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DOMENICA DI PASQUA

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 4 apr
  • Tempo di lettura: 13 min

Dal vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

Nel brano evangelico di oggi, incontreremo tre personaggi, sono tre persone che sono state coinvolte in un rapporto d’amore profondo con Gesù di Nazareth, non un’infatuazione passeggera come quella che ci viene descritta dal profeta Osea con l’immagine della “nube del mattino” che appena sorge il sole scompare, oppure come la “rugiada che all’alba svanisce”, no! Il loro è stato un coinvolgimento profondo che ha cambiato la loro vita. Gli avevano dato la loro adesione perché avevano capito che si trattava di un uomo straordinario che avrebbe avuto successo, eppure la sua vita si era conclusa in un modo drammatico, era stato giustiziato dai detentori del potere politico e religioso. La fine ingloriosa di Gesù di Nazareth, ha certamente toccato in modo diverso coloro che lo avevano conosciuto perché il rapporto con lui non era stato lo stesso.

In Galilea e a Gerusalemme erano molte le persone che lo avevano ammirato per la sua rettitudine, per i gesti d’amore che lui compiva, per il messaggio morale sublime che aveva annunciato; costoro sono certamente rimasti molto addolorati per la sua morte. Ammiravano Gesù di Nazareth, ma l’ammirazione è ben diversa dall’innamoramento, solo un gruppo di discepoli e di discepole si era realmente innamorato di lui al punto da giocarsi la vita sulla sua proposta e sono tre di costoro che ci vengono presentati nel brano evangelico di oggi. Non è difficile immaginare l’interrogativo che hanno nel cuore, sono innamorati e si chiedono: “il rapporto d’amore così profondo che abbiamo coltivato con Gesù è finito per sempre? “L’amore può essere cancellato dalla morte?” Nel brano che abbiamo letto, abbiamo già sentito per tre volte ricorrere la parola “sepolcro” e la sentiremo per altre 4 volte in questo brano. In greco “sepolcro” è “mnemeion” che è lo stesso termine che significa “ricordo” … il sepolcro è un ricordo, si va al sepolcro e inevitabilmente ci si pone un interrogativo sulla persona che ci ha lasciato: che cosa rimane di questa persona, dell’amore che ci ha legato a lei, solo il ricordo? Ecco, questo sepolcro che domina la scena è in primo piano perché è a questo sepolcro, che si daranno convegno questi tre personaggi che vengono citati nel Vangelo di oggi e noi siamo chiamati a confrontarci con loro per verificare se il nostro amore per Gesù di Nazareth è come il loro. Se il nostro amore è come il loro, se lo amiamo realmente, non possiamo non porci il loro stesso interrogativo e non chiederci: dove è finito Gesù di Nazareth? Mi interessa sapere se lui è vivo o se è morto per sempre? Ci confronteremo con loro.

Il primo personaggio che entra in scena è la Maddalena, una donna che è stata curata da Gesù. Viene al sepolcro all’alba essendoci ancora tenebra… pare una contraddizione, è l’alba ma c’è ancora tenebra. È una tenebra che ha un significato simbolico, è quella che ha avvolto la terra quando Giuda è uscito dal Cenacolo, l’evangelista Giovanni nota che quando Giuda esce per consegnare Gesù era buio, era tenebra. Di questa lotta fra la luce e la tenebra del mondo, l’evangelista Giovanni ne parla fin dall’inizio del suo Vangelo: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo, splende nelle tenebre, ma le tenebre non sono riuscite a sopraffarla…” Poi parlando con Nicodemo Gesù dice: “La luce è venuta nel mondo ma gli uomini hanno preferito le tenebre, perché le loro opere erano malvagie”. Poi Gesù dirà di sé stesso: “io sono la luce del mondo” Lui è la vita del mondo. Ecco il significato di quelle tenebre che avvolgono ancora il mondo all’alba del giorno di Pasqua, la tenebra ha un significato simbolico, qui è il simbolo, il segno della vittoria apparente della morte sulla vita; rappresenta anche il buio interiore del cuore della Maddalena e l’interrogativo che la inquieta: perché deve finire un rapporto d’amore? Nel mattino di Pasqua, questo buio comincia a dissolversi e sorge una luce che permette di vedere, si comincia a vedere, difatti il verbo più importante di questo brano è proprio questo “vedere”. Cosa vedono al sepolcro questi tre personaggi? Noteremo che in italiano c’è solo un verbo che è vedere, ma in greco noi ne troveremo tre di verbi, con un significato diverso; noteremo le varie sfumature di questa visione che hanno al sepolcro questi tre personaggi. La Maddalena cosa vede? Il verbo che viene impiegato è “blepovedere, guardare, osservare. Giunge al sepolcro e vede, con lo sguardo materiale, quello che vedono tutti, vede il verificabile: “la pietra è stata tolta dal sepolcro”. Ricordiamo, è una pietra che separa il mondo dei vivi da quello dei morti e Gesù aveva detto “togliete quella pietra”, davanti al sepolcro di Lazzaro. Qui la Maddalena, quando arriva al sepolcro vede, verifica un fatto storico: la pietra è stata rivoltata, qualcuno l’ha tolta, qualcuno ha spalancato il sepolcro, ma la Maddalena non sa chi. Questo è il fatto concreto, la lettura di questo fatto è molteplice. I nemici, gli oppositori di Gesù e dei discepoli, non hanno mai negato questo fatto, la pietra del sepolcro era stata rimossa e il corpo di Gesù non c’era più. L’interpretazione di questo fatto è stata diversa, tutto il racconto è messo in moto proprio da questa tomba che è vuota, dentro dovrebbe esserci un cadavere invece non c’è.

