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EPIFANIA DEL SIGNORE

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 15 min

Dal vangelo secondo Matteo (2,1-14)

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

Oggi è l’Epifania, come mai celebriamo questa festa il 6 gennaio? Epifania, lo sappiamo, deriva dal verbo greco “epiphàinein” che significa “rendersi manifesto”. Chi è che si è reso manifesto il 6 gennaio? Un accenno all’origine di questa festa, ci aiuterà a cogliere meglio il messaggio del brano evangelico che ci viene presentato oggi. Il 6 gennaio si celebrava la manifestazione, l’epifania della luce, di quale luce? In Oriente, già nel III secolo avanti Cristo, esisteva la “festa del solstizio d’inverno”, una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre; la scena di “Apollo”, il Dio Sole sulla quadriga che trionfa sull’oscurità della notte è raffigurata ovunque nell’antichità.

Il solstizio d’inverno è quando per alcuni giorni, sembra che il sole si fermi nella sua discesa e poi ricominci a salire. Sembra che il sole si spenga nell’oscurità, continuando a scendere, invece poi riprende a salire… è la vittoria della luce sulla tenebra. La data del solstizio d’inverno, nell’antichità era calcolata in modo molto approssimativo, per noi è il 21 dicembre, ma nell’antichità, quando ci si rendeva davvero conto che la luce aveva vinto sulle tenebre era 6 gennaio; difatti, sotto il regno di Tiberio, quindi, al tempo di Gesù, il solstizio veniva celebrato ad Alessandria e in tutto il vicino Oriente, attorno al 6 di gennaio.

Poi la luce del sole materiale che era considerata un Dio, questa religione del Dio Sole, è stata introdotta soprattutto dagli imperatori romani, “Eliogabalo” “Aureliano”. È stato Aureliano che ha istituito la “festa del Sole invitto” che veniva celebrata in diverse date, ma sempre tra il 25 dicembre e il 6 di gennaio. Che cosa è successo quando è arrivato Costantino? Questa festa è rimasta come celebrazione della manifestazione della luce, della vittoria della luce sulla tenebra, ma non era più la celebrazione della vittoria del sole materiale sull’oscurità della notte, era la vittoria della luce venuta dal cielo – che è Cristo – che ha illuminato le tenebre delle nostre menti, dei nostri cuori. È la luce nuova venuta dal cielo… questa è l’Epifania che viene celebrata da noi oggi.

Ricordiamo lo stupendo canto di Zaccaria: “Benedetto il Signore Dio di Israele, perché grazie al suo immenso amore è venuto a visitarci, dall’alto un sole che sorge per rischiarare quelli che giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte e dirigere i nostri passi”. Quindi la luce che guida i nostri passi verso la pace! Luce, manifestazione della luce, ma di quale luce noi parliamo? La manifestazione è stata quella dell’amore incondizionato di Dio, è questa luce che ha rischiarato il mondo. Gli uomini si erano sempre immaginati gli Dei capricciosi, si sentivano indifesi di fronte a queste divinità imprevedibili e cercavano di placarle, di propiziarsele con doni, con sacrifici, arrivavano addirittura a offrire sacrifici umani, alcuni sacrificavano perfino i loro figli a queste divinità. Poi li consideravano gelosi perché avevano conservato per sé l’immortalità e avevano destinato gli uomini alla morte. Era sconosciuta la tenerezza dell’amore di questi Dei nei confronti dell’uomo. In Israele c’è stata tutta una progressiva scoperta del Dio amore e questa rivelazione fatta a Israele, è stata una preparazione per poter poi accogliere la luce che rivelava l’amore incondizionato di Dio per l’uomo, che sarebbe giunta nel mondo con Cristo.

Con Cristo ha cominciato a splendere la nuova luce, quella che rischiara definitivamente le tenebre del mondo… e adesso ci chiediamo, chi ha visto splendere questa luce? Chi si è lasciato guidare e coinvolgere dalla luce del cielo? Chi invece, è rimasto disturbato da questa luce e avrebbe addirittura voluto spegnerla nel suo sorgere? È a questi interrogativi che risponde il racconto composto da Matteo, che fin dall’inizio del suo Vangelo vuole condurre i suoi lettori alla scoperta e soprattutto, portarli ad aderire, ad accogliere questa luce.

