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BATTESIMO DEL SIGNORE

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 12 min

Matteo (3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

 

Penso sia utile introdurre il brano evangelico di oggi con una breve presentazione dei luoghi cui il testo fa riferimento, perché hanno un significato teologico e questo accade spesso nella Bibbia. La tradizione colloca il battesimo di Gesù a Bethabara, viene indicato questo luogo nella Bibbia, si trova a 9 km a nord delle rive del Mar Morto nell’attuale Giordania. Il fiume Giordano è citato 179 volte nella Bibbia quindi ha una grande importanza, ma non si tratta di una importanza economica; lungo le rive di questo fiume non è mai sorta una grande città a differenza quindi, dei grandi fiumi cui guardavano gli israeliti, il Nilo in Egitto e il Tigri e l’Eufrate in Mesopotamia, accanto a questi grandi fiumi erano nati i grandi imperi.

Il fiume Giordano non aveva alcuna importanza di questo tipo. Che cosa significava il fiume Giordano nella Bibbia? Aveva il valore di segnare un confine fra la terra pagana idolatrica e la terra della libertà. Cosa faceva il Battista? Predicava la conversione, invitava a riconoscersi peccatori, poi battezzava coloro che andavano da lui. Gli ebrei, specialmente le persone più osservanti delle tradizioni come i monaci di Qumran, i farisei… compivano molte immersioni nell’acqua per purificarsi.

Gli archeologi hanno trovato ovunque queste vasche, questi “mikva’ot”, basta pensare che attorno al tempio di Gerusalemme ce ne sono almeno un centinaio.

Il rito del battesimo era un’immersione particolare, aveva il significato simbolico di far scomparire la persona precedente – era come se fosse morta – e poi dall’acqua nasceva una persona nuova. Veniva compiuto questo rito, per esempio, quando un pagano si faceva ebreo, dichiarava di rinunciare al culto delle divinità pagane, professava la fede nell’unico Dio, se era un uomo veniva anche circonciso e poi veniva battezzato; voleva dire che l’uomo di prima, il pagano, era come se non fosse mai esistito e dall’acqua nasceva un giudeo. La stranezza era che Giovanni chiamava a farsi battezzare, non i pagani, ma quelli del suo popolo, coloro che, essendo figli di Abramo ritenevano di avere già raggiunto la salvezza, si sentivano a posto, liberi, avevano raggiunto la terra promessa.

Il Battista scombussolava queste convinzioni: “non siete ancora arrivati nella terra promessa, siete ancora nel mondo pagano” e quindi faceva compiere loro questo gesto. “Tornate nella terra pagana perché dovete fare un nuovo esodo, dovete passare di nuovo il fiume Giordano prima di entrare nella terra della vera libertà”. L’evangelista Giovanni dice che tutta la Giudea doveva tornava al di là del Giordano, nella terra della schiavitù. Questo gesto serviva a far prendere coscienza che avevano bisogno di pensare a un’altra terra promessa, quella in cui il Messia, che il Battista ha indicato, li avrebbe introdotti.

Per questa ragione, quando i farisei e i sadducei vanno dal Battista – non volevano farsi battezzare, non sentivano questo bisogno perché non avevano coscienza di essere ancora schiavi – lui li attacca e gli dice: “razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente! E non dite noi abbiamo Abramo per padre, perché Dio può far sorgere figli di Abramo anche da queste pietre”. Dovevano rendersi conto della loro condizione di schiavitù, non una schiavitù materiale – anche se erano soggetti all’impero romano – ma di una schiavitù che impedisce di essere realmente uomini, schiavi delle proprie passioni, del proprio orgoglio, delle proprie cattiverie, dell’infedeltà alla Torah e alla Parola dei profeti.

Tutto questo rende schiavi e bisogna prendere coscienza di questa realtà, di questo fatto. È in questo contesto culturale e religioso che Gesù lascia Nazareth, scende a Bethabara per farsi battezzare da Giovanni. È l’inizio della vita pubblica che viene narrata nel Vangelo di Matteo, cominciando dal capitolo III, ma tutti gli evangelisti iniziano il loro Vangelo con il battesimo di Gesù; la vita pubblica inizia quando Gesù si reca a Bethabara per farsi battezzare da Giovanni.