Chi rappresenta la Maddalena? È il discepolo realmente innamorato di Cristo, è colui che ha unito la propria vita alla sua, che ha condiviso fino in fondo le scelte che Lui ha fatto e che non si rassegna nel proprio intimo alla sua perdita. È quella discepola che dice: “senza di Lui la mia vita non ha senso, non posso fare a meno di Lui”. Se noi non proviamo questa passione per Cristo, vuol dire che il nostro rapporto con Lui è qualcosa di molto superficiale, di molto marginale, vuol dire che sono altre le persone e le cose che ci interessano realmente. Vi confido, io penso che se Gesù, al quale ho legato la mia vita, se Lui non è vivo… la mia vita non ha senso. Questo vuol dire essere innamorati di Lui, non soltanto ammirarlo perché è stato un personaggio della storia certamente significativo che ha segnato la storia del mondo… innamorarsi è un’altra cosa. Lo vediamo proprio in questa Maddalena che non può stare senza di Lui.

Che cosa fa? Corre!” Prima era tutto fermo durante il sabato, adesso tutto comincia a muoversi, la Maddalena corre, poi vedremo tra poco Pietro e l’altro discepolo si precipitano fuori e corrono e al sepolcro. La Maddalena corre, va da Simon Pietro e dall’altro discepolo che era amico di Gesù – quello che Gesù amava -, e dice loro: “Hanno levato il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”. L’amore per Cristo non è vissuto in modo individualistico, intimistico, la Maddalena ci dice che appartiene a una comunità e ricerca, non da sola, la risposta all’interrogativo sul senso della nostra vita, lo cerca insieme con i fratelli. La Maddalena dà il suo contributo a questa ricerca e dice ai discepoli ciò che ha materialmente visto nella sua prima interpretazione, quello che tutti possono verificare e tenta una sua spiegazione: “l’hanno portato via” Poi la Maddalena esce di scena. Sentiamo adesso come reagisce Pietro alle parole della Maddalena: Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Dopo la Maddalena compaiono altri due discepoli innamorati di Cristo. Il primo lo conosciamo molto bene, è Pietro, Il secondo è senza nome. La tradizione lo ha sempre identificato con l’evangelista Giovanni, il quale, per umiltà, non avrebbe messo il proprio nome come il discepolo che Gesù amava, che Gesù prediligeva. Non c’è dubbio, l’evangelista Giovanni certamente corrisponde alla figura di questo discepolo amato, ma nel Vangelo dobbiamo lasciarlo così com’è, senza nome. Il progetto dell’evangelista è chiaro, vuole invitarci a mettere il nostro nome al posto di quel discepolo e confrontare il nostro innamoramento per Cristo con quello di questo discepolo che Gesù amava.

Nel Vangelo secondo Giovanni compare sempre, in qualche modo, il rapporto con Pietro. Entra in scena per primo, è uno dei due discepoli del Battista, che quando sentono il maestro indicare Gesù come l’Agnello di Dio, lo seguono; gli chiedono dove dimora e stanno con Lui tutta quella notte. Inizia per loro, dopo l’incontro con Cristo, un nuovo giorno, una nuova vita! Questo discepolo senza nome, quello che Gesù amava, arriva prima di Pietro. È colui che appena incontra Cristo, subito si sente coinvolto in un rapporto d’amore! Poi questo discepolo non viene più ricordato fino all’Ultima Cena, quando Gesù dichiara che fra i dodici ce n’è uno che lo consegnerà. Pietro non sa distinguere fra coloro che stanno dalla parte di Gesù e coloro invece, che consegnano il Maestro e chiede a questo discepolo che Gesù ama di riferirgli chi è colui che lo consegna. Il discepolo che Gesù ama invece, riconosce immediatamente chi sta dalla parte del Maestro e chi invece conto l’uomo nuovo, il mondo nuovo. Poi durante la Passione, questo discepolo ha il coraggio di seguire il Maestro nella casa del Sommo Sacerdote, anche Pietro tenta di seguire il Maestro ma poi lo rinnega. Il discepolo che Gesù ama invece, ha il coraggio di essere presente, non quando tutti applaudono il Maestro, ma quando comincia a essere osteggiato. È un messaggio molto attuale per noi oggi, chi è innamorato di Cristo, anche quando il Maestro non è più applaudito, rimane sempre fedele a questo amore. Poi sul Calvario, Pietro non c’è più, c’è il discepolo che Gesù amava. Qui non è Giovanni, Giovanni è scappato con tutti gli altri, ci dicono evangelisti.

