anche nella comunità cristiana compaiono quindi dei fratelli, delle sorelle con fragilità, con miserie.

Sentiamo ciò che ci dice Gesù: Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita!

Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Avrete certamente notato, in questa parte del discorso di Gesù, l’insistenza sul termine fratello. Ricorre ben 4 volte questo termine fratello, lo sappiamo, era il titolo più comuni con cui si identificavano tra di loro i primi cristiani. Gesù quindi non sta parlando agli estranei e ai pagani, sta rivolgendosi ai membri delle comunità cristiane e qui noi, in filigrana, abbiamo anche la presentazione delle problematiche delle comunità del tempo di Luca, problematiche che non erano diverse dalle nostre e che l’evangelista illumina con le parole del Maestro, che quindi sono rivolte anche a noi oggi. Anzitutto… “perché guardi la pagliuzza nell’occhio del fratello”. I nostri occhi istintivamente si posano su ciò che non va bene, su un difetto perché ci dà fastidio, non ci dovrebbero essere certi comportamenti all’interno della comunità cristiana.

Cosa dice Gesù? Perché li guardi? Non dice “perché tu cerchi umilmente di aiutare il fratello a vederci bene”, no! Dice: “tu guardi” No, tu ti interessi al problema del fratello, ma prima devi verificare se tu ci vedi bene, togli prima la trave che è nel tuo occhio! È facile notare questo difetto negli scribi e nei farisei. Difatti, se noi andiamo al capitolo 23 del Vangelo di Marco, ci dice che queste persone “pagavano la decima della menta e del cumino, ma poi trascuravano la giustizia e la misericordia”.

Eccola la trave che avevano davanti agli occhi e poi stavano attenti alla pagliuzza che erano la menta e il cumino; poi dice “sono guide cieche che filtrano il moscerino e poi ingoiano il cammello”. Ecco di nuovo la trave e la pagliuzza. È più delicato fare qualche applicazione ai nostri giorni, ma proviamo a pensare, va bene… alle crociate, com’era possibile che coloro che sono chiamati a dare la vita anche per il nemico impiegassero la spada? Ma pensiamo anche alle guerre recenti del nostro continente, non erano forse tutti cristiani coloro che si combattevano, si uccidevano e stavano a discutere se era peccato mortale fare la minestra con il dado di carne… la trave e la pagliuzza. Ecco, chi scruta la pagliuzza, il difetto, l’errore commesso dal fratello, – dice Gesù – è un ipocrita; non dice Gesù che non dobbiamo aiutare il fratello a ripulire l’occhio, ma chi scruta è un ipocrita. Ipocrites in greco significa attore, commediante, allora ci chiediamo, ma che personaggio rappresentano questi ipocriti? Cioè coloro che si comportano in questo modo, stanno a scrutare i difetti e i peccati dei fratelli, che personaggio rappresentano? Rappresentano Dio, quel Dio che loro hanno in mente e si comporta esattamente come loro… e recitano davvero bene, difatti, il Dio che era predicato dei farisei è quello in cui credono questi scrutatori, è proprio il Dio che prende nota di tutti gli errori, sta attento a ciò che fanno gli uomini, non perde di vista ogni peccato, prende nota di tutto… Ecco questi commedianti si comportano esattamente come il Dio nel quale credono e davvero rappresentano molto bene questo personaggio che loro mettono in scena, ma è un personaggio orribile e Dio non vuole essere rappresentato in questo modo perché è una maschera blasfema quella che loro gli mettono sul volto.

A questo punto rimane il problema: come distinguere nella comunità cristiana coloro che ci vedono bene e quindi mi possono aiutare a ripulire gli occhi, pur non essendo maestri né guide? Di chi io posso ascoltare i suggerimenti? Come sapere di chi mi posso fidare? Quali sono i consigli giusti e quelli errati? Ecco, con le ultime due immagini del Vangelo di oggi, Gesù offre il criterio per discernere fra chi segue il Maestro e ascolta la voce dello Spirito e chi invece, non segue il Maestro e ascolta invece la carne e non lo Spirito.

Gesù adesso ci dà i criteri di discernimento, ascoltiamo: Non vi è albero bello che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto bello. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Non solo una trave ma anche una semplice pagliuzza dà molto fastidio nell’occhio, allora devo trovare qualcuno che me la tolga perché da solo non ci riesco. Come riconoscere chi è in grado di aiutarmi? Perché potrei ricorrere alla persona sbagliata, a uno che ha una trave a sua volta davanti agli occhi e che mi farebbe soltanto del male… E poi anche come devo essere io se mi rendo conto che un fratello, mio compagno di viaggio, ha perso di vista la guida che è Cristo, è uscito di strada e ha bisogno di aiuto? Ecco l’interrogativo, come riconoscere il vero discepolo del quale ci si può fidare? A questa domanda, Gesù risponde con due immagini.

La prima, quella dell’albero che dà frutti. Se è un albero bello, dà frutti belli! Osserva i frutti, dice Gesù! L’immagine dell’albero è biblica, ricordiamo il Salmo 1: Il giusto è come albero piantato lungo corsi d’acqua, dà frutti nella sua stagione, le sue foglie non appassiscono proprio perché affonda le radici presso il corso d’acqua”. Dice Gesù: “Tu ti puoi fidare di chi affonda le proprie radici presso l’acqua viva della Parola di Dio. Non c’è da aspettarsi frutti belli, messaggi belli, da chi non fa riferimento al Vangelo ma ai propri ragionamenti, ai criteri di questo mondo, o a pseudo rivelazioni”.

E poi dice anche quali sono i frutti che tu devi vedere, sono “i fichi e l’uva”. Sono i prodotti della terra promessa, che sono l’immagine dei frutti che Dio si aspetta dal suo popolo, la dolcezza del fico, la gioia che viene dall’uva, perché l’uva dà il vino e il vino è il simbolo della gioia. Eccoli i frutti che tu devi vedere! Se ti accosti al fratello e le sue parole infondono gioia, speranza, ti fa sperimentare l’amore, la misericordia del Padre… hai trovato la persona giusta che ti può aiutare.

Gesù ci dice anche di fare molta attenzione, perché forse un fratello che è allo sbando nella vita, si accosta alla nostra comunità cristiana in cerca di luce, di accoglienza, di comprensione, di amore che non incontri – dice Gesù – delle spine, si senta ferito, giudicato e condannato; trovi soltanto frutti belli, dolcezza, amore.

La seconda immagine, quella del tesoro che è conservato nello scrigno del cuore. Gesù dice: “Verifica ciò che c’è nel cuore del fratello, facile saperlo perché lo rivelano le parole della sua bocca”. La bocca infatti parla dalla pienezza del cuore; se uno parla soltanto di soldi, di affari, di sport, di insulsaggini, di gossip… significa che il suo cuore è pieno di quella roba lì. Il buddista parlerà secondo i criteri del buddhismo, il musulmano ragionerà da musulmano, il pagano ragionerà da pagano, non c’è da aspettarsi che facciano discorsi secondo i criteri evangelici.

Il vero cristiano lo riconosci non solo dalle opere, ma anche da come parla, ti accorgi subito se le sue parole escono da un cuore che trabocca di Vangelo, perché lui giudica secondo il Vangelo, dà consigli riferendosi al Vangelo, suggerisce scelte evangeliche coraggiose, impegnative, eroiche anche e soprattutto dalle sue labbra escono solo parole di amore, perché il suo cuore è colmo di misericordia, come quello del Padre suo che è nel cielo.

 
 
 

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