Il Vangelo di Matteo presenta, alla fine del capitolo II, Gesù che va a Nazareth con i suoi genitori, ha circa 2 anni e poi all’inizio del capitolo terzo, Gesù entra in scena quando ha 34 anni, quindi sono passati 31 – 32 anni fra la fine del capitolo II e l’inizio del capitolo III. Cos’è accaduto in quei 32 anni? Non lo sapremo mai! Alle nostre curiosità hanno tentato di rispondere i Vangeli apocrifi, inventando tanti episodi che conosciamo anche noi molto bene, ma non interessano affatto per la nostra fede, interessa solo quel tempo in cui Gesù si è presentato al mondo pubblicamente per proporci la vera immagine di Dio e l’uomo riuscito.

Ciò che è strano, è che Gesù va a Bethabara a farsi battezzare, ma dopo il battesimo, non ritornerà più a Nazareth, inizierà la sua vita pubblica a Cafarnao; ma adesso va a farsi battezzare. Questo è molto strano perché nessuno si sarebbe mai aspettato un Messia che riconosce di essere un peccatore e che quindi va dal Battista per unirsi a tutti gli altri peccatori, per convertirsi! Il Messia non poteva compiere questo rito, il fatto che Gesù sia andato a farsi battezzare insieme con i peccatori, lui che non era peccatore, ha sempre creato difficoltà ai primi cristiani.

Sentiamo che cos’è accaduto: 13Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

La Chiesa ortodossa indica il luogo esatto dove si trovava il Battista e dove Gesù è andato a farsi battezzare; si trova nella parte orientale del fiume Giordano, quel fiume che doveva essere attraversato per iniziare il nuovo esodo, con Gesù che doveva guidare questo popolo verso la terra della vera libertà. Il luogo si chiamava Bethabara, questa parola ebraica viene “beth”, la casa e “abarah” che significa attraversare; è il luogo del guado, è il luogo dove il popolo d’Israele che proveniva dalla terra di schiavitù dell’Egitto e aveva attraversato il deserto, ha passato il fiume Giordano ed è entrato nella terra promessa.

Quindi adesso, c’è prima un contro-esodo voluto dal Battista e poi il vero esodo che deve portare nel regno di Dio. Che cosa fa il Battista quando arriva Gesù per farsi battezzare? Glielo vuole impedire… per quale motivo? È come se il Battista gli dicesse: “tu Gesù qui sei fuori posto, non capisco cosa sei venuto a fare”. Ed è vero! Il Battista non poteva capire la scelta fatta da Gesù perché aveva in mente la sua idea di Messia, il Messia che essendo giusto, non poteva mischiarsi con i peccatori.

Subito dopo il Battista entrerà in crisi perché aveva l’immagine di un Dio e di un Messia inviato da Dio, che assomigliava quindi al Signore, che si teneva lontano dai peccatori e dai lebbrosi, invece il Dio che è presentato sul volto di Gesù è completamente diverso; lui starà con i peccatori, con chi ha sbagliato nella vita, con i pubblicani… Gesù comincia male secondo i criteri del Battista, quindi voleva impedirglielo. Questo gesto del Battista è un po’ come ciò che fa Pietro. In seguito Pietro, vorrà impedire a Gesù di percorrere un certo cammino che non rientra nei suoi criteri messianici e qui il Battista si comporta esattamente come farà in seguito Pietro.

Pietro verrà chiamato da Gesù “Satàn… tu ti vuoi opporre al cammino che io devo compiere”. Il Battista compie esattamente lo stesso gesto di Pietro, vuole fermare Gesù perché non capisce ciò che sta facendo. Il testo originale è tradotto male nella nostra traduzione, perché Gesù dice “lascia”, “lasciami fare” e quando il Battista accetta di battezzare Gesù, il testo dice: “il Battista lo lasciò”… non “lo lasciò fare”, “lo lasciò”. È un’espressione che ricorre 2 volte nel Vangelo secondo Matteo, qui quando il Battista “lo lasciò” e dopo la III tentazione, quando il Satàn, “lo lasciò”, non è riuscito a impedire a Gesù di andare per la sua strada.

Qui è come se il Battista lo strattonasse, come se lo volesse condurre a seguire i suoi criteri di giustizia, poi però lo lascia, lascia che Gesù compia la sua giustizia, che non è quella dei giustizieri, come il Battista aveva in mente… tagliare gli alberi che non portano frutto, bruciare la pula nel fuoco inestinguibile… quindi la separazione dei buoni dai cattivi! Adesso entra la nuova giustizia che è la totale gratuità dell’amore di Dio che Gesù rivelerà durante tutta la sua vita pubblica.