Al Calvario, al dono totale dalla vita quindi alla realizzazione piena della proposta di uomo che ci fa Gesù di Nazareth, colui che dona la vita per amore, arriva soltanto il discepolo che Gesù ama. Poi viene il brano di oggi in cui questo discepolo che Gesù ama arriva prima di Pietro al sepolcro, è l’immagine dell’incontenibile passione d’amore che lo muove. Poi sul lago di Tiberiade è ancora questo discepolo che riconosce il Risorto prima di Pietro e dice a Pietro: “quell’uomo che è comparso là sulla riva, è il Signore”. Infine quando il Risorto dice a Pietro “Seguimi” e Pietro è indeciso e guarda questo discepolo che Gesù ama, perché sa che è su questo discepolo che anche lui deve modellare il proprio rapporto con il Signore. Chi rappresenta allora? È il discepolo autentico che ci viene presentato qui.

Veniamo adesso al racconto del brano evangelico di oggi. Che cosa fa questo discepolo che Gesù ama, quando giunge al sepolcro? “Si china e osserva” Di nuovo torna questo verbo che è lo stesso che è stato impiegato per la Maddalena. Osserva, uno sguardo materiale, vede quello che ha visto anche la Maddalena, nulla più. Vide “i lini che giacevano ma non entrò”. Per comprendere come erano fatti questi sepolcri del tempo di Gesù, vi viene indicato quello della “regina di Adiabene”, è proprio l’ingresso di questa tomba che è contemporanea al sepolcro di Gesù. All’interno c’erano due tipi di loculi, uno chiamato il “Kukim” che erano come i nostri loculi di oggi, l’altro, quello che ci interessa di più, è quello ad “arcosolio” perché Gesù è stato collocato proprio in un loculo come quello, è stato adagiato lì. Cosa ha visto questo discepolo che Gesù amava? Ha visto tutto ciò che ha osservato anche la Maddalena, difatti è lo stesso verbo che viene impiegato. Ha visto un lenzuolo funebre, non erano bende come quelle che venivano impiegate per le mummie egiziane. Gli ebrei erano soliti avvolgere in un lenzuolo che era lungo circa 4 metri e largo 1, questo lenzuolo veniva poi piegato sopra la persona e c’erano tre bende che servivano per fissare al corpo questo lenzuolo; una benda veniva legata intorno al collo, l’altra alla vita, la terza alle caviglie.

Era così che loro erano soliti seppellire. Dice il testo che questo discepolo ha visto questo lenzuolo, il verbo greco è “keimena”; “keimai” che significa “sgonfio; prima, quando c’era il corpo, questo lenzuolo era gonfio adesso aveva la stessa forma ma si era come sgonfiato, afflosciato, tutto era nella stessa posizione soltanto che il cadavere non c’era più, le tele erano scese. Questo discepolo che Gesù ama, è colui che comincia a riconoscere in quelle tele il talamo dello sposo, della persona amata. Se noi andiamo a vedere nel Vangelo secondo Giovanni, questo lenzuolo è ancora profumato degli aromi dello sposalizio che erano stati collocati da Nicodemo e da Giuseppe d’Arimatea; avevano portato una mistura di mirra e di aloe, 100 libbre, 33 kili di profumi, un’enormità.

