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MARIA MADRE DI DIO

  • Immagine del redattore: don Luigi
    don Luigi
  • 1 gen
  • Tempo di lettura: 12 min

Appena gli angeli si furono allontanati da loro verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”.

Andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.

Maria da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 

Gli uomini hanno sempre cercato una risposta ai loro interrogativi sui misteri dell'universo e hanno cercato di dare un'identità, un volto all'unico essere che può dare un senso a tutto ciò che esiste; osservando il creato hanno scoperto qualcosa del mistero di Dio perché il creato parla di Lui, basta saperlo ascoltare, come ogni opera d'arte ci dice qualcosa del suo autore. È così che stupiti dalla straordinaria grandezza e bellezza dell'universo, gli uomini hanno colto qualche tratto della bellezza, della potenza del Creatore. Il creato può dire solo questo di Dio, non può parlarci del suo cuore, della sua libertà, dell'immensità del suo amore perché la natura è senza cuore, infatti fa anche del male ... non per cattiveria, ma perché segue le sue leggi.

C'è però una creatura che può rivelare qualcosa del cuore di Dio: è l'uomo, l'unico fra gli esseri che noi conosciamo che coltiva anche pensieri e sentimenti d'amore. L'uomo però non è fatto solo di amore ma anche di odio, è fatto di bontà ma anche di miserie e di violenze; solo quando ama rivela qualcosa di Dio che è amore, solo amore, infinito amore. L'amore è l'oro di cui è fatto Dio, oro puro, non c'è traccia se non di amore in Dio. C'è un altro passo che l'umanità ha fatto in questa ricerca di Dio. In Israele Dio si è rivelato anche attraverso i profeti, è così che in modo progressivo è andata emergendo un'immagine sempre più nitida del volto dell'unico vero Dio e Israele è giunto a scoprire il suo amore e lo ha presentato all'umanità con le immagini del Dio che ama come uno sposo, come un padre, come una madre. Anche Israele però, teniamolo presente, è uscito pian piano dalla tenebra del paganesimo politeista, non stupisce quindi che per molto tempo abbia continuato a ritenere, come facevano tutti gli altri popoli, che Dio ordinasse anche guerre, si vendicasse dei nemici, comandasse di uccidere.

Il creato quindi ci dice qualcosa di Dio, la bontà dell'uomo può farci capire qualcosa della bontà di Dio, qualcosa in più siamo venuti a conoscere di Lui attraverso i profeti, ma tutto questo non ci basta. Gli uomini hanno sempre desiderato di vedere il volto di Dio. La scoperta del nome e del volto sono indispensabili perché si possa instaurare un rapporto d'amore fra due persone... finché non vedo l'altro faccia a faccia, l'amore non può sbocciare. Ecco allora la supplica accorata che i profeti elevano al cielo. Troviamo queste suppliche nei Salmi: Salmo 27: “Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto”; Salmo 42: “Quando verrò e vedrò il volto di Dio”; Salmo 31: “Fa splendere il tuo volto sul tuo servo Signore”; oppure il Salmo 24, Israele che si presenta: “Noi siamo la generazione che cerca il tuo volto o Dio”. Ecco la ragione della nostra gioia nel Natale. In Gesù di Nazareth, Dio è venuto a mostrarci quanto è bello il suo volto. Noi non crediamo in altro Dio se non in quel Dio che vediamo splendere d'amore in Gesù di Nazareth.

E questo Dio comincia a rivelarsi in un bambino, non si è presentato adulto, ha voluto che lo contemplassimo bambino perché certi tratti dell'identità di Dio li possiamo cogliere solo contemplando un bambino. Un bambino ha bisogno di affetto, piange se non è accarezzato e baciato... questo è il nostro Dio, prendere o lasciare. Se preferisci il Dio forte che sconfigge i nemici... è un altro Dio, non è quel Dio che contempliamo là a Betlemme; un bambino è solo tenerezza e amore, non c'è tratto di minacce, di violenze sul volto di un bambino. Eccolo il nostro Dio, comincia a rivelarsi così in un bambino. Non ci dice tutto naturalmente nel bambino, ma crescendo non smentirà mai quanto ha rivelato quando era bambino.

Sentiamo adesso chi sono coloro che per primi hanno contemplato quel volto e per quale ragione hanno sperimentato un'immensa gioia: Appena gli angeli si furono allontanati da loro verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia. Bello quel consultarsi dei pastori che si dicono l'un l'altro. Hanno ascoltato dall'angelo l'annuncio più inatteso per voi che siete gli emarginati dall'istituzione religiosa che vi ritiene impuri, peccatori, immondi; vi hanno detto che se entrate nel Tempio, con la vostra presenza voi lo profanate. Si aspettavano quindi di essere inceneriti dall'incontro con il Signore e invece sentono dall'angelo che il Salvatore è nato proprio per loro.