Cos’è che non capiva il Battista? Non capiva ciò che l’Antico Testamento aveva già cominciato a rivelare, cioè che Dio sta con il suo popolo sempre, in modo incondizionato. Questo si rivelerà in pienezza in Gesù che è l’Emmanuele, “Dio con noi”, ma già l’Antico Testamento ci mostrava questo amore incondizionato di Dio che stava e camminava con il suo popolo. Ricordiamo la “colonna di nube e di fuoco” che accompagna Israele nel cammino del deserto, poi l’Arca dell’Alleanza che veniva collocata in una tenda che stava con le tende del popolo d’Israele in cammino, poi nel tempio di Gerusalemme, che indicava proprio la presenza di Dio in mezzo a Israele.

Quando questo popolo verrà deportato in Mesopotamia, il profeta Ezechiele vede i cherubini che prendono l’Arca dell’Alleanza, segno della presenza di Dio, la portano sul Monte degli ulivi e poi verso Oriente, perché Dio non può stare lontano dal suo popolo. Se il popolo è deportato anche Dio va per stare con lui. Sempre il profeta Ezechiele, vedrà poi questa Arca che torna a Gerusalemme insieme con il suo popolo.

Sentiamo adesso che cosa accade quando Gesù esce dall’acqua del fiume Giordano: 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Per spiegare ciò che è accaduto al momento del battesimo di Gesù, l’evangelista Matteo impiega 3 immagini bibliche;

La prima: si spalancarono i cieli. I rabbini dicevano che i cieli erano 7, sopra il settimo c’era finalmente il trono di Dio e fra un cielo e l’altro, erano necessari 500 anni di cammino. Che cosa era accaduto? Che negli ultimi secoli prima di Cristo, il popolo aveva avuto la sensazione che Dio avesse chiuso a chiave tutti e sette i cieli perché sembrava che non volesse più aver nulla a che fare con il suo popolo, erano stati infedeli, non avevano ascoltato i profeti, allora Dio si era stancato e non aveva più inviato e fatto udire la sua voce.

Il salmo 74 dice: “non ci sono più profeti e nessuno tra di noi ci sa dire fino a quando durerà questa situazione di silenzio di Dio, che tanto ci angoscia”; oppure il profeta Daniele che dice: “non abbiamo più né capo, né profeta, né luogo per offrire gli olocausti, quando finirà questo silenzio di Dio? Si aspettavano che Dio in qualche modo tornasse a mostrare il suo volto, erano pentiti del loro peccato. C’è una stupenda preghiera cui fa chiaramente riferimento l’evangelista Matteo in questa apertura dei cieli che erano chiusi.

Questa preghiera del popolo angosciato, si trova al capitolo 63 di Isaia e dice: “Signore guarda dal cielo e osserva… quando gli uomini si trovano in queste situazioni angoscianti si rivolgono al cielo e chiedono a Dio, bella questa preghiera, guarda ciò che accade, in che situazione noi ci troviamo. …non forzarti all’insensibilità perché tu sei nostro Padre”…

È la prima volta nella Bibbia, che Dio viene invocato come Padre, gli ebrei non chiamavano volentieri Dio Padre, i pagani sì, loro avevano già il loro padre Abramo, i patriarchi erano i loro padri. Dio non veniva invocato nella preghiera come Padre, qui è la prima volta che viene chiamato Padre, Tu sei nostro padre. … Abramo non ci riconosce… come figli …Israele non si ricorda di noi… fa finta di non conoscerci, Tu, Signore, tu sei nostro Padre… Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?… Hai un po’ di colpa anche tu, dovevi stare più attento, come Padre, a ciò che noi combinavamo, …Siamo diventati gente… su cui il tuo nome non è mai stato invocato… siamo diventati peccatori. E adesso l’invocazione…Se tu squarciarsi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti… Ma, Signore, tu sei nostro Padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma.

Tutti noi siamo opera delle tue mani…”. È stupenda questa preghiera in cui il popolo invoca il Signore perché squarci i cieli. Ciò che ci vuole dire l’evangelista Matteo è che quando Gesù ha iniziato la sua vita pubblica con il battesimo, quando è uscito dall’acqua, questi cieli si sono squarciati. L’evangelista Marco adopera un verbo molto forte, “skizoma”, ma vuol dire squarciati, spezzati, non riescono più a chiudersi di nuovo, rimarranno sempre aperti. Un’immagine stupenda perché da quando il figlio di Dio si è fatto uno di noi, i cieli non possono più essere chiusi perché altrimenti rimarrebbe fuori suo figlio che si è unito con questo popolo, che è peccatore, che commette errori. La porta della casa del Padre rimarrà eternamente spalancata per raccogliere ogni suo figlio, nessuno verrà mai escluso!