Ascoltiamo il suo racconto, tenendo presente che non siamo di fronte a una pagina di cronaca, ma ad una composizione dell’evangelista. Cercheremo di mettere in risalto le immagini da lui impiegate e i richiami all’Antico Testamento, così riusciremo a cogliere il messaggio che lui vuole comunicare. Il racconto comincia mettendo in scena personaggienigmatici, “i maghi” venuti dall’Oriente in cerca della luce che hanno visto brillare in una stella e l’hanno identificata come la nascita di un nuovo re. La tradizione cristiana si è innamorata di questi misteriosi saggi giunti dall’Oriente; nelle catacombe romane sono raffigurati accanto a Gesù 2 secoli prima dei pastori che compaiono soltanto nel IV secolo. Attorno a questi magi sono poi fiorite leggende a non finire. La prima delle leggende è stata quella di elevarli alla dignità regale, questo è stato un passo incoraggiato dall’allusione che fa Matteo al Salmo 72: “I re di Saba e di Seba, porteranno doni, tutti i re gli renderanno omaggio”. Subito quindi, si è pensato che coloro che hanno portato dei doni e hanno reso omaggio a Gesù che era nato, fossero dei re, ma i re di cui parlava il Salmo 72.

Il secondo passo che è stato fatto, è stato quello di precisare il numero di questi magi; i numeri variavano da 2 fino a 12, poi però ci si è stabilizzati sul numero 3 perché erano 3 i doni che loro hanno offerto a Gesù che era nato.

Il terzo passo è dare dei nomi a questi magi: Melchiorre, Gaspare e Baldassarre. Come si è conclusa la loro storia? La tradizione ha voluto così bene ai magi che si è voluto accompagnarli fino alla fine della loro vita con le leggende; si dice che dopo hanno passato molte peripezie nella loro vita a causa della fede in questo nuovo re, per il quale hanno abbandonato l’adesione ai regni del mondo e hanno seguito il re che avevano incontrato. Dopo 60 anni si sono ritrovati per celebrare la festa del Natale a Sebaste in Armenia, hanno celebrato la Messa e poi sono morti, uno dopo l’altro: Melchiorre, il 1° gennaio, aveva 116 anni; Baldassarre il 6 di gennaio, aveva 112 anni; Gaspare l’11 gennaio, era il più giovane, 109 anni. Questi magi hanno viaggiato più da morti che da vivi, le loro reliquie, addirittura nel secolo scorso, nel XX secolo, stavano ancora girando, sappiamo che sono state anche a Milano e poi sono state portate a Colonia dal Barbarossa.

Chiuso il discorso di queste leggende attorno ai magi, ma è importante tenere presente quanto la devozione cristiana sia affezionata a questi personaggi, tra poco vedremo la ragione. L’evangelista Matteo li chiama “maghi”, noi abbiamo creato il termine “magi” per addolcire il riferimento alla magia che non gode di buona fama oggi e nemmeno in passato, sia in Israele che nel mondo. A Roma infatti, i maghi erano perlopiù ritenuti dei ciarlatani, ricordiamo “Tacito” che cita tra le assurdità di moda a Roma, le predizioni fatte dagli astrologi, i riti praticati dai maghi e la lettura dei sogni; “Svetonio”, parlando di “Tiberio” dice che lui avevo bandito tutti i maghi da Roma nel 19 d.C. quindi proprio al tempo di Gesù.

Come mai Matteo mette in scena dei maghi? Avrebbe potuto parlare di saggi, di sapienti, di astronomi! Li chiama maghi,perché? La ragione è che lui allude a una profezia dell’Antico Testamento che è stata pronunciata da un magodell’Oriente, si chiamava “Balaam”. La gustosa storia di questo mago è narrata nel “Libro dei numeri”, potete leggerla dal capitolo 22 al capitolo 24. Questo Balaam era stato chiamato dal “re Balak” di Moab, il quale aveva visto gli israeliti che passavano dalla sua terra e combinavano guai, allora voleva combattere contro di loro, ma questi israeliti erano forti e poi godevano la fama di avere dalla loro parte un Dio invincibile che aveva sconfitto addirittura gli egiziani.

Cosa fa Balak? Chiama Balaam, un mago, affinché facesse una fattura contro gli israeliti. Ma cosa succede? Questo mago, portato su una montagna, invece di maledire Israele, lo benediva; allora Balak lo portava su un’altra montagna ma lui continuava a benedire Israele. Balak dice: io ti pago per maledire e tu lo benedici! A noi interessa il IV oracolo di questo mago dell’Oriente, dice: “oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante, – vedete come i maghi prima di pronunciare il loro oracolo, creano il clima misterioso – oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell’Altissimo, di chi vede la visione dell’Onnipotente e cade e gli è tolto il velo degli occhi, – quindi lui ci vede bene – io lo vedo, ma non ora; io lo contemplo, ma non da vicino. Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro, – cioè un regno straordinario – sorge da Israele”.