I pastori paiono increduli, si chiedono: “Ma com'è possibile che Dio ami proprio noi? Ci hanno sempre detto che Lui ci rifiuta, che non vuole saperne di noi, avremo capito bene? Troppo bello per essere vero”. Anche oggi c'è chi sperimenta questa emozione che hanno provato i pastori davanti alla sorpresa della scoperta del vero Dio. Accade per esempio quando nell'omelia uno sente parlare dell'amore incondizionato di Dio per i peccatori, sente dire che Dio non punirà mai i suoi figli, anche quelli che hanno sbagliato tutto nella vita e chi sente queste cose si chiede: “Ma avrò capito bene? Non sarà un po’ eretico il prete che parla così di Dio?” Anche ai pastori deve essere sembrato impossibile che Dio si fosse innamorato proprio di loro. Questo è il nostro Dio. Ecco la ragione per cui i pastori si incoraggiano l'un l'altro e decidono di incamminarsi verso Betlemme per verificare, per capire meglio questa sorprendente novità del Dio amore che è stata annunciata loro.

Partono in fretta. Il loro viaggio, notiamolo, non si riduce a uno spostamento materiale da una località all'altra, no. Questo viaggio è l'immagine del cammino spirituale che hanno intrapreso: si stanno allontanando dall'immagine di Dio che è stata inculcata in loro dalla catechesi dei Farisei; era stato insegnato loro che Dio è un legislatore e giudice severo, amico dei buoni, giustiziere dei malvagi e adesso si incamminano verso il vero Dio. Lo contempleranno quando giungono a Betlemme. Ed è un cammino spirituale questo che siamo chiamati a fare anche noi, soprattutto quei cristiani di oggi che ancora sono fermi a immagini arcaiche di Dio inventate dagli uomini che hanno proiettato in Lui anche le loro miserie, i loro desideri di vendetta e lo hanno trasformato in un giustiziere... non è il Dio di Betlemme questo. E difatti quando giungono alla grotta si rendono conto i pastori, che ciò che era stato detto loro era proprio vero.

Trovano Maria, Giuseppe, del quale l'angelo non aveva parlato nel suo annuncio, e poi il bambino. Giuseppe come sempre è in silenzio, lui nei Vangeli non dice mai una parola, è il custode del bambino che è giunto nel mondo per rivelarci la bellezza di Dio. Cosa ci insegna il silenzio di Giuseppe? Lui, prima ancora dei pastori, si è trovato di fronte a questa nuova rivelazione di Dio, era diversa da quella che aveva appreso nella catechesi. Ecco la ragione per cui rimane in silenzio: è in contemplazione. È necessario silenzio, riflessione, sincerità di cuore per interiorizzare la manifestazione del vero volto di Dio. E poi vedono il bambino: è nella mangiatoria. Non vedono nulla di straordinario, noi ci saremmo aspettati qualcosa di più, canti celestiali, voli di angeli... nulla di meraviglioso, tutto molto semplice, molto normale. Se fosse accaduto qualche prodigio davanti a quella culla saremmo partiti male perché Gesù, il Figlio di Dio, è venuto per mostrarci che è uno di noi. Eccolo il nostro Dio! Non è il Dio onnipotente che forse immaginavamo, è bisognoso di tutto. Se ti piace il Dio che è sempre pronto a dar prova della sua forza, del suo potere, compiendo miracoli... vai a cercare questo Dio fra gli idoli pagani, non è il Dio che si rivela in Gesù di Nazareth. A Betlemme non vedi il Dio ricco, potente, forte, vedi il Dio povero, debole, non incute paura, non minaccia nessuno, non si vendica dei nemici. Se tu cerchi il Dio suscettibile che si adira con chi osa trasgredire i suoi comandi, tu stai cercando un idolo ... è il Dio pagano che fa queste cose, non è il Dio che comincia a rivelarsi nel bambino di Betlemme.

Sentiamo adesso cosa fanno i pastori quando giungono alla grotta: E dopo averlo visto riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Nei dipinti i pastori sono in genere raffigurati in ginocchio davanti alla mangiatoia, ma il Vangelo non dice che si sono prostrati in adorazione, questo lo hanno fatto i magi, loro sono rimasti semplicemente a osservare, stupiti, estasiati, contemplano la parola d'amore che si rivela in quel bambino. La loro prima preoccupazione non è stata adesso cosa dobbiamo fare? Loro erano ben coscienti di aver condotto una vita poco esemplare, erano notoriamente dei violenti, dei ladri, eppure non hanno cominciato subito a pensare di far penitenza per i loro peccati, no. Sono rimasti a contemplare la sorpresa dell'amore incondizionato e gratuito di Dio per gente come loro, al cambiamento di vita ci penseranno dopo, adesso si fermano a gioire per ciò che hanno udito e visto del vero Dio.