Seconda immagine che viene impiegata: Gesù vide lo Spirito di Dio scendere come colomba e venire su di lui. Non dice che una colomba è discesa dal cielo, è lo Spirito, questa forza divina, questa vita divina che Gesù possiede in pienezza e che sarà quella che lo guiderà durante tutta la sua vita. Gesù non riceve ordini dall’esterno, li riceve dalla sua identità divina, quella vita che poi è stata comunicata a noi, quindi è dalla stessa vita che Gesù ha portato nel mondo che noi riceviamo le indicazioni su come vivere, non più dai nostri istinti, ma dalla vita divina che è in noi.

Questo Spirito è sceso come colomba. Cosa significa questa immagine? E un’immagine biblica, non una colomba che vola, è l’immagine dello Spirito che è come colomba. Il primo ricordo che noi abbiamo della colomba nella Bibbia è quello del diluvio, segno che di nuovo è ristabilita l’armonia fra cielo e terra, la pace, perché adesso con noi c’è l’Emmanuele, il Dio con noi. Secondo richiamo che c’ha la colomba, deriva dal fatto che la colomba è tenera, lo Spirito di Dio che è sceso in pienezza su Gesù è come colomba… tenero… dal cielo.

Noi ricordiamo che Dio lanciava folgori, scagliava saette per sconfiggere i nemici; anche il Battista aveva questa immagine del Dio che viene per tagliare gli alberi, far tutti a pezzi! Lo Spirito in Gesù si manifesterà con tenerezza, con dolcezza, con amore; non spezzerà la canna incrinata, non spegnerà il lucignolo che ancora fumiga, sarà sempre tenero con gli uomini, distinguerà sempre molto bene fra l’errore e chi commette l’errore. Chi commette l’errore sarà sempre amato perdutamente da Dio. Questo è l’amore incondizionato che ci viene rivelato dallo Spirito che anima Gesù, come colomba. Poi la colomba è anche il simbolo dell’attaccamento al proprio nido, la colomba torna sempre al proprio nido, quindi lo Spirito scende su Gesù perché quello è il nido in cui è accolto in pienezza, la vita divina.

Terza immagine biblica la voce dal cielo che dice: “questi è il figlio mio, l’amato in lui ho posto il mio compiacimento”. Cos’è questa voce dal cielo? È un’immagine molto comune impiegata al tempo di Gesù, tutti capivano che cosa significava. Non è una voce materiale, è un’espressione che ricorre spesso nella letteratura ed è impiegata quando, nel nostro racconto, si vuole attribuire a Dio un’affermazione allo scopo di definire, in nome di Dio, l’identità di Gesù.

Cosa dice questa voce? “Tu sei mio figlio”. Il richiamo è al salmo II. Figlio… nella cultura semitica quando si dice che uno è figlio di un certo padre, più che generato da, si intende colui che assomiglia, colui che non solo nelle fattezze esteriori, ma soprattutto in ciò che caratterizza uno come uomo, i valori in cui crede, le scelte morali, il modo di ragionare, di parlare, di agire… assomiglia al padre, quindi è figlio. Se la voce del cielo dice questi e mio figlio vuol dire guardate a lui, perché quando vedete lui vedete me, è mio figlio in cui io mi riconosco.

Siamo all’inizio del Vangelo secondo Matteo e quest’anno noi vedremo continuamente Gesù che si fa vedere, bene… quando noi lo guardiamo, sappiamo di vedere il Padre del cielo a cui lui assomiglia perfettamente.

“È l’amato”, il riferimento è a Isacco. Abramo ha avuto 2 figli due figli, uno era l’amato. Gesù viene presentato come colui che è perfettamente coinvolto nell’amore verso il Padre. “In te mi sono compiaciuto”, qui il riferimento è al “servo del Signore” che viene presentato nel capitolo 42 del profeta Isaia, quando Dio chiama questo servo e dice: “in te, io mi compiaccio”. Vuol dire che in Gesù, il Padre del cielo si riconosce.

Durante quest’anno, quando noi ascolteremo Gesù e vedremo ciò che lui fa, dobbiamo tenere presente questo compiacimento del Padre perché è l’invito ad assomigliare a Gesù in modo che anche noi possiamo sentire che il Padre del cielo si compiace di noi.

 
 
 

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