L’autore si riferiva a una stella che doveva sorgere nella dinastia davidica, questa stella doveva essere il re Giosia, è a lui che doveva essere riferita questa profezia. Anche noi impieghiamo un’immagine simile riferendoci al mondo dello spettacolo, dello sport, della musica… diciamo: è sorta una nuova star! Una nuova che offusca tutte quelle che l’hanno preceduta. Matteo ha introdotto i maghi dell’Oriente, che hanno visto sorgere la star, perché è la star annunciata da Balam, pensavano che fosse il re Giosia quello a cui era riferita la profezia di Balaam… Matteo ci dice no! La stella nata nella dinastia di Davide, quella che avrebbe dato inizio a un regno senza fine, è Cristo, è Gesù.

Nulla a che vedere questa la stella con la cometa di Halley o con la congiunzione di Giove e Saturno, Matteo vuole dirci che qualcuno ha subito riconosciuto in Gesù la stella annunciata da Balaam. Naturalmente, non dobbiamo buttar via la stella del presepio, ma spiegare anche ai bambini, ai figli e ai nipoti, che non si tratta della cometa di Halley, è Gesù la stella, è lui la luce che guida ogni uomo, è lui la star da seguire, non quella illusoria delle persone di successo di questo mondo, è questa luce che ci fa vedere ciò che conta davvero, i valori autentici della vita. Se seguiamo altre star, ricordiamoci che sono stelle cadenti, ci porteranno al fallimento nella vita.

La venuta di Gesù nel mondo, è presentata da subito nel Nuovo Testamento, come l’ingresso della luce… eccola l’Epifania, la manifestazione della luce venuta dal cielo. Già quando viene dato l’annuncio della nascita di Gesù ai pastori, la gloria del Signore li avvolse di luce, furono presi da grande spavento, è una luce che non avevano mai visto; poi Simeone: i miei occhi hanno visto la tua salvezza, o Dio, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti; anche il Vangelo di Giovanni, nel prologo, proprio all’inizio, parlando del Battista, si dice: “lui è venuto per rendere testimonianza alla luce”, non era lui la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce, veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo; poi al capitolo III, l’evangelista Giovanni dice: “la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce”… preferivano agire nell’oscurità, perché la luce mette in chiaro se tu vai fuoristrada, se ami le cose che sono malvagie; poi al capitolo 8, quando Gesù si presenta come la luce: “io sono la luce del mondo”… chi segue me non cammina nelle tenebre, ma alla luce della vita. È giunta la luce del mondo, si è manifestata, c’è stata l’epifania di questa luce.

Ci sono due atteggiamenti di fronte a questa luce che comincia a splendere e ci vengono presentati nel Vangelo di Matteo, nel brano che oggi stiamo commentando, in due gruppi di persone che si collocano di fronte a questa epifania della luce del cielo. Il primo gruppo, quello dei maghi, che cosa li caratterizza nel loro atteggiamento di fronte alla luce? Anzitutto sono coloro che alzano lo sguardo, vedono questa stella, non si accontentano di guardare verso la terra, perché dalla terra proviene il necessario per la vita biologica, che è importante, ma è una vita che finisce e l’uomo brama una vita che non finisce, è una vita che può venire solo dall’alto.

È questa la luce che è brillata in Gesù di Nazareth! Alzare lo sguardo è proprio dell’uomo che si interroga sul senso del suo esistere e sul suo destino; gli uomini non avevano la luce, è arrivata soltanto con Cristo, prima i filosofi cercavano di trovare una risposta a questi inquietanti interrogativi … non avevano la luce, ce l’ha data direttamente Dio con questa luce che è giunta a noi in Cristo. Prima caratteristica quindi, di coloro che aderiscono a questa luce, è quella di alzare lo sguardo, di lasciarsi interpellare dalle inquietudini interiori.

Poi hanno intravisto una luce che poteva dare un senso alla loro vita e si sono messi in movimento. Il regno pagano, cui appartenevano, la religione che praticavano, non li soddisfaceva, cercavano un nuovo regno, volevano appartenere a un regno che rimane mentre tutti i regni di questo mondo tramontano. Adesso capiamo perché i maghi ci sono così simpatici… perché siamo noi! Rappresentano noi nella ricerca della stella che guidi davvero la nostra vita, i nostri passi e vedete come la tradizione ha intelligentemente identificato questi personaggi

Melchiorre il vecchio con i capelli bianchi, la lunga barba, quello che offre l’oro, rappresenta coloro che alzano lo sguardo, magari da vecchi nella loro storia; Baldassarre quello con la pelle scura, l’uomo maturo, quello che offre la mirra; Gaspare, il giovane senza barba, dalla pelle rosea, quello che dona l’incenso. Sono rappresentate tutte le razze e tutte le età. Siamo noi quei maghi e quindi l’invito che ci fa Matteo è di essere come loro, persone che alzano lo sguardo e si lasciano avvolgere da questa luce del cielo che è Cristo.