Dopo, solo dopo essersi sentiti amati saranno in grado di ascoltare la proposta di vita nuova che fa il vero Dio. Anche tu gioisci, anche se hai sbagliato nella vita fermati a gioire se qualche angelo ti ha annunciato questo amore incondizionato di Dio; se il tuo cuore è puro, dentro di te tu senti una voce che ti dice: È vero, Dio è così, non può che essere così. Bene, quella voce che stai ascoltando è la voce dello Spirito. Poi i pastori raccontano la rivelazione che hanno avuto e dice il Vangelo che tutti i presenti sono rimasti stupiti, tutti sconvolti, sconcertati da questo loro messaggio, tutti, quindi anche Maria e Giuseppe, anche loro sono rimasti stupiti.

Questo forse ci lascia un po’ sconcertati, eppure è proprio così perché Maria e Giuseppe erano una coppia di sposi osservanti delle pratiche religiose del loro popolo, avevano assimilato fin da bambini la catechesi che era offerta a tutti, la catechesi tradizionale. Erano, Maria e Giuseppe, persone pure, non come i pastori, loro si recavano a Gerusalemme per la Pasqua ogni anno, non potevano che rimanere stupiti da quanto raccontavano i pastori. Rimangono stupiti perché se è vero quello che i pastori raccontano, cioè che Dio non annienta gli impuri ma li ama, crolla tutta la catechesi che anche Maria e Giuseppe hanno ascoltato dalle guide spirituali del loro popolo; Maria e Giuseppe si stupiranno anche quando Simeone, prendendo il bambino fra le braccia, proclamerà: “Lui è la luce che illuminerà tutti i popoli. È Lui la gloria di Israele”. Il padre e la madre di Gesù si stupirono delle cose che venivano dette di Lui e dopo che Gesù si tratterrà nel Tempio a loro insaputa, al vederlo rimarranno stupiti e Gesù dirà loro: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” e di nuovo l'Evangelista nota: “Essi non compresero le sue parole”.

Maria e Giuseppe hanno fatto un cammino spirituale che è quello cui siamo chiamati tutti noi. Loro sono partiti da una certa immagine di Dio che era stata inculcata in loro e quando ascoltano la nuova rivelazione del volto di Dio, loro sono pronti a contemplarla e ad accoglierla perché sono persone dal cuore puro. Anche noi se non ci stupiamo vuol dire che non abbiamo capito questa parola d'amore di Dio, solo il Vangelo presenta un Dio così, un Dio che sorprende tutti. Noi siamo fatti bene, siamo fatti per accogliere questa verità. Questo è il messaggio d'amore gratuito che l'umanità ha sempre desiderato di ascoltare, il bambino di Betlemme è la risposta a questo nostro desiderio più profondo: incontrare un Dio che ci ama così.

Sentiamo adesso la reazione di Maria: “Maria da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro”. Lo stupore è di tutti dicevo, anche di Maria, ma lei non si chiude alla rivelazione del nuovo volto di Dio, cerca di comprenderla, ha il cuore puro, aperto alla novità che il Signore le rivela e che cosa fa? Ce lo dice Luca. Maria tratteneva nel proprio cuore tutti i fatti che la vedevano coinvolta e tutte le parole che udiva e le metteva insieme, le metteva in ordine nel proprio cuore, è come se nel proprio cuore componesse un puzzle oppure come se accostasse le une alle altre le tessere per comporre un mosaico, metteva insieme tutto cercando di cogliere il filo conduttore del progetto di Dio che si stava realizzando.

Accade anche a noi di essere coinvolti in fatti, in circostanze di cui non comprendiamo immediatamente il senso che possono avere e allora possiamo viverli distratti, interessarci ad altro oppure in ogni evento cercare di cogliere quale può essere il disegno in cui il Signore ci vuole coinvolgere. Maria osservava con occhio attento ogni avvenimento, meditava, rifletteva, non si lasciava condizionare dalle convinzioni che aveva, dalle tradizioni, no, aveva il cuore aperto alla luce di Dio. Nella sua riflessione, che io chiamerei preghiera, si rendeva disponibile ad accogliere sempre la volontà del Signore e Luca difatti ce la presenta nell'ottica giusta, come la prima credente è rivolta a lei, infatti, la prima beatitudine che si trova nei Vangeli “Beata colei che ha creduto”, le dice Elisabetta. È nostra sorella Maria, che ha compiuto come noi un cammino di fede che non è diverso dal nostro. Ecco la ragione per cui ce la sentiamo vicina. E poi “i pastori se ne tornano glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano visto e udito”. I pastori ritornano dove erano prima, ma non sono più gli stessi, sono cambiati. Prima si ritenevano gli emarginati, i rifiutati, adesso si sentono amati, accolti da Dio così come sono e la loro gioia la manifestano nel canto. Abbiamo sentito gli angeli che allontanandosi verso il cielo, cantavano “Gloria al Signore”, ora, i pastori si allontanano cantando lo stesso inno di grazie a Dio. È un canto d'amore perché i pastori hanno capito che il Dio che hanno incontrato è un Dio amabile.