Il significato teologico è molto importante, l’evangelista ci dice che questi discepoli, innamorati di Cristo, hanno riconosciuto in Gesù, lo sposo che ha donato la vita, che ha amato tanto da donare tutto sé stesso. Ecco il significato di quel profumo che i discepoli hanno versato su quelle tele. Questo discepolo ha visto i segni della morte. È bella questa figura della chiesa, il discepolo non entra e aspetta che giunga anche Pietro; la nostra chiesa è nata diversa, la sfida è proprio quella di tenere insieme persone tanto diverse, qualcuno corre di più, qualcuno è più innamorato e arriva prima, gli altri arrivano dopo, ma sanno aspettarsi e rispettarsi. Questo discepolo che arriva prima attende Pietro, lui è voluto arrivare prima a trovare la risposta al loro interrogativo: “dov’è la persona che amiamo?” Ed ecco infatti che arriva anche Pietro: Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e cominciò a credere. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò, se ne tornarono di nuovo a casa. Al sepolcro adesso giunge anche Pietro, seguendo questo discepolo innamorato di a Cristo e contempla i lini giacenti cioè quel lenzuolo che si era come sgonfiato. Però il verbo che viene impiegato non è più “blepo” osservare, quello che vedono tutti… è un verbo che significa contemplare, guardare con stupore, riflettere su ciò che tutti osservano, cioè Pietro lascia che affiorino i ricordi di quei tre anni trascorsi con Gesù, le parole che ha udito. Comincia a vedere qualcosa che va al di là del materiale, al di là del verificabile, comincia a entrare in gioco l’amore che lo ha coinvolto con Cristo ed è questo amore che comincia a farlo penetrare nel mistero. Non vede solo i lini giacenti, vede anche il sudario che era sulla testa, che non giaceva accanto ai lini ma separato, avvolto in un determinato luogo. Che cosa era questo sudario? Era il fazzoletto che veniva avvolto attorno al capo del defunto per mantenere chiusa la bocca. Era “ripiegato”, il verbo greco era “entūlisso” che può significare avvolto come attorcigliato, questo sudario non era afflosciato come il telo di lino ma era come se avesse conservato la forma del capo di Gesù. Forse a questo punto i due discepoli cominciano ad avere l’intuizione che viene formulata da Giovanni Crisostomo il quale dice che “se il corpo di Gesù fosse stato portato via dai ladri, non lo avrebbero spogliato prima di rubarlo”, non si sarebbero presi il disturbo di rimuovere, di arrotolare il sudario e metterlo in un luogo a parte bene in ordine.

A questo punto entra in scena di nuovo il discepolo che Gesù amava, anche lui entra nel sepolcro dopo di Pietro e – dice il testo- “vide e cominciò a credere”. Qui c’è il terzo verbo vedere “orao” che è un vedere che va al di là del verificabile, è il guardare dentro nel mistero, lo sguardo che va al di là di ciò che verificano i sensi. Il discepolo amato comincia a credere; è all’inizio del suo cammino verso la fede, di fronte ai segni della morte comincia a percepire la vittoria della vita… la tomba vuota, il lenzuolo il sudario ripiegato pongono degli interrogativi ma non costringono a vedere, non sono prove della Risurrezione, sono segni ambigui e possono essere letti in un modo molto diverso, il cammino della fede – ci dice l’evangelista Giovanni – deve passare attraverso questi 3 modi di vedere per essere autentica. Parte dal verificabile, poi riflette su ciò che ha visto, l’ultimo passo non è dettato dalla razionalità, non può esserlo ma è indicato dalla ragionevolezza e dall’amore. La fede vera non rinnega mai la razionalità altrimenti sarebbe creduloneria ma va oltre la razionalità, l’amore non si limita al razionale è un passo avanti, è per questo che la fede non può essere imposta, è per questo che alla fede si giunge in modo e in tempi diversi perché entra in gioco l’amore. Infatti notiamo che il discepolo amato non cerca di convincere Pietro di quello in cui lui ha cominciato a credere, ma sta zitto perché la fede ha una dimensione molto personale. Il discepolo legge le cose con gli occhi dell’amore. 

Questi tre personaggi rappresentano le varie anime della Comunità Cristiana, in modo diverso ognuno dà il suo contributo alla scoperta dell’evento pasquale, tutti portano avanti un’appassionata ricerca della fede, si dibattono in dubbi, hanno intuizioni diverse ma rimangono uniti e non appena uno scorge una luce, la riferisce anche ai fratelli. Pietro è il discepolo lento, impacciato, che arriva sempre dopo gli altri a capire i segni e a udire la voce del Signore, a riconoscere il Risorto; rappresenta i discepoli che amano il Signore, ma sono intralciati dalla loro incomprensione delle Scritture e dal loro attaccamento alle idee tradizionali, alle proprie convinzioni. Il discepolo amato è passionalmente innamorato ed è sensibile, sa passare dai segni alla realtà, rappresenta quella parte della comunità che è guidata dall’amore e arriva presto alla fede nel Risorto e questa fede trasforma anche la sua vita. Dei tre, è Maria di Magdala la prima ad avere la visione nitida del Risorto e la ragione è che amava Gesù più degli altri due; sarà lei che correrà ad annunciare a tutti, ciò che il suo amore le ha fatto scoprire… ho visto il Signore! E qui, in greco c’è “heora katon kūrion”, è il verbo “orao”, è il verbo che va al di là della razionalità, non la rinnega, ma va oltre. È ciò che l’amore le fa comprendere; la Maddalena non dice che ha visto Gesù, ha visto il Signore, non lo ha visto tornare in questo mondo, lo ha visto Risorto nel mondo di Dio.

 
 
 

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