Adesso entra in scena un secondo gruppo, un gruppo a cui non è affatto gradita questa luce… il re Erode, che rimane turbato e con lui tutta Gerusalemme. Sono coloro che sono installati nella loro posizione di potere politico o religioso, sono i re di questo mondo, i dominatori e quelli che hanno anche coinvolto Dio come protettore della loro condizione di potere, di dominio; sono installati, non si muovono, a loro va tutto bene così! La schiavitù nell’impero romano… va bene così; Ci sono dei miserabili… va bene così; Siccome noi stiamo bene, siamo forti, il nostro regno deve continuare! Non vogliono cambiamenti, costoro non provano inquietudini perché le hanno tacitate, sono drogati dall’avere e dal potere.

Il verbo che viene impiegato dall’evangelista Matteo è “parassei”, questa agitazione implica l’agitazione del mare, delle acque impetuose. È lo stesso verbo che viene impiegato dallo storico Giuseppe Flavio quando parla del terrore del faraone e di tutti gli egiziani, quando hanno saputo dalla nascita di Mosè. L’arrivo del liberatore, di colui che vuole cambiare il mondo, getta nel panico tutti i faraoni; Erode ha già ammazzato una decina di familiari per paura che insidiassero il suo trono, quindi è normale che si spaventi perché è un re illegittimo, sorprende però che con lui sia in agitazione tutta Gerusalemme. Come mai tutta Gerusalemme trema di fronte all’annuncio che è iniziato un nuovo regno?

Perché Matteo presenta Gerusalemme come la città avvolta dalle tenebre… se tu rimani in Gerusalemme non vedi questa luce brillare. Gerusalemme indica il mondo vecchio, il modo antico di concepire Dio, il rapporto con lui e quella religione del tempio che era un commercio con Dio, gli si offriva qualcosa e lui diventava benevolo… no! Questa è tenebra sul volto di Dio!

Adesso questa tenebra viene dissolta dalla luce che viene con Cristo… e Gerusalemme trema perché è ottenebrata e disturbata da questa luce. Quando Gesù entrerà nel tempio, rimarranno disturbati dalla luce che lui porta sul volto di Dio e poi la nuova religione, il nuovo rapporto dell’uomo con Dio. Erode rimane disturbato perché Gesù è venuto con la sua luce a capovolgere i regni di questo mondo; il regno che lui porta non è quello dei dominatori, ma quello dei servi, grande non sarà più colui che siede in trono, ma colui che si mette a lavare i piedi al fratello. Per Erode e per gli scribi che lui raduna, quello sarebbe stato il momento, l’occasione della vita; Erode avrebbe potuto rinnegare il suo passato fatto di intrighi, crudeltà, omicidi. È nell’anno 7 a.C., proprio quando nasce Gesù, che lui uccide due dei suoi figli: Alessandro e Aristobulo, avrebbe potuto mettere fine a una vita disastrata e accogliere anche lui la luce nuova! Non ha accettato la manifestazione, l’epifania del nuovo re, morirà 3 anni dopo a Gerico.

Vediamo anche questa alleanza del potere politico con il potere religioso, chi sta nella sfera del potere vive sempre nella menzogna, lavora nel segreto, teme la luce e da chi detiene il potere, sia politico che religioso, c’è sempre da diffidare. A questo punto si vede chiaramente che siamo di fronte a teologia, non a brano di cronaca, quando Erode dice: “andate a Betlemme, poi venite, tornate indietro a riferirmi se l’avete trovato”. Non può essere cronaca, Erode non era così ingenuo da non saper risolvere diversamente il problema di sapere chi era quel bambino che era nato.

Ascoltiamo adesso come si conclude la ricerca della stella che è Cristo. La stella non la vedono in Gerusalemme. Nella capitale dove dominano le tenebre che indicano il potere dei regni di questo mondo, la religione inventata dagli uomini, ecco qui non brilla la luce, soltanto quando escono da Gerusalemme vedono di nuovo la luce di questa stella che è Cristo. È l’invito per noi, a uscire dal villaggio che indica il modo tradizionale di giustificare tutto quello che succede, il modo di pensare comune, il modo di ragionare, di valutare di tutti. È il regno della logica del mondo, quella che insegna che l’uomo riuscito è colui che accumula beni, che raggiunge il potere, che si gode la vita. Bisogna uscire da questo villaggio per poter contemplare la stella altrimenti c’è un ottundimento mentale e dei cuori.