Sentiamo adesso il racconto del rito con cui Gesù viene inserito nel suo popolo. “Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo”. Se andiamo per strada e abbiamo bisogno di un'informazione, ci rivolgiamo alla prima persona che incontriamo, ma non ci presentiamo con il nostro nome e non le chiediamo come si chiama perché il nostro è un incontro fugace di un momento, superficiale, ma quando si vuole instaurare un rapporto d'amore, quando siamo interessati a una persona, la prima cosa che vogliamo sapere è il suo nome. Come ti chiami? Quando ci risentiamo? Quando possiamo rivederci? Ecco, l'ultima parte del brano evangelico di oggi ci parla della circoncisione di Gesù, ma l'attenzione non è sul rito della circoncisione, ma proprio sul nome che in quell'occasione viene dato a quel bambino. Per i popoli dell'Antico Oriente il nome non era solo un mezzo per indicare le persone, per distinguere le varie specie di animali, per identificare gli oggetti. Il nome era molto di più, esprimeva la stessa natura delle cose, il nome formava un tutt'uno con la persona che lo portava e allora conoscere il nome significava conoscere la sua identità. Tenendo presente questo contesto culturale siamo in grado di capire l'importanza che Luca attribuisce al nome che viene dato a quel bambino.

Nome che non è stato scelto da Giuseppe, è stato indicato dall'Angelo, viene dal cielo quel nome, è il nome con cui Dio indica il figlio di Maria, l'identità di quel bambino: “Si chiamerà Gesù!” "Yehoshua" in ebraico, che vuol dire “colui che salva”. Questa è l'identità di Dio, colui che libera dal peccato, come spiega Matteo. Yehoshua deriva dalla radice ebraica Yashà che nell'Antico Testamento ricorre 354 volte e il soggetto è praticamente sempre Dio o un suo mediatore di salvezza. Gesù viene indicato come colui che è venuto a salvarci, non a portarci in paradiso, quello lo fa Lui di sicuro, ma Lui vuol salvarci qui e adesso da che cosa? Da ciò che ci disumanizza, quello è il peccato.

Ci salva dall'attaccamento al denaro, dalla volontà di imporci, di dominare sugli altri, dalla corruzione morale, dalla violenza che ci porta a fare guerre, dalla menzogna, da tutti questi comportamenti ci vuole salvare perché ci disumanizzano, ci rendono irriconoscibili come uomini. È interessante notare nei Vangeli chi sono coloro che chiamano Gesù per nome. Nel Vangelo di Luca non sono i santi, i giusti, i perfetti, sono coloro che hanno fatto l'esperienza di ciò che li disumanizza e chiedono a Gesù di essere loro salvatore, sono coloro che sono in balia delle forze del male,indemoniati, “che abbiamo a che fare con te Gesù Nazareno”, “Gesù, sei venuto a rovinarci”.

Sì proprio, i demòni non sono i diavoletti con le corna, sono quelle pulsioni che vengono dalla nostra natura biologica, dalla terra, dalla carne, come la chiama Paolo, se noi le assecondiamo ci disumanizzano, sono quelle che ci portano alla violenza, al dominio, all'accumulo dei beni, questi sono i demòni dai quali la Parola di Gesù, Gesù col suo Vangelo ci salva.

Poi i lebbrosi si rivolgono a Gesù: “Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!” I lebbrosi sono dei vivi, ma irriconoscibili come uomini, hanno perso le sembianze umane, questa è proprio l'immagine di ciò che fa il peccato: ti disumanizza, ti rende irriconoscibile come uomo. Il cieco di Gerico si rivolge a Gesù “Gesù figlio di Davide”. È uno che non ci vede e quindi non sa come muoversi nella vita, cerca la salvezza, ecco la ragione per cui lo chiama per nome ... Gesù. E poi l'ultimo a chiamarlo così, il criminale che muore accanto a Lui sulla croce: “Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Nei Vangeli questo nome è ripetuto ben 566 volte quasi a ricordarci che le immagini di Dio che sono incompatibili con questo nome che significa salvezza e solo salvezza, queste immagini incompatibili con il volto di Gesù devono essere cancellate.

 
 
 

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