Gerusalemme rappresenta il regno della religione che non instaura un rapporto d’amore gratuito con Dio, un rapporto commerciale com’era nel tempio di Gerusalemme; bisogna uscire da questa città, altrimenti non si vedrà mai la luce della stella che è Cristo. Uno dei segni che non brilla la luce è la tristezza; appena escono da Gerusalemme vedono di nuovo la luce e furono colti da una gioia grande, immensa. È la prima volta che nel Vangelo di Matteo compare il termine “gioia e viene presentata come una gioia grande, immensa.

Il cammino verso la luce è quello che ti porta alla gioia, perché soltanto l’accoglienza della proposta di uomo che ti fa Cristo, è quella che corrisponde alla tua identità, per cui trovi finalmente la pace, l’armonia con te stesso. Il cammino verso questa luce non è semplice, ci sono momenti – e mettiamoli in conto – in cui questa luce scompare, ci immergiamo anche noi nella tenebra, nella nebbia di questo mondo. Cosa fare in questi momenti di difficoltà? Sono momenti che rappresentano il nostro cammino, sono momenti anche di paura, di dubbio, di incertezza, quando vengono meno anche le speranze; è come quando si guida la macchina c’è un momento di nebbia non cambiamo direzione perché avevamo visto che la strada andava in quella direzione.

I maghi non hanno abbandonato la direzione della loro vita hanno continuato a cercare questa luce. Quando trovano finalmente Cristo che cosa fanno? Presentano i loro doni. Dov’è che Matteo è andato a trovare questo oro, incenso e mirra? Quando ha costruito il suo racconto, ha preso il messaggio che viene dai doni presentati da coloro che hanno visto la stella, dal Libro del profeta Isaia capitolo 60, il profeta dice a Gerusalemme: “rivestiti di luce perché viene la tua luce. Le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni, ma su di te risplende il Signore – che cosa accade quando brilla questa luce nuova? – i popoli cammineranno verso la tua luce, i re allo splendore del sorgere di questa nuova luce; uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore”

Adesso capiamo anche, come nella nostra tradizione, questi re magi vengono sui cammelli e sui dromedari. I nostri fratelli di fede leggevano le Scritture ed ecco la ragione per cui ci hanno indicato anche le cavalcature impiegate da questi magi, ma qui sono presentati i doni, il profeta aveva detto che al nuovo re sarebbero stati portati oro, incenso e c’è l’aggiunta della mirra. Hanno dato tante interpretazioni a questi tre doni. Il simbolismo è quello biblico, l’oro che cosa rappresenta? È l’offerta che viene fatta come pagamento di un tributo al sovrano e che cosa fanno coloro che hanno visto la luce del nuovo re? Gli presentano il loro tributo, cioè riconoscono che è lui il re e vogliono appartenere al suo regno. L’incenso è l’elemento specifico del servizio sacerdotale, solo i sacerdoti potevano offrire l’incenso. Queste persone che hanno visto la luce e hanno dato l’adesione al nuovo regno, sono anche dei sacerdoti, cioè offrono a Dio quel culto che a lui è gradito, l’incenso che gli piace, l’unico incenso che gli piace, l’incenso dell’amore, del servizio al fratello. Chi entra in questo nuovo regno è anche sacerdote e offre a Dio il culto che a lui piace! E poi la mirra, se noi apriamo “il cantico dei cantici” ricorre continuamente come simbolo dell’amore. Già al capitolo primo dice la sposa: “il mio diletto è per me come un sacchetto di mirra”, un po’ più avanti è lo sposo che dice: “sono venuto nel mio giardino, sorella mia sposa, raccolgo la mia mirra – che è l’amore della sposa – il mio balsamo”. Qui i maghi che rappresentano tutti coloro che hanno dato l’adesione al nuovo regno, che sono sacerdoti, hanno un rapporto sponsale con Dio, non è più il padrone, il legislatore, il giustiziere ma è colui che ama incondizionatamente l’uomo e l’uomo si sente coinvolto come la sposa con lo sposo, in questo amore.

I maghi adesso tornano per un’altra via, non più la strada di prima, hanno scoperto la nuova luce e adesso inizia per loro un rapporto con Dio, con se stessi e con i fratelli completamente nuovo. Il messaggio per noi e lasciarci guidare da questa stella, allora la storia della nostra vita avrà il suo senso

 

 
 